Achille Geremicca.
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COMMEDIA 
DI MAGGIO.
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1930. CAMPITELLI Editore. FOLIGNO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Commedia di Maggio  il secondo romanzo di Geremicca, del 1930. Il racconto inizia a Belmonte, un paese in localit amena tra monte e mare. Una bella mattina di maggio vi capita una compagnia di comici, tre uomini e tre donne, in pausa di riposo; prendono alloggio nella locanda trattoria Fermatevi qui. Questa permanenza di circa un mese non manca di mettere un certo scompiglio allinterno della famiglia del trattore e, indirettamente, in tutto il paese. A conclusione dei sorti idilli, amicizie e amori, il capocomico, non vecchio ma ammalato piuttosto gravemente, decide di mettere fine alle traversie del vivere girovago abbandonando il teatro e stabilendosi a Belmonte, dove ha trovato tranquillit in attesa della morte. Allo stesso tempo la figlia pi giovane del trattore decide di dedicarsi allarte della recitazione e allamore dellattore pi giovane e fugge per raggiungere la compagnia gi ripartita.
Latmosfera serena e pittoresca, malinconica ma con leggerezza, senza cadute nella disperazione e senza picchi di entusiasmo fa da sfondo anche a una miriade di episodi e personaggi minori, di modesta statura, sempre portatori di tenui passioni in armonia con la serenit dellambiente, che persino i presentimenti di morte non possono scalfire.
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L'AUTORE.
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Achille Geremicca coltiv fin dai tempi del Liceo l'amore per la poesia, pubblicando delle liriche sui pi importanti periodici napoletani, fra i quali Il Mattino di Edoardo Scarfoglio.
Collaboratore dell'Istituto italiano per gli studi storici, fece parte della ristretta cerchia di amici che frequentavano il salotto di Benedetto Croce, con il quale strinse una sincera amicizia. 
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COMMEDIA 
DI MAGGIO.
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PARTE PRIMA.
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CAPITOLO 1.
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Il vento dal mare corre innanzi allaurora e sale in leggieri balzi festosi le coste e la via della collina, sollecito alla vetta ove ancora saddensa la nebbia dellultima notte daprile. Subito  arrivato, e gi dai veli del sonno s scoperto un raccolto presepe di tetti e comignoli. Ora sinfila nelle stradicciuole, si spande per le piazzette, picchiando lietamente ai vetri ancora chiusi e tentando, nel campanile, la grossa campana non ancora destatasi dal ricordo dellavemmaria.
Questa  Belmonte, con le piccole tranquille case e gli orti dai bassi muri di cinta; questa la stradetta principale, via dellIncoronata, ovunque cosparsa di foglie darancio; questa, poco oltre la chiesa della Madonna patrona e in faccia alla piazza ove ridonda al suolo lacqua della fontanina, la fresca, bianca locanda di Fermatevi qui. Ecco, come lora sinoltra, radunarsi donne intorno alla fontana; ecco apparire i primi carri degli erbivendoli, e passare in piccola frotta le ragazze che vanno a lavorare alla filanda. Qualcuna non resiste al desiderio dei bei frutti primaverili, in mostra sui carri, le grosse nespole che legano di miele le labbra; ma anchessa, poi, e le compagne, per il dolce degli occhi sogguardanti dal loro alone violaceo, son languido desiderio agli uomini, che in quellincontro mattutino si sentono gi svogliati del lavoro che li aspetta.
Man mano le botteghe si schiudono; si sparge per via lo sciame chiassoso degli scolari, riluttanti allentrata, dietro ai giri delle loro trottole. Infine dai pianterreni sbucano i pi piccoli e corrono ad incontrarsi coi braccini aperti sui passetti disquilibrati: come, di quando in quando, sopravviene un baroccio a gran corsa, il minaccioso fragor delle ruote fa accorrere le madri sulle porte.
Il sole  gi alto; tuttavia, da mezzo alle strade di Belmonte, la vecchia, che con lento ciglio lo guarda, ripete ancora tra s lantica cantilena: Esci, sole, esci! forse sospirando pel malinconico pensiero di doverlo perder tra poco; mentre, dal limite del paese, lo segue nellascendere a gradi lozioso sguardo del doganiere, che si sgranchisce dinanzi alla sua garitta e invidia il libero volo degli uccelli.
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CAPITOLO 2.
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Trainato da un cavallo bianco, che andava puntando a fatica le zampe e col capo dagli aperti occhi proteso accennando la sua sforzata indolenza, saliva lentamente la collina un grosso carro, alla cui guida stava un fanciullo, e dietro a lui, seduta sulle prode o disposta per lungo sulle tavole, tra valige, scatole ed involti, una compagnia di cinque persone, le quali allo stesso conducente, che di tratto in tratto si voltava a guardarle, dovevano apparire un carico insolito.
Dai continui movimenti, che questa o quella faceva per accomodarsi meglio e acconciar la roba in modo che non le desse fastidio o corresse rischio di cadere, mostravano desser da poco montate su quel carro, che forse laveva raggiunte al principio della salita, mentre tornava vuoto a Belmonte da un viaggio fatto allalba. Dei due uomini e le tre donne della compagnia, uno, per la pi alta statura o forse anche per il posto che aveva preso alla prora, ma di traverso, in modo da potersi volgere ora innanzi, ora agli altri, spiccava in unespressione tra di compagno affabile e di capo persuasivo, sollecito di tutti, eppure, a volte, quasi distaccato e assorto, come quando pareva contemplare il paesetto che sandava delineando al sommo. Sulla fronte, sotto un cappello alla cacciatora, gli usciva un ciuffo un po stravagante che gli sfiorava un sopracciglio; una grossa cravatta di lana scura, larga quanto una sciarpa, gli fasciava il collo, annodandosi sulla gola. Laltro uomo, un vecchio piccoletto, ma piuttosto pieno, a poppa, con le spalle al cammino, guardava imbronciato da sotto le palpebre venose i solchi che facevan le ruote; e dopo ogni sobbalzo lasciava ricadere il mento sul petto in una specie di caparbiet. Delle donne lanziana, dalla testa piccola su dun busto abbondante e malfrenato, occupava lo spazio maggiore del carro, urtando con un braccio luomo dalla sciarpa e coi piedi, che si tendevano dalle gambe distese e aperte, il dorso del vecchio. Essa scopriva la sua capigliatura rossiccia, che sullalto della fronte pareva incollar le rade ciocche alla pelle rugosa e lucida, e teneva il cappellino, a forma di pentola, in grembo, ove lo squarcio delle cosce stirava la gonna. Quasi a farsi perdonar dalla sua compagna dun lato per lo spazio che le toglieva, non cessava di parlarle e sorriderle. Questa, in un continuo movimento, pi sbattuto che vivace, assentiva con la testa, da cui le calava fin sugli occhi una berretta a scacchi di vario colore. E come quel movimento, tutta la sua espressione, anzi la sua stessa giovent, tradiva un esagerato proposito o studio di brio. Laltra fanciulla, alla proda opposta, sosteneva sul gomito il fianco reclinato, e pareva pallida fin alla sofferenza, per la stanchezza o il sonno. In quellatto dabbandono lasciava pender le gambe fuor del carro, in modo che con uno dei piedi inerti per poco non sfiorava una ruota.
Queste cinque persone, allinfuori del ragazzo che le conduceva, dalle linee del volto e dalla figura, i moti, la voce, laria singola, tutti i segni donde si rivela la natura del sangue e dello spirito, non solo differivan tra loro in modo chera impossibile credere a una famiglia o a qualsiasi vincolo di parentela di ciascuna con tutte o parte delle altre, ma lasciavano scorger perfino accentuati contrasti, come nella gente pi varia che si trovi insieme per caso; tuttavia, per quel certo che di vago eppur sempre palese che denota subito la colleganza, e non si pu dire da che precisamente spiri, forse finanche al contadinello conducente, che non cessava desserne curioso, mostravano che, come ora aggiustate su quel carro, quasi gomito contro gomito, stavano facendo insieme quel tratto di via, avevan dovuto percorrere, in egual vicinanza reciproca e nel solco duna stessa abitudine, un ben pi lungo cammino di vita da cui, come dalla strada la polvere sui loro panni, qualche cosa di comune sera sparsa e attaccata su tutte.
Inoltrandosi su per il colle e nel sole del mattino, i passeggieri cominciavano a sentire con sempre maggiore dolcezza il festevole conforto di maggio. Lora della stagione, battendo sullampio viso delluomo, che dalla prora lo tendeva al cielo o lo volgeva ancor nella luce ai compagni, come su dun quadrante campestre ove tra i muti segni il raggio solare chiami una sorridente e serena allegria, ne ravvivava lo sguardo e le linee, un po marcate per il disegno della natura e lorme della vita, e vi spargeva una giovane letizia che invogliava e persuadeva anche gli altri. Dal capo, ora scoperto, il ciuffo pendeva pi bianco che nero, ma i peli della barba, appena appena ricresciuti, dalle guance e dal mento luccicavano biondi come una peluria di fanciullo.
Sera allentato la sciarpa alla gola, senza scioglierla, passandovi dentro un dito.
Che ne pensate? pareva significare a quelli cui sorrideva. Non  vero che  un godimento andar cos, per questi luoghi e in questo giorno, verso il paesetto che ci invita da lass?
La donna anziana, in cui di solito il sorriso aveva un che di floscio e dusato, come una ruga tra le rughe, esprimeva la soddisfazione, anzich dal volto, dal petto, che stimolato ed enfiato dallaria primaverile si sollevava, lento ma tronfio, fuor del busto, ovella chinava gli occhi e teneva una mano quasi per sorvegliar che non traboccasse. La giovane dalla berretta a scacchi stringeva le nari, come a suggere un profumo, e di tratto in tratto, per la meraviglia della veduta o per la felicit del tempo, gettava brevi esclamazioni Che bello! Che delizia! Che incanto!, come baci scoccati alla brezza dalle sue labbra troppo rosse. Sotto le palpebre quasi diafane della fanciulla dalla veste scura, che non si toglieva dalla sua posizione di languore, la gentilezza di maggio si trasformava forse in sogno; e sotto quelle pesanti del vecchio in solitario ricordo.
Il carro continuava ad avanzar pianissimo, dietro il cavallo bianco, chera una giumenta e scoteva adagio il capo a cullar blandamente una sua incantata memoria; il ragazzo, che sedeva scamiciato sulla propria giacca e aveva un volto gi assolato ove il celeste degli occhi risaltava brillando, non si serviva della frusta se non per stuzzicar le foglie dai rami che si sporgevano al passaggio.
Dimprovviso la giovane dalla berretta lanci un piccolo grido e scese dal carro, lasciandosi scivolare con le spalle alla proda. Aveva scorto tra le siepi alcune fragole primaticce e correva a coglierle, non badando ai fiori, quegli stessi dei rovi pur tanto graziosi e delicati, e i biancospini e le ginestre, che adornavano, alcuni pi palesi, altri meno, i due fianchi della via. Intanto, tra le valige, le scatole, le sacche, qualche cosa di giallo e sfioccato, che prima pareva un boa di pelliccia, sera svolta e animata dun tratto: un cagnolino, cio, che avanzando e retrocedendo dalla sponda del carro, tra la brama anelante e il timore invincibile di buttarsi, lanciava guaiti alla padrona da cui si credeva abbandonato. Laltra donna, dopo vari richiami perch si acchetasse, lagguant e lo tenne riottoso sul grembo, accanto al cappello. La giovane segu per un pezzo a piedi, spiando con lo sguardo tra le siepi; poi, ricordatasi infine di spiccare uno di quei fiori che si dondolavano alla brezza, rimont sul carro, chiudendo nel pugno ancora tre fragolette. Sulla palma aperta le offr alla compagna anziana, e con una rapida occhiata sassicur che laltra fanciulla non desse segno di desiderio e nemmeno di aver visto.
La salita era lunga, il passo della giumenta sempre eguale. La giovane dalla berretta riprese a conversar con la vicina, masticando le parole, perch si girava tra le labbra il succoso gambo del fiore pendente. Un uccello, cinciallegra o cardellino, lanci un verso di gioia, sorvol il carro e ripet il verso pi oltre, parendo che ogni volta, con lo scatto del canto, facesse un guizzo nel volo. La ragazza dalla veste scura schiuse gli occhi e, senza muover la fronte riversa, lo guard come unapparizione straordinaria. Ma in breve luccello scomparve. Trascorrendo con la sua piccola ombra sul verde della campagna, esso arriv in un minuto al sommo della collina, che il carro non avrebbe raggiunto se non tra unora, e, dopo qualche giro al di sopra di Belmonte, scese con ali ferme sul cornicione di una finestra che affacciava sulla piazza, contro allaltra ove dalla gabbia, attaccata al muro del vano, cantavano due canarini.
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CAPITOLO 3.
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Tra le case di quella piazza il palazzotto della locanda spicca per la sua attintatura bianca e per la pianta di bamb ch innanzi alla soglia, dove Re, il vecchio barbone, si stende a sonnecchiare. Sotto il balconcino del primo piano, che ha due finestrette a destra e due a sinistra, c la tabella con linsegna Fermatevi qui. Nellinsieme, con il secondo piano che allinea le sue cinque finestre, abbellite, come quellaltre di gi, dai vasi di giunghiglie e di menta, tutta la facciata ha un aspetto gaio e sereno; e sebbene il comignolo appaia un po superbo, il suo pennacchio di fumo si leva come un genio benevolo.
Non pu ospitare molta gente, Fermatevi qui, oltre la famiglia dellalbergatore e oste; ma, poich nel pianterreno ha una larga stanza, pu imbandire numerose tavole agli avventori di passaggio e offrir le belle frutta dellorto, che un ciliegio sporgente dal muro svela alla strada.
Bruna, la minore figlia del locandiere, si pettinava i capelli a trecce dinanzi allo specchio della sua toilette, poco discosta dalla finestra. Come, sporgendosi e girandosi nel vagheggiarsi, non cessava durtare il mobile, lasse dello specchio non rimaneva mai fermo, e limmagine di lei ora sinchinava in avanti, ora in dietro, ma sempre allegra e ridente tra i capelli sciolti, in un giuoco scapricciato.
I canarini chiamavano, imploravano, strillavano; ella di tratto in tratto correva alla gabbia, accostava il viso ai ferri, e tenendo con una mano una banda dei suoi capelli spartiti, su cui laria soffiava, mentre gli uccelli sbattevano le ali e tendevano il beccuzzo, gettava di soppiatto unocchiata alla finestra di fronte.
Infine, quando dopo lincessante andare e venire dal davanzale allo specchio, tra tenere parolette alla gabbia e fuggevoli occhiate altrove, termin la pettinatura e fece il fiocco ai due nastri scarlatti che le annodavano le trecce, torn di nuovo ai canarini, con in mano un bicchiere dacqua Sei tu, Frullo doro, che hai sete? O tu, Bambagina, che vuoi fare il bagno? E chinata a far scorrer dallalto il filo dacqua nel beverino, improvvisamente sirraggi dun festante sorriso. Aveva visto unombra balzar dal di dentro che laltra finestra scopriva, e apparire a quel davanzale un giovane: il quale si teneva immobile e fissava verso di lei la faccia, quasi infantile nellinnamorata beatitudine e un po in contrasto con il collo, che scoperto dalla camicia da notte ostentava il maschio pomo della gola.
Lo studente Erminio aveva tentato invano di resistere una mezzora almeno dinanzi al tavolinetto, ove il pensiero dei prossimi esami gli aveva fatto aprire i suoi libri di legge. Gi dalle prime righe della lettura, la voce della fanciulla gli era entrata in tutta la mente, ma con uno sforzo di volont era rimasto fermo. Per non distrarsi aveva cominciato a mormorar le parole del libro, ed ecco che una, ipoteca, ricorrente di continuo pur tanto uggiosa e grave, aveva acquistato dun tratto un senso di grazia femminea, e sera messa perfino a cantare con la fresca voce di Bruna, spiccando tra mezzo al chiasso dei canarini. Oramai non capiva pi nulla! Gett la sedia in dietro, e in un balzo corse alla luce, ove lo chiamavano il canto e limmagine di lei.
Bruna, fingendo di non vederlo, continu a riempire il beverino, fiat amorevolmente sul capo degli uccelletti che serano acchetati, e sempre senza levar la faccia, sulla quale lespressione gioiosa aveva preso una certaria di burla, rivers il resto dellacqua, lasciandone scorrere il filo in una danza serpeggiante, sullerba e i fiori dei vasi cherano ai due estremi del davanzale; poi, per accrescer limpazienza di lui, posato il bicchiere accosto a una pianta, si mise ad osservar con esagerata attenzione due bocciuoli non ancora aperti. Sottocchi ella lo vedeva allungar sempre pi il collo e aggrottar le ciglia per un dolente rimprovero. Alla fine, gli si volt dimprovviso con lo scoppio duna risata che le faceva arrovesciar la testa e mostrar la gola palpitante. Solo allora dal cornicione di quella finestra, luccello, cardellino o cinciallegra, che sera trattenuto ad ascoltare i suoi amici canari, salz ad un rapido volo, garrendo forse per annunziare al cielo la monelleria della ragazza.
Erminio batt le palpebre, ma poi sorrise nel veder che Bruna si componeva e addolciva lo sguardo.
Prima ella mosse le labbra ad accennare una parola, e volle subito ripeterla con il linguaggio dei segni. I due indici incontrandosi formarono la ti e uno dessi, con una curva, disegn in aria lapostrofe; quindi il pollice e lindice della destra posarono il loro piccolo squarcio sulla linea della bocca, si tuffarono in gi insieme col medio, tornarono di nuovo alle labbra, che arrotondandosi sembrarono pi rosee e fresche nellatto di un bacio promesso e non ancora scoccato. Chi non avrebbe capito, dalla festosit della mano e della bocca, la parola tamo a cui lo sguardo faceva da punto esclamativo? Essa illuminava e incantava laria, ancor pi che il sole di maggio, lass, da una finestra allaltra, tra la strada e il cielo sereno.
Ma poi, per giuoco, volle fare a quel modo un lungo discorso, che tutte due le mani, quasi scapricciate e impazzite, andavano accennando in una sempre pi rapida ridda di segni. Da principio, per non mostrarsi tardo a comprendere, Erminio assent vagamente; infine, del tutto confuso, si mise a gesticolar da parte sua: Che hai detto?
Ella si ferm di colpo, e protendendo il musino parve gettargli in faccia le sillabe: Sciocco!
Erminio ricev le parole qual appunto il bacio che prima le labbra di lei avevano solo promesso; gli occhi gli splenderono e lintero volto rimase estatico, trasparente di giovinezza e damore, come di luce e daria il cielo sopra di lui.
Allora Bruna fu presa da un impeto di tenerezza, e, strappato un fiorellino da un vaso, bilanciandolo prima per lestremo del gambo, glielo lanci.
Ma il fiorellino, assai tenue e leggiero, perse il lancio a mezzo tratto, e in lento mulinare cadde a posarsi sul cappello di Piscopo, il giovane del notaio, che passava, come il solito, curvo e pensoso.
Egli non se naccorse; e lo port, cos, in giro per tutto il giorno, segreto ma penetrante incantesimo di maggio, che non avrebbe tardato a stordirgli la mente ed il cuore.
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CAPITOLO 4.
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Mentre sua sorella minore scambiava innamorati segni con lo studente Erminio, Maria era discesa a portar le sue cure dalla casa allorto.
Ella soleva girare ogni volta, col passo pacato e ben fermo nelle scarpe quasi maschie, pei vialetti tra le aiuole, fin alla colombaia in fondo allorto e alla stia dei polli, dove andava a contar le uova. Ma soprattutto, lasciando ad Agnese, la serva ragazza, le cure pi facili, vigilava sulle piante ed i fiori; e impugnate le cesoie, che un nastro le assicurava alla cintura del grembiale, con la piccola fronte un po sospesa a osservare ove convenisse meglio adoperarle, le faceva prima giuocare nel vuoto. Era appunto in quellatto che le aggravava di saggezza il volto mansueto, quando sorrise dinanzi a s, sentendo la specie di tossettina con cui sannunziava Antonio. Dopo una rapida occhiata alla breve scollatura ove la pienezza del seno spesso le apriva un bottone, si volt con quel sorriso al suo fidanzato.
Mametta! esclam Antonio, fermo a vagheggiarla due passi lontano son venuto di buonora, vedi? Potremo parlarci come si deve Con un colpo della mano sera dissestato il cappello, che inclinato da una parte gli accentuava la leale allegria della faccia Mametta! ripet, compiacendosi di quel nomignolo tu non mi rispondi?
Maria gli si fece pi vicino S, parleremo, caro Antonio... e la sua voce era affettuosa, ma un po mesta, in modo che il giovane, ricordandosi allimprovviso che veniva ad accomiatarsi per una lunga assenza, soscur dun tratto. Non ho visto tuo padre. Debbo dire anche a lui qualche cosa e alz gli occhi alle finestre che saffacciavano sullorto dal ridosso della locanda.
Ti  forse tornata lidea di rimandare il viaggio? No, Antonio, sarebbe una sciocchezza, e tu lo sai poi, mentregli socchiudeva un po le palpebre per cercar la risposta, gli domand:  Come sta Venanzina?
Bene. Ti saluta...
E nonno Andrea?
Anche. E anche la piccola.
Alla piccola tu porterai le ciliege.
S, mi darai le ciliege per Lauretta. Ma ora discorriamo... Oggi  il primo del mese, potrei trattenermi ancora quindici giorni senza alcun danno per laffare.
Maria, che sera di nuovo chinata a tagliar lerba, lasci ricader le forbici appese alla cintura.
Questo non  possibile,  una tentazione che bisogna vincere. Non guastiamo dun tratto quanto ci  costato anni di pazienza e di sacrifici.
E sia pure; domani mattina partir, se tu lo vuoi.
Non io, ma il tuo interesse.
Comunque, sar lultima volta che dovremo rassegnarci.
Intanto laveva guidato per mano ove sul muricciuolo basso, che separava lorto dellaltro vicino, potevano sedere e conversare, senza perder di vista le finestrette dellalbergo.
Cos speriamo, povero Antonio. Tu mi sposerai molto pi vecchia di quanto cominciai a piacerti, e, forse, chiss se non proprio troppo vecchia per te ma dal fresco volto e tutta la personcina bene assestata, poggiando sulla spalla di lui il mento un po corto, aveva laria duna bimba che voglia comporsi a gravit.
Come Antonio la rimproverava di parlare a quel modo, aggiunse:
Ricordati che ho ventisei anni, e molti capelli gi bianchi.
Il fatto  che hai troppo senno rispose lui, stizzito Sei stata cos da piccola, e perci thanno messo il nome di Mametta che vuol dir mammina.
Ella, che alla stizza dAntonio aveva cominciato a ridere, torn subito seria.
Per necessit ho dovuto metter senno presto. Che sarebbe successo altrimenti? Che poteva far mio padre solo? E cera la casa, e cera la locanda, e cera Bruna! S, ho imparato per tempo a fare i conti; e tu mi troverai istruita. Non ti dispiacer, non  vero? Fossi ricca come lo zio Raimondo, che pure ha da pensar solo a lui! Qui  tuttaltro. Anche ora, qualche volta, i numeri mi vengono in mente fin quando scendo quaggi la sera, a prendere un po daria e di riposo, e da questo muro, vedi? mi son chinata spesso a disegnarli per terra con queste forbici.
Perch nelle parole di Maria erano pene e tristezze di ricordi, insieme con preoccupazioni ancora presenti, egli per consolarla le accarezzava una mano.
Tutto era stato contro il loro matrimonio, per farlo sempre ritardare: eran fidanzati da sei anni e ancora non potevano fissare il tempo delle nozze. Ora egli doveva lasciarla per circa un mese, a causa di un negozio di cavalli in paesi lontani, dal quale sperava profitto, e non sapeva se, come altre volte, quando pure avevano creduto dessere al temine dellattesa, non dovessero ancora rimandar la loro unione allaltro anno. Ma queste idee tristi, dubbi e timori, nel sentimento di tenerezza che provava a sentirla parlare, gli divenivano a poco a poco pallide e vaghe nel pensiero.
Mentre con la vista piacevolmente velata e addolcita in una soavit di sogno, guardava la mano di lei, rotondetta e bianca, eppure dal taglio fermo, che teneva tra le sue non prigioniera ma padrona consenziente, e scorgeva nellanellino della promessa, pi che un simbolo, una parte viva, che togliere sarebbe stato una mutilazione; attraverso il pensiero commosso, sognava lavvenire comune, e in esso radicato il loro amore: tutto saldo e tenero, a somiglianza di quella cara mano e di quellanellino.
Ecco e alz la fronte le difficolt sono state da una parte e dallaltra; io ho dovuto pensare alle mie sorelle, e anche oggi  cos. Ma per poco tempo ancora, sii certa...
Da che lo sai, Antonio? domand lei dolcemente, tra il grave e lo scherzoso Dal cuore?
Me lo dice questallegrezza della terra e del cielo, questaria di festa e di magia, che anche con le lacrime impasta il miele e dai sospiri toglie la pena. Non burlarti di me, per questo linguaggio da canzone, non rispondermi che ogni anno  lo stesso. Questanno io vado sognando per la strada, e come un po di vento mi bacia la faccia, mi pare che i guai sian pi leggieri a portarsi dei capelli. Se incontro un vecchio sconosciuto che mi sorride, quasi mi vien la voglia di tornare indietro e prenderlo a braccetto per confidargli le mie speranze, come se fosse la buonanima di mio padre. E questa smania di gioia, credimi, non pu essere inganno. Certo  che tornando unaltra volta la bella stagione ci vuol trovar gi sposi, e ci trover. Aspetta, ch debbo raccontarti una cosa. Ieri, dopo cena, tra il s e il no nel pensiero del viaggio, mi trovai ancora in piedi, un po sbattuto e senza sonno, mentre i miei erano a dormire. Cercando ristoro dallaria, salii sul terrazzino del tetto. E avevo appena cacciato il capo da sotto la trave dellabbaino, che in quella gran pace e solitudine subito mapparve la stella della sera, diritta in cima al comignolo di Fermatevi qui. Ti giuro, Maria, che cos lucente e parlante non lho mai veduta. Allora mi si abbagliarono gli occhi e quasi stavo per inginocchiarmi sulla pietra viva a ringraziare Iddio, come se lavesse creata apposta e messa l per darmi un segno felice.
Mametta assent con la testa, e nel rispondere era un po commossa.
Questa fede, caro Antonio,  pure la mia, e non lho mai persa durante sei anni, n la perderei se ne dovessero passare ancora altr... ma Antonio non le permise di finire, mettendole una mano sulle labbra.
Ssst! Vi sono parole che portano disgrazia.
Rimasero, cos, tutte due silenziosi e inteneriti, fin che da una finestretta dellalbergo si spand allimprovviso la voce duna canzone spavalda.
Bruna! disse Antonio, sorridendo. E chiam forte: Bruna! Bruna! Buon giorno, Marzolina!
Quella sera gi affacciata; appoggiandosi con le due mani al davanzale e sporgendo il busto dal vano della finestra come da una cornice, per accompagnare il canto dimenava la testolina da una spalla allaltra. Una delle due trecce, col vistoso nastro scarlatto, lera passata davanti, lungo il giro del collo, e le sfioccava sul mezzo del petto. Mentre cantava sempre pi accesa, e con un gaio ammiccare rendeva il saluto ad Antonio, interruppe alla impensata un ritornello, e pacata la voce, quasi gravemente, annunzi: Ora scendo.
Maria non sorrise se non quando ella spar dalla finestra.
Sar una bella cognatina! Voi, a Fermatevi qui potete vantarvi di aver la pi fresca voce di Belmonte.
Ma non labbiamo in gabbia. A lei, da futuro parente, dovresti badare anche tu, e perci non farle troppe lodi.
Intanto Bruna aveva sceso la scala col fragoroso tamburellar dei suoi salti, e tra gli svolazzi delle trecce e della gonna, correva a loro facendo sobbalzare il petto, ove le strisce del grembiale sincrociavano. Come arriv al muricciuolo, vi poggi il piede e si chin a rifarsi il fiocco duna scarpina. Antonio, senzaccorgersene, la segu attentamente in quellatto.
Perch non mhai portata la piccola? gli disse lei, un po sopraffiatando. Non mantieni mai questa promessa. Credi forse che soltanto quella l e indic la sorella sia brava a trattar con le bambine, perch la chiamano Mametta, e, da quando era bambina anche lei, non si faceva mai scappar le bambole dalle braccia? Anche Venanzina potrebbe farsi vedere. Io non vado a trovarla, perch nonno Andrea mi confonde qui mise un po di caricatura nellaccento, come se in verit la sua confusione non fosse poi credibile.
Dunque, portami almeno Lauretta. Sai che questabito nuovo ti sta bene? Chi te lha fatto? Maestro Gregorio?
No, un sarto di Fontanabianca e Antonio arross un poco, ma fu compiaciuto che gli si facesse lelogio dellabito, di cui Maria non aveva detto proprio nulla.
 vero, a Fontanabianca vestono chic.
Poi guard la sorella che sera levata dal muricciuolo e faceva qualche passo avanti. Dopo una rapida smorfia corse a lei dun salto.
Senti, Mametta, una parola.
Le aveva preso la testa e con le labbra bisbiglianti le cerc lorecchio tra i capelli.
Che dici? Che sciocchezza! e Maria, raddrizzandosi, saccigli. Allora anche Bruna mut espressione.
Non tirritare, perdonami se ho scherzato.
Accostata una guancia alla guancia di lei, le cinse la vita.
Tutte due si voltarono cos ad Antonio: di statura quasi eguale, con i volti che si toccavano e le persone allacciate, una di ventisei e laltra di diciotto anni, parevano ora gemelle in una stessa aria di dolce gravit, nonostante che la testolina di Bruna inclinasse le sue trecce e quella di Maria la pettinatura ondulata.
Erano naturalmente simili nella linea del profilo e della figura, e sulla faccia di Maria passava a volte, sebbene assai fugace, la spensierata vivacit di Bruna, come sul visetto di Bruna si spargeva per qualche attimo la saggezza mansueta e composta della sorella. Ma pur quando saccordavano perfettamente, nella stessa luce o, come ora, nella stessa ombra, rimaneva tra loro un che di non confondibile, che non veniva solo dalla differenza degli anni, e rivelava chi delle due si trovasse in un momento a lei non abituale, perch lo segnava con una maggiore espressione.
Che cosa Bruna avesse bisbigliato allorecchio di Mametta, Antonio non sapeva indovinare, ma sospettava che lui centrasse in qualche modo. Come di solito nel sentirsi impacciato, toss leggermente. Da principio si compiacque di veder le due ragazze unite, poi gli venne uno strano desiderio di separarle, forse per gelosia, forse per timore che limmagine a lui pi cara si potesse confonder con laltra. E questanimo gli fece nascer nel pensiero una visione ove Mametta appariva gi sua moglie da tempo: aveva sempre le forbici appese al nastro della cintura e, con un mucchio derba nel grembiale sollevato, veniva a lui dicendo parole dalla risonanza fatidica, come talvolta si sentono in sogno:
Sii tranquillo, perch ho tolto tutto il fradicio.
Ma Bruna, staccatasi dalla sorella, lo scosse con la sua voce sonora:
Avete da parlare tra voi. Io vado a veder chi passa.
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CAPITOLO 5.
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Davanti alla porticina di legno da cui lorto metteva sulla strada, seran fermate Ortensia, Brigida, Agata e la piccola Cesira.
Chi ha voglia di nespole e di ciliege? grid Agata Qui non si paga, qui, dalle mie cugine, si mangia a ufo.
Ellera figliuola della vedova Matilde, zia paterna di Mametta e Bruna, e con la maggiore sorella, maritata, e Cesira, la minore, pi bambina che fanciulla, abitava in una casetta a terreno, poco discosto da Fermatevi qui, ove spesso saffacciava, per aiutar le parenti o anche per interromper con un po di svago il suo quotidiano lavoro al telaio.
Ortensia, che, languida e sospirosa nella veste cascante come una lenta carezza, sabbandonava con un fianco contro il muro, rispose piano, socchiudendo gli occhi: Sapete che cosa mi  venuta in desiderio da questa notte? Unananassa! E non ho trovato ancora chi me la regali, unananassa!
Le ragazze risero.
Non ti far sentire. Tu mi rammenti mia sorella Orsola, che un anno, a marzo, prima di partorir Ninuccia, ebbe una voglia di fragole. E il marito per trovarne dov andare a Fontanabianca.
Or  incinta unaltra volta, tua sorella!
S, ma questa volta, grazie a Dio, il bambino (perch dovr essere un maschio) non ha desiderato ancora nulla di stravagante.
Ebbene, anchio lananassa potrei chiederla a Giovanni.
A quale Giovanni?
A Giovanni tuo cognato spieg Ortensia placidamente.
Agata rimase un momento interdetta. Che cosa Ortensia voleva significare? Forse aveva ragione sua madre che quella sfacciata era meglio non prenderla in compagnia. Allora le gett unocchiata dura e rapida come uno schiaffo. Ma laltra, sempre col gomito al muro, stava a fissarla in cos calma e naturale bonariet, che, certo, non pareva mascherare pensieri maligni.
Ecco Bruna! Possiamo entrare?
Potete. C Antonio con Mametta. Ma bisogna non toccar le albicocche, che sono ancora acerbe, e contentarsi delle ciliege. Buon giorno, Ortensia. Ti gratti al muro come le capre?
Sono sfatta dal sonno, a prima mattina. Quest maggio, felice chi se lo gode e sul passo molle e indolente varc per ultima la soglia.
Mentre Agata e Cesira correvano ad abbracciar la cugina Maria, Brigida con i suoi occhi affamati di fanciulla povera che le si affacciavano senza ritegno dal viso patito, ma fino, invidiava il grosso pollaio, le cove dei colombi nelle cellette, gli alberi carichi e anche il sole, che come quei polli, quei colombi, quei frutti, non poteva portar con s, nella misera buca volta a settentrione, ove vivevano in cinque tra grandi e piccoli. E in quellinvidia dimenticava la fierezza per la grande rosa, che sera appuntata al seno, sulla camicetta scialba dalle troppe lavate, mettendola come uninsegna dei sogni giovanili che le fiorivano con prepotenza dal cuore scontento.
Appena Maria e Antonio rientrarono nella locanda, le ragazze, che di solito Mametta teneva un po in soggezione, cominciarono a sfrenarsi. Finanche la molle Ortensia saltava sotto i rami del ciliegio per strappar le ciocche dei frutti, e poich non sempre le riusciva di cogliere a segno, cercava di rubare alle altre, che si difendevano scappando e ridendo tra gli strilli. Le pi brave erano Bruna e Brigida, ma per unabilit diversa, che in Bruna era indiavolata e senza risparmio, e in Brigida aveva lo slancio misurato ed economico del gatto. Dimprovviso Bruna si trasse un po indietro, e stette a considerar lalbero da sotto in su; poi, spiccato un salto, abbracci il tronco serrandolo tra le gambe scoperte. Il grosso albero ondeggi un poco, quasi che anche nella cima risentisse lietamente di quella stretta, ed ella sand arrampicando con spinte frettolose ed eguali, mentre dal capo riverso le trecce battevano laria, fin che potette arrivare ai rami pi fermi e salir come per una scala.
Accomodatasi nel folto, si dette a cogliere tranquillamente le ciliege e a gettarle alle compagne. Queste presero subito a lottar tra loro, cacciandosi via a spallate o afferrandosi per le braccia, cos eccitate dallo scherzo che parevano volersi gettare a terra. Solo la piccola Cesira, invece dentrare in quella mischia, saltellava e batteva le mani, divertendosi ad acchiappar le ciliege tra una palma e laltra, pi che dal piacere della gola, sedotta appunto da quello dei salti, che faceva sempre allo stesso tempo e a piedi giunti, per la destrezza acquistata nel gioco della corda.
Intanto Ortensia aveva stretto il polso di Agata e si sforzava di aprirle il pugno con le unghie, ma Agata, che dapprima resist ridendo, a un tratto sincoller, come le si fosse svegliato allimprovviso il risentimento per laccenno equivoco che quella aveva fatto al cognato, e colpendola sul volto con la mano libera le fece lasciar la presa.
Bruna, dallalto, rideva. Ella stava seduta su dun nodo di rami, quasi alla vetta, donde poteva guardar sulla strada da un capo allaltro, e la gonna in disordine le sera rovesciata sul grembo.
Silenzio, ragazze. Indovinate chi vedo?
Chi vedi? Chi passa?
Una vecchietta... una vecchietta sconosciuta, forse una forestiera.
E dallalbero la chiam a gran voce, perch quella sera fermata a curiosare proprio dinanzi alla locanda.
Eh, nonna, nonna!
La vecchia stava per alzar la testa a scoprir chi parlasse, quando il cane Re, sorgendo dal suo languore, cominci ad abbaiarle contro.
Passa via! strill la vecchia Passa via! Che modi son questi da usar coi cristiani? Le ragazze doggi non hanno pi vergogna.
Quelle, che al di l del muro udivano senza vedere, scoppiarono a ridere insieme, mentre Re starnutendo tornava a stendersi sulla soglia.
Ma la vecchia, con la testa che alzata le tentennava, si sdegn contro Bruna.
Sei stata tu a lanciarmi il cane addosso? E mi chiami nonna! Dio protegga le mie nipoti, che non ti rassomigliano. Che cosa fai l sopra? Non hai rossore di mostrarti cos agli uomini?
Le ragazze continuavano a ridere, anche perch si divertivano a sentir Bruna, che, irritata a sua volta, rispondeva gesticolando tra i rami.
Che volete? Da dove siete uscita? Litigate con la ragione del cane. Che forse non posso nemmeno coglier le ciliege nellorto di casa mia?
Laltra zitt dun tratto, e si fece pi sotto allalbero, per riprendere a parlare in un benevolo, ma falso tono persuasivo.
Figlia mia, io ho avuto paura. Quella bestia poteva gettarmi a terra, e Dio non voglia che caschi, alla mia et! Bisogna compatir la vecchiaia...
Poich Bruna linterruppe con un gesto di fastidio, se ne and frettolosa e ingobbita, tra le risate delle ragazze, salutando indietro con la mano: Arrivederci! Arrivederci!
Addio, buon viaggio! disse Bruna ancora accaldata in viso per la vivacit della risposta. Ma un fragor di ruote subito la distolse.
Dal canto opposto della strada a quello a cui si avviava la vecchia, veniva innanzi allimpazzata un cavallo bianco, trascinandosi dietro, in una sbattuta corsa a zig-zag, un carro rintronante di duri scossoni e grida femminili, mentre un ragazzo si spenzolava invano dalla prora a riafferrar le redini e un uomo dalta statura, perdendo al vento il cappello e percosso sul volto da unala di una sua sciarpa, si affannava a piedi per mettersi a paro col capo basso della bestia. Ma dun tratto il cavallo fece una brusca giravolta, fermandosi poi allistante; ed il carro, tirato di traverso, sinchin da una parte, rovesciando sulla strada, proprio dinanzi alla porta della locanda, due donne giovani che si trovaron ritte in piedi e una, anziana, che rimase a terra bocconi, come un grosso involto, appunto tra altri involti e scatole sparsi dintorno.
Mentre suo padre e Antonio accorrevano dalla locanda, Bruna prima di scender dallalbero pot capir che nessuno sera dovuto ammaccar gravemente, nemmeno la donna ancora a terra, perch luomo dalla sciarpa, nel tendere a questa una mano, sorrideva, e un vecchio, rimasto a sedere allestremo del carro squilibrato, allontanava con una minaccia del piede un cagnolino che voleva frugare in una scatola aperta al suolo.
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CAPITOLO 6.
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Il carro con i cinque forestieri aveva proseguito la via fin allestremo della salita in unandatura di sogno, ma poi, dimprovviso, dal sogno stesso serano sfrenati lo slancio e il galoppo delirante. Col continuo dondolar del capo, la giumenta aveva aperto le orecchie al vento di maggio, e questo, penetratole nella memoria, le aveva ravvivato e sparso al sommo quel tanto di brace, che ancora rimaneva sotto la cenere degli antichi amori.
Si rivide giovane, una puledra che recalcitrava allistruzione. Lavevano legata per la cavezza a un albero, non lontano da un altro ove similmente stava legato un bel cavallino dal pelo doro. Esso nitriva e sospirava, scoprendo la lucida dentatura e rivolgendo a lei, pietosa, gli occhi dal dolce fuoco. Quello sguardo, la vista della schiuma che imperlava lo splendor di quei denti, il rumor degli zoccoli sulla terra erbosa e umida, da cui gli schizzi le saltavano sul corpo rabbrividente, le avevan dato il contagio duna stessa smania. Seran strutti cos, tutti e due per lunghe ore, uno a qualche passo dallaltra, e tutti e due nello stesso tempo eran riusciti a strappar la fune. Ma lei, nel vedere il cavallino libero, invece di corrergli incontro sera voltata di colpo e sera messa a fuggire, con indietro quel nitrito sempre pi vicino.
Mentre nella memoria si precisava il tratto pi vivace del ricordo, la strada al principio del paese aveva finito di salire ed entrava tra le prime casette con un sensibile declivio. Trovandosi inaspettatamente sulla china e sentendosi sospingere dalle stanghe senza che il fanciullo, forse anche lui trasognato, si curasse di tirar le redini che le vellicavano la schiena, ebbe limpressione che gli avvenimenti rievocati si stessero di nuovo avverando, e si lanci di galoppo, annebbiata nelle pupille, dietro i parocchi, dal timore e lamore insieme. Quando credette che il cavallo inseguitore le fosse sopra, simpenn e si gir violentemente da una parte, con una sgroppata che mand il carro a rovescio; allora solo, nulla essendo seguito, saccorse che tutto era stato inganno della memoria, e si ferm mortificatissima in mezzo alla via.
La donna, che durante la corsa precipitosa aveva lanciato i pi alti strilli, ora, della mano che le offrivano da una parte luomo dalla sciarpa e dallaltra il locandiere Paolo, non sera valsa che per rivoltarsi e mettersi a terra seduta. Ella chiedeva duna cassetta, la mia cassetta, che per lamor di Dio la cercassero, quasi che prima di rivederla non potesse consentire ad alzarsi. Tra le ragazze accorse dallorto, quelli che erano usciti dalla locanda e i curiosi sopravvenuti, in mezzo ai quali si sentiva il balbutire del mendicante scemo, i forestieri si trovavano in una piccola folla, che pel desiderio desser cortese, secondo il costume di Belmonte, insospettiva il vecchio e la donna. Gi questa, nellinvocar la sua cassetta, pareva piangerla con laccusatrice querela della derubata, e Agata, intendendola, arrossiva come per un oltraggio rivolto a lei, alle cugine, al paese intero. Ma, infine, quando il fanciullo, tirando la giumenta per la briglia, trasse il carro pi di lato, la cassetta apparve e la donna, a cui Antonio la port, accenn subito di volersi levare, dopo essersi piantata in capo il cappello a pentola. Ragazza mia disse a Bruna, afferrandola per un braccio questa mi  pi cara di un tesoro, perch qui dentro  il ritratto di mio figlio, il mio adorato figlio, il mio bellissimo figlio.
E Bruna atteggi il viso alla compassione, credendo che fosse un figliuolo morto.
Scandibbio, voi non siete caduto? grid poi alluomo della sciarpa. Avete fatto in tempo a stender le vostre lunghe gambe?
Ma Scandibbio non dette segno daver sentito: in mezzo al gruppo del locandiere e delle ragazze, sul quale dallalto della sua statura spenzolava un po la faccia e il ciuffo, lodava la vaghezza del luogo.
Pare che il cavallo abbia letto la vostra insegna. O essa  come una calamita. Ci saremmo fermati di nostra volont, perch cercavamo appunto un albergo. Ora possiamo creder che ci abbia portato qui la sorte, e aspettiamo bene dal soggiorno.
Quelle parole, quel sorriso dai grigi occhi leali e benevoli, rallegravano i belmontesi, specie Paolo e Mametta, pi di quanto non lincuriosisse ci che di bizzarro o di originale appariva dalla persona di lui; la quale, col ciuffo qua e l imbiancato e la testa un po dondolante dalle spalle alte, ma curve, pareva pendere incerta tra giovent e vecchiezza.
Laltro uomo, il vecchio, era occupato a spolverare accuratamente, scotendolo e soffiandovi sopra dalle labbra esili, un paio di calzoni, a cui di tanto in tanto, come fanno i miopi, accostava gli occhietti; e nel prolungar quella cura, in aria imbronciata, pareva tenere in dispetto la gente e il luogo. La fanciulla dalla veste scura reclinava il capo tra spaurita e confusa; forse per un suggerimento della sua timidit, che si vergognava di s stessa, o forse davvero per pena, si premeva una mano sulla pallida fronte.
Appena Bruna riusc a liberarsi dalla donna anziana si volse alla persona che per la prima aveva attirato la sua curiosit, cio la ragazza dalla berretta a scacchi, che ora, col cagnolino sotto il braccio, passeggiava su e gi e, parlando forte, sindirizzava a quello in apparenza, ma al pubblico nel proposito.
Hai avuto paura, Nen? O piccola cara, ancora ti sbatte il cuoricino! E questo cagnaccio che ti ronza attorno!
Infatti Re, il barbone, col muso eretto, illanguidiva gli occhi cisposi.
Bruna, a cui la giovane sorrise amichevolmente, os stendere la mano per una carezza.
 una cagnetta?
S, e il vostro cane se n subito accorto.
 vecchio, Re! Ma via! A cuccia!
E allinsolito rabbuffo della padroncina, il barbone si ritir umiliato.
Ella avrebbe voluto rendere un servigio qualunque a quella cos elegante forestiera, dallammirabile berretta variopinta, la veste di velo rosa, tutto linsieme fru-fru come da una canzone le ragazze di Belmonte avevano imparato a dire; la quale non pareva per nulla superba, anzi era cos affabile da sorrider perfino al mendicante scemo, che, come del resto a tutte le donne da cui voleva lelemosina, non cessava dal ripeterlo, con una specie di schiocco della lingua: Quanto sei bella! Quanto sei bella!
A un tratto, mentre gettava unocchiata alle scarpette di lei, che, a differenza delle sue, essendo scollate, non avevano legacci, ma una farfalla di seta fissa sulla punta, Bruna vide a terra da uno scatolino rovesciato e aperto sparsa allintorno una soffice polvere rosa, che sulle pietre della via, nel degradare del suo strato agli orli ove il colore era pi debole e fino, dava lidea duna pallida e violata delicatezza. Chinatasi in un atto quasi involontario, con la punta delle dita cominci a raccoglierla e farla rientrar nella scatola, ma una risata della giovane larrest.
Che fate? Non  pi servibile, ora. Non posso mettermi sul viso il sudicio della via.
Bruna nel rialzarsi arross un poco, mentre laltra, che aveva visto o sentito affacciarsi qualcuno alla finestretta sovrastante, continuava a gran voce, col naso in aria per presentarsi di profilo:
Fortunatamente ho unaltra scatola di cipria; qui, certo, non ne avrei trovata. Si capisce che nei piccoli paesi manca il comfort.
E nel dir comfort offr lo sguardo e il sorriso al giovane Erminio.
Anche Bruna lev allora, la testa, ma scorgendo chErminio era ancora in camicia da notte sotto la giacca verdognola, la riabbass con nuova mortificazione. Cos sciatto non si sarebbe dovuto mostrare alla finestra!
Intanto Antonio badava a radunar valige e sacchi, a trasportar la roba dalla via alla locanda sotto la sorveglianza del vecchio, che ora teneva il paio di calzoni piegato su dun braccio.
Dietro Scandibbio entr per prima la donna anziana, e poi la fanciulla dalla veste scura, che pass a capo chino, un po barcollante tra le ragazze meravigliate di lei come duna apparsa allimprovviso. Nel mentre laltra, sempre stringendo al seno la cagnetta, varcava la soglia con la sua sbattuta andatura, Brigida si chin a prenderle un lembo della gonna, per assaggiar sotto le dita la stoffa; e, poich quella se naccorse, finse di spolverarla con lievi colpettini della mano. Tutti, quindi, seguirono i nuovi venuti, anche coloro che a Fermatevi qui non avevan nulla da fare e il mendicante scemo che, respinto da Antonio, si accasci sulla porta a gemere.
Il fanciullo, rimesso in ordine il carro, salt a sedere sul davanti e fece schioccar la frusta pi volte, per avvisar chegli se ne andava. Allora Scandibbio, sollecito come uno che voglia riparare a una dimenticanza, usc a dargli la mancia. Il carro si mise in cammino, il mendicante lo rincorse, e, sulla strada, di quellinusitato arrivo non rimase altra traccia, che, fuor del rovesciato scatolino, la sparsa polvere rosa, la quale, allonnipossente sole di Belmonte che vincrudeliva su coi suoi raggi, non pareva, come a Bruna, una tenera delicatezza violata, ma una contagiosa macchia da fare impallidire e dissolvere per la pace e la grazia del suo prediletto paese.
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CAPITOLO 7.
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Circa un mese prima, sul principio della primavera, Belmonte, ai cui tetti nidificava consueta la rondine, sera assai meravigliata dun passaggio di cicogne, che per una settimana intera avevan voluto riposarsi, sul trampolino duna zampa sola, in cima ai cornicioni, alle grondaie e finanche al campanile, facendo storcere il collo ai bimbi che le ammiravano felici.
Ma i nuovi ospiti erano uccelli anche pi straordinari delle cicogne. La gente di Fermatevi qui, stringendosi loro intorno, aveva infatti saputo, oltre che la donna anziana si chiamava Rosalinda e la giovane dalla berretta Minna, chessi facevan parte duna compagnia di attori, eran persone di teatro.
Quanto si sarebbero trattenuti?
Chiss! aveva risposto la signora Rosalinda. Il tempo che metter Astolfo a fare il suo giro.
Ed aveva aggiunto, con molta buona grazia:
La compagnia ha rotto le fila, e chi se n andato da una parte, chi dallaltra, mentre Astolfo, mio figlio, va visitando le piazze e assaggiando glimpresari per la prossima ripresa. Questi sono giorni di parentesi. Noi quattro vogliamo goderci tutti uniti queste vacanze di maggio. Per favore, un pezzo di sapone. Il mio  in fondo alla valigia.
Bruna aveva un po indugiato a muoversi, pensando perch mai la signora Rosalinda avesse detto noi quattro, quando invece eran cinque.
Eran cinque, e avevano occupato appunto le cinque camere del secondo piano, tutte con lo stesso parato celeste, il tavolino innanzi alla finestra, il letto situato in modo da non volgere i piedi alla porta, ci che sarebbe stato malaugurio per lospite, e con al capo, attaccato a un ferro della spalliera, un ramoscello dolivo, ancora verde ricordo della festa delle Palme.
I forestieri avevan potuto alloggiare a loro comodo, perch avevan trovato la locanda deserta, e, in attesa di qualche cliente estivo, ridotta a viver solo come osteria.
Quando arriver Astolfo aveva detto Rosalinda io e Silvia (cio la fanciulla dalla veste scura, certo sua figliuola, pens Bruna) ci restringeremo a dormire in una stessa stanza.
In quel primo momento, qui a portar lacqua, l il sapone e il pettine, a mostrar come saprivano i cassetti, si chiudevan le persiane o si giravan le toppe degli usci, tutti quelli di Fermatevi qui avevano un gran da fare, e Bruna, che di solito non sinteressava della locanda, ora voleva aiutar suo padre e sua sorella, perch Agnese, la serva, nella grande confusione simbambolava. Veramente, pi che dal desiderio dessere utile, era spinta dalla curiosit dei forestieri e anche dal piacere, a lei naturale, di saltare, correre e spandere la sua vivace festevolezza, con un andare e venir per le scale, balzi in cucina e fughe da una parte allaltra, tra londeggiar delle trecce e il frequente slacciarsi duna scarpetta.
Dammi e strappava qualche cosa di mano allincantata Agnese. Permesso?  lei che vuole lacqua calda? Una spazzola? Corro a prenderla.
Mametta la ferm a mezzo della scala.
Sei ammattita? Che ragione hai di lanciarti come una palla?
Lasciami. Minna ha chiesto una brocca dacqua.
Glielho gi portata.
Ma no! Tu confondi Minna con la signora Rosalinda.
E chi  Minna? Quella con la veste scura?
Bruna si dimenava dal ridere.
Vedi! Vedi! Che imbroglio fai! Prender Silvia per Minna!
Laltra sirrit un poco.
Se ora sono arrivati!  stupido rider cos.
Ma vinta poi da quella fanciullesca allegria, rise anche lei, ripassando con la sorella tutti i nomi degli ospiti.
Il vecchietto si chiama Cosimo e luomo dalla sciarpa Scandibbio; va bene, ora ho capito.
Bruna entrava e usciva soprattutto dalla signora Rosalinda e da Minna, che avevan cento bisogni e desideri.
Cara ragazza, mi fate la cortesia di andar da don Cosimo, a chiedergli il mio orologio? Rammentategli che se l messo nel taschino dei calzoni.
Egli venne ad aprire in maniche di camicia, con la fastidiosa faccia tagliata buffamente in due da un fermabaffi di colore arancio. Forse per quellimpedimento sopra il labbro, o per abitudine di brontolar sempre, rispose con parole biascicate alla richiesta che gli mandava a far la signora Rosalinda.
Il suo orologio! Ha paura che lusi come casseruola. Un momento, ragazza, venite qui.
Saccost al muro, presso il letto, e puntando lindice sul parato, si rivolt con voce severa:
Guardate! Qui... qui... ne ho ammazzate quattro.
Ah, le zanzare! Questanno sono apparse prima del tempo.
Il vecchio brontol qualche cosa, di cui ella non riusc a capir se non vagamente il senso di rimprovero, poi, cavato fuori lorologio, glielo mise in mano di colpo.
Ecco, ditele che per lei lora dellultimo treno  passata da un pezzo.
Come Bruna rifer la risposta, Rosalinda rise.
Un vecchio scimunito! Si raccomandi al Signore che gli allunghi il fiato per un altro po, invece di canzonar per malanimo chi, grazie al Cielo, ha ancora il sangue caldo.
E mutando tono:
Voi, cara figliuola, siete assai giovane, quasi una bambina, e non conoscete gli uomini. Ma sappiatelo da ora, essi credono che la vecchiaia sia soltanto un malanno femminile, e quando non possono pi masticare, voglion dare a intender che la roba che hanno davanti  da buttare ai cani.
Dalla sedia che sotto lagitato peso scricchiolava, chinandosi e sollevando una gamba scoperta oltre il tronfio ginocchio fin alla giarrettiera, cercava sbottonarsi una scarpa, mentre il volto le si congestionava per lo sforzo, e il grosso petto, spenzolante e scomposto, le riempiva il grembo. Come Bruna fece atto di soccorrerla, subito butt la testa e la schiena allindietro, arrovesciandosi sulla spalliera, e posati i piedi a terra si mise a lanciare al soffitto sospiri di sollievo.
La ragazza, accovacciata a pizzicare e storcer gli ostinati bottoni, pensava alla giovane dalla veste scura, la figliuola della signora. Dalla camera accanto, dove stava quella, non aveva sentito ancora nessuna chiamata, e sebbene tendesse lorecchio, non coglieva il pi piccolo moto, un passo, un muover di cose, un segno qualunque che l dentro ci fosse unanima vivente. Per quel silenzioso e riservato contegno della figlia, in contrasto con la scioltezza facilona della madre, aveva lidea dun vago mistero, e forse da questa idea era trattenuta nella sua curiosit di domandare. Ma alla fine non seppe resistere; mentre, adocchiate le pantofole che dovevano rinfrescare i tormentati piedi di Rosalinda, senza sollevarsi si stendeva ad afferrarle, combin la domanda ove curiosit e discrezione si conciliavano:
La sua figliuola non ha proprio bisogno di niente?
Quale mia figliuola? Ah, Silvia! Ma non  mia figlia,  una mia nipote, lorfana duna mia disgraziatissima sorella. Trovate forse che ci somigliamo?
Bruna si confuse al punto dinfilarle la pantofola destra al piede sinistro.
No... no... ella ... e impacciata a rispondere, fece unaltra domanda.
Recita da tempo anche lei?
Non recita, non vuole, non sa, non pu recitare! e la voce della signora ebbe un crescendo dafflizione che fin in un grosso sospiro.
Certo pens Bruna ho toccato un argomento doloroso, un segreto di famiglia, chiss? e le venne a mente una parola che sua cugina Orsola ripeteva spesso: un chiodo.
Ma Rosalinda, dopo aver concentrato lidea molesta in un punto della parete, in capo alluscio, sul quale tenne fisso lo sguardo, con un altro sospiro si scosse, e posata una mano sulla testa della ragazza, che alz subito la fronte a sorriderle, si fece affabile e gaia.
Grazie dal profondo del cuore, bambina mia! Voi mi avete reso un servigio inestimabile. Come vi chiamate? Bruna! Oh, che bel nome, e come vi sta bene, civettuolo come questo piccolo, questo vezzosissimo neo che avete sul mento! Su, su, lasciate che vi baci.
Bruna, pi che meravigliata di quel linguaggio stravagante, se ne sentiva attratta come da una grazia maternamente tenera e giovanilmente appassionata.
Aspettate, mia cara continu Rosalinda appena staccate le labbra dai baci poich son sicura che ci ameremo, voglio mostrarvi una cosa bella, una cosa senza prezzo, ch la mia consolazione.  chiusa in quello scrigno, ma  meglio custodita qui dentro e con la mano paffuta e bianchiccia si batt il seno.
Ci che ella ora chiamava scrigno era la cassetta, che al momento del precipitato arrivo aveva invocata a gran voce, poi pianta come perduta o derubata. Posata sul tavolino dinanzi alla finestra, nel suo esterno da vecchia cassetta dordinanza non mostrava nulla di particolarmente notevole, se non due nastri azzurri, annodati in un gran fiocco a farfalla, che servivan forse al doppio scopo di adornarla e garentirla dalla stanchezza o linfedelt della serratura.
Dapprima fiat sui nastri, ancora impolverati, poi li disciolse adagio, li stir sul tavolino con due dita, li ripieg con accurato garbo e infine gir la chiavetta, volgendosi subito dopo a Bruna per assicurarsi che lattenzione di lei fosse degnamente tesa. Il coperchio sollevato scopr un contenuto assai confuso e vario, dal quale sotto la mano che vi simmerse si rivoltarono alla superficie ritagli di stoffe, strisce di carta, matassine colorate, finanche francobolli e ostie.
Astolfo! mormor Rosalinda nel tirar fuori un cartoncino, e pi a s stessa che alla ragazza, a cui non lo porse Astolfo! ripet ancora, quasi sfiorandolo con le labbra, e, poi, allontanandolo dal volto per contemplarlo meglio.
Bruna, bench un po disillusa che non fosse la reliquia dun morto, si sent rispettosa di quelladorazione materna, cos da non osare accostarsi a guardare anche lei.
Cera nella fissit con cui Rosalinda vagheggiava limmagine di suo figlio una specie di dolce e trasognata mestizia, che le componeva un sorriso un po stanco, sparso e lento come unaria su tutta la faccia recline, e assai diverso dallabituale che pareva una ruga imbellettata. Ma come riprese a parlare, quello spontaneo sorriso le cadde.
Guardate, dunque, bambina mia. Venite qui, ditemi in coscienza se avete mai conosciuto un pi bel giovane.
Da prima, pur porgendo il ritratto alla mano di Bruna, perch lo prendesse da un canto, continu a tenerlo dallaltro, in modo che le due teste si toccavano inclinate, poi lentamente, quasi con cautela, distacc le dita e la fronte, a mano a mano che sentiva lincantesimo dellimmagine penetrare nella ragazza e farle stringere il cartoncino.
Al primo sguardo Bruna ebbe limpressione gradevole di un bellaspetto giovanile, ritrattato a mezzo busto, in un costume antico: un volto vago e ardito insieme, tra langelico e il guerriero. Come se da quella figura veramente emanasse qualche cosa dabbagliante, non riusc a notarne subito i particolari, ma poi, dun tratto solo, li vide precisarsi tutti, e perfino nei colori che la fotografia non aveva.
Egli guardava fieramente alla sua sinistra, arrovesciando un po la testa col sottil mento proteso e facendo spiovere i capelli in degradanti fili dallorecchio quasi scoperto fin allestremo della larga spalla, onde nascevano le pieghe della mantellina. Pi che per la viva luce a cui offriva tre quarti della faccia, sembrava splendere per lardire della sua giovinezza, e da esso incitato a tendere il profilo, che si disegnava risoluto e tuttavia delicato, specie nelle morbide linee delle labbra appena appena dischiuse. Anche le palpebre erano un po abbassate, non a velar lo sguardo, ma a raccoglierlo in un proposito di sfida e di alterigia.
Certo pensava Bruna egli  biondo e ha gli occhi chiari quegli occhi che non si rivolgevano a lei e che perci appunto avevano una fiera guardata, perch nel volgersi si sarebbero fatti i pi dolci e amorosi, come quelle labbra, ora frementi, sarebbero diventate le pi soavi. Le appariva cos qual un giovane che in quellardimento guerriero difendesse un suo grande amore, una invincibile e pur tenera fede: quanto pi lampeggiava di audacia e di sfida, tanto pi nei confidenti colloqui avrebbe spirato dolcezza dagli atti e le parole. E poich allamore e allardimento ben saddice il colore del cielo, ella era persuasa che quella mantellina, gettata sulle spalle di lui e largheggiante in modo da scoprir sotto la gola un pizzo di merletto, non potesse essere se non celeste.
Il nome di Astolfo, che fin allora non le aveva detto nulla, o forse anche le era parso richiamare allidea unimmagine di grave e di panciuto, come quello di Alfonso o di Anselmo, ora le svelava improvvisamente tutto il suo spirito di grazia, di sogno e di baldanza, misto a un che di magico, chella non poteva precisar bene nel pensiero, e che vagava non in lettere, ma appunto come un alone, intorno a quel bellissimo volto.
Per veder meglio sera accostata alla finestra. Dai vetri aperti entrava col sole il venticello primaverile, che le tentava i capelli sulla fronte e scherzava col nastro delle trecce, insolitamente inerti per limmobilit della sua contemplazione; e vagolando tra il suo visino attento e il ritratto le dava il grato inganno che entrambi confondessero il loro respiro. Ma allimprovviso ebbe sugli occhi uno sfarfallo accecante, mandatole dai vetri di contro che, aprendosi, avevan fatto specchio al sole; batt le palpebre e volt la faccia, per rivoltarla poi subito, quasi con dispetto. Aveva visto Erminio di nuovo affacciato e sempre in quella camicia da notte, da cui sporgeva pi grosso che mai il ridicolo pomo della gola.
Rosalinda le tolse il ritratto di mano.
Non  vero, bambina mia, chegli fa girar la testa? Immaginatelo vivo e parlante, con la sua alta persona, che riempie la stanza o anima da solo il pi ampio palcoscenico.
Non c donna che non se ninnamori, e per via come a teatro. Nel cammino dellarte, poi, egli  destinato ad arrivare alle cime. Ora  un po sacrificato da Scandibbio, ch buono e bravo, ma irremovibile nel distribuir le parti a suo capriccio; ma non sar sempre cos, perch il vero talento non pu rimanere in seconda linea. Qui lavete veduto in costume di Romeo, una parte duna tragedia assai antica e noiosa, chegli solo riesce ancora a tenere in piedi. S, il Signore mi ha benedetta con questo figlio! Non mi avreste mai creduta, non  vero, la madre di un cos bel giovane?
E nella domanda di nuovo affiorava la sincerit di Rosalinda. Esaltando il figliuolo, voleva apparir lumile vaso di creta da cui era germogliato e si levava in pieno rigoglio la trionfale pianta dalloro.
Mentre Bruna sorrideva e gi col pensiero andava al giorno in cui Astolfo sarebbe anche lui ospite della locanda, sulla porta si mostr silenziosamente la fanciulla dalla veste scura. Forse stava l gi da qualche poco, senza che loro ne avessero sentito il passo, e non aveva voluto interromper quel commosso elogio materno.
Bruna, scortala per prima, ne aveva fatto accorgere anche laltra, che subito parve annoiata.
Avanti! Che vuoi?
Quella mia matassina di filo rosso... e nel dire, con una voce che si scusava di chiedere, dette un fuggitivo sguardo a Bruna. Sotto la massa dei neri capelli, il pallore del viso, ove i grandi occhi timidi saprivano e chiudevano in un continuo batter di palpebre, e tutta lesile persona nella veste accollata, avevano la tristezza dun sospiro continuamente trattenuto.
Rosalinda and a cercar nella cassetta, rivolt le cose, si spazient, e in fine disse:
Cercala tu!
Silvia, che era miope, si pieg fin quasi a sfiorar con la fronte la cassetta, e Bruna rimase a fissarla nellatto delle mani, che le scopriva dalla lunga manica un polso sottile e duna bianchezza quasi diafana. Forse sotto quella fissa attenzione incantatasi, laltra spinse allorlo del tavolino la cassetta, che cadde e, ribaltando, sparse a terra la roba; mentre dei rocchetti di filo correvano in giro, ella fece un Oh! di bambina sgomenta. Rosalinda spalanc la bocca come una che voglia gridare, ma poi la rinserr subito, battendovi sopra una mano, e andatale vicino, le scagli in faccia parole secche e rapide, in un vernacolo incomprensibile per Bruna, che cap solo lasprezza di quella collera che aveva rinunziato agli urli. Lumiliata fanciulla si chin a raccattar la roba e forse anche a nasconder la faccia; Bruna era per aiutarla, quando laltra le tocc la spalla con un gesto risoluto:
No, non ve noccupate, non ve ne occupate. Lasciatela riparar da sola alla sua sbadataggine.
Non sapendo che contegno tenere, Bruna chiese permesso e and a veder se Minna avesse bisogno di lei.
Minna aveva posato la berretta a scacchi sul letto ove stava accoccolata la cagnolina, aveva messo fuori e sparso qua e l molti dei suoi indumenti, e mutata la veste di velo rosa con un camice floreale, che somigliava a una carta da parato, ma che a Bruna piacque assai; sera anche rifatta la pettinatura, curato il volto e le unghie, insomma, gi rinfrescata come meglio poteva. Attorno a lei la camera aveva preso subito un aspetto particolare, anchesso fru-fru.
Non guardate troppo il mio camice, vi prego. Lo trovate grazioso? Davvero? Io per ora non ho con me che lo stretto necessario, in attesa dun baule che mi spediranno da Fontanabianca appena dar lindirizzo. Ma non mi avete portato lallacciabottoni. No, grazie, non mi occorre pi.
Bruna si scus dicendo che la signora Rosalinda laveva trattenuta.
Ella vi avr parlato del suo fiore e della sua spina. Del fiore, senza dubbio. Parla del figlio al primo che incontra, in ferrovia come in chiesa. Navete visto il ritratto? Ebbene, s,  un bel giovane, e pure un buon compagno; ma ringrazio Iddio che per ora non sia qui: solo quando  assente, possiamo davvero riposarci. E della nipote vi ha detto nulla?
Io credevo che fosse una sua figliuola, anche lei unattrice.
Mimmagino la risposta!
Non vuole, non sa, non pu recitare!
Quasi senzaccorgersene, Bruna rifece la voce della signora Rosalinda; ma poich Minna scoppi a ridere, ebbe il timore dessersi spinta troppo.
Oh, benissimo! Imitata perfettamente. M parsa di sentirla. S, aggiunse poi, dopo aver soddisfatto quel gran riso ella si cruccia assai dellinabilit di Silvia. Quella poveretta davvero non pu, per una timidit e una goffaggine inguaribile. Una volta, qualche anno addietro, si rassegn perfino a tentare, in una particina di quattro o cinque parole; ma al momento di presentarsi sulla scena, fugg a nascondersi in cima a una scaletta a chiocciola che dava in un solaio, dove la scoprii a rappresentazione finita, dopo una mezzora di ricerche. Ma ripetete: non sa, non vuole...  la risposta che d a ogni persona. Vi assicuro che lavete rifatta a meraviglia. Ci mostra del talento comico. Certo di voi si farebbe in poco tempo ci che di Silvia non si potrebbe fare in una vita intera.
Sebbene si schermisse, Bruna era lietamente lusingata. Per aver sempre sentito dire che aveva la testolina vuota, una testolina da cui non cera da cavar nulla oltre che canti e chiacchiere, aveva finito col credere anche lei, senzaffliggersene troppo, che mancava dogni talento, proprio come le passere.
Or ecco che Minna, unattrice! le scopriva una bravura in ci che fino a quel giorno gli altri non avevano riconosciuto se non come un cattivo vezzo e addirittura una scioccheria. E un po inebriandosi di quel piacere, mentre infine acconsentiva a ripetere la voce della signora Rosalinda, si ripassava in mente quella di Minna stessa, che aveva la leziosa abitudine di appoggiarsi a lungo sullaccento delle parole a cui voleva dar risalto.  la risposta che d a ooogni persona.... un veeero talento.
Ma Minna, che forse di questaltra imitazione non si sarebbe divertita, la richiam improvvisamente alla sua parte di piccola locandiera.
A proposito, chiude bene la serratura delluscio? A me par di no.
Dia due giri di chiave; ma non si preoccupi. A Fermatevi qui nessuno  stato mai derubato.
Minna sorrise.
Credete che debba temer solo i ladri?
La ragazza dapprima non cap; poi, aiutata dal particolare atteggiarsi di quel sorriso, afferr il pensiero di lei e si fece scarlatta come i suoi nastri, dolendosi fin alla vergogna per lingenuo rammarico dessere apparsa ingenua.
Corse allora alluscio, e volle provare a Minna che la serratura andava.
Ecco, ora scuota; cos. Vede che resiste?
Nel voltarsi vivamente, una delle trecce simpigli in uno spillo che laltra aveva al petto del camice.
Aspettate, vi libero io. Vi fo male?
E mentre Bruna stava ferma e con la testa china, Minna nel districar quei capelli prigionieri diceva:
Ci significa che dovremo stringer tra noi una grande amicizia o, come altri credono, che dovremo scambiarci qualche cosa. Vi dispiace di legarvi a me?
Fosse vero! rispose Bruna Ne sarei felicissima!
Ebbene, voglio cominciar subito a parlarti col tu. Sei gentile come una sorellina. Ma ora vattene, perch debbo scrivere una lettera... s, che mi spediscano il baule.
Bruna si trov sul corridoio con in cuore un contento nuovo, arioso e quasi frizzante, diverso dalla sua abituale gaiezza.
Perci un festevole suono di chitarra, venendo dalla camera presso le scale, chera quella delluomo dalla sciarpa, le parve linvito stesso della sua vaga e pur particolare letizia che volesse effondersi in danza. E gi in quellultimo tratto del corridoio il suo passo ondeggiava, con tutta la persona, a tempo di musica, quando questa improvvisamente sinterruppe, e ricominci, poi, grave e malinconica. Ella rimase ferma in ascolto: era presso luscio, e volle mettere un occhio alla serratura. Dopo un minuto, vide lalta e un po curva figura di Scandibbio alzarsi e venir verso luscio chiuso. Allora scapp via per le scale, ridendo forte.
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CAPITOLO 8.
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Lora pomeridiana di quel primo giorno di maggio, che gi brillava accesa sui campi, entrava nella serena locanda di Fermatevi qui con un dolce sospiro, al quale si porgevano per i primi i bamb dellingresso. Dalla cucina veniva il suono dellacqua fluente, sotto cui Mametta teneva a rinfrescar la verdura dalle larghe e tenere foglie, lattuga e indivia, che, dopo averla offerta in mazzo al sollecito filo del coltello, immetteva, non pi stillante, ma ancor rorida, nel fondo vassoio di cretaglia, e condiva prodigamente e rivoltava col forchettone e il cucchiaio di legno nero, perch simpregnasse ben bene dolio e di refrigerante aceto.
Di solito, a mezzogiorno, pochi ospiti sedevano intorno alle tavole, nella stanza del pianterreno che chiamavan sala; ma col primo annunzio del vespro, un dopo laltro, molti cominciavano a venire. Qualcuno,  vero, saffacciava dalla porta; scambiava amichevoli chiacchiere, e, di nuovo, via: ma altri sintrattenevano, formando pi circoli, e, qualche volta, un grosso circolo solo, dove parecchi ordinavano un bicchier di vino o di birra, o anche il caff, che alla bottega non era cos buono come alla locanda. Tranne la domenica, abitualmente non erano pi di quattro o cinque, gente daltri luoghi, di passaggio o in dimora alla locanda, quelli che facevano l i loro pasti della giornata, essendo Belmonte un paese ove ogni casetta ha il suo focolare e tutti i focolari fumano alla stessa ora, due volte al giorno.
Re, il barbone, sempre disteso a un lato della porta, non aveva bisogno di aprir gli occhi per saper chi entrava, poich dai passi e lodore conosceva tutti, cherano sempre gli stessi; ai monelli passanti saccontentava di ringhiare appena, schiudendo un sol occhio e movendo un sol orecchio, e non abbaiava sul serio se non ai mendicanti e ai forestieri.
Ma da quella mattina, e dal momento stesso in cui il carro era venuto a ribaltar dimprovviso davanti a Fermatevi qui, qualche cosa di fastidioso e dattraente insieme lagitava senza tregua: il continuo tintinnar dun campanellino, ora pi ora meno prossimo, nella stanza a terreno, per le scale, pei viali dellorto, sempre fuggente e ritornante, quasi in dispetto di lui chera sollecito a corrergli dietro. Lo sentiva penetrare, dallorecchio allerta, in tutte le fibre del vecchio corpo, vibrar nelle sue abitudini che ne restavano stordite, pungergli e carezzargli il cuore, svegliando capricci e ansie, che dormivano da lunghi anni. E ogni volta, prima dandare a cercarlo, sollevandosi nel raggio di sole in cui sera steso, alzava allaria tra i ciuffi del polveroso pelo il sospiro dei suoi occhi sbiaditi.
La curiosit del nuovo, squillante campanella anchessa, aveva richiamato a Fermatevi qui le fanciulle di Belmonte, che la mattina se nerano allontanate malvolentieri. Brigida sinformava da Bruna se Minna avesse esposto in camera i suoi abiti; Ortensia le domandava che idea si fosse fatta dellet di Scandibbio, e attendeva di poterlo rivedere per assaggiarne il carattere; Agata appariva un momento per scappar subito al suo telaio, quasi volesse cogliere, di tratto in tratto, un pizzico del continuo chiacchierio, mentre la sua minor sorella, Cesira, entrava e usciva a salti, dalla sala sulla via e viceversa, attraverso i rapidi giri della sua corda.
Svegliarino ancor pi vivo, linteresse metteva una solerzia un po ansante negli atti e in tutta la grassa persona di Paolo il locandiere. Ma nel cuore dAntonio dallarrivo degli ospiti era penetrato e sandava sempre pi rivolgendo un senso dinquietudine, tra la vaga preoccupazione e il malumore. Egli aveva cominciato col piccarsi della poca cura che gli dava Mametta, proprio alla vigilia duna lunga separazione, e glienaveva fatto colpa con un broncio taciturno, negandole lo sguardo quandella nel giro delle necessarie faccende gli passava vicino. Avvertito, poi, della sua ingiustizia da qualche cenno della coscienza, aveva cercato soffocare il primo torto sotto un altro pi grave, quello, cio, di volersi persuadere che il viaggio a cui stava per accingersi gli fosse imposto da un capriccio di lei, anzich da un vero bisogno. Uscito dalla cucina nellorticello, appunto per ostentare il suo corruccio alla fidanzata, sera imbattuto in Minna e nella cagna che gli sera messa ad abbaiar dinanzi ai piedi; aveva fatto allora un rapido dietrofronte, sperando rifugio nella sala; e da questa, mal sopportando il cicaleccio e le risa delle ragazze, sera cacciato in fine nella stalla.
Era venuto cos, man mano, a quel nero stato dellanimo, per cui chi n preso, se ancora ragazzo, dopo sgarbi insensati alle persone che pi ama, trova in un rimprovero la ragione di piangere, e abbattendosi sul letto si dispera solitario che tutti a casa lo tengano in odio; e se  gi uomo,  pronto a storcere al male ogni parola o sguardo, per attaccar lite e sfogare in aperta collera il fosco vapore che gli si  addensato dentro.
Ora nella stalla rimaneva a fissar cupamente, con un filo di paglia in bocca, lasinello inconsapevole, che accasciato sullo strame, cercando tra mezzo a esso il fieno, lo masticava poi adagio col muso allaria; e per quella vista, penetratagli lenta attraverso lo sguardo vano ma immobile, era invaso a poco a poco da una balorda, quasi bestiale tristezza.
A un tratto sent una lieve mano sulla spalla, e subito abbass anche pi la testa, per vincere un improvviso tremito di lacrime. Era bastato quel tocco, e il fosco vapore gli si era sciolto in unonda di tenera commozione, che gli saliva dal petto alla gola, un po soffocandolo. Si volt infine a Mametta, che in quellattimo vide e am dun amore traboccante, dagli affettuosi occhi apprensivi allumile consueto grembialino. Ella accennava appena qualche parola, in quel dolce tono che fa caro il rimprovero. Non era stato lui, quella mattina medesima, a dir cose buone e felici che le avevano accarezzato il cuore? E come mai, tanta consolazione, tanta fede...
 la pena di questo viaggio... susurr Antonio, col pianto nella voce; e altro non poteva risponderle, perch glielo vietava lintimit di quella malinconia, finalmente chiara a lui stesso.
S, era la pena di quel viaggio, ma come spiegarlo il sentimento nuovo che da poco era entrato in tal pena? Come confessar con le parole, senza tradirli, da che nascesse quellaccorato rammarico, quella sospirosa previdenza, quella delicata invidia dellamor suo?
Egli aveva sorpreso luomo dalla sciarpa guardar lei, Mametta, in giro per la sala, e accompagnarla, seguirla, salutarla col lento sguardo che sorrideva o pareva sorridere. Non era sospetto, non era sfiducia, ma pure che struggente mestizia!
Domani allalba andrebbe via per un mese da Fermatevi qui, egli che da tanti anni vagheggiava una cara promessa sul caro viso di lei; e un altro, uno straniero oggi appena arrivato, godrebbe la beatitudine di quella dimora, ovella continuerebbe a spargere gentilezza dagli atti, nelle familiari faccende, e il mite sorriso e la dolce voce, e la bont e la grazia di tutta ladorabile persona.
Questo che pensava gli metteva le lacrime in quel che diceva; e Mametta, indovinando forse tutto il cuor di lui sotto le parole, gli sfior con le labbra la fronte.
Poi, timorosa di non turbarlo anche pi con quellinsolito bacio, cerc di celiare a proposito dellasinello, dicendo che forse doveva essere un po curioso di quel loro indugiare e parlar sommesso, perch spiava di soppiatto, col muover dellocchio, mentre continuava a masticare.
Antonio saccomiat al vespro dalla locanda. Avviatosi per tornare alla sua casa, fuori dellabitato, saddolciva, s, al ricordo delle labbra di Mametta sulla sua fronte, ma nella solitudine della strada ritrovava pi ostinata al pensiero limmagine delluomo dalla sciarpa.
Nella sera di maggio, tra lombre dei voli e lo stormir delle siepi odorose, aveva gi nellanima quella malinconia, ove rimpianto e desiderio si acuivano di sottile invidia, come una sete di pellegrino, ma tale che si sarebbe fatta sempre pi forte, quanto pi egli, per campagne solitarie o attraverso paesi affollati, tra risa e canzoni, si sarebbe allontanato da Fermatevi qui, e che in nessun albergo della via avrebbe potuto appagare, se non forse in sogno, per ritrovarla pi struggente al risveglio, fino al lontano ritorno.
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CAPITOLO 9.
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Luomo della sciarpa, cio Scandibbio, la cui straniera immagine adombrava i pensieri dAntonio, non sera trattenuto a lungo nella sua cameretta. Al primo entrarvi, la luce e laria, venendogli incontro dalla finestra aperta, lavevano invogliato alla bella vista, ed era rimasto al davanzale, lieto non solo del largo orizzonte, che, inarcandosi tra lazzurro fermo del cielo e quello tremulo al sole duna sottile striscia di mare, offriva in grato insieme tutto il paesaggio di cui nel salir la collina aveva ammirato sempre cangianti particolari; ma anche, e pi affettuosamente rallegrato, della stradetta sottostante, le piccole case che salternavano da un lato allaltro con gentil garbo, per sorrider tutte al sereno, e gli orti dallumile grazia, che lasciavano scorgere in mezzo al fogliame degli aranci i solchi della verdura.
In quel vagheggiare, dapprima felicemente smemorato, gli si svegli improvviso il ricordo di un viaggio in treno, fatto per campagne pianeggianti, al principio della primavera; e ritrov il suo sentimento dallora, di sorriso e sospiro insieme per le fuggitive figure apparsegli qua e l lungo la via ferrata, in atti o cenni forse suggeriti dalla festevolezza della stagione, ma pur tutti gi malinconici del loro rapido cadere: una fanciulla che da una finestretta rustica stava per lanciare un fiore, un bimbo, che in braccio alla madre gettava un bacio sulla punta delle dita, una giovane donna che si voltava a sorridere contro il sole.
Si stacc dalla finestra, girellando per la camera, senza curarsi di mettere in ordine la sua roba. Solo da una sacca trasse la chitarra, e ne stette a provar le corde.
Quasi avesse stuzzicato il suo cuore, fu preso dal capriccio dun allegro ballabile, e con indulgente arrendevolezza si mise a soddisfarlo. Ma il ritmo troppo gaio gli parve dare il capogiro alla cameretta. Sinterruppe subito, e nella pausa ripens quei cari cenni, fuggitivi e dolenti come strilli di rondini.
Poi, senza cercarlo di proposito, fece levar dalle corde un mesto, antico motivo. Ma nellaria luminosa della camera quel suono si svogliava per la sua vanit. Allora pos la chitarra, ebbe desiderio di scender in mezzo alla gente di Fermatevi qui e usc sulla porta, non senza veder fuggire per la scala, innanzi a s, due nastri scarlatti e riconoscer da essi la minore figlia del locandiere.
Nella sala trov questo e la serva Agnese attorno a una delle tavole che avevano scostata dallordine delle altre e che certo preparavano per lui e i suoi compagni, ai quali volevano offrir come un segno donore la disposizione della mensa, proprio nel centro, sotto il pendulo lume. In un cantuccio, a una altra tavola, stava trascurato, anzi addirittura negletto, un giovane mingherlino, che nellapplicazione a mangiare non aveva laria dellavventore scontento, ma pareva, piuttosto, umilmente mortificato dimpacciar con la sua presenza la sala e premuroso di togliersi di l prima che si radunassero i forestieri. Nonostante quella premura, per lesagerato reclinar del collo o forse per naturale difficolt, inghiottiva con visibile stento ogni boccone della sua frittata; e Scandibbio ebbe timore che guardandolo gli avrebbe aggravato il penoso disagio. Si volt allora a Paolo, che rispettava in lui il capo della compagnia e gli manifestava lossequio col parlargli in posizione di attenti.
 soddisfatto dellalloggio, signore? Lei deve perdonare alle manchevolezze della locanda. Essa  abituata ad accogliere gente alla buona, cosicch a ospiti come lei apparir certo troppo rustica.
Sera preparato questo discorsetto, e ora lo diceva sorridendo, con la fatuit di fare intendere: Tienimi per un uomo di mondo, che vale molto pi del suo alberguccio.
Mentre Scandibbio lo rassicurava che tutto stava bene, dalla via entrarono due donne, una delle quali, ancora molto giovane, teneva per mano una bimba e, camminando, rivelava subito unavanzata gravidanza. Risposero appena al saluto di Paolo con un cenno del capo che forse andava anche al forestiero, e si accostarono direttamente alla tavola del giovane mingherlino. Dal volto, dal portamento e, soprattutto, da quellentrar risoluto mostravan dessere spinte da una cura che lagitava e irritava insieme.
Mia sorella Matilde e sua figlia Orsola susurr Paolo a Scandibbio.
Intanto il giovane, che aveva finito il desinare e gi preso il suo cappello, alle prime parole delle donne era ricaduto sulla sedia.
Eh, signor Piscopo, perch avete lasciato la carta a Cesira, una bambina? Non potevate ripassar pi tardi, per trovar Giovanni? Eccola qui, consegnatela a lui; in queste cose noi donne non ci vogliamo mettere. Si capisce che deve pagare, dal momento che la firma  sua; ma dategli un po di respiro! Non fate come laltra volta che mandaste il sequestro a casa, mentre vi avevamo promesso il danaro a fin di mese.
Se fosse per lui solo aggiunse lanziana a me non importerebbe nulla, ma centra la pace di questa poveretta, che, nel suo stato, non deve agitarsi, e invece, per causa di quella testa vuota...
Orsola allora salt su, con una vampa al viso:
Di che vuoi accusarlo, mamma? Finora ha sempre pagato, e il notaio non ha ragione di temere, se non vuol negare la fiducia ai galantuomini.
Erano sopraggiunte anche Agata e Bruna, mentre il giovane Piscopo aveva perso ogni spirito, al punto di accasciarsi sulla sedia come un reo confuso, non pensando nemmeno a spiegare chegli aveva portato un semplice avviso di protesto e che i suoi buoni sentimenti non potevano aver nessuna parte nella quistione. Di natura timida e repugnante agli uffici ingrati, che parevano unirlo alla famiglia degli oppressori, ad onta della sua traboccante piet per gli oppressi, quando era in presenza di donne giovani si smarriva addirittura e non poteva sostener gli sguardi n rispondere senza arrossire. Ora si girava tra le mani il cappello (ove, sotto il nastro, era prigioniero il fiorellino lanciato quella mattina da Bruna), irresoluto se dovesse alzarsi e preoccupato di non far credere, con quellatto, a uno sgarbo crudele.
Alla fine si lev in piedi; la carta dellavviso gli era stata rimessa innanzi, sulla tavola, ed egli non osava lasciarla l. Lavrebbe consegnata a Giovanni quella sera stessa. Balbett qualche parola alle donne, e usc sulla via col cuore grave di quelle cure non sue.
Hai visto che ci capita? Unaltra cambiale di mio genero! disse Matilde a Paolo; e solo allora, abbassando la voce, parve accorgersi di Scandibbio. Questo sera tenuto in disparte, ma non cos da non cogliere il vivo della scena, della quale sera un po afflitto, come di unombra nel sereno della locanda.
Le donne andarono via, la mensa fu preparata, ed egli si distrasse ad ammirar la gentilezza di Mametta, che veniva a infiorarla. Cominciava, sebbene ancor confusamente, a conoscer le persone di Fermatevi qui e seguiva con sguardi rallegrati tutte due le sorelle.
Presso a lui, Minna e Rosalinda (Silvia e il vecchio Cosimo risaliron subito nelle loro camere) si raccolse parte della gente che la mattina sera affollata intorno al carro, oltre qualche nuovo venuto, quale Giovanni il marito dOrsola, e lo studente Erminio, che aveva gran voglia dapparire un giovane smaliziato dalla citt. Bruna, trovandolo infine ben curato nella persona e nellabito, anzi con una ricercatezza insolita che ostentava dalla pettinatura e dal nodo della cravatta, sperava che a Minna potesse non dispiacere del tutto. Le ragazze di Belmonte, non osando mettersi a sedere, stavan poco lontano dalla porta dingresso, e mostravano di ridere e parlar tra loro, sebbene sinteressassero dei forestieri.
Vedete come Erminio mette fuori i suoi polsini! mormorava Ortensia, e faceva: Ps! Ps! a Giovanni, che, voltandosi, ammiccava.
Eh, Agata, anche tuo cognato spalanca gli occhi a guardar quella l! E per attaccar discorso, accarezza la cagnetta.
Scandibbio, un po insofferente di restare a lungo sulla sedia, andava attorno per la sala e saffacciava di tratto in tratto, dalla soglia, sulla tranquilla via dellIncoronata; nel suo andare e venire, quando passava innanzi alle ragazze, le vedeva, tra risate e bisbigli, fare ondeggiar pi vivamente la loro allegria come ramoscelli in fiore. Chinatosi su duna tavola overa un mazzo di carte, lo prese e si mise a rimescolarlo, per svagar le dita; ma le ragazze credettero che preparasse un gioco e gli si affollarono attorno. Mentre le guardava un po incerto di come accontentarle, da una di loro ebbe il suggerimento di tirare a ciascuna la ventura; e subito acconsent.
Comunque risultassero colori, figure e punti, dalle carte disposte in quadrato traeva per tutte auguri amabili, insieme con qualche leggiero scherzo; e da dietro alla sponda della tavola piegando lalta persona, tendeva a loro la faccia un po sbilanciata, dove gli occhi grigi sorridevano dolcemente persuasivi.
Venuta la volta di Ortensia, questa rimase a fissarlo, in una placida aria di burla.
Ebbene? Non siete contenta?
S, ma volete levarmi una curiosit?
Volentieri; che cosa? 
Perch, ora ch maggio e fa gi tanto caldo, tenete una sciarpa di lana alla gola?
Pur senza smettere di sorridere, egli parve cercar la risposta.
Perch... perch... volete proprio saperlo? Ho una bella canzone qui dentro, e per paura che mi voli via, la tengo stretta con un nodo.
Le ragazze forse sentirono la mestizia che era sotto lo scherzo; solo Ortensia rise forte.
Quale canzone? Fatecela conoscere.
No, cara ragazza;  per me soltanto.
E accorgendosi che Rosalinda, la quale allora allora sera avvicinata al gruppo, faceva a Ortensia cenno di tacere, raccolse le carte, le rimescol, poi, come se si fosse distratto, pos il mazzo sulla tavola, senza che quelle gli dicessero di continuare.
Voi avete riso duna cosa assai poco allegra, bambina mia! mormor Rosalinda; ma una guardata di Scandibbio, voltatosi dun tratto mentre si scostava, le imped di spiegar che mai fosse.
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CAPITOLO 10.
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Dopo che Paolo, salito su duna sedia, accost il fiammifero al becco del lume sospeso in mezzo alla stanza e la fiamma saccese con un piccolo scoppio qual un secco schiocco di labbra, il lume continu a dondolarsi, in giri prima pi larghi e capricciosi, poi man mano pi stretti e lenti, che sacchetarono allultimo in una blanda oscillazione. Cos lombra e la luce sagitaron prima squilibratamente, come in ansiosa gara oscurando le teste chine sulle tavole, poi con progressivo rallentare cominciarono a comporre il loro alterno gioco, fin che saccordarono, sostando insieme, in una serenit appena un po tremula. Di tratto in tratto gli sguardi salzavano al lume, ricevendone il bianco chiarore come un sorriso; poi, dietro alle farfalle che entrate dallorto svolazzavano attorno alla fiamma, cominciarono a velarsi un poco e a socchiudersi in allettatrice dolcezza, moltiplicando in visioni soavi dirreale quelle farfallette sempre giranti. Dalla lampada pendeva il sonno.
Un dopo laltro gli ospiti di passaggio a Fermatevi qui andarono via, e quelli che vi dimoravano salirono in camera. Lultimo a uscire fu Giovanni, il marito dOrsola, quando saccorse che Scandibbio, invece dascoltarlo, sonnecchiava. La pendola suon pi volte: non sudivan passi per la strada, se non a grande distanza di tempo, e quelli che savvicinavano, solitari e prepotenti, imponevano attenzione per lungo tratto.
Scandibbio, stropicciandosi gli occhi, si lev. La stanza era vuota: solo in un canto Bruna dormiva col capo su duna tavola, come le bambine dopo cena. Il viso si nascondeva tra le braccia buttate in croce, ma non cos che non mostrasse, dalla parte ove non affondava, lorecchio tenue fuor dei capelli e il principio della guancia su cui si spandeva un delicato rossore. Sotto la blanda luce della lampada appariva il collo nudo e morbido nellabbandonato reclinare, dal solco delle spalle emergenti fuor del giubbettino, la cui fila di bottoni, sul dorso, pareva un po sforzata dal ritmo del respiro che leggermente abbassava e sollevava tutto il busto sul petto nascosto, fino al sommo della nuca, che le trecce cadendo insieme dallaltro lato scoprivano e lala del chiarore soffondeva di tremula levit. Linsieme della personcina che si donava cos fiduciosamente al sonno, oltre che rivelare in quelli atteggiamento uningenua grazia, metteva nel senso lidea un po vellicante del suo soffice e tepido peso.
Scandibbio si pieg a contemplarla con cauta lentezza, forse obbedendo a un vago desiderio, che sulle labbra gi prossime alla testa di lei sintimid e si ferm in sorriso. Poi, timoroso anche dadombrare in quel sonno chiss quale leggiadra favola, di cui sentiva salirgli al volto laria soave, sempre trattenendo il fiato si ritrasse, e usc in punta di piedi dalla stanza nellorto.
Sera gi levata la luna, che con crescente e gi quasi piena letizia sandava ostentando nel cheto cielo di Belmonte. La sua presenza si svelava non solo dallalto o, nellorto, dal biancheggiar degli alberelli e dallincantata parvenza delle ombre, ma dallodor dei notturni gelsomini, lerrar delle lucciole e il silenzio colmo di sogni. Splendevano dal ridosso della casa i vetri delle finestrette; in una conca di rame, presso la colombaia, luccicava lacqua raccolta. I piccoli viali portavano in un giro che non voleva mai chiudersi, come unesaltazione damore.
Quasi alleggerito della sua persona, egli camminava, si fermava, riprendeva a camminare senza pensarci, sospinto o tenuto negli atti solo da unispiratrice dolcezza, che gli faceva accennar dal labbro parole fanciullescamente felici.
Continuava a veder nel pensiero la ragazza dormente, col capo sulla tavola, presso luscio spalancato che dava nellorto: la fausta luna ne chiamava il sogno al cielo, e le tenui immagini salivano innamorando laria.
Egli riversava la fronte, dal collo la sciarpa pendeva sciolta, per invito della benigna sera, come una difesa superflua.
Ma da quel fantasticare lo distolse un passo strascicato; prima ancora che dalla persona, scorse il vecchio Cosimo dallombra che tentennava sul muro, e pareva attorno turbar tutte le altre, qual una pesantezza dincubo apparsa allimprovviso nellincanto lunare.
Un rumor durto contro un albero, unimprecazione masticata, e una voce che non aveva ritegno doffendere il sognante silenzio.
Siete voi l, Scandibbio?
Sera cautamente fermato in mezzo al viale, e aguzzava le ciglia a guardare in fondo.
Ci si pu sedere su quel muretto, laggi?
S, venite.
Ah! Eccomi al sicuro. La vista mi serve sempre peggio, proprio ora che le gambe pi le chiedono aiuto.
O forse  laria aperta che vi stordisce? rispose per celia Scandibbio, che continuava a passeggiar su e gi lungo il muretto. Nella buca, con gli occhiali sul naso, siete proprio un uomo al suo posto.
Al diavolo la buca! Mi sento in gola tutta la polvere che ho respirato in quaranta anni.
Fate uno sforzo per cacciarla via. A questa luna, che non  quella del palcoscenico, bisogna parlare con voce limpida o tacere.
Parlare alla luna?  lungo tempo che ne ho perso labitudine, da quando ero anchio bambino e con le parole che mi suggeriva mia nonna, mentre mi teneva sulle ginocchia, le chiedevo un piatto di ciambelle. Sebbene abitassimo allultimo piano in un vicolo, non eravamo poveri allora, al balcone stavano appesi i melloni e le sorbe. Ora essa mi opprime e mi fa pensare alla morte.
Perch non siete andato a dormire? domand dolcemente Scandibbio.
Laltro nel rispondere quasi sirrit.
Credete che possa dormire a piacer mio? Da che  principiata questa primavera, addio sonno! Forse non digerisco pi bene, o forse  il cuore che non va pi. E poi, su in camera mia, ci sono certe terribili zanzare. Non lavete sentite in camera vostra? Ah, siete giovane ancora, voi! Passeggiate e godete della luna, vi stendete e subito il sonno viene. Ancora giovane, beato voi!
Caro Cosimo disse Scandibbio, che gli si era messo a sedere accanto mi par che dimentichiate quale specie di regalo mi abbia fatto la guerra...
E mentre il vecchio ammutoliva, chinando la testa, egli si rifece lentamente il nodo della sciarpa.
La tristezza che dal pensiero del suo male gli era scesa di nuovo sul cuore, risuscitava laltra di poco prima chegli aveva voluto nascondere alle ragazze sotto un linguaggio scherzoso, e col ricordo della sua risposta di allora, come per uneco tardivamente destatasi, gli faceva una pena pi dolente, sebbene un po trasognata.
Quasi che col moto della mano, che si passava dalla fronte al mento, scorresse lievi e taciti, a fior del senso, i brevi giorni da vivere, alla fine di quella scorsa si sbigott. Risollevando gli occhi alla luna, li sent feriti e abbass le palpebre; intravide allora, in quel chiaror velato, la fuggente e pur dolce immagine di sua madre morta, e i suoi pensieri confusero passato e avvenire, in una sola onda di tenera commozione.
Dopo un momento, risent laltro che, parlando, grattava la terra con la punta della scarpa.
Dai malanni si pu guarire, ma per me lo scartafaccio della vita  sfogliato fin allultima pagina, che presto mi si volter sotto il naso. Avete un fiammifero? No? Non posso tirar nemmeno una boccata di fumo. E, tuttavia, vedete Rosalinda! Oggi, a tavola, ha mangiato con la fame duna convittrice. Siccome crede dessere in una seconda giovent, si metterebbe volentieri a far la sgualdrina.
 un dente che vi duole.
No,  un dente che ho sputato da un pezzo. Scommetto che  alla finestra a farsi lisciar le rughe dallaria della sera! Be, voi non avete voglia di chiacchierare. Buona notte!
Mentre Cosimo sallontanava con un passo che sembrava anchesso turbato e scontento, Scandibbio rimaneva seduto sul muretto, quasi aspettando che attorno e dentro di lui si ricomponesse la guastata pace.
Ma la sua mente riandava alle cose trascorse: alla lunga lotta chegli giovinetto aveva sostenuto con suo padre libraio per seguir la sua vocazione dattore, ai primi applausi, alla carriera promettente, alla guerra, e allinvalidit che ne aveva riportata; e soprattutto al ritorno presso sua madre rimasta vedova, e ai brevi anni di quella cara eppur malinconica convivenza, nella quale ogni giorno sera accorato per il rammarico desserne stato cos a lungo lontano e per il sospiroso presagio di doverla perdere presto. Laveva trovata cos esile e fragile! E aveva compreso che lala nemica del tempo ruotava su lei, consumandola, meno lenta del male insidioso che egli nascondeva nella gola.
Da due anni aveva ripreso la vita girovaga dellattore, adattandosi alle modeste rinunzie che linvalidit glimponeva e portando con s quelladorata immagine, la quale, se nel principio del lutto gli aveva fatto pi crudele il rimpianto e pi inappagabile il desiderio, gli aveva infuso poi una calma rassegnata, e, talvolta, quasi dolce.
Ma ora, seduto su quel muretto, sentiva agitarsi nellintimo qualche cosa che credeva daver sedata e sopita da tempo. Possibile che ci avvenisse per il querulo borbottar di Cosimo? O per il ricordo dello sguardo con cui le fanciulle avevano fissato il nodo della sua sciarpa?
Forse, piuttosto, la sera di maggio, la luna...
Alla luna i pensieri gli risospinsero il volto. Ancora scintillavano i vetri delle finestrette, mentressa sempre pi salzava nel tacito corso.
O limpida luna crescente, quante finestre baciava, in quante case penetrava, col sottile chiarore, ove nella quiete del sonno erano le raccolte famiglie, e sulle fronti addormentate la fidata aria domestica smorzava le inquietudini, addolciva le cure! Chi mai pu dirsi infelice, pur tra fantasmi febbrili, se nella stessa stanza o laltra prossima, ode il respiro duna persona cara, e chiamando un nome sveglia unaffettuosa risposta?
Quale malinconia per lui solitario! Eppure in essa ancora tornava una vaga soavit, quasi che i tremuli raggi, le molli ombre, tutte le delicate e candide immagini che suscita la notte lunare, unissero nel suo cuore, in tenero colloquio, lesperta pena a uninnocente speranza.
Passeggi ancora per lorto, strapp qualche foglia ai ramoscelli per rinfrescar le labbra, pens, dinanzi alla colombaia, i colombi dormenti col capino sotto lala, poi si mosse per rientrare e si ramment della fanciulla che aveva lasciata nella sala in placido riposo.
Proprio mentre la guardava con la meraviglia di trovarla ancora l, Bruna alz la testa dalla tavola, e arrovesciandola tra le braccia arcate nellindolente sgranchirsi, gli sorrise, dagli occhi ancora sfavillanti di sogni.
Egli se ne rallegr come dun augurio felice.
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PARTE SECONDA.
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CAPITOLO 1.
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Il fanciullo, conducente del carro che aveva portato i commedianti a Fermatevi qui, aveva fatto da allora altri quattro dei suoi quotidiani viaggi, passando innanzi alla locanda al bianco tramontar delle stelle, nellora in cui le finestrette erano ancor chiuse, e i suoi allegri schiocchi di frusta, lanciati come un evviva al mattino sorgente, penetravano nel sonno degli ospiti che cominciava pian piano ad aprirsi e a lasciar fuggire dal chiaro spiraglio le timide immagini. Fervido e svagato insieme, come il mese giovinetto, dando allaria i capelli e godendo a incitar la sua voce ancora un po acerba su dal petto scamiciato, egli pareva portar lalba, seduta sui fasci di fresca gramigna, quale una coetanea da propiziarsi con lallegria.
Ma ogni giorno lalba, in quella prima settimana di maggio, faceva i suoi vezzi un po pi superbi, da eguale diventando maggiore; e la domenica egli la trov levata innanzi a lui, gi per Belmonte con passo baldanzoso.
Mentre nel discender la collina, affrettava in cuor suo gli anni della giovent, per limpazienza di crescere a paro coi suoi desiderii damore, le ragazze di Belmonte sbattevano lietamente gli scuretti delle finestre, spalancavano le porte sulla strada, si parlavano dai davanzali e le soglie.
Il dolce pensiero dellozio dava loro una gioia alacre, che linfervorava nel finir subito le usate faccende. Cera tempo per la messa, ma volevano esser pronte al pi presto negli abiti chiari e freschi, con cui inauguravano in anticipo lestate, per vagheggiar la propria immagine nello specchio della loro camera, e spargersi poi a passeggio come grandi farfalle, schiuse tuttinsieme a una stessa aurora da una stessa notte di raccolto sonno.
Bruna era salita gi due o tre volte alla camera di Minna, accostando lorecchio alluscio per sentir se quella si fosse levata. La sera prima, Minna le aveva detto che sarebbe andata volentieri in chiesa con lei; ed ora ella voleva proporle una passeggiatina in campagna, avanti la messa delle dieci.
Minna... Minna... Vi state vestendo?
Ancora non osava ricambiarle il tu, sebbene la loro amicizia crescesse di giorno in giorno.
Ah! Sei tu che gratti alla mia porta! Ma  presto! e la voce torpida sbadigli a lungo Lasciami fare un altro sonnellino, cara mia. Ci vedremo in chiesa.
Bruna and via un po dolente che la sua amichevole premura fosse respinta.
Ridiscesa in camera sua, saffacci al davanzale, dove i canari sbattendo le ali contro i ferri della gabbia si misero a implorar carezze, e dette unocchiata alla finestra dErminio, ancora con le persiane chiuse. Dallarrivo dei forestieri aveva smesso i mattutini colloqui, fin allora cos fervorosi di sguardi, sorrisi e segni, per timor che dal secondo piano della locanda Rosalinda o Minna potessero sorprenderli.
Era in quel timore una pudica cautela o, piuttosto, quasi una vergogna di quellamoretto? Ella si giustificava tra s con una malcerta ragione: Deve pur prepararsi agli esami, che savvicinano! Altrimenti, non sar mai avvocato!
Ora, tuttavia, sindispettiva che Erminio non fosse l, a spiare se mai ella apparisse.
Sera troppo remissivamente rassegnato alla rinunzia di quei colloqui, lui! N in tanti giorni le aveva fatto rimprovero alcuno, con quella voce bassa e concitata, che prima sapeva sempre cogliere il momento per parlare a lei in mezzo agli altri, e quanto pi severa, tanto pi la riempiva di gioiosa tenerezza!
Intanto i canari continuavano a strillare.
Che volete? Non vi manca n acqua, n miglio.
E come se in collera con essi, negava le labbra allimplorante desiderio dei loro beccuzzi.
Ah, nulla sottomano da lanciar contro quella finestra chiusa!
Eh! Bruna, Bruna, scendi!
Le ragazze che la chiamavano di gi, tra le quali le cugine Agata e Cesira, continuando un loro giro, avevano fatto alt dinanzi alla locanda come un piccolo drappello.
Vieni con noi. Andiamo in campagna!
Minna dormisse pure; ella andava.
Per la strada sun a loro anche Ortensia; numerose e gaie portavano in giro per il paese la domenica, la primavera e la giovinezza. Una cominci a cantare, e il canto divenne naturalmente coro; sempre che qualcuno le guardava con un sorriso e una parolina, ridevano rumorosamente, diventate audaci nella compagnia anche le pi timide o serie.
Erano tutte in vesti nuove, tranne Brigida che aveva potuto rinnovar sul petto la rosa, ma non la solita vesticciuola slavata.
Quelle dellaltre, in chiare e allegre tinte, leggiere, trasparenti, sonanti come bandiere di giovent e leggiadria, si davano allaria e alla luce come a una prima festa damore, felici ed effimere alla stagione dellanno, quanto alla stagione della vita le vaghe persone e gli ondanti cuori da cui prendevano tepida forma.
Nella piazzetta in capo al paese, che era una piccola spianata ove lerba cresceva libera e le capre di passaggio per il pascolo indugiavano ogni volta nonostante i richiami, le ragazze si sciolsero e si fermarono irresolute. Proprio dinanzi alla garitta del doganiere, che subito saffacci, la via si divideva scendendo per i due dorsi opposti della collina.
Da qui Brigida invit con la mano da qui una volta trovai un trifoglio a quattro foglie.
Ma dallaltra parte si trovano le fragole, andiamo da questaltra parte.
Ortensia sera piantata in cospetto del doganiere.
Perch ci guardate? Non portiamo nulla di dazio.
E, incitata dal riso delle compagne, aggiunse:
Non credete?  vero che la legge vi permette di metterci le mani addosso?
Il doganiere sorrise scioccamente. Sotto il berretto con la visiera, tra due orecchi sporgenti come manichi, sallargava una faccia ruvida e rossa da contadino, dove i due occhietti terrosi quasi sparivano. Egli rimase cos a fissar con quel sorriso insignificante e solo delle labbra la ragazza che, a un passo da lui, stendeva un piede da un lato e inchinava il fianco dallaltro, provocandolo con latteggiamento, pi che prima con le parole.
Ma come videro un cane, che, nellandare innanzi, fiutava a terra senza curarsi di loro, due o tre gridarono:
Ecco Guglielmo! Viene Guglielmo il cacciatore!
Infatti Guglielmo apparve subito.
Buon giorno, ragazze. Abbiamo il diavolo in corpo?
Di qua o di l? Dite voi. Ora vaccompagniamo.
Grazie, grazie; mi farete scappar gli uccelli.
Gli si erano messe attorno e camminavano insieme, circondandolo e spingendolo.
Ortensia quasi gli si buttava addosso, per tentar di levargli il fucile dalle spalle.
No, questo no; lascia stare.
Guglielmo non rideva mai; un po disdegnoso e rude anche nello scherzo, accentuava gli sguardi e le parole con la mobilit delle sopracciglia nerissime.
Sulla strada in discesa affrettava sempre pi le lunghe gambe, tirandosi dietro le ragazze cheran costrette quasi a correre. Ortensia sopraffiatava, senza per scostarsi. Solo Bruna di tratto in tratto rimaneva in dietro, perch i nastri delle scarpine le si scioglievano e doveva rifarsi il nodo. Subito si trovava distanziata dal gruppo, ove lultimo era il cane che camminava di scancio. Allora per provare a s stessa la sua bravura, spiccava una corsa veloce e riguadagnava in un momento il terreno perduto; ma, raggiunte le compagne, le seguiva in disparte, un po imbronciata del loro chiasso per Guglielmo, un uomo tanto superbo e antipatico, che non guardava mai dentro Fermatevi qui.
Egli sarrest bruscamente a un punto dove ai fianchi della strada sinfittiva una macchia erbosa.
Signorine, arrivederci! e si tolse il cappello in un saluto desagerato ossequio.
Poi rapido salt nella macchia e scomparve fischiando al cane. Le piante, aperte da quel passaggio, continuarono a dondolarsi sotto gli occhi delle ragazze ferme.
Tiriamo avanti. Da qui troveremo il campo dei trifogli.
Ora proseguivano un po svogliate; Brigida, che in quel tratto di via aveva perso la rosa, non riusciva a distrarsi dal rammarico. Dopo qualche passo udirono due spari, quasi insieme, e videro alzarsi, a destra, due nuvolette di fumo che dileguarono confuse, mentre uno stormo duccelli garr in fuga al di sopra del loro capo.
Io sono stanca disse Ortensia, fermandosi e m entrata una pietra in una scarpa.
Ebbene, che vuoi fare? Levati la scarpa.
Appartatasi al margine della strada, si chin sul piede e cominci adagio a sciogliersi i lacci; poi, poggiandosi su duna mano, sedette a terra, ove rimase colle gambe stese e aperte, e la scarpa slacciata, ma non tolta. Dalla faccia rotonda sorrideva placidamente alle compagne.
Ti sbrighi? Che cosa aspetti?
Andate pure. Sto bene cos.
Le ragazze alzarono le spalle; Brigida insisteva che si cercasse il trifoglio a quattro foglie, che lavrebbe consolata della rosa perduta.
Forse perch a lei la testa dice di sedere a terra dobbiamo finire anche noi la nostra passeggiata?
Come le vide andar via, Ortensia salz, guardando dalla parte ove prima eran venuti gli spari. Un nuovo colpo di fucile le chiam gli occhi altrove. Allora si risolse, spi verso un capo e laltro della strada, e da questa entr furtivamente nella macchia; mentre scostava le piante con cautela per non far troppo frusco e scavalcava gli inciampi, ansava un po, sorridendo al suo pensiero.
Guglielmo la vide apparire cos, con qualche filo derba attaccato alla veste e tra le labbra una foglia.
Ah, sei tu! Per poco non ti ho tirato. Che vuoi? Vattene.
Quella nellavanzare continuava a sorridere.
Vattene! Lasciami far la caccia! e aggrott le sopracciglia.
Ma lei gli sput quasi in faccia la foglia, e si mise a rider forte, dimenandosi tutta.
Pazienza! disse Guglielmo, e pos a terra il fucile.
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CAPITOLO 2.
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Il giovane Piscopo profittava della domenica, in cui lo studio del notaio era chiuso, per andar di buonora, solingo e pensoso, pei campi in fiore. Appena sotto i suoi passi spariva lacciottolato del paese e ai suoi fianchi finivano le mura, egli traeva un gran sospiro di sollievo. Anche la sua camminatura, di solito per le vie di Belmonte incurvata e dubbiosa, nella solitudine campestre si raddrizzava.
Tra le frasche non temeva sguardi che lo potessero fissare e confondere; non uomini, ma solo uccelli, che saltavano di ramo in ramo o si levavano dal suolo innanzi a lui, in subito volo, oppure qualche verde lucertola, che se talora si fermava audace in mezzo al sentiero e, sbattendo la coda, pareva aspettarlo, fuggiva poi a nascondersi con un rapido guizzo.
Dimenticava perfino la vecchiaia logora del suo abito e la lunghezza dei suoi capelli, che credeva daver fatti tagliare da non molto e, calcolando poi il tempo, doveva ogni volta riconoscere daver troppo trascurati. In campagna, pur se ci gli veniva a mente, non gli faceva vergogna. L, la sua faccia, che per il paese era sempre in apprensione, si spianava infine e si mostrava giovane davvero. Volgendosi ai versi dei merli o al volo delle farfalle o ai fiori, o anche alzandosi a guardare il cielo, essa sorrideva facilmente, senza nessunaltra ragione che appunto il piacere di sorridere.
Solo talvolta, allorch troppo a lungo indugiando seduto su duna pietra o un tronco o con lo sguardo a terra, finiva con laduggiare i suoi pensieri, che per rallegrarsi avevan bisogno dessere aerati dal moto degli occhi se non dei passi, ricadeva nella commiserazione di s stesso, nel compianto del suo cuore timido e della sua giovinezza sconsolata, e nei tristi sconforti per lavvenire.
Giovane di notaio, povero di pane e indigente damore, che la gente non cura, che il principale molte volte strapazza con ingiusti rimproveri, che le donne non guardano o guardano solo per deriderti, in un paese dove non sei nato e non hai famiglia, e che porti nellanimo, tuttavia, un prepotente desiderio di amicizia e quasi una fame damor ricambiato, quale bene speri dalla vita? quale dal tempo? Ah, il tempo non potr se non far pi gravi le tue cure, uccidere anche quei sogni che non si rassegnano a morire, togliere al tuo corpo il gi scarso calor giovanile, e piegarti in pi dolorosa stanchezza allo stesso ingrato ufficio che ti va ora affiochendo lintelligenza e inaridendo il cuore! Se pure non sar vero quello che nelle notti insonni ti penetra qual timore nella mente e ti agita nel letto: che anche questo disamato lavoro ti potr esser tolto e da esso potrai esser cacciato in un altro pi molesto o degradante, o addirittura nella disperazione di non trovarne alcuno per sfamarti. E non avrai casa, n donna, n amico; e arriverai cos al giorno della morte.
Ma da tali afflizioni si scoteva levandosi dallombra e mettendosi a passeggiar nel sole. Ecco i pensieri riscaldarsi e respirare. Giovane non vuol dir, forse, aver la ricchezza degli anni da vivere, essere al principio duna salita, poter guardare innanzi, meglio che attorno e indietro?
A questa luce sorridente e tepida a cui si drizzano i fiori e mandano profumo, a questa brezza che fa cantar lievemente le foglie, a questa letizia degli uccelli nella serenit del luogo e sotto il benevolo cielo, spera che anche da te possan fiorire felici germogli, cantar speranze che allombra rimangono mute e perci credi morte, rallegrarsi lo spirito che nelle scure vie del paese  basso e cupo. Forse troverai un amico, forse, se non temerai di offrire il tuo amore, lavrai ricambiato, forse potrai esser davvero poeta.
Questultima parola egli se la faceva passar dal pensiero alle labbra, ma adagio, con un sacro ritegno, perch con essa voleva dire il fiore pi alto dei suoi sogni. E man mano riconfortandosi, riacquistava quella lieta facilit di muoversi e pensare, con la quale, venendo, aveva messo il piede sul sentiero erboso tra i campi.
Quella domenica primaverile il giovane Piscopo passeggiava appunto nel sole, in parte dove tuttintorno erano frasche e siepi; e tirato di tasca un taccuino di appunti, lo teneva in una mano, mentre con laltra senza accorgersene gesticolava un poco.
Lanimo gli si apriva al desiderio di far versi, ci chera la segreta festa delle sue vacanze, e cominciava ad agitar la mente, ove lispirazione al suo primo sorgere mandava a galla i ricordi e pensieri tediosi, come il primo zampillo solleva su di s la polvere e le foglie secche che seran posate nella vasca.
Lanno etcetera, il mese... il giorno... etcetera. Innanzi a noi, Luigi Regoli, notaio in Belmonte, si sono costituiti da una parte...
Ma scossi questi detriti il primo verso sgorg puro: La fede, i sogni, le speranze, il canto.... Egli lo mormor a fior di labbra, poi guardando il cielo lo ripet a gran voce, e infine lo sent fluire sospinto dallimpazienza del secondo: al mio timido cuor fanno coraggio. Arrivato innanzi ad un albero, in rapida giravolta scans lurto e pens la rima di maggio, che, veramente, spirava nellaria.
Lincita lora e lo dispiega maggio,
sotto il bel cielo, ai lieti alberi accanto
Sempre in piedi, scrisse col lapis lintera quartina nel suo libretto, in una pagina destinata a non gradevole, ma forzoso bacio con laltra overa il conto delle spese notarili per una copia esecutiva.
E poich dallanimo suo traboccava un implorante desiderio docchi femminili che gli fossero benevoli, occhi duna donna vagheggiata e attesa, ma ancor senza nome e immagine precisa, questo desiderio gli sugger come in un sospiro il principio dellaltra quartina:
Voi, cari sguardi di gentile incanto...
Allora cant il verso col volto al cielo e le braccia alzate nellinvocazione. E aveva ancora la bocca e lanima sonore, quando sent un riso soffocato tra le frasche.
Subito allibendo, gett unocchiata, e gli parve veder tra le foglie davvero uno scintillar di sguardi; fece un passo e di nuovo ud risa, e, con esse, un precipitato correre e sospingersi, dal quale le fanciulle gli furono svelate anche alla vista. Surtavano, impedendosi tra loro per lilarit e insieme lansia di scappare. Nello stesso tempo, dallalbero contro cui nella foga del verseggiare egli prima era stato per battere, i rami ondeggiarono, con un tonfo saltarono a terra un grido e una risata, e unaltra sinvol dietro alle compagne in un agitato ballar di trecce.
Al giovane Piscopo vacill la vista: la testa gli cadde sul petto, i ginocchi si piegarono e dalle mani sfugg il libriccino. Nel primo istante, come in un deliquio, perse ogni senso, e perci anche quello del suo ridicolo. Ma poi, col riprendere il respiro, sent il sangue scottargli la faccia e ronzare agli orecchi.
Dio! Dio! Mhanno visto!
Si lasci cadere a pie dellalbero ondera piovuto lo scherno, e si mise disperatamente a meditare.
Come da una bandiera che si sgonfia, saffloscia e casca, si forma a terra un misero viluppo, cos del poeta, laggi, sotto quei rami, non rimaneva che un abbandonato fantoccio, col ridicolo volto recline.
Mhanno visto! Mhanno visto!
Gli tornavan dinanzi le facce che in una sola guardata aveva scorte confuse, e tutte si fermavano, eternando quellattimo, di cui, cos, ora riviveva coscientemente la pena.
Sopra tutte ravvisava Bruna, la minore figlia del locandiere, saltata gi dallalbero e nellatto di voltarsi a fuggire. Oltre il visino un po arrossito, ma sorridente e burlevole, gli apparivano dalle trecce i due nastri scarlatti. E non si domandava perch nella risata di quella sola trovasse il pi crudele della sua vergogna, ma sentiva, certo, una specie di furore contro di lei, un improvviso fiammeggiante odio.
Intanto, senzaccorgersene, aveva steso la mano a raccattare il lapis, e sempre seduto a pie dellalbero, assorto in tale disperazione, aveva calcato a terra la punta della matita, spezzandola, e seguitava a premerla e a tracciar sul terreno, in grandi e disordinate lettere, proprio il nome di Bruna.
Poco discosto, sullerba, giaceva il libriccino aperto, e sotto il sole le strofe del sonetto non finito confondevano le righe dei versi e le sillabe in una sorridente vaghezza.
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CAPITOLO 3.
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Le ragazze, eccitate e ridenti, e anche un po scomposte per la precipitosa fuga, irruppero in una parte della campagna che si stendeva rada e verde a forma di quadrilatero, cinta di alberelli e tutta coperta di trifogli. L si buttarono a seder sullerba, ansando ancora di respiro e risa, ma gi sollecite a rialzar sulla fronte le ciocche dei capelli sbattuti e accorte ad aggiustar le pieghe delle loro gonne nuove.
Brigida soltanto sera subito messa a cercar tra i trifogli. Di solito a quel prato venivano le caprette, e lerba, qua e l diradata o rasa, le ricordava anche nel giorno della loro vacanza; comesse nella pastura, studiosa e mite ella seguiva china la brama della fatidica pianticella.
Le altre, che avevano portata con s, come un buffo giocattolo, limmagine del povero Piscopo, dopo averla spensieratamente strapazzata, la gettarono via, e quasi per contrasto con la bruttezza e la goffaggine che tutte trovavano nel giovane del notaio (anche la pietosa Agata, che non laveva saputo difendere se non col silenzio) cominciarono a confidarsi quale fosse per ciascuna lideale della grazia maschile.
Sedute in circolo sullerba, seleggevano cos la pi gradita compagnia, in ogni espressa preferenza, per la vaghezza di questa o quella figura ideale, chiamando vicino un amore gi nato o nascente. Cera chi pi accorta o gelosa cercava adombrar limmagine che aveva nel pensiero, in modo che non apparisse quale persona nota alle altre, e forsanche chi, per sviare un sospetto, mentiva al suo cuore. Ma nel cuor di tutte il nome taciuto vibrava come la parola pi forte. E gli occhi che di tratto in tratto salzavano al cielo, benigno e silenzioso, gli mostravano un lampo di sorridente gioia, una trepida speranza, una supplica e talora anche una tristezza di bene perduto o fuggente, che svelava a esso soltanto, in una breve pausa delle parole, lanima intera.
Agata parlava lenta e incantata, come indugiando nel sogno; unaltra ardita e quasi prepotente, come se cercasse imporre il suo gusto; e una ancora, a sua volta, una ragazza di solito taciturna e un po triste, con unesitazione vergognosa nella voce bassa, infiammandosi in volto e guardandosi attorno se mai non sopraggiungesse colui che in quelle parole si sarebbe potuto riconoscere. Ella preferiva gli uomini alti e grandi, che per parlarle e sorriderle dovevano chinarsi, come dalla groppa di un cavallo.
Poich le altre scoppiarono a ridere, si smarr.
Luomo a cavallo! Non pretenderai, certo, che tuo marito vada a cavallo per casa!
Ma no! Io... io...
Sentite, disse Brigida, sollevandosi dalla sua ricerca il meglio  che ciascuna si tenga per s il suo pensiero, e non lo gridi in parole al destino, ch come il vento.  certo che a una ragazza non conviene mai spregiar con un pubblico giudizio un uomo ancora scapolo, perch la sorte pu riservarglielo per marito.
Vacillarono, allora, le care leggiadre immagini come al soffio dun presagio triste. Ahi, quante avevan dovuto degradare un loro sogno, spose di uomini vecchi o goffi o sgraziati, dai volti tediosi o repugnanti allamore; chiss quante ancora domani! e loro stesse...
Ma Bruna insorse per tutte le altre.
Chiuda gli occhi chi vuole. Per mio conto, non mi rassegner mai.
Come piace a te lo sappiamo dissero le ragazze, che pensavano a Erminio.
Ella rispose vivamente:
Alto s, come quello di Luisa, ma alto non basta! Sincontrano tanti uomini alti per la strada! Egli non deve somigliare a un giorno comune.
A un giorno? Che cosa significa?
Come siete sciocche a non capire! Eppure dovreste avere a noia anche voi le solite facce, le solite persone (ella diceva sooolite, prolungando laccento a modo di Minna) che vi balbettano le solite cose e non possono darvi se non una solita sorte. Io voglio, al contrario... ma rinnegando, in cuor suo Erminio e pensando al giovane che aveva visto, dalla fotografia, bello e fascinatore come unavventura temeraria, sinterruppe tra la difficolt di definire quel fascino e lo stesso incanto della visione che rievocava, quasi egli fosse l, spiegandosi dritto e col profilo teso, nobilmente singolare nella figura, nellatto e nel costume.
Proprio allora sud tintinnare un campanellino, e dietro la cagnetta svagata dalle farfalle apparvero, a un estremo del campo, Minna e Erminio. Minna veniva innanzi sorridente, volta alle ragazze lontane; Erminio a fianco di lei camminava un po confuso per il lungo tratto che doveva fare sotto quegli sguardi fissi.
Bruna, dopo lindugio della meraviglia, salz e corse incontro allamica.
Vi cercavamo... Oh quanti trifogli! Tu mi hai svegliata di buonora, stamattina, e, dopo, non ho potuto riaddormentarmi. Gi nella locanda ho incontrato il signor Erminio, che mi ha offerto gentilmente di accompagnarmi qui. Ma quanti, quanti trifogli! Se ne trovano, di quelli a quattro?
Il cuore di Bruna, contraddicendosi, si era un po turbato. Con una rapida occhiata, scrut tutte due: parevano, lieti e innocenti, smentire ogni sospetto. Prese allora Minna per mano, quella mano ben curata che pur si dava amichevole alla sua, e laccompagn verso le altre ragazze, ove lelegante fanciulla esit un poco a sedere, e saccomod poi, con qualche moina, sul fazzoletto chErminio stese a terra.
Ah, mie care, che riposo, qui! Beate voi che potete godervelo ogni domenica! Io sono innamorata della campagna. Per via non ho fatto che gettar sospiri.  vero, signor Erminio? Credete a me, la citt, i divertimenti, i comodi, alla lunga  una vita che annoia; e un tuffo in questa pace, che delizia! Oh, Dio, questa farfalletta! Via, via! S,  ridicolo, ma ne ho una terribile paura, quasi quanto dei pipistrelli.
Le ragazze, intorno a lei, senza pensiero di potere, a loro volta, parlare e muoversi, eran paghe di farle circolo in ammirata umilt. Ella sventolava in faccia a tutte le sue frasi, che gonfiava al soffio delle continue esclamazioni e lasciava poi subito ricadere, una dopo laltra, come fruscianti scampoli di velo; e sebbene la voce e le mosse con cui si sforzava dimitare il brio duna estrema giovinezza, in cospetto allingenuo fervore della campagna in quella mattinata di maggio, stonassero sbattute e malsonanti come ai suoi polsi i braccialetti, pure quellambiguo suono di artificio era appunto ci che destava in Bruna, che aveva la testa china verso una spalla di lei, la lusinga duna vita diversa, lambizione di unaltra sorte, e sulle labbra dErminio, seduto alla turca sullerba ove sapriva il circolo delle ragazze, teneva un sorriso di vagheggiamento e dassenso. Pi che il sole, che ora scendeva diritto contro di lui, lammirazione stessa pareva abbagliarlo un poco, chiamando sul volto, sopra lalto colletto, linee infantili; cos che somigliava a un fanciullo vestito da uomo e, fanciullescamente sedotto, sognava favole davventure e di peccato.
Come in quellora e in quei luoghi, liberamente mostrandosi e svelati dallerba che laria muoveva, salzavano, si rincorrevano, sunivano in unalacre festevolezza le tacite farfallette, i ronzanti calabroni, le odorose coccinelle, cos pensieri e sogni, speranze e desideri, tessevano fervidi giri dietro limmobile sorriso di lui, e tutti eran mossi da uno spiro trepido e inebriante.
Certo, nella terra, sotto lerba, brulicavano formiconi e vermi; similmente tra i pensieri solleticati si rivoltavano e strisciavano glinsidiosi: ma anchessi eran vita di maggio.
Non dietro i sogni correva intanto Nen, la cagnetta, ma dietro la caccia di tutte quelle piccole ali che brillavano e volteggiavano al di sopra del suo muso. Sfuggivano le grandi farfalle, eludendo lo scatto della sua bocca, e non riusciva a far prigionieri se non i minuscoli insetti, a lei sola visibili, che, dopo il rapido salto, con lento assaporare ingoiava.
Inoltratasi lora, poich una delle ragazze ramment che bisognava avviarsi per la messa, tutte salzarono, scotendosi dalla gonna i fili derba. Brigida, mal rassegnata, cercava con ultimo sguardo tra i trifogli; Erminio, levato da terra il fazzoletto su cui Minna sera seduta, lo ripiegava accuratamente, e Bruna vedeva in quella cura unostentata galanteria. Credendo chErminio, durante la via del ritorno, le si metterebbe al fianco, si propose di mormorargli al momento opportuno una breve terribile frase, di cui sentiva gi nel pensiero il tono perentorio: Voi siete libero, signore!
Ma Erminio non si scost dal lato di Minna, sempre con quel sorriso vacuo sulle labbra che pareva escludere ogni altro animo, se non quello di un felice assenso a ogni atto, cenno o parola di lei. E Bruna, che, dallaltra parte continuava a tener nella sua la mano di Minna, camminava con un cuore un po vago, ove anche lombra della gelosia e del dispetto si faceva onda di sogno.
Voi siete libero, signore! ripeteva ancora tra s, ma la frase mentale era gioiosa come una repulsa per un bene assai pi grande.
E, la fronte un po alzata al cielo, seguiva una leggiera nuvoletta trasvolante, quasi una guida verso lavvenire, mentre dalle sue spalle i nastri delle sue trecce apparivano e sparivano, richiamo, attrazione, sgomento, a due timidi occhi lontani.
Infatti, il giovane Piscopo, che sera deciso a tornare in paese, lungo la strada aveva raggiunto con la vista la compagnia, e per mantenersi a distanza doveva studiare il passo. Sentiva ridere, distingueva perfino le voci, vedeva soprattutto quei due nastri, e pur cercando dindugiare, a ogni svolto tornava a trovarsi dinanzi le persone che aveva lasciato sparire. Poich nel gruppo di tratto in tratto quelle davanti si voltavano per parlare con le altre di dietro, egli temeva desser scorto, e a ogni risata pi rumorosa sospettava che si trattenessero apposta per farlo accostare a loro. Andava, cos, a un lato della via, guardingo e triste come un infelice proscritto.
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CAPITOLO 4.
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Quando furono dinanzi alla piccola chiesa, Minna disse che cos in disordine, per la polvere e la fatica della passeggiata, non voleva entrarci; e che, del resto, doveva lasciar la cagnetta allalbergo. Cera tempo per un salto a Fermatevi qui, prima della messa? Oh, dieci minuti bastavano!
Tu, Bruna, maccompagni?
Anche questa volta Erminio sorrise e si inchin; ma questa volta Bruna, nel sorprenderne lo sguardo diretto soltanto allaltra, nel vederne il capo che sinchinava, porgendo allossequio infedele la bene spartita riga tra i capelli, che parevano dimentichi delle carezze con le quali ella soleva teneramente arruffarli e ravvolgerli intorno alle sue dita, fu invasa da unimprovvisa pena, che a stento nascose nello scappar dietro a Minna. La vaga nuvoletta dellaltro sogno overa pi?
Nella camera di Minna, mentre questa versava lacqua nella catinella e sbracciata si chinava a lavarsi, ella stava appoggiata ai piedi del letto, premendo il seno contro i ferri e perdendosi sempre pi nel dolore che cresceva e soscurava.
Ah, il sole come subito mi coglie! Eccomi gi mezzarrostita. Ti piace il profumo del mio sapone? Puoi usarlo anche tu, cara... Ma che hai? Bruna! Con me? In collera con me?
Ella accennava di no, ma a suo malgrado sentiva salirle agli occhi un irragionevole pianto, e questo gi spuntava in una lacrimetta, che scorreva sul viso scosso, inseguita da una altra e poi da unaltra, pi fitte e rapide.
Cara, che vuol dir questo? Sono stata io? Possibile? Ah, forse indovino! e cingendole la testa, le bisbigli allorecchio:
Per Erminio? Perch mi ha accompagnata... Oh, se avessi potuto immaginare! Ma sii tranquilla...
Ora ella voleva rispondere, vergognosa della sua pena e pi ancora di averla mostrata; ma poich non le riusciva di frenare quelle stupide lacrime, poggi la faccia sul petto scollato di Minna e ve la tenne nascosta, mentre quella continuava a interrogarla con voce amorevole, finch, odorando il profumo lasciato dal sapone, fu presa da una repentina ilarit e pot mutare il pianto in riso aperto.
Ma che pazzerella! Credevo che singhiozzassi. Dunque,  passata?
Ella disse nel riso, con una specie di rabbia:
Oh, di quello l non mimporta proprio nulla!  uno sciocco, un bambino!
Comunque, non penserai che io abbia lidea di sedurlo, no?
Tu non centri e arross, anche perch saccorse che ricambiava il tu. Certo che non puoi curarti di lui, tu! Ma nemmeno io... Si faccia pure riprovare agli esami! Non me ne importa.
Perch?  un grazioso giovane.
S, una lumaca, somiglia a una lumaca!
E risero tutte due, mentre Bruna si asciugava gli occhi col rovescio della mano.
Non cos, cara; ti si vede, sai? Ora taccomodo un visino proprio per bene.
Offrendo immobile e serio il volto, Bruna sent passarvi sopra il piumino di Minna, come una carezza nuova, il dolce e leggiero tocco di un incantesimo che lo rigenerasse; e, con quasi tremebondo piacere, socchiuse le palpebre, quando non il piumino, ma una magica matita le tracci una striscia sotto agli occhi e unaltra pass e ripass, come per ribadire una consacrazione, sulle sue labbra grate.
Mentre Minna si rimetteva la veste e spolverava le sue scarpine, ella rimase dinanzi allo specchio, fissando gli occhi che splendevano, ebbri e felici, lustri anche delle loro recenti lacrime, nellalone che lingrandiva, e poi la bocca, che pareva allora sbocciata, e si staccava ardita nella gioia della sua rinascita. Limmagine tutta veniva a lei come suscitata dalla profondit di un sogno, di cui portasse diffusa la blandizie; e quegli occhi sfavillavano, e quella bocca avvampava, come per affacciarsi impazienti alla vita.
Ti piaci? disse Minna Ma ora via, se non vogliamo far tardi. Chiudo a chiave, perch lascio qui la mia Nen, ch abituata a star buona. Dormi, carina, e non rivoltarmi il letto.
Bruna discese le scale furtivamente, dietro Minna, per non farsi scorger dalla sorella. Eppure non si sentiva in colpa: anche ora che non poteva guardarsi nello specchio, continuava a vedere la sua bocca quale una magica rosa, librata innanzi a lei a precederla e guidarla in un nuovo e benavventurato cammino.
La messa era gi cominciata, e i posti a sedere tutti presi, tranne qualcuno presso allaltare. Dovettero passare, una dietro laltra, tra i due branchi di sedie, fin a quelle davanti. Sebbene andassero a testa china e in punta di piedi (le scarpette di Minna avevano uno scricchiolo ribelle), portarono nella chiesa un po di distrazione, e molte facce si voltarono. Un giovane fu sollecito a offrire a Minna la propria sedia, e si sent il grazie di lei cos forte, che da pi parti sibilanti labbra imposero silenzio.
Divisa dallamica, Bruna and a inginocchiarsi sul gradino, innanzi alla balaustra di marmo che chiudeva in sacro recinto laltare. Altre fanciulle erano in ginocchio, lungo tutto il gradino, ma ella non guard quali fossero, ai due lati, le compagne prossime. Nella blanda luce della chiesa, che a lei allora entrata dal sole pareva scura penombra, pensava che la sua bocca dovesse spiccar come una fiamma, e non osava girare il viso verso limmagine della Madonna, che non distaccava il sorridente sguardo dal suo piccolo figlio.
Non ascoltava la messa, non sentiva nemmeno la voce del prete, ma, unico senso della chiesa, anchesso vago, lodor dei fiori di maggio. Era forse la sua bocca che odorava cos?
Il tuo nastro, Bruna.., il tuo nastro...
A quel bisbiglio che le svelava Agata a uno dei suoi fianchi, si tocc prima sbadatamente le trecce, poi rivenne al ricordo, e trasse fuori dal breve scollo il sottile nastro azzurro, col medaglione delle figlie di Maria, che, come le altre fanciulle, fuori della chiesa portava sempre cinto, ma nascosto. Movendosi, urt allaltro lato un braccio, che si ritir adagio, quasi a volersi scusare.
Quella, che lei fin allora non aveva vista e che pure sfiorava col gomito, era Silvia, la nipote di Rosalinda, in ginocchio dal principio della messa, senza il pi piccolo moto e quasi senza respiro. La vestina scura con le maniche lunghe, che le faceva risaltar ancor pi il pallore del volto, la serrava come in una costrizione severa, una legge di rinunzia e di rassegnazione, della quale i grandi occhi parevano spauritamente dolersi.
Bruna non pot gettarle che una rapida occhiata, poich il campanello del servente impose a tutti di chinar la fronte; pure quella vicinanza era tanto stretta, chella, una volta accortasene, doveva studiare per non farla diventar contatto, e aveva uno strano ritegno, simile al timore di turbare o ferire una fragilit sofferente, col pi piccolo muovere della sua persona sempre un po stimolata.
Rimasero vicine e in ginocchio, anche quando fin la messa e sul pulpito, a un lato dellaltare, sal un giovane prete. Dal suo posto Bruna poteva vederlo bene, alzando e un po voltando il viso. Era uno nuovo, forse venuto proprio per la celebrazione del mese di maggio; alto, esile, coi i capelli tra il biondo e il rosso, gli occhi dolci, su cui si passava la mano quasi femminea, e la voce blandamente sonora.
Odoravano i fiori, tepeva laria, il giovane prete parlava di Maria, regina delle fanciulle, sorella delle fanciulle... Bruna, volgendosi a lui, del quale di tratto in tratto incontrava lo sguardo, per unimprovvisa idea lo trasformava in Astolfo.
Questo mese gentile egli diceva vuole un rito gentile di devozione e damore...
E Bruna consentiva, lietamente, senza alcun sospetto di peccato.
Date, o fanciulle, i vostri fiori...
Dovunque, nella chiesa, erano fanciulle in chiare vesti, con chiari volti; e dovunque fiori. Egli invitava lei e tutte le altre, tutte felici dobbedire; ella era la pi felice, perch poteva porgere in offerta la rosa delle sue labbra, lanciarla, farla volare e tornare a s in un aereo giro. Oppure, dal loro alone, come due stelle, potevano alzarsi e tremolare i suoi occhi. Questo, se egli voleva, per il rito gentile del mese gentile. Ma appena si fosse avvolto nella mantellina azzurra e levato fieramente qual era nel ritratto.
Venne il ragazzo scaccino, scotendo la cassetta delle pie mercedi, e Bruna gett la sua moneta come un s giocondo.
Silvia al suo fianco, toccandola col tremito del braccio, ascoltava e invocava dal suo segreto cuore:
Tu, Maria, santa tra le sante, per le tue gioie siimi clemente, pei tuoi dolori siimi pietosa. Come figlia ti supplico, come sorella, sebbene indegna, mi confido a te...
Ma Bruna non vedeva quelle pallide labbra, che accennavano appena la preghiera, e ignorava che anche su quelle, come ora sulle sue, una stessa rosa di sogno, in una breve stagione era fiorita e sera subito sfogliata.
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CAPITOLO 5.
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Io fui, una volta, una giovane e diritta pianta, che salutava ogni alba con la cima sempre pi felicemente eretta, oggi sono un albero contorto e corroso che va perdendo le sue ultime foglie e fa paura agli uccelli.
Un po per occupar lora dozio, un po per linvito della penna che posava sul calamaio di vetro un pennino luccicante, Scandibbio sera seduto al tavolino, e trovato nel cassetto un piccolo quaderno da scuola sera messo a scrivere senza unidea precisa.
Dopo il primo periodo, si sperse nei pensieri che voleva raccogliere, e proprio come uno scolaro che debba fare un compito, cominci a tracciare, sui margini della carta, disegni di bizzarra vaghezza.
Seduto dinanzi alla finestra aperta, aveva sulla faccia recline la fervida luce del giorno; gli aranci e un grosso ciliegio, che dallorto di fronte gli avevano di tratto in tratto richiamato gli sguardi, e suggerito con fresca voce una vecchia similitudine, stormivano, pi che al suo orecchio, nella sua mente, e insieme col cinguettar continuo degli uccelli univano il loro coro ad una pi alta, pi gaia, pi amorosa canzone.
Pos la penna, in ascolto; e prese ad accompagnar con la mano, battendola sullorlo del tavolino, il vivace tempo di quel canto, fin che, arrestandosi questo e mutandosi in una risata, anchegli sarrest o sorrise.
Bruna! Ricomincer?
Non ricominciava: dalla strada saliva un frequente rumor di salti, che picchiavano con la cadenza dun allegro martelletto.
La piccola Cesira!
Ogni nome gli rievocava la figura; cos prima Bruna, appoggiando le mani al tavolino, e ora fissando ora volgendo le brillanti, argute pupille nel dondolo del visino acceso, sera chinata a lanciargli le strofe della canzone; poi la piccola Cesira, gli occhietti allin su, le labbruzze serrate, la vesticciuola ondante sulle ingenue ginocchia giunte, saltellava leggiera per la stanza nei rapidi giri della sua corda.
Oh, graziose immagini, non fuggite da me? Non  vero, dunque, chio vecchio e strambo albero faccio paura ai cari uccellini?
E tornando a guardar la pagina, ove il breve periodo, appena scritto, era rimasto fino allora obliato, assente ai pensieri di lui come unepigrafe agli occhi svagati dun bimbo, lentamente la strapp.
Poi saffacci alla finestra e gett allaria i minuti pezzi della carta lacerata, che sfarfallando intorno a Cesira linvitavano qual nuovo giuoco a inseguirli.
Quanto benevola, questa dolce aria di Belmonte, che diffondeva dovunque una levit di scherzo, e, come le foglie degli aranci e ora quei pezzettini di carta, ventilava i pensieri di lui; come le ombre per il paese, ne faceva leggiere e mobili anche le malinconie!
Carezzevole e fina, si spargeva sul volto, tentava le labbra al sorriso, sinsinuava in sottil mulinello nel cuore. Anche il vecchio Cosimo...
La sera prima, egli aveva assistito a un dispettoso litigio, tra lui e Rosalinda; Cosimo sera ritirato in camera sbattendo la porta.
Questa mattina presto, nelluscir sul corridoio, li aveva sorpresi a parlare in cos buono accordo, che gli avevan fatto venire una esilarante idea. Come la notte li aveva riappacificati? E rise, di nuovo, ripensando che al suo apparire avevano taciuto dun tratto e serano accusati, dallimpaccio, quali due amanti dopo il primo fallo. Oh, miracolo di Belmonte! Ma poteva anche esser che alla pace li avesse disposti un sogno.
Qui, in questo alberghetto, i sogni sono cortesi. Che ho sognato io, stanotte? Ero su dun grande palcoscenico, in un grande teatro, anzi una specie di circo, ove il pubblico sedeva allombra di ciliegi piantati come pilastri e carichi di frutta. Recitavo; e le parole muscivan di bocca diventando farfalle multicolori, che si sparpagliavano intorno. Una fanciulla, accesa dallentusiasmo, s alzata in piedi a gridare: Applaudite! Applaudite! Vedete ch giovane! S ho risposto io sono ancora giovane; ho trentanove anni... E trentanove gaie farfalle mi hanno circondato in volo la fronte, mentre tutto il pubblico acclamava. Forse davvero a trentanove anni ci si pu sentir giovani ancora!
E il ricordo del suo male, subito affacciatosi, fu subito respinto.
Da due giorni non aveva pi al collo la sciarpa di lana: sera sciolto lui quel nodo o a poco a poco laria di maggio glie lo aveva allentato e fatto cadere, liberando una speranza chesso soffocava?
Sapeva di non poter guarire, eppure i suoi pensieri, che fin allora sadombravano sempre di malinconica rassegnazione e a ogni tentativo di levarsi verso lavvenire ricadevano sotto il peso duna triste parola, ora gli sfuggivano a volo, sebbene un po incerti ove tendere.
Innanzi che la guerra lo avesse reso invalido, davvero aveva conosciuto gli applausi di grandi pubblici e dalle prime vittorie laugurio di altre maggiori. Poi, con modesta rinunzia dopo gli anni della guerra e del ritiro presso sua madre, aveva costretto la sua arte in quellumile compagnia, girovaga per piccoli teatri.
Non tutto il sogno della notte era evaporato al mattino; mentre stava alla finestra, nella mente gliene splendeva una traccia, quale rugiada al sole.
Ma comegli volle interpetrarla in desiderii e speranze, si sent scosso da un vago dissidio di aspirazioni, e la traccia di rugiada cadde svanendo.
Dopo un momento di tregua, quasi di vuoto, riempito solo dallo stormir degli alberi, i suoi pensieri toccaron la terra e non duna via lontana, ma delle stradicciuole di Belmonte, dietro i ricordi della passeggiata che aveva fatta al vespro del giorno innanzi.
Il passo lento, un po ozioso, della memoria ora gli dava pi piacere della passeggiata stessa. Quante casette a pianterreno, che dai vetri mostravano il domestico interno, e ove le persone, negli atti e laria della loro fidata intimit, eran cos prossime e cos lontane a chi guardava dalla via!
Era passato dinanzi a quella dOrsola, la moglie di Giovanni. I telai giravano ancora, una bimba scherzava col gatto, e Orsola, un po pigra nel suo lavoro, forse pensava allaltro figliuolo che nascondeva ancora nel grembo. Certo, le stava anche nel pensiero laffliggente cura della cambiale, di cui il marito non pareva darsi troppa pena. Un buon giovane, Giovanni, ma visionario nei suoi disegni di far fortuna! A Fermatevi qui gli aveva parlato a dir poco dieci volte dellidea dimpiantare in paese una fabbrica di mattoni, e con grande sicurezza di riuscita, sebbene non avesse un soldo per cominciare.
In fondo alla strada, era stato attratto da una botteguccia, alla cui soglia stava seduto a cucire un uomo mingherlino, con pochi capelli alzati nel mezzo del capo quasi calvo e unaria di celia nel viso, che faceva dondolare, con un filo di cotone in bocca, sul panno che teneva in grembo, come se si ripassasse tra s una storia sollazzevole. Questo, a vederlo, gli aveva ammiccato: Maestro Gregorio ci perde gli occhi, ma non la pazienza e si capiva che maestro Gregorio era lui.
Che dobbiamo fare? Tiriamo a vivere, allinsegna del vero chic.
E sempre col filo di cotone tra le labbra, sera messo a fischiettare un verso cui di solito sammaestrano i merli.
Allora a lui era venuto dimprovviso il desiderio di farsi fare un abito da quel piccolo sarto, in quella piccola bottega, ove dalla via sintravedevano tre grucce con tre giacche dalle maniche spioventi, che ballonzavano un poco da una funicella tesa in fondo tra una parete e laltra; e subito aveva obbedito a quel desiderio, che teneva di un capriccio felice, come se avesse portato a passeggio un cuore bambino. Ecco maestro Gregorio levarsi di colpo, quasi schizzar nella bottega, spingere gi dal banco il gatto che vi dormiva, svolgere i rotoli delle stoffe.
Vogliamo fare un abito estivo, un abito giovanile, signore...
E affaccendandosi per le misure intorno allalta persona di Scandibbio:
S, i forestieri ci onorano spesso, mentre quei di Belmonte corrono a Fontanabianca, ove c un monsieur che li gabba alla francese. Ma i nostri abiti sono schietti e senza intrugli, come i vini paesani.
Ancora Scandibbio si rallegrava di aver avuto quel capriccio. Aveva detto al sarto di non affrettarsi troppo, e pur aspettava prossimo il giorno della consegna. Forse nella recita del sogno gi sera vestito dellabito leggiero e giovanile che gli aveva promesso il buon uomo dal viso di celia...
Cos condotto dalla triste immagine del vecchio albero al pensiero quasi scherzoso di una nuova scorza, per la grazia di quella dolce aria non ud subito Rosalinda che chiamava dalluscio, fin che non entr in camera e gli tocc una spalla.
Una lettera dAstolfo! Per voi! Eh, Scandibbio, non avete capito? e gli tendeva la lettera, dalla busta gi aperta.
Scandibbio spieg il foglietto, fissandovi gli occhi abbagliati ancora dal sole.
 a voi che scrive mio figlio, non a me! Ma leggete forte, vi prego...
La conoscete gi disse lui, bonario Lavete aperta...
Scusatemi; quando vedo il carattere di mio figlio non so resistere. Vi assicuro, per, che vi ho gettata appena uno sguardo, per cercar se ci fosse il mio nome nei saluti.
Ora Scandibbio scorreva la lettera con unattenzione che a mano a mano accentuava il fastidio. Alla fine, ripiegato il foglietto e rimessolo nella busta, spian di nuovo la faccia.
Ebbene?
Le solite cose, Rosalinda. Tra una settimana o poco pi lo vedrete qui.
Sia lodato il Signore! Ma, caro Scandibbio, permettetemi, non mi par che vi giovi storcere il muso alle idee di Astolfo e poi mettervele in tasca come fossero sciocchezze. Una buona volta bisogner prenderle in esame e discuterle sul serio.
Le prenderemo in esame, se cos vi piace; ora, per,  tempo di vacanze.
Egli, intanto, non  in vacanza, egli va in giro per noi. E, daltronde, non staremo sempre qui. Un mese fa presto a passare. Ah, Cosimo, entrate, entrate pure. Diteglielo anche voi, che tenete la cassa.
Di che si tratta? domand Cosimo, guardandosi coi miopi occhietti le unghie, come era solito quando lo tiravano in una questione incresciosa.
Rosalinda si stizz.
Lo sapete bene, ne abbiamo discorso or ora, e voi eravate daccordo con me.
Calmatevi, Rosalinda disse allora Scandibbio Forse davvero vostro figlio non ha torto. Del resto anchio ho in animo qualche mutamento per il prossimo avvenire. Rinnoveremo compagnia e programmi, tenteremo una migliore fortuna. Ma lasciamo passare questo mese! Nessuno di noi, credo, si trova male a Fermatevi qui.
Se non fosse per le zanzare rispose Cosimo e, peggio, per quellinsopportabile smania di canzoni che ha lultima figlia del locandiere!
Povera ragazza!  la stagione sua.
E con un allusivo sorrisetto Scandibbio, aggiunse:
Credevo che stamattina vi foste svegliato pi pio verso la giovent.
Stamattina? Perch proprio stamattina! borbott Cosimo, guardando preoccupato Rosalinda.
Ma questa, come se non avesse sentito, continu nella sua prima querimonia.
Cos non si va avanti, cos buttiamo via la fatica e il decoro, s, anche il decoro, perch ci siamo ridotti peggio degli zingari.
Ella sera appoggiata a una sponda del letto di Scandibbio e, in fine, vi sera seduta sopra.
Per il gusto di contrariare Astolfo abbiam fatto il danno di tutti.  stupido, lui, se non ci pianta, lui ch destinato a uno splendido avvenire e non deve lasciarsi strangolar la fortuna!
Minna, che passava per il corridoio, si affacci sulla soglia.
Venite le disse Scandibbio Rosalinda suona a parlamento. Ma io, scusatemi, ho un impegno con il locandiere... per una partita di bocce. Voi mi accompagnate, Cosimo? e se lo tir dietro per la manica.
Rosalinda ora si sfogava con Minna, senza levarsi dal letto e gettando attorno occhiate ostili alle cose di Scandibbio assente.
Bisogna pure, qualche volta, cantargli i suoi torti. Egli ha la sua pensione dinvalido e il conto gli torna. Io, invece, sono gi costretta a lesinar sulle spese necessarie. Sai che bella scoperta feci ieri! Tutte le calze bucate! Mi toccher perder la pazienza coi rammendi. Silvia non  pi buona nemmeno a questo!
Dov Silvia! Perch non  scesa a mangiare!
Al solito, il suo mal di capo! Finga o no, quella ragazza  un castigo che mi ha gettato addosso Nostro Signore! Vuoi andar da lei? Ebbene, va; ma che ne ricavi? Ella  cos sgarbata!
E sospirando, dopo un ultimo sguardo in giro per la stanza, usc dietro Minna, senza seguirla, per, alla camera di Silvia, ove quella and a battere.
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CAPITOLO 6.
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Si pu, o disturbo?
Come dal di dentro le rispose una voce fioca, Minna entr quasi in punta di piedi. La camera era in mezza oscurit, con le imposte della finestra socchiuse. Appena sintravedeva, sul letto, Silvia distesa su dun fianco, che nascondeva la testa tra i guanciali e premeva un braccio piegato sul guanciale di sopra.
Povera figliuola! bisbigli Minna, curvandosi sul capezzale e solleticandola col fiato. Oh, poverella!
Poich laltra non si mosse, ella si butt con tutto il busto sul letto.
No, sta ferma, Minna si lament Silvia tra piccole risa, e, scostato un guanciale, si volt alla supina.
Non ti senti meglio?
S, meglio. Apri un poco la finestra.
Allimprovviso irrompere della luce si scherm gli occhi col dorso delle mani, sollevandosi a sedere in mezzo al letto e distendendo lesili gambe fuori della vesticciuola chiusa come una tonaca. Sulla guancia la pressione del guanciale le aveva lasciato una chiazza rossa in contrasto col pallor delle labbra; la pettinatura le cascava allindietro, mezza disfatta; e sotto quel volume di capelli che si sbandava in tremule masse, reclinava il volto delicato e piegava le spalle minute, quasi di bimba, con una sbigottita sofferenza.
Dov il male? le domand Minna sfiorandole col dito teso la fronte Qui?
Qui, e per tutto il capo.
Ora ti pettino io, e ti sentirai bene. Andiamo, vieni gi.
Poich ella cercava liberarsi dal braccio con cui Minna laveva cinta e lattirava, questa rise:
Oh, che ragazza superba! Non si vuol far nemmeno toccare. Scendi, dunque, dal letto, e ti pettiner come unimperatrice.
Silvia allora si lasci docilmente condurre a sedere innanzi allo specchio; a una a una laltra le tolse le forcine dai capelli, che le caddero sciolti sulle spalle e la faccia. Quasi che davvero anche il suo mal di capo si sciogliesse, un sospiro di sollievo le gonfi il seno e le sfugg tra i mossi fili spioventi.
Zia Rosalinda ha gridato contro di me, a tavola, non  vero? balbett dolente nella voce e nellatto del viso, come se nel pensar quelle grida se ne sentisse percuoter la mente fragile.
Minna, che, impugnando i capelli, stringeva il pettine tra le labbra, neg dinanzi allo specchio, con un segno della testa; poi, senza che Silvia aggiungesse altro, si liber la bocca e disse:
No, ella non ha fatto che parlar dAstolfo. Or ora  arrivata una lettera di lui; pare che tra poco sar qui.
Tacque, si finse tuttattenta allopera del pettine, e in un tono che voleva esser leggiero, quasi sbadato, riprese:
Un po vanesio, Astolfo, ma di buon cuore. Puoi esser certa che non ti far una cattiva azione.
Dopo un attimo di sospeso ascoltare, Silvia impallid spaventosamente e si pieg, quasi tramortita, sul marmo della toilette, poi il sangue le torn alla faccia in una tumultuosa ondata, di cui Minna, che proprio allora le spartiva in due fasci la pettinatura, sent sotto le dita la febbre e vide il rossore fin sullignuda nuca.
Silvia affannava di terrore e vergogna, eppure, nel cuore folle dangoscia, invocava la grazia che Minna nulla avesse scoperto; altrimenti, se quella davvero conosceva il suo inconfessabile segreto, voleva morire allistante, in quella specie di deliquio. Alla fine, tra mezzo allo strepito dei suoi pensieri e del suo sangue, le arriv come da lontano la voce dellaltra:
Tanto soffri, poveretta?  anche il digiuno, sa; dovresti prendere qualche piccola cosa...
Laffannoso respiro le scem. Ella sattaccava alla speranza che quelle parole fossero state dette a caso. Ma, scomparso il rossore, rest di nuovo pallidissima, con le palpebre abbassate per paura dincontrare nello specchio la propria immagine e quella di Minna, che, ora in silenzio, continuava a pettinarla. Si sent bruciar gli occhi, e nonostante che disperatamente li serrasse, rapide lacrime scorrer per le gote fin sulle labbra tremebonde.
Che mal di capo! gem, e tent fermar la mano di Minna che metteva a posto le ultime forcine.
Ancora un momento, abbiamo finito.
Si rassegn allora, senza riuscire a frenar quel lacrimare sempre pi fitto, ad attender la fine della pettinatura. Ma allinvito, che Minna le fece, di scender gi nella sala della locanda, resist con ripetuti dinieghi, ricusando anche che le fosse portato un po di cibo in camera. Quando laltra usc, richiuse la porta, torn dinanzi allo specchio, e dopo essersi mestamente contemplata, si strapp le forcine dai capelli e li disciolse di nuovo. Poi si butt sul letto, ancora avvallato e caldo del suo corpo, e, ricacciata la testa tra i guanciali, rimase a gemere con piccoli sussulti di tutta la persona.
Aveva dimenticato aperta la finestra; n ora trovava la forza di levarsi, cos che pur nascondendo il volto sentiva per maggior tormento la luce del giorno, mentre le arrivavano dalla via voci e rumori spietati.
Ma a poco a poco si estenu del suo stesso patire e non cont pi le trafitte del capo, che si andavano smorzando come i palpiti dellora pomeridiana. Laria incominciava a farsi bruna, a blandir quelle voci, risa di bimbi o belati di caprette, che portava in camera anchesse soavi dombreggiata frescura.
Il viso di lei riaffior dai guanciali, al conforto del vespro; dallestenuazione raffior la coscienza, cullandosi sospesa per un po tra lessere e il non essere, come sulla soglia aerea che il giorno e la sera lambivano.
Quasi presagio delle campane le venne il pio pensiero della Madonna, che passa la sua misericordiosa carezza su tutte le pene, e ne rivide limmagine gentile qual era nella chiesetta di Belmonte.
Subito dopo, un tenero desiderio, uninnocente vaghezza la tent e la fece levare.
Silvia, infatti, delle sue scarse gioie infantili non aveva perduto in quella giovent cos costretta e pallida, ma pur tanto vicina agli anni dei trastulli, un piacere che sera, per, anchesso velato di mestizia e segreto, non dissimile dal conforto che pu trovarsi in un lacrimare solitario: amava ancora, cio, intrattenersi con una antica bambola, rivolgendosi a lei tra la confidenza damica e la tenerezza di madre, e vagheggiando su quellattonito volto di porcellana, cui talora accostava le labbra, indefinibili speranze e rimpianti. Questo malinconico vezzo, delicato e intimo come una memoria della prima et, era stato scoperto dalla zia, alla quale era parso un segno di mente fiacca o svanita, ed ella, nel timore che le fosse tolta, badava a tener la bambola bene nascosta, e non metterla fuori se non quando fosse al sicuro dogni sorpresa.
Ora, prima di andare a levarla dalla cassa ove stava ravvolta tra panni, dette un giro di chiave alluscio, poi la prese e saccomod di nuovo sul letto con quella tra le braccia.
Lora dolce della sera, inoltrandosi, la persuase pian piano al sonno; ella le cedette con un cuore strano, ove le parole di Minna avevan lasciato, dopo il tumulto del terrore e la vergogna, un piccolo germe di speranza, che, pur col ricordo della sventurata sua colpa, si andava svolgendo tra affetti casti e ingenui.
Come se fosse insieme bambina e madre, bisognosa di compagnia e sollecita di proteggere, in quellamplesso con la bambola suggell lanima in pace; venne un sogno, e dal sogno le fior su tutto il volto un mite sorriso.
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CAPITOLO 7.
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La partita alle bocce nellorto di Fermatevi qui aveva radunato cinque giocatori, cio oltre Scandibbio, Cosimo e Paolo il locandiere, anche lo studente Erminio e Giovanni. Scandibbio si dava liberamente al piacere di un giuoco un po folle, in cui non metteva impegno di vincita, compiacendosi dei tiri pi sbalestrati; e tra una corsa e laltra dietro la boccia, ascoltava Giovanni chera molto acceso a parlargli della fabbrica da impiantare.
A Belmonte ogni cosa finisce in risata, e perci non si combina mai nulla. Eppure dovremmo imparar dagli altri paesi, ove gli uomini diniziativa trovano sempre aiuti e favori.
Sebbene nessuno lo contraddicesse, di tratto in tratto interrompeva lentusiastica esposizione dei suoi disegni con la foga sdegnata di chi voglia confondere avversari in mala fede; e sacquetava poi, volgendosi in particolare a Scandibbio, come certo di vederlo consentire, solo lui giudizioso e leale.
Aveva nel portafogli, proprio sul petto, lavviso di protesto che il giovane Piscopo gli aveva consegnato qualche giorno prima, mitigando a voce, per timore di spaventarlo troppo, la minaccia del notaio; ma quella carta, che nelle donne di casa sua, e specie nella povera Orsola, aveva messo unangosciata preoccupazione, glinfondeva invece nel cuore pi fervido fuoco di febbre per il suo vaneggiante sogno di ricchezza.
Distratto dal suo parlare, non obbediva subito al turno del gioco, e i compagni dovevano richiamarlo; oppure dimenticava i suoi punti, e se ne attribuiva di pi, mal persuaso, poi, che Paolo, pronto alla rettifica, avesse ragione.
Cosimo sera disposto al gioco con un interesse appena tepido, che a mano a mano il ricordo daltre partite aveva riscaldato. Ora cominciava a piccarsi della boriosa prepotenza dErminio, che, lanciando sempre la boccia contro quella di lui, gliela scozzava con tanta furia da mandargliela a unumiliante distanza. Perci rivolgeva sguardi corrucciati al giovine dal fatuo sorrisetto, e anche a Paolo il locandiere, come a chiedergli un doveroso intervento. Ma Paolo, grasso e un po ansante, correva dietro la sua boccia, vi si chinava sopra a vagheggiarla, con le mani sui ginocchi, e retrocedeva nello stesso atteggiamento, appena gli altri tiravano. Egoista e compito, lasciava il passo alle bocce altrui con eguale deferenza, e pareva vincer solo per volont della sorte.
Alla fine, Cosimo, dopo un pi sfrontato oltraggio della palla dErminio alla sua, piant in asso il gioco.
Mi stanca troppo, non  possibile e aggiunse nel pensiero: Ragazzaccio! In altri tempi tavrei fatto volar sulla punta della mia scarpa!
Nella sala della locanda trov Mametta seduta a cucire. Lattenzione, che una leggiera miopia le accentuava negli occhi e in tutto il volto chino, satteggiava leggiadramente a vezzo, quale la seriet applicata dei bimbi.
Che faccina cheta! pens Cosimo, fermo a guardarla qualche passo lontano Fidatevi di queste belmontesi! Almeno la sorella si sfoga con le canzoni...
E mosso dalla sua dispettosa invidia per la giovent, tentennava il capo.
Mametta che se ne accorse lo fiss col filo teso in aria e il ditale al dito spiegato.
 domenica. Lavorate di domenica. Non credete di peccare?
No, rispose sorridendo non credo.
Ma la Chiesa non la pensa come voi.
Io non lavoro... e stava per aggiungere preparo il mio corredo ma abbassando la dolce voce, disse invece:
Io fo una cosa che mi d il piacere della festa. Il lavoro  quello dogni giorno, e la domenica appunto non  permesso, sebbene, qui, alla locanda, non lo possiamo sospender del tutto. Questo per me  uno svago, anche pi che non lo sia per mio padre e quei giovani il giuoco delle bocce.
E nel tacere arross lievemente della sua lunga risposta.
Cosimo rest un momento a riflettere.
Insomma, voi credete che questo, perch non v abituale e vi piace, non si possa considerar lavoro.  una buona scusa. E lavete trovata da sola, o ve lha suggerita qualcuno?
Se sbaglio, il Signore mi perdoner.
Quasi a schivare altre domande, raddoppi lattenzione del cucire.
Da pi di quattro anni ogni domenica saggiungeva con nuovi fili alla trama di quel corredo, e tutte erano assidue e fiduciose, tutte, nellattesa dellultima che doveva compier lopera, non mai impazienti o stanche, sebbene a volte il cuore di Mametta le contasse con un segreto sospirare.
Nemmeno adesso che il fidanzato era lontano, incerta la durata del loro distacco e il giorno delle nozze pi che mai avvolto nelloscurit del futuro, nemmeno adesso ella sinfiacchiva in quella cura ben augurante. Poteva crederla, come aveva detto, uno svago, senza sconoscer limpegno che vi metteva lamor suo, perch, mentre le dita guidavano esatte le sollecite gugliate, lanima si svagava nelle liete immagini delle speranze o nella tenera ingenua fede, che quella sollecitudine propiziasse il destino, e sulla bianca trama simbiancava anchessa di festa.
Ma ora che quel vecchio era l, avvertiva uno strano disagio: poich lo vide sporgersi a osservare con curiosa fissit ci che stava cucendo, quasi ebbe vergogna daver tra le mani un leggiero taglio di camicia, e garbatamente glielo ritrasse da sotto agli occhi, raccogliendolo tutto nel grembo.
Cosimo non si mosse; il disagio di Mametta cresceva, ma per fortuna entr Scandibbio.
Come mai Fermatevi qui  deserta, proprio oggi ch domenica?
Tra poco, signore, vedr pi gente del solito. Le ragazze sono andate a sentir la banda di Fontanabianca che suona davanti al Municipio. Anche la signora Rosalinda.
Egli le aveva sorriso come faceva a ogni rivederla, con quel carezzante sguardo che Mametta incontrava assai spesso, senza esserne intimidita o turbata. Sebbene ancora lo chiamasse tra s il forestiero, sentiva per lui una spontanea, fidata domestichezza, che, non osando scoprirsi nel linguaggio, le addolciva ogni parola o atto dellusuale cortesia.
Ora che sedutole accanto saffacciava su lei come una protezione, ella poteva esser pi cortese anche col vecchio, e fare a questo la domanda che pensava da tempo.
Lei, signore, non ha figliuoli
Figliuoli? Io? Che vi salta in mente? Ma per carit!
Sbalordita da tanto sgarbo si volse a Scandibbio che le pareva susurrasse qualche cosa. Ma egli non parlava se non mutamente coi grigi occhi benevoli, per difenderla dal malumore del vecchio o chiedergliene perdono.
Dalla via entrava gente: ella subito sappunt lago sul petto, e raccogliendo il lavoro salz.
Fermatevi qui fu in breve piena dun chiasso festoso. Le ragazze irruppero tuttinsieme, traboccanti ancora delle vaghe, ma gonfie ondate dentusiasmo che aveva versate nel loro cuore la banda pubblica. Rosalinda, dallessersi mescolata alla giovent, ribolliva anche lei lietamente, sebbene tra mezzo al sudore e allaffanno. Quelli che fin allora avevano continuato a giuocar nellorto smisero la partita. Erminio saccost a Bruna, e pian piano, quasi senza accorgersene, si trov presso a Minna. Giovanni e Ortensia, che avevan cominciato a distanza uno scambio di motti, poich non riuscivano a intendersi in mezzo a quel chiasso, sappartarono un poco: la languida Ortensia, appoggiata col dorso alla parete, lanciava le sue risate a singhiozzi in faccia al sorrisetto fisso di lui. Cos non savvidero dellentrata di Orsola, che portava per mano Ninuccia, e a cui tutti furon pronti a offrire una sedia.
Buon giorno. C mio marito qui?
E a Brigida che ripeteva il saluto:
Scusami, se non tavevo vista. Ho mille pensieri pel capo. Dov Giovanni?
Eh, non sentite? lo avvis Ortensia C vostra moglie. Non vorrei che singelosisse di me.
Giovanni corse, e con la sua aria di buon fanciullo plac subito la povera Orsola, che non sapeva conservargli il broncio o il rimprovero.
Sei stato dal notaio? Ti ha fatto qualche promessa?
Sempre la penosa storia della cambiale!
A un tratto Cesira si mise a gridare: Uh, Antonio! Antonio!
Mametta, che conversava con Rosalinda, sinterruppe, senza per levar la testa.
Antonio, scoperto da quel grido mentre esitava sulla soglia, si turb e si cacci dentro alla stordita, cercando appena di nascondere sotto i sorrisi e i colpettini di tosse la sua gran confusione per la meraviglia di tutti, che glimpediva di dare a quel ritorno ingiustificabile lapparenza di un caso ordinario.
Alle domande generali, sollev in alto, col braccio teso, un cartoccio che aveva in mano: Le ciambelle! Le ciambelle di SantOnofrio! , e mostrando di volgersi alle ragazze, spiava con la coda dellocchio Mametta, la quale, ahi! gli pareva assai corrucciata.
Cesira gli si appese subito al braccio, le altre ragazze gli si strinsero attorno; trov cos un gran da fare nellaprire il cartoccio e difender le ciambelle dalla rapina. Era rosso e sudato, dopo cinque ore di treno e due di cammino a piedi per la via maestra, sbattuto nella persona e pi nellanima, per la paura daver addolorato Mametta, eppure stravagantemente felice. A chi non gliele portava via, offriva egli stesso con un sorriso le piccole e tonde ciambelle di SantOnofrio, cosparse di zucchero candito, n dimenticava i forestieri, nemmeno Scandibbio, col quale anzi era assai gentile nellofferta ripetuta, come se col piccolo dono volesse chiedergli scusa daverlo fin allora quasi odiato.
Quella che nei suoi pensieri stava prima e regina egli la lasci ultima nel turno; n osava di susurrarle nulla e nemmeno di guardarla bene, mentre, nellatto del porgere, la mano gli tremava un poco.
S, davvero quel suo ritorno fuori di tempo era una stravaganza: aveva piantato in asso un affare importante, e domani doveva necessariamente ripartire, con perdita di denaro per il nuovo biglietto; ma tutto questo, poi, che cosa significava se non amore?
Mametta!
E come lei, voltandosi a quellaffettuosa implorazione, stava per parlargli, la ferm con un cenno.
Perdonami, Mametta. Io ero partito proprio contro cuore, e nel viaggio dandata guardavo con gran sospiro ogni treno che correva al contrario. Che rabbia mi facevano quelle facce oziose ai finestrini! Sai come scappa diritto a casa Ninuccia, quando riesce a sfuggire a chi lha strappata in pianto dalla mamma e vuol trascinarla a scuola per forza? Cos il mio cuore  scappato, ed io appresso.
E la saggia ma innamorata Mametta non seppe rispondergli se non con un sorriso commosso.
Poi, tutte due obliosi nel loro amore che li teneva con le spalle alla gente, sulla soglia dellorto, stettero un po a girar gli occhi vaghi tra quei vialetti ove la sera entrava come una domestica dolcezza.
Scandibbio dal suo posto li guardava benevolmente, fino a che li vide voltarsi e, venendo innanzi, dividersi: stacc allora lo sguardo da Mametta, cerc Bruna, la scorse tra le ragazze, che, con la mano aperta sotto le labbra, faceva scherzosa mostra di non voler perdere la pi piccola briciola delle ciambelle, e allimprovviso si ritrov nellanimo il ricordo della fanciulla da lui sognata la notte prima.
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CAPITOLO 8.
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La cassa col vestiario di Minna arriv a Fermatevi qui su quello stesso carro che una settimana prima aveva portato la compagnia, e ascese in trionfo alla stanza della proprietaria sulla testa di Giovanni, che sergeva lieta sottessa, quasi la sentisse aerata dai racchiusi veli, crespi, merletti e altri vaporosi nimbi della grazia femminile.
A vederla e riceverla Minna sillumin dorgoglio. Oramai aveva ai suoi cenni gli amabili genietti della seduzione, che, ancora imprigionati, gi la recingevano in idea.
Sulluscio Bruna offriva i suoi servigi e sospirava un invito.
Entra, cara, se vuoi; ma chiudi. Che hai fatto? Hai chiuso a chiave? Meglio cos. Purch non me labbiano troppo sbattuta, questa mia povera roba!
Dalla cassa scoperchiata tornavano alla luce e rinascevano ai vari colori, nelle varie fogge, in un pezzo solo o in pi pezzi tra loro confusi, gli abbigliamenti con cui Minna si trasfigurava sulle scene; ella ne andava accarezzando la stoffa, spianando le pieghe, ravvivando i ricami, districando i nastri, e per accrescer la meraviglia di Bruna, al seducente frusco di quelle magiche spoglie mescolava un bisbigliar di nomi, che in ciascuna desse risvegliava lanimo dun personaggio.
Bruna, che nelle bottegucce di Belmonte era sempre accorta a sventare i maliziosi inganni dei merciai, ora negli occhi abbagliati non aveva alcun sospetto del falso: tutto luccicava di seta, tutto susurrava una vellicante lusinga, e i suoi sensi, come il suo cuore, volevano sognare.
Di che mai Minna le diceva grazie? Era lei felice di accogliere cos preziosa roba tra le sue mani, di deporla accuratamente sul letto, o, pi ancora, di tenerla ripiegata sul braccio. E assai volentieri avrebbe aiutata lamica a vestirsene; anzi la pregava, che consentisse a farsi vedere in quegli abiti un momento solo, ora che tutte due erano chiuse nel segreto della camera.
Unaltra volta, quando sar meno spettinata!
Se mi vuoi bene, Minna, ora...
Laltra la guard, ebbe unidea: subito le sciolse il grembiale e cominci a sbottonarle il giubbetto.
Tra il piacere e la confusione, Bruna si mise a balbettare: Ma perch? Ma che fai? e ridendo si schermiva un poco, senza opporsi davvero.
Quel modesto, pudico giubbettino, che in un garbo quasi fanciullesco le si serrava sul dorso, dovette pur cedere alle dita di Minna e lasciarsi portar via; dalle maniche sfilate Bruna trasse le braccia rosee trasparenti al sole della stanza e, con una risatina qual un piccolo grido, le incroci subito sul seno come a stringer due irrequiete tortorelle, mentre Minna le faceva cader gi anche la gonna. Rimase, cos, ad attendere, pi adorna delle sue trecce ora chera mezza svestita, la fronte china in un leggiero rossore, che pareva spandersi dal sorriso delle labbra, e tuttavvolta nella fervida luce, di cui sentiva la carezza sulle spalle e sulle braccia scoperte. Aveva in quellatto unaria un po scornosa, ma gli occhi le brillavano e, fingendosi compunti a guardar tra le braccia in croce, spiavano di soppiatto le mosse di Minna.
Questa cercava tra gli abiti, non ancora decisa.
Quale ti star meglio? Lasciami pensare e si volt a fissarla, come per ispirarsi Ah, benissimo! Ti vestir da Giulietta! Gli occhi di Bruna annuirono sfolgorando. Da che Rosalinda le aveva mostrato il ritratto dAstolfo, insieme col nome di Romeo ella aveva ritenuto quellaltro, e, pur senza conoscer la loro storia, era certa che quel leggiadro nodo di nomi significasse un leggiadro nodo damore.
Portava le trecce, Giulietta? E scure come le sue, se davvero quel bel costume rosa era da Giulietta! Ora non si appagava inerte di farsi vestire, ma si andava vestendo da s, pi sollecita di Minna per limpazienza dentrare nella veste, nella parte, nel destino di Giulietta.
E facendo squillare gioiosamente questo vezzoso e ingenuo nome in cima a ogni suo pensiero, non ascoltava lamica.
Io sono pi slanciata, e perci labito ti stringe un poco, ma non ti sfigura addosso. Attenta, cara, a non forzar troppo lo squarcio delle maniche. Nuovo non ; eppure a teatro non manca mai al suo effetto, da che Scandibbio si ostina a farci recitare questa vecchia opera. Dove ti aderisce bene  alla cinta. Anche tu hai la vita piccola, come dalla tua veste non pareva.
Bruna osservava appena i particolari del costume, la strana foggia delle maniche alate di nastri al sommo e da due strette arricciature, sotto la spalla e al gomito, sfuggenti in trionfali rigonfi; lo scollato corpetto a busto; londa della gonna sui fianchi: ella si sentiva insieme racchiusa e avvolta, in una guaina e in una nuvola, che formavano un solo rosato incantesimo. Col cuore palpitante sotto la carezza della seta, era fuggita via da Fermatevi qui, e di tutto dimentica, fuor che desser giovane e felice, andava incontro a Romeo, cio ad Astolfo.
Rientr, poi, nella modestia del suo abituccio, ma non cos rassegnata da sopportare ancora il grembiale. Perch tenerlo? pens dinanzi allo specchio della sua camera, appena uscita da quella di Minna. Conviene ad Agnese, ch la serva e fa i servizi grossi, o a Mametta, che si caccia dentro al pollaio a cercar le uova e ha pure bisogno delle tasche per le sue matassine. La faccenda mia devesser solo di mettere i fiori alle tavole. No, via! E risolutamente se lo sciolse, ne fece una palla, lo scagli a terra, ammirando nello specchio il suo gesto; ma non dimentic poi di raccoglierlo e deporlo tra i panni smessi.
In mezzo alla visione del seducente vestiario di Minna le canticchiava nel pensiero e linvitava a saltellare il ritmo di certi versi, pi volte letti, da bambina, in una fiaba di Cenerentola:
Sorridi, sorridi, fanciulla gentile,
e vesti e scarpine ti voglio donar;
gioielli che ho presi allo scrigno daprile,
merletti che ho tolti alle spume del mar.
L sotto al balcone son otto morelli
che al freno impazienti gi battono il pie:
nessuno nel mondo ne ha visti pi belli.
Affrttati, cara, che tempo non c!
In quattro e quattrotto ti dico allorecchio
la lingua che a Corte si deve parlar.
Qui labito  pronto, qui  pronto lo specchio
che imbianca la pelle qual raggio lunar...
Era il coro delle ancelle fate che sapevano far da sarte, usando per aghi dardetti di sole, e apparecchiavano una veste in meno del tempo che ci vuole a cogliere un bacio; ma lei non era Cenerentola, non doveva andare a corte, e non da quelle poteva imparare. Il linguaggio di Giuletta doveva insegnarglielo Minna.
La sera di quello stesso giorno, nellorto, ella la prese per mano e sommessamente implor:
Ti prego, cara, raccontami, raccontami la storia di Giulietta.
Non la conosci?  proprio una vecchia storia, bambina mia. Ma se credi che sia allegra, tinganni. E nemmeno bella quanto La Signora dalle camelie che fa pianger davvero. In questa io muoio su duna poltrona, mentre nellaltra debbo stendermi per terra. Ah, non pensavi che la povera Giulietta morisse? In un luogo orribile, tra scheletri e cadaveri!
E Romeo? Non cera Romeo a farle compagnia?
Minna rise per la domanda assai accorata.
Non immaginarti nulla in anticipo! La cosa non va liscia e piana, e termina in un modo straordinario. Io me la cavo sempre con quello stesso abito, tranne che nella scena della camera da letto, ove sono in nglig.
Raccontami, raccontami seguitava a implorar Bruna, che laveva tratta a sedere sul muricciuolo, sotto gli alberi darancio.
Ma come Minna vide venire Scandibbio lo chiam:
Eh, Scandibbio! Questa ragazza vuol conoscer la storia di Giulietta e Romeo. Datele a leggere il libro.
Egli savvicin sorridendo, mentre Bruna era un po vergognosa, come duna confidenza rivelata.
Quella storia lavete gi in cuore e gi la mettete nelle vostre canzoni. Leggendola, rassomiglierete a un usignuolo che stia a ascoltare il duetto daltri usignuoli. E se mai agli occhi vi verr qualche lacrima, poi le immagini tristi voleranno subito via, non lasciandovi che una voglia pi grande di cantare.
Queste parole e il gentile sorriso parvero a Bruna unapprovazione ai suoi sogni. Un bravuomo, Scandibbio! E poich parlava di canti come se ne sentisse anche lui desiderio, chiss che non le farebbe volentieri da accompagnatore con la sua chitarra!
Ma, ricevuto il libro, a chi glielo aveva dato non pens pi. Limpazienza di leggerlo la fece ritirar pi presto nella sua camera, che, secondo lesempio di Minna, non trascurava di chiudere a chiave prima dandare a letto, invitando, cos, nellimmaginazione un fantasma davventura.
Per raccogliersi meglio nel segreto, non accese il lume che pendeva dal mezzo del soffitto, ma una candela posata sul comodino. Si coric e, innanzi daprire le pagine, sorrise al titolo gi caro.
Non sera ancora svezzata daccompagnar la lettura mentale col cenno delle labbra, ora tacito ora bisbigliante: quanto adesso le sue labbra erano ansiose di mormorar le parole di Giulietta e quanto stupivano, storcendosi un poco, di dover ripetere, alle prime pagine, un aspro linguaggio dingiurie e di sfide!
Non esisteva dunque un libro tutto dolce damore, dal principio alla fine? Bisognava rassegnarsi a gustar quel dolce come a lei piccola era imposto di mangiar la crema: accompagnando ogni cucchiaiata col pane?
Ma pur vennero le aspettate parole! E come disse con Giulietta Altrimenti la tomba sar il mio letto nuziale, le parve che quel grido gi lavesse avuto in cuore, da che aveva visto il ritratto dAstolfo.
Dopo la prima lettura di quella notte, non restitu il libro a Scandibbio, ma lo tenne nel cassetto del comodino, e ogni poco ci tornava. Ciascuna faccenda, ciascun atto e quasi ciascun pensiero della sua giornata sintramezzavano di quellamore, e nerano accesi; ella volava da Belmonte nella vagheggiata Verona, per tornare a rivolarvi, non spaventata nemmeno dalle immagini di morte, poich nello stesso orribile cimitero un tenero appassionato canto salzava quale nel pi leggiadro giardino del mondo. E dal suo andare e venire, come una passeretta porta nel becco ora questo ora quel fuscello, portava quasi attaccato al desiderio delle sue vaghe labbra ora questo ora quel verso dellincantevole poema.
Ma, ahi! ecco che la chiamavano, e per rispondere doveva lasciar cadere il bel verso. L nellorto erano Cosimo o Giovanni, e qui attorno alle tavole le solite, usate facce.
Pi dellaltre usata e tediosa era per lei la faccia di Piscopo, il giovane del notaio, quasi insegna della meschina vita del borgo; e quandegli stava seduto a mangiare, ella non si fermava mai nella sala.
Il povero Piscopo veniva alla locanda una volta al giorno, nelle prime ore del pomeriggio, spintovi dalla necessit del suo pasto, ma spaurito nellidea che ora quella necessit potesse apparire insolente audacia dinnamorato.
Esitava sulla soglia, si sedeva con umile discrezione, e durante tutto il tempo del desinare che il pigro servizio dAgnese faceva assai lungo, tra rossori e pallori improvvisi, era di continuo in allarme per il pensiero di Bruna. Quellanimo e il fervor della primavera lo svogliavano dal cibo; paziente agli indugi del servizio e al fastidio delle mosche, appallottolava molliche di pane e occupava lo sguardo sugli orli del piatto.
Eppure la nebbia di quegli occhi reclini sapriva talvolta a un fuggevole, ma ridente sogno. Quella, di cui temeva lo scherno, diventata sua sposa, stava a tavola di fronte a lui e in una mossetta duccellino alzava la testa a parlargli con amorevole voce; o nel riempirgli il bicchiere, nelloffrirgli qualche cosa dal suo piatto, univa celia e tenerezza. Il loro domestico linguaggio si allietava di accenni, di sottintesi, che provavano lintimo accordo, e mettevano nella conversazione il continuo ammiccar dellamore. Egli con tono pi serio, ma sempre lieto, finiva col darle notizia di prosperi affari e le carezzava adagio la mano leale, che nellincantato ascoltare ella aveva dimenticata sulla tovaglia. Erano nella loro casa, tra i loro mobili, lora suonava amica dallorologio del muro.
Spesso quel sogno era scosso e fugato allimprovviso proprio dal passaggio di Bruna. Trasalendo nel cuore e nella persona, egli inchinava la testa al saluto, e ricadeva smarrito sulla sedia. Ma Bruna non vedeva di lui che il giallo dei denti, scoperto dallo spaventato sorriso, e la goffaggine della figura. Ah, questi giovani di Belmonte! A chi di loro si poteva cingere in idea, senza ridicolo, una spada al fianco? Meno di tutti a quello l, che non avrebbe saputo portar nemmeno un bastone! Oramai ella non era pi cieca al brutto e al volgare che le stavano attorno. Cercava i fiori nellorto, e dovunque eran fave, dovunque cipolle!
Ma fortunatamente, si levava poi la luna e gettava anche laggi una magica carezza.
Allora dalla sua camera poteva affacciarsi sullorto trasformato e pensare o mormorare allaria misteriosa: Tre parole soltanto mio dolce Romeo, e buona notte!... Buona notte! Il separarsi  uno strazio cos caro che vorrei darti la buona notte fino al mattino!
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CAPITOLO 9.
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Scandibbio sera trascinato appresso Cosimo in una delle sue abituali passeggiate pomeridiane.
Dopo una capatina nella bottega di maestro Gregorio (il quale tent adescare anche Cosimo a farsi un vestito nuovo, e si sforz, poi, di volgere in ischerzo la risposta impreveduta, chegli oramai non aspettava se non le misure per la bara) senza quasi avvedersene si trovarono fuori del paese, e presero per una via ove lerto fianco roccioso era qua e l cosparso di ginestre. Cosimo sinoltrava riluttante, come se il compagno lo portasse alla catena, e a ogni poco brontolava che ora non sentivano lasprezza del cammino, perch andavano in discesa, ma che al ritorno sarebbero guai. Scandibbio si divertiva a inerpicarsi sulla costa della strada, per coglier le ginestre, e si lasciava poi cader gi, in un gran tonfo polveroso, tornando subito a montare e spingendosi ai passi pi arditi, mentre qualche zolla gli franava sotto i piedi ed egli doveva afferrarsi ai ciuffi delle piante.
Voi finirete col rompervi losso del collo.
Venite, dunque, a darmi una mano!
Mi compiaccio, mi compiaccio: si direbbe che da bambino abbiate condotto le capre, se non si sapesse che siete figlio di un libraio.
Ahim, fanciullo fui stolto, e dimenticai di svagarmi al sole, per passare il tempo a leggere, nel retrobottega di mio padre! Ma non brontolate; ecco delle ginestre anche a voi. E lasciatemi rompere il collo, perch anche questo pu essere un piacere.
Oh, un piacere assennatissimo! Chi ne dubita?
Cosimo aveva cessato dammonirlo, ma pareva risentir per lui lo strapazzo e tuffava tutto il viso, donde il sudore scorreva a rivoli, in un gran fazzoletto colorato.
Tornarono infine, e nel rientrare a Fermatevi qui trovarono molta gente raccolta in sala, tra le solite ragazze, Giovanni, Erminio e finanche uno sconosciuto, chera Guglielmo il cacciatore.
Quante ginestre! grid Rosalinda Ma, Gesummio, Scandibbio! Da dove venite? Siete tutto bianco di polvere!
E le ragazze attorno:
Davvero! Davvero! Fin sopra i capelli!
Cosimo, che riprendeva lena su duna sedia, narr quale gusto stravagante avesse avuto il compagno darrampicarsi sul fianco della strada e conciarsi a quel modo.
Un monello non fa peggio, credetemi!
Mametta aveva mandato Agnese per una spazzola; egli si spolver sulla soglia dellorto.
Ma dal ciuffo gli disse Ortensia la polvere non ve la siete scossa!
 una celia o parlate seriamente?
Oh, sapeva bene chera una celia, e anche un pochino crudele! Tuttavia, ne sorrise, quasi sentisse davvero che sul suo capo il grigio degli anni, delle malinconie, delle sventure, si fosse fatto leggiero come un pizzico di polvere ed egli potesse scuoterlo via, in cospetto di quelle ragazze, come per uno di quei miracoli che avvengono nelle fiabe.
E tanta fu lallegra eccitazione, anzi il trasporto di quel nuovo sentimento, che contro la sua abitudine accett e bevve dun fiato il bicchiere di vino portatogli in cambio dellacqua che aveva chiesta.
Si trattenne fin a tardi nel circolo; e invitato da una storiella di Guglielmo il cacciatore (il quale pareva aver fatto quella visita alla locanda in onor di Minna), volle narrare una novella anche lui, dun giovane che perse la giovinezza per non averla saputa vivere, e dopo lunga, espiatrice disperazione, la recuper allimprovviso, in virt di un gentil amore che gli rinnov lanima.
Mise, nel racconto, tanta vivezza di parole e di gesti che le ragazze ne restarono avvinte, sebbene in quel suo caldo narrare non sentissero se non confusamente, e solo come una lode per la giovent, il sospiro e laugurio che gli gonfiavano il petto.
Risalito in camera dopo un lungo indugio nellorto, quando Fermatevi qui e tutto il paese gi riposavano, stette dalla finestra a contemplar nel cielo sereno le accennanti luci con cui quel giorno cos benevolo pareva accomiatarsi da lui.
Dieci di maggio... un numero che stava per cadere nel vano del tempo, tacito come la parabola fuggitiva duna stella, lass; ma questa dolce pace sarebbe, poi, anchessa caduta?
Mentre, la mano sulle imposte, esitava a chiuderle, gli vennero a mente i versi di unarietta antica La vedovella, quando c la luna a malincuore chiude la finestra... e sorridendo nel mormorarli, si distacc dalla contemplazione.
A letto, un gran chiacchierio mentale lo distrasse dal sonno; si ripeteva in parte il racconto di poco prima, ripensava al bel circolo che laveva ascoltato e a Bruna che gli era parsa proprio la meno attenta.
Che importa? Pochi altri giorni, e via... E che altro potrei! Non sono cos pazzo da credermi ringiovanito davvero. Ma quel Cosimo, che durante la passeggiata quasi avrebbe voluto tenermi per le falde della giacca!
In sogno o in pensiero, tornava ad arrampicarsi sulla costa della strada e sempre pi su, con allegra audacia, a far pi folto il fascio delle ginestre. Raggiunta la cima pi ardua, mentre agitava allaria il cappello, per improvviso fallo del piede precipit.
Il soprassalto gli fece spalancar gli occhi nel buio; si sentiva la gola arsa, il cuore in tumulto.
Appena tem la tosse, ne fu assalito, e da un attacco tanto aspro e lungo, che lo costrinse a sedere in mezzo al letto. Come aveva potuto scordarsi del suo male? Vi ripiombava dimprovviso, a tradimento, dopo una cos buona giornata, anzi tutta una serie di giorni uno migliore dellaltro. Perch questinganno crudele?
Volle sperare che fosse soltanto la conseguenza di qualche piccolo eccesso: quello strapazzarsi sotto il sole, forsanche quel bicchier di vino fuor del solito, il rinfrescarsi nellorto, appena dopo il fervore del racconto. Non si persuase; aveva brividi di freddo, unansia paurosa nel sangue. Allora corse col sospetto al peggio, allestremo che subito gli apparve certo: non si sarebbe levato pi da quel letto di locanda, in breve vi sarebbe morto, lontano dalla citt natia, da ogni cara memoria.
Dal pensiero della catastrofe balzava allorigine del suo male, alla guerra, linesorabile, atrocissima guerra che gli aveva schiantato giovent e fortuna, e dopo una lunga insidia, quando per gli altri era appena un ricordo che non guastava la gioia della vita ripresa, uccideva lui, ignorato e disperso, nellabbandono di un borgo.
Scemando un poco lirruenza con cui il risveglio improvviso del male gli aveva esacerbato il corpo e lanimo, per provveder di che coprirsi meglio and a frugar tra i suoi panni, trasse dal baule uno scialle, nel quale si strinse e si stese supino.
Era uno scialle che portava sempre con s, da quando laveva visto pianger vano alla parete, dove sua madre lo aveva sospeso una sera dinverno, nello spogliarsi per il suo ultimo letto.
Esso lavvolse nei ricordi, gli trasfuse a poco a poco un accorato tepore di mestizia, che glinumidiva gli occhi.
Quante volte era stato sollecito a raggiustarlo sulle spalle di lei, fermandola per le stanze nel giro delle faccende, o mentre la conduceva per via sotto il braccio! E cos vigile cura, invano!
Ma pur nel dolersi, sempre pi placava la sua inquietudine, care immagini venivano a fargli compagnia, quasi una materna carezza gli blandiva la pena.
La mattina dopo, saccert rassegnatamente daver la febbre, trovandola, tuttavia, meno alta di quanto aveva temuto. Fece per levarsi come al solito, ma una gran debolezza glielimped. Era assai presto; sentiva galli cantar dallorto, e attese a lungo il risveglio dallalbergo. Aveva il desiderio puerile che insospettiti di non vederlo gi, essendo lui il pi mattiniero degli ospiti, subito venissero alla sua camera.
Quando i primi passi suonarono per il corridoio, tese lorecchio, cercandone uno particolarmente amabile, che soleva annunziarsi sempre con allegro fragor di scarpette.
Ma invano stette in ascolto, anche dopo la venuta della premurosa Mametta, che saffacci a chieder notizie dalla soglia.
Invece, ebbe subito la visita di Rosalinda.
Come mai? Avevate una cos buona cera! Ci sar certo un medico, a Belmonte. Bisogna che qualcuno vada a chiamarlo.
Non occorre e un po annoiato si volt dallaltra parte Sapete bene di che si tratta. Vi prego, per, di non farne troppi discorsi con la gente di qui.
Ci nonostante, ella non si astenne, pi tardi, dallo scuotere il capo in presenza delle ragazze.
Si rimetter, ma per quanto? Il poveruomo  condannato.
Brigida, che ci pensava da tempo, dal giorno, cio, che Rosalinda aveva fatto loro le prime confidenze, spiegando perch egli portasse la sciarpa di lana, os finalmente suggerire:
In queste campagne si trova unerba che fa miracoli, lerba sacra... Una donna di Fontanabianca la conosce.
Figliuola mia, ci vuol altro che la vostra erba.
La ragazza tacque, arrossendo, ma pur con la speranza che alla fine si ricorresse al miracoloso rimedio.
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CAPITOLO 10.
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Il povero Piscopo, lasciando Fermatevi qui dopo uno dei soliti infelicissimi desinari, dov entrar di nuovo nella casetta a pianterreno dove giravano i telai dOrsola e dAgata e con le sue timide mani presentare unaltra carta di minaccia.
Come fu sulla soglia, i telai sarrestarono, finanche la piccola Ninuccia tacque: gli sguardi, il silenzio gli fecero subito sentir laria odiosa che avvolge glingrati, eppur incolpevoli messaggieri.
Alla fine Matilde, la madre delle giovani, dopo averlo fissato in cipiglio, spezz un filo di cotone coi denti, si lev da sedere, e con un brusco Date qua, gli strapp la carta di mano.
Per poco non lavevano ributtato fuori. Ed erano la zia, le cugine di Bruna! Tanto sprezzo sarebbe risalito da loro a lei, se gi ella non lo spregiava per quel miserabile, repugnante ufficio, che forse era vilt non abbandonare anche a costo della fame.
Tra questi pensieri andando scorato e umiliandosi in tutte le sue speranze, dimenticava nella tasca la lettera con la quale sera fatto finalmente animo doffrire a Il risveglio di Fontanabianca un suo malinconico sonetto damore.
Quel secondo avviso notarile scoragg Orsola, irrit sua madre. Giovanni le aveva persuase desser riuscito a ottener dal notaio qualche settimana di respiro, ancora una proroga al precetto. E dimprovviso tornava a levarsi contro di loro lo spettro del sequestro, avanzando dal termine dei pochi giorni come dalla soglia duna stanza prossima. Orsola lo vedeva sopraggiungere in un aspetto che purtroppo aveva gi conosciuto altra volta: un giallo, sudicio uomo, col cappello messo di sgembo, una penna sullorecchio, gli sguardi obliqui alle persone e diritti alle cose, che taciturno e inesorabile girava da per tutto, l dentro, tirandosi dietro al suo passo prepotente i servili seguaci, frugava in ogni cantuccio, si chinava a guardar sotto i letti e si installava poi a scrivere coi gomiti sulla tavola, senza alzar la faccia o rispondere alle pi discrete domande.
Dinanzi al suo telaio fermo si sentiva avvilita fino alle lacrime che quel continuo lavorare non bastasse, che buona volont e sacrifici fossero gettati via, impotenti a impedir la vergognosa disgrazia; n sapeva far colpa a Giovanni, di cui la madre ora accusava sdegnata la leggerezza e la vanit. E nel suo scoramento quasi torpido per il languore del corpo incinto, non trovava nemmeno la forza di sgridar Ninuccia, che si divertiva a lacerare un nastro di ricamo.
Tornato in casa poco dopo, Giovanni si scagion pacatamente dallaccuse della suocera; soprattutto dal rimprovero daverle illuse con false speranze. Non aveva detto altro se non che il notaio era ben disposto a intercedere per una dilazione presso lavvocato Quintadino, laccettante della cambiale: si vedeva ora che Quintadino non sera lasciato smuovere. Ma ci non significava, poi, la fine del mondo.
Non voleva mostrarsi anche lui sfiduciato, anzi diceva e ripeteva che non bisognava affliggersi troppo, perch prima di rimettersi alla Provvidenza o ricorrere a unanima pietosa dusuraio, troverebbe un mezzo per cavarsi dallimpiccio.
Le sue speranze, dopo aver girato a volo in cerca dun punto dappoggio, si posarono, o, meglio, si buttarono sul forestiero di Fermatevi qui, cio quel bravo Scandibbio che per senno e garbo valeva mille belmontesi.
Usc, dunque, col proposito di parlargli subito, ma come vide la locanda a due passi, quasi di faccia alla casa, il tempo tra il pensiero e leffetto gli parve troppo breve, precipitoso addirittura; svi gli occhi dallinsegna, e and oltre, per consigliarsi, in su e gi lungo la strada, sul modo pi opportuno della richiesta.
Declinavano lore del pomeriggio, dagli orti stormivano gli alberelli; a poco a poco il moto del camminare, laria, la gente gli fecero svaporar luggia, che gli avevano attaccata i rimbrotti della suocera e i sospiri dOrsola. Qua fermandosi per un saluto a un amico, l per un sorriso o una parolina a una ragazza, trascorse riposatamente tutta la via dellIncoronata; e anzich tornare indietro, ora che si trovava allestremo del paese volle spingersi fino a un luogo, dove i passi lo portavano quasi ogni giorno, come a un amoroso convegno.
Cera, infatti, in quella parte di Belmonte in cui cominciavano a diradar le casette, un terreno libero, tutto spianato, che pareva proprio aspettar desser coperto; egli godeva a vagheggiarlo, edificandovi sopra i suoi sogni, che ora si adattavano a un disegno, ora a un altro, ma, comunque, sempre riempivan quellarea, sinalzavan tra quei limiti ben misurati, dove con la fabbrica di mattoni avrebbe visto finalmente accamparsi la sua buona fortuna.
A quellora il sole, passando coi raggi gi obliqui tra gli alberi allineati al di l della via, spargeva a terra, su quel suolo, unocchieggiante, serena letizia, in cui fili derba e ciottoli brillavan di fausta promessa. Giovanni, con le mani in tasca, stava fermo a guardare, e vedeva sorger mura, pilastri, tettoie, drizzarsi i fumaiuoli, da ciascuno dessi un ardito pennacchio salutare il cielo.
Forse un largo sviluppo della fabbrica (che doveva essere in due corpi separati, con un viale tra mezzo) ne avrebbe spinto un fianco a ridosso della vaccheria dei Capaldo; ci gli rincresceva un poco, perch con quella gente non avrebbe voluto aver niente da spartire. Ma non singannava? Non cera spazio bastevole a evitar la noia dun muro in comune?
Entrato allora nel terreno, incominci a misurarlo coi passi. Poich nel contare si distraeva, torn da capo, pi volte, in un senso e nellaltro, e per aver una misura sempre eguale, stendeva le gambe al massimo, bilanciando con le braccia il passo squarciato.
Nel bel mezzo di questoperazione, una risata improvvisa larrest, e lo fece voltare un po confuso.
Come siete buffo! Che diavolo state facendo?
Era Ortensia, venuta a sedersi sul muricciuolo, allaltra parte della via, da dove minacci di tirargli una buccia delle fave che teneva in grembo.
Calcoli per certe mie idee egli rispose, senza stringere il compasso delle gambe.
Venite qui. Non vi piacciono le fave?
La lusinga dellinvito lattrasse fuori del terreno, ma non del sogno. Pur accanto a lei, che nella solitudine della strada era assai provocante, e ora lurtava col gomito, ora gli porgeva alla bocca, sulla palma della mano, le fave sbucciate, non finiva di guardare innanzi a s, con vagheggiante sorriso.
Ma dove avete la testa oggi, che non levate gli occhi da quella terra? La volete comprare?
Appunto.  quella che mi conviene.
Vuol dire che avete fatto fortuna e la gente non ne sa nulla.
Chiss? I danari son lultima cosa.
La compagnia dOrtensia gli rendeva pi piacevole la contemplazione del suo immaginario possesso, rappresentandogli il diletto del riposo sul margine del campo dove si sarebbe svolto il proficuo lavoro.
In lei, in s, nellaria attorno, sentiva una tranquilla facilit di vita, un oblioso benessere.
Ma dun tratto, precedute dal suono delle loro campanelline, dal fondo della strada svoltarono le capre, venendogli ad annunziare che unaltra giornata era trascorsa improvvida ai suoi bisogni.
Allora sorse in piedi, e con un frettoloso arrivederci piant in asso Ortensia, che invano gli gett dietro stupiti richiami.
Scandibbio era rimasto a letto tutto quel giorno, senza miglioramento o peggioria del male; nella sera calante che invadeva la stanza, tristezze e inquietudini avevano ceduto a una stanca rassegnazione, in cui, come le braccia fuor delle lenzuola, il suo animo giaceva inerte alla fastidiosa loquacit di Rosalinda e al taciturno malumore di Cosimo, che gli stavano attorno. Egli si doleva in cuor suo, con uno scontento quasi di bambino, che nessuno della compagnia di Fermatevi qui fosse ancora venuto a fargli visita, pur sospettando che li trattenesse tutti il timore desser indiscreti. Perci, quando Paolo saffacci a domandargli se avrebbe consentito di veder Giovanni, chera gi e aspettava appunto il permesso di salire, si dispose di assai buona voglia a ricever linaspettato visitatore, levandosi a sedere in mezzo al letto.
Avanti! Ma che disturbo! Anzi, vi sono gratissimo.
Oh, caro signore, quanto mi rincresce...
Giovanni, dopo una lunga stretta di mano, continuava a profondarsi in saluti e complimenti anche con gli altri; e sebbene Scandibbio linvitasse ad accomodarsi, non sapeva dove prender posto, fin che un cenno di lui non gli indic la sedia chera dinanzi al tavolino. La sgombr duna valigia e laccost a quella di Cosimo, premuroso, con molti spostamenti, di non mettersi come una barriera tra il vecchio e Rosalinda.
Davvero non limportunava? Non avrebbe mai potuto immaginar di ritrovarlo cos, poi che la sera innanzi laveva lasciato pi fresco dun ragazzo. Ma non bisognava impensierirsi: male che presto arriva, presto va via.
E precipitosamente, come per impegnar s stesso, si protese a mormorargli quasi allorecchio:
Son venuto anche per chiedervi un gran favore.
Ci detto, arross, sbirci gli altri due, cadde in una balbettante confusione, e a una occhiata interrogativa di Scandibbio: Pi tardi, pi tardi! aggiunse, agitandosi sulla sedia.
Quello strano contegno insospett Cosimo e Rosalinda, meravigli un poco Scandibbio.
Giovanni gi si pentiva della frase avventata. Non era purtroppo la prima volta che facesse una visita per un simile scopo; tuttavia non sera mai scoraggiato, come adesso, fin dal principio, nemmeno al cospetto dellarcigno avvocato Quintadino. Scandibbio laveva ricevuto come un vecchio amico, e ora, con la testa sul guanciale, continuava a sorridergli benevolo; ci nonostante, dallo stesso aspetto di lui giacente tra le lenzuola, dalle cose intorno per la camera, e specie dalla vista della chitarra appesa in un angolo, sentiva la sua idea di chieder danaro mortificante come uno sproposito. Sventuratamente non poteva rimangiarsi pi le parole che anche quegli altri due avevano udite.
Intanto, aveva perduto la sua bella disinvoltura, rispondeva a monosillabi o con cenni del capo, e per quanto cercasse, non trovava una scappatoia qualunque.
Ma come Scandibbio gli domand notizie di Orsola, il baleno duna risoluzione improvvisa gli splend negli occhi, che fin allora aveva tenuti chini nelloccupazione molesta dei pensieri. E la nuova idea lentusiasm tanto, che non gli parve pi un ripiego: un favore ben valeva laltro; anzi, per laltro egli avrebbe potuto trovar questa o quella persona, pi adatta di Scandibbio (alla fine si trattava dun prestito assai miserabile!), mentre nessuno meglio di un cos egregio e cortese amico, nessuno con pi onorevole lustro, e, insieme, pi garbata giovialit, avrebbe potuto soddisfarlo nelloccorrenza cui ora pensava. Inoltre, tra loro si sarebbe stretto un vincolo che da vicino e da lontano, nei diversi casi della vita, gli avrebbe mantenuto la certezza dun soccorso, dun consiglio, e, chiss, a un dato momento gli avrebbe offerto il destro della fortuna.
Rialzata la faccia, animandosi come se solo allora rivelasse tutta la sua presenza nella camera, gir lo sguardo intorno, fiss la chitarra, si decise a parlare.
In nome di Dio, Scandibbio ammoniva Rosalinda, solita a spinger la sua premura fin al fastidio non vi sventolate a questo modo fuor delle lenzuola! Vi ho ripetuto gi cento volte che dovete riguardarvi!
Grazie, grazie, siete troppo buona a penar per me. Ma non avete sentito che questo giovane ha qualche cosa da dirmi?
Se  cos, me ne vado anchio e Cosimo fece latto di levarsi.
Ma Giovanni lo ferm con un cenno della mano.
Perch? Non , poi, un segreto!
E rivolto a Scandibbio:
S, caro signore, son venuto per pregarvi dun onore assai grande, ma non vorrei che la mia preghiera vi sembrasse un tratto di soverchia confidenza. Sapete che sto per avere un bambino. Vi dispiacerebbe desserne il compare di battesimo?
Scandibbio non pot trattenersi dal ridere.
Oh, che strana pensata!
Ho detto, dunque, una schiocchezza? Non son degno di tantonore?
Tuttaltro, caro Giovanni; anzi, vi ringrazio. Ma prima di tutto, chi vi assicura che sar un maschio?
Anche Rosalinda rideva.
Mi pare infatti che questa sia luna di femmine.
Non mi fate il cattivo augurio, signora Rosalinda. Non avrei nemmeno la consolazione di chiedere a voi uno stesso onore, perch in questo caso la madrina sarebbe Mametta. Ma io son certo che avr un maschio, cos se il signor Scandibbio vuole...
Ammesso che la sorte vi accontenti sul primo punto, al desiderio vostro e al mio contrasta una malinconica difficolt. Come vedete, sono a letto, n so quando potr alzarmi. Accolgo il voto continu Scandibbio a un cenno deprecativo di lui ma, comunque, alla fine del mese, dovremo tutti partire. Ora, chio sappia, la data di simili eventi non si pu fissar con precisione.
Eh, si capisce! aggiunse subito Rosalinda Talvolta la cosa prende per le lunghe. Quandio ero incinta dAstolfo, uscii di conto a mezzo dicembre, e mi rammaricavo di dover passare a letto la notte di San Silvestro. Invece, volle il cielo che potessi andare alla grande cena in casa della mia amica Barbara, nonostante i timorosi consigli del mio povero marito; e mangiai, e feci baldoria come tutte le altre, in una bellissima veste a volants che quasi mi nascondeva la grossezza. Astolfo nacque nel nuovo anno, una settimana dopo. Poich nacque di domenica, a quel mio benedetto figlio non pu mancare il pi splendido destino...
Giovanni os interromper quella digressione che minacciava di durare allinfinito.
Forse  a seconda dei diversi caratteri. Mia moglie  molto puntuale, e laltra volta ne ha dato prova.
Si rise, si scherz, e, insomma, si stabil che, avverandosi le condizioni favorevoli, Scandibbio sarebbe il padrino.
Giovanni and via contentissimo, impaziente di portare a casa quella notizia, come se le donne non naspettassero altra.
I suoi pensieri, solleciti a correr dietro le immagini festose quanto a rifuggir dagli spettri dei guai, gi prevedevano la cerimonia del battesimo, lallegro rumor che ne andrebbe per Belmonte, il suo credito nel paese aumentato, in dispetto dellinvidia.
Da parte sua, Scandibbio serb nel cuore una piccola sorridente letizia, che gli addolc la sera e gli propizi il sonno, dopo la lunga giornata di sconforto.
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CAPITOLO 11.
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Quellallegro tamburellar di tacchi, che Scandibbio aveva invano aspettato fin dal suo primo risveglio dinfermo, quelle risa, quel canto chegli cercava come leco pi amabile dellabituale vita di Fermatevi qui, non si udivano in nessunora del giorno, n presso n lontano: strillavano invece i canari, quasi accusassero un abbandono o una partenza.
Segli fosse uscito dalla sua camera, avrebbe potuto sorprender Bruna passar per il corridoio in una camminatura stranamente furtiva, e arrivata in capo alle scale, anzich lanciarsi gi comera solita, in un giocondo precipizio, discenderle quasi in punta di piedi, sorvegliando con gli occhi chini perch un improvviso tratto dirrequietezza non la spingesse a un salto contro il suo proposito.
Da qualche tempo ella era attenta a studiare il passo di Giulietta, che simmaginava tacito e carezzante come un raggio di luna. Oh, un piede cos leggiero non consumer mai la pietra!.
Certo il suo piedino era snello (per meglio osservarlo, nel bel garbo dellinfioccata scarpetta, si fermava a stenderlo come in una figura di danza); ma aveva, poi, quellaerea leggerezza, con la quale laltra scivolava dietro lorme del sogno e dellamore?
Forse, e nel rimettersi a provare il nuovo passo sorrideva alla sua idea, forse saprebbe alleggerirsi ancor pi sulle tavole del teatro.
L, sul palcoscenico, tra le quinte e la ribalta (ella aveva imparato questi nomi da Minna) una grazia gentile soffia nelle movenze e perfino nelle vesti, i lumi e gli sguardi del pubblico accendono le guance del pi bel fuoco, il cuore sollecito detta coi suoi palpiti la parte assegnata, e, senza timor di fallo, la mano pu disperder con un cenno lo sciame ronzante delle parole chescon dalla buca del vecchio Cosimo. Scrosciano allora gli applausi; una triplice, bene studiata riverenza li ringrazia.
Scandibbio era rimasto a letto tre giorni; poi, pur non essendo del tutto scomparsa la febbre, pass dal letto a una poltrona che gli avevan portata in camera, dinanzi alla finestra. Poteva almeno goder la bella veduta, assistere ai passaggi e ai garruli incontri presso la fontana, scambiar talvolta qualche scherzosa parola con Cesira, che per udirlo e gridar le risposte interrompeva i giri della corda.
Ma dalle brevi distrazioni ricadeva nella mestizia e il tedio: la pace delle vacanze era guastata, tra poco sarebbe giunto Astolfo, recando con lui dissensi, crucci, molestie che lavrebbero trovato pi che mai stanco. Meglio pensare al comparatico di cui aveva fatto promessa a Giovanni, sebbene anche in quel pensiero sentisse in fondo lamarezza del suo destino fallito.
Un pomeriggio chera solo, chiamato ad aprir luscio da due timidi colpettini, si trov di faccia Bruna allimpensata. Oramai non attendeva pi quella visita, persuaso che la giovinezza di lei dovesse naturalmente fuggir la malinconica vista dun infermo. Ed ecco che il sole gli batteva sul volto dun tratto; dallanimo sorpreso saliva un allegro saluto.
Come sto? Non cos mal ridotto, spero, da arrestarvi fuor della porta per la paura... E che  questo?
Ella sera tolta una mano da dietro alla spalla e gli porgeva un libro.
 il vostro.
Lavete finito?
S, ma... posso tenerlo ancora,?
Oh, quanto volete! Dunque, vi ha preso nel vischio. Proprio lavete letto tutto?
Tutto, anche dove... e sinterruppe, cercando tra le pagine; poi gli mostr il libro aperto Che vogliono dir questi segni?
Lasciatemi vedere. Ebbene, immaginate che il libro sia un bel giardino, queste croci avvertono: qui il pubblico non troverebbe fiori di suo gusto. Scommetto che anche voi siete stata svelta a saltarle tutte a pie pari.
Anzi, io... ; ma non os confessar la verit, che pur segreta le metteva in faccia un piccolo rossore: era caduta in uno strano equivoco, credendo che quei segni fossero un prudente avviso alla modestia di tenersi lontana dallaiuole ove parolette e immagini amorose sfarfallassero con soverchia lusinga. Non aveva resistito alla tentazione, ed era rimasta delusa, col dubbio di chiss quali recondite vaghezze sotto un velame a lei impenetrabile.
Cos continuava a spiegarle Scandibbio ho mozzato spesso il discorso sulle pie labbra di fra Lorenzo, per timor che il santuomo fosse preso in uggia. Eppure, egli  pieno dindulgente bonomia fin nelle capaci maniche del saio, e quando scuote le braccia ad ammonire, le spande intorno, senza accorgersene, come una continua benedizione. Un buon confessore, quale qui a Belmonte tutte le ragazze lo vorrebbero! Forse qui qualcuna, Dio guardi! oserebbe ficcargli di soppiatto nel cappuccio una lettera per linnamorato.
Intanto si faceva di lato sulla soglia, per invitarla a entrare: un po tirandola le domande, un po spingendola le risposte, ella si trov pian piano al di qua della porta.
Se nulla era pi dolce a Scandibbio dellintrattenersi a parlar di Giulietta con Bruna, questa non desiderava di meglio che dessere istruita su tale argomento, specie nei molti punti in cui Minna non era stata buona a soddisfarla. Proprio cos la storia? Tutto avvenuto a quel modo, lincontro, le nozze, la morte?
Nellascoltare, teneva gli occhi allin gi, ma a far le domande si decideva dimprovviso, con una mossettina ardita del capo che le scrollava le trecce; ed allora, dinanzi a una tanto leggiadra alunna che sorgeva cos vivamente dal ritegno, toccava a Scandibbio di turbarsi un poco.
Volendo cercar la scena delladdio, sera fatto dare il libro e sera accostato alla finestra; ella gli era venuta al fianco, per guardar con lui sulla pagina trovata.
Leggete forte! gli sussurr, felice dascoltare un attore.
Egli volle accontentarla; sorrise da prima sulla testolina che si sporgeva; poi, continuando ad accarezzarla con gli occhi, cominci con alterna parte il tenero dialogo. Bruna lo segu attenta e silenziosa per un tratto; fin che, quasi a suo malgrado, a una battuta di Giulietta lo prevenne.
No,  il giorno,  il giorno. Presto, salvati, fuggi da qui...  lallodola che canta cos fuor di tono....
Scandibbio la guard meravigliato; ella sinterruppe, e ridendo cerc di coprir la sua confusione per quellappassionato trasporto.
Benissimo! Avete detto a meraviglia! Perch non volete continuare?
La lode la confuse ancor pi; si scherm, esit, infine si rifece animo, e dopo una ripresa un po balbettante, gi stava per ritrovar la vivezza di prima, quando dal corridoio sud la voce di Rosalinda.
Unaltra volta! Ora arrivederci e scapp via, lasciando Scandibbio con il libro in mano, tra piacere e rammarico.
Non torn quel giorno stesso, ma lindomani; e ben risoluta a provarsi nella lettura.
Da allora ripet le visite con la puntualit dun convegno, sapendo sceglier lora in cui era certa di trovarlo solo.
Veniva con aria circospetta e qualche volta anche mettendosi un dito sulla bocca o dandogli il saluto dalluscio, con un accennante bisbiglio delle labbra; ma sedeva tranquilla, e rimaneva a suo agio, pi franca di volta in volta, quanto pi egli cominciava a sentir nella vaghezza di quella compagnia una leggiera inquietudine.
La prima visita era stata per lui una letizia improvvisa, aveva sperata la seconda, aspettava le altre preparandosi a riceverle. Dellaria furtiva di lei sorrideva come dun giuoco, eppure, senza pensarci, nel sorridere, le rispondeva con eguale segretezza; e scivolato nellillusione, non riusciva a tirarsi fuori se non con molta malinconia.
Quei giorni che cantavano dinanzi alla finestra aperta la loro invidiabile felicit, parevano mandargli una cos incantevole visitatrice, per suggerire al suo cuore, ancora infiacchito e acceso dalla febbre, la pi dolce e insensata favola di maggio.
Alluscir di lei, nella camera rimasta silenziosa, indugiava per laria una gaiezza giovanile che si disperdeva poi a poco a poco, mutata in sottile rimpianto. Memorie sopite gli aleggiavano intorno, lanimo si metteva a rievocar le soavi trepidazioni del primo amore.
Durante il tempo trascorso a letto aveva lasciato crescere la sua ispida barba. Or era sollecito a raderla ogni giorno. Innanzi al piccolo specchio, si burlava un po di s stesso e scoteva il capo. Il ciuffo bianco, la faccia rugosa, gli occhi incavati: ecco quale attraverso le vicende e gli anni era divenuto il suo volto! E il suo stesso sorridere! E tutta la sua persona! Oh, non gli avanzava pi nulla di giovane; nemmeno una punta di follia, se non forse in quellinconsueta sollecitudine di radersi. Vecchio, s, e... anche saggio; sapeva che quei colpettini alla sua porta non erano dellamore.
Andava ad aprire; accostava le sedie al tavolino, ritirava il segno dal libro quasi con la gravit del maestro intento al suo ufficio.
Ma leggevano ben altro che una grammatica!
Dalle righe gli occhi scorrevano alla mano chella teneva posata a pie della pagina, e su quella leggiadra chiosa dimenticavano il testo; o, quando nel leggere veniva la volta di lei, si distraevano a guardar sulla piccola bocca le rapide mutevoli fogge delle parole.
Bruna restava placida e seria, solo occupata nel piacere della lettura; se mai egli indugiava a dir la sua battuta, lo richiamava subito col dito impaziente sul segno.
Contro ogni saggezza, egli finiva con lentrare a poco a poco nellanimo di Romeo. Nello scavalcare il muro del giardino, nellalzar la fronte al vago balcone, nel calarsi per la scala di corda, dopo il tenero abbraccio delladdio, non sentiva pi alla gola il nodo della sua fosca sciarpa.
Ma Bruna lo vedeva solo come un altro fra Lorenzo, accorto e benevolo, che le darebbe mano a tesser la sua lieta ventura.
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PARTE TERZA.
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CAPITOLO 1.
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Ripetuti colpi alla porta di strada della locanda rintronarono nel sonno di Bruna sul far del mattino, e frammisti ai latrati del cane si mutarono in uno strepito dallarme.
Mazze, punte, partigiane! Abbasso! Che rumore  questo? Datemi la mia lunga spada! Ol!.
Levando lorecchio allerta, invece dol! sent dalla via un fischio singolarmente modulato, e subito i colpi tempestar di nuovo, poi una pesante corsa al piano di sopra e per la scala, insieme con laffannosa voce di Rosalinda, che nellaccorrere sindovinava impacciata dalla malcinta vestaglia.
Eccomi, eccomi. Eh, Paolo! Mametta!
Stridettero i saliscendi, il cane sacquet, solo il cuore di Bruna rimase in agitazione, scampanando a s stesso lannunzio chera arrivato Romeo.
Gi il padre e la sorella sono in piedi per accudire al nuovo ospite, ed ella indugia ancora a letto! Poich il dovere comanda, subito si veste, scende al pianterreno e spia dalluscio nella sala, con le mani alle trecce in troppa fretta riannodate.
 lui, proprio lui, l alla tavola nel mezzo della sala, ed  biondo come limmaginava; ma dove ha deposto la mantellina azzurra?
Dinanzi allapparecchio della mensa, discordante con la sospirosa ora mattutina, egli stava in manica di camicia e col tovagliuolo al collo, alacremente occupato a mangiare; di lato e assai vicino, gli sedeva Rosalinda, ancora anelante, ma volta a sorridergli con vezzeggiativa tenerezza, come se vagheggiasse lappetito dun bimbo di fresco svezzato; e su tutta la faccia cos arridente, pur tra le pieghe e il sudore, quegli stessi palpiti di felicit, che dal petto senza busto le ridondavano in disordine, le facevano errare un fuggitivo cenno di grazia, quasi un barlume della sua lontana alba di madre.
Ma Bruna guardava solo Astolfo, lo guardava, e lanima le rimaneva sospesa tra entusiasmo e scontento, finch, con lo slancio dellonda che sopravviene, trabocc gonfia del suo stesso sogno.
S, egli ha impiccato la giacca al pomo della persiana, ma non certo insieme con essa la cara immagine del ritratto.
Scamiciate, meglio si modellano le larghe spalle, dove, se fosse lei al posto di Rosalinda, non esiterebbe a poggiar la testa con fiducioso abbandono. Quale ardita nobilt sotto quelle fiere sopracciglia, pur nellumile faccenda del mangiare! Peccato che non gli stia davanti, invece della carne rifredda, un piatto di rugiadose fragole!
Il volto si farebbe dolce e soave, come deve essere nei colloqui damore. E gli occhi, che ora sono chinati e seri...
Occhi, alzatevi! Volgetevi a me!
Ma appena egli li lev dal bicchiere che teneva in mano e i loro sguardi sincontrarono, ella ne risent una scossa fin nel profondo.
Rosalinda dal viso del figlio saccorse di lei.
Venite, Bruna, venite a vedere chi  arrivato. Eccolo qui, questo caro, questo benedetto figlio mio... che un po di riposo deve stentarlo. Ora, grazie al cielo, sta qui, e non me lo lascio rubare. Guardatelo! Non vi ho detto la verit? Chi se laspettava a questora, eh? Eppure una voce segreta mi diceva... Figuratevi che tutta questa notte ho avuto il sonno breve e leggiero, come al tempo che egli stava nella culla accanto al mio letto e io, anche dormendo, ero accorta a ogni suo rivoltarsi. Cos, in un lampo, mi son gettata addosso la vestaglia e son corsa. Fortuna! perch qui hanno il sonno un po duro...
Astolfo si pul delicatamente la bocca con un lembo del tovagliuolo, e, meraviglioso a Bruna, parl:
Chiedo scusa se col chiasso del mio arrivo vi ho spezzato forse un bel sogno, tanto pi che le ragazze sognano ben altro che i numeri del lotto.
Eh, eh, ben altro che i numeri del lotto! ripet la madre, ridendo Carina mia, non state troppo a sentirlo. Non c nessuno che sappia meglio di lui riempir di frasche la testa delle povere fanciulle. Va l, Astolfo, che sei un gran birbante.
Bruna si confuse un poco alla chiosa di Rosalinda, e ancor pi allinvito che le fece Astolfo di sedere allaltro lato della tavola.
Le era proprio lecito prender posto come una commensale? E farsi scorger cos da suo padre o Mametta? Ma lasciarsi pregare nemmeno era bene; dunque, acconsent, e pur badando a spingere in dietro la sedia, vi rimase a disagio, tra il piacere e la preoccupazione, che sul lieve rossor del volto le tennero un sorriso un po incantato.
Astolfo, che dalla carne era passato al burro e lo andava spalmando su grosse fette di pane, cominci a raccontarle le peripezie del suo arrivo.
Era sceso alla stazione di Bellariva in piena notte, e non avendo trovato nessun mezzo di trasporto, si era avviato a piedi per la collina, al lume della luna calante: tre ore e mezzo di marcia per una strada erta e con una valigia pesantissima! Quella fatica gli aveva dato lappetito.
Nel racconto metteva una punta di scherzo, ma anche un altezzoso disdegno per paesi cos incivili ai viaggiatori, n volle risparmiare un appunto a Fermatevi qui, alla cui porta mancavano i martelli.
Per non rompermi i pugni, ho dovuto raccattare una pietra da terra. Sia detto tra noi, questa mancanza di martelli impressiona male il viaggiatore che abbia pratica di civilt.
Bruna, annuendo col sorriso e i cenni del capo, cercava di scrollarsi di dosso la taccia dessere anche lei belmontese. Tuttavia fu lieta che qualche cosa di Belmonte egli pur trovasse da lodare.
Il vino  buono, e... (queste parole le arrivarono allorecchio in dolce ronzo) la figliuola del locandiere assai graziosa.
Dinanzi, sulla tavola, non era aperto il bel libro dellamor di Giulietta, n le parole di Astolfo rassomigliavano a quelle che aveva lette ad alta voce nella camera di Scandibbio; eppure, sincaloriva e inebriava assai pi ora, come se sotto il continuo sguardo di lui le fiamme che portava, per dir cos, dipinte nella fantasia cominciassero a bruciar davvero. Finanche il piccolo senso di colpa, che provava a star seduta l, le accresceva lebbrezza, lavvisava chera nella gioia e nella trepidazione della vita vissuta.
Come prevedeva, Mametta entr nella stanza, e lei non cerc nemmeno di osservarne il viso che sospettava un po accigliato.
Piegando la testa e presentando la nuca come in una tacita ma ferma ostentazione di resistenza, la sent girare attorno, avvicinarsi alla tavola, rispondere a Rosalinda. Infine, era uscita! Subito lev la fronte con un vivace moto di libert, e la spian sorridente in faccia ad Astolfo.
Il rimprovero era rimesso a pi tardi, quando lei e Mametta sarebbero stati a quattrocchi.
Ebbene, venisse pure il rimprovero! Tenere addosso ancora di questi scrupoli non era un segno dincivilt belmontese? Per conto suo, voleva gettarli via.
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CAPITOLO 2.
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Dopo la colazione mattutina, Astolfo and subito a riposare, per rifarsi del sonno perduto in viaggio: ella non lo rivide se non la sera, e di nuovo a tavola, tra la madre e gli altri compagni, allinfuori di Scandibbio, ancora infermo.
La voce, il riso, i gesti di lui rallegrarono lorto come festose girandole, ma presto consumarono il loro fuoco, ed egli stesso dette il segnale di ritirarsi, prendendo la madre a un braccio, Minna allaltro e intonando, col barcamenare il capo da questa a quella:
Buona sera, miei signori!
Buona sera! Buona sera!
Cosimo corrucciato, Silvia taciturna e lenta gli tennero dietro.
Tra Bruna e Astolfo non ci furono, cos, altre parole di quelle del mattino; ma, passandole dinanzi, egli non manc di sorriderle e rivolgerle la Buona sera del canto in un modo particolare, sebbene non togliesse la testa dalla spalla di Minna. Sospettar che lui, che laltra? No, tra compagni, anzi colleghi, comessi si chiamavano, tali familiarit sono innocenti. Un segno doveva vederlo invece nel sorriso di quel saluto, un segno che prometteva Sta tranquilla, ragazza mia, da domani sar tutto per te!.
Con tali pensieri Bruna sal anche lei a coricarsi, mentre Mametta, abbassata la fiamma del lume a gas, sindugiava ancora a tirar la somma dun conto.
Appena in camera, nel far latto di chiuder luscio a chiave, secondo labitudine che aveva appresa da Minna, stette un po in dubbio, e gir solo la maniglia. Prima dellarrivo di Minna, non le era mai venuto in mente che fosse necessaria quella precauzione; valeva meglio, dunque, tornare al passato, con piena fiducia nella sicurezza di Fermatevi qui.
Eppure, durante tutta la notte, un vago senso di attesa le tenne il cuore.
Bambina, aveva avuto una particolare fede negli angeli custodi, anzi nellAngelo custode, che la sorvegliava dalla nascita, laccompagnava da per tutto, e la notte si chinava dallalto sulla sua piccola fronte dormente.
Per molti anni, prima di ficcarsi tra le lenzuola, sera inginocchiata, ogni sera, a piedi nudi in mezzo al letto e aveva giunto le mani proprio nellatto che vedeva fare a un bimbo nella figurina dun libro sacro. Allora, mentre la madre le stava accanto, e, nel suggerirle le parole della breve preghiera, teneva sospesa la calza o la scarpetta che le aveva sfilate, ella alzava al soffitto gli occhi gi tremuli di sonno e quasi aspettava di vedere apparire il viso arridente dellAngelo, le bianche ali spiegate, la spada di fiamma datagli da Dio per difender lei da ogni pericolo.
Si stendeva sotto le coperte, che la madre prima duscire rimboccava ben bene, chiedeva ancora: un bacio! un piccolo bacio! e, ricambiatolo, sabbandonava a sogni felici, lasciando un po socchiuse le labbruzze rotonde.
Poi, ad assisterla, la sera, aveva badato la sorella Maria, con quel garbo e quella grazia che le meritarono appunto il nome di Mametta: e anche Mametta era stata sempre attenta a farle dir la preghiera, fino allultima parola.
A poco a poco, quandoramai si coricava senza bisogno daiuto, allAngelo custode aveva accorciato lorazione: non lo pregava pi in ginocchio, nel mezzo del letto, ma gi distesa, col capo sul guanciale; e qualche volta il sonno la sorprendeva mentre stava pregando.
Era un peccato lasciarsi coglier cos dal sonno?
Eppure i sogni eran sempre deliziosi, sebbene al mattino non riuscisse mai a ricordarli tutti.
I colombi non mancavano quasi ogni notte di venire a farle visita: volteggiavano a lei dintorno, si posavano a terra e si mettevano a cantare in giro tondo, ognuno accennando vispo col suo capino:
La solitudine si deve fuggir...
si deve fuggir...
sol coi compagni si pu gioir...
Poi dei voli aveva conosciuto ella stessa la vertiginosa ebbrezza, prendendo labbrivio lungo le scale con una spinta della mano allappoggiatoio di legno: si sollevava pian piano, sfiorava gli scalini, usciva nellorto e, la gonna gonfia daria, si librava al di sopra degli alberi, remigando con lento moto delle braccia.
Venne let in cui prima di coricarsi, indugiava in camicia, ogni sera, non per pregar lAngelo custode, ma per guardarsi nello specchio, misurar la lunghezza delle trecce e dare unocchiata, tra compiaciuta e ansiosa, allo scollo che il piccolo petto, bianco e crescente come la luna nuova, cominciava a rimpir di palpiti.
E nel sogno il tempo diventava un bel puledro scalpitante, in groppa del quale era pronta a saltare arditamente. Via! Via! A lei le redini! A lei la strada! Rinvigorita e accesa dal vento della corsa, balzava dalla sella a terra... e si trovava tra le braccia dErminio.
Ed ora? Ora a Erminio non pensava pi. In questa calda notte di maggio, rimaneva sveglia e immobile, a gioir della sua stessa insonnia. Si carezzava adagio il petto, e, scostando un po la medaglina delle figlie di Maria che col piccolo nastro le scendeva nello scollo, premeva dolcemente londa duna commozione piacevole, quasi duna felice pienezza dellanima. Resupina, con gli occhi aperti nel buio, sorrideva a unaltra presenza, di cui sentiva il sorriso sospeso al di sopra del suo volto; e parendole di veder a tratti brillare i suoi stessi occhi quali due diamanti ignudi, trasaliva come allincontro dellaltro sguardo.
Ahi, che lAngelo custode aveva ceduto il posto allamore abbagliato ed inerme!
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CAPITOLO 3.
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Alle prime luci dellalba, si ricord dimprovviso che il giorno che stava per sorgere era la Pentecoste, Pasqua di rose.
Un sole di festa rallegrer tra poco Belmonte, schiere di fanciulle si spargeranno per le vie al richiamo della campana, dopo aver atteso, con mattiniera solerzia, a preparar la rituale torta di grano profumata di fior darancio. Buona cera e buon sangue! In questo giorno le guance giovanili brillano con pi viva freschezza, e ogni fanciulla sente di meritar davvero il complimento Sembrate una rosa di maggio, susurratole allorecchio da qualcuno dei giovanotti che stanno in piazza a vederle passare, poich con le rose di maggio, sfogliate nellacqua, tutte stamattina si son lavate, secondo il gentile costume. Dovunque a Belmonte maggio fa sbocciar rose: se manca il giardino o lorto, non mancano i vasi alla finestra; chi nulla possiede riceve dal vicino cortese. Ma i fiori, messi nellacqua delle catinelle, debbono esser tenuti allaperto dalla sera della vigilia, perch nel pio mistero della notte possa scender su dessi la benedizione divina.
Ormai la notte era passata, e Bruna non poteva offrire ad Astolfo fiori benedetti, ma non avrebbe rinunziato a fargli omaggio dei pi freschi, pi belli, pi odorosi fiori di Fermatevi qui, che sarebbe andata a coglier subito, prima del sole.
Mametta era gi in cucina, e preparando la torta inchinava la fronte al pensiero dAntonio lontano, che questa volta non avrebbe potuto lodarla, come gli altri anni, quando, la sera, seduto ancora col cappello in testa proprio a quel marmo su cui ella stava lavorando, mangiava con fanciullesca avidit la grossa fetta conservatagli, e la trovava buona, ottima, il migliore dei dolci questanno, parola donore, anche migliore dellaltro anno e nella lode metteva tanto entusiasmo di parole e di sguardi, chella ne sorrideva, ma pure sinteneriva felice.
Oh, sei tu! Come mai cos presto?
Buon giorno.
Buon giorno.
Oggi  Pasqua. Il buon giorno solo  troppo poco.
Mametta, con le mani impedite, pur rendendole il bacio, cerc di sfuggire allabbraccio. E come torn a domandarle perch si fosse alzata cos presto, Bruna rispose:
Anchio ho le mie faccende. Ieri sera dimenticai di preparare i fiori. Ci hai pensato tu? Bisogner anche offrirne a Minna, a Rosalinda... Sappiano o no luso, da parte nostra  una cortesia.
Nel parlare, aveva tolto dal marmo lanello che Mametta vi aveva posato, e se lo rigirava tra le mani, sicch Mametta, pi che badare alle parole di lei, seguiva con sguardi alla sfuggita le peripezie di quel caro anellino, di cui era un po gelosa.
Sei proprio certa ch doro?
Che cosa?
Il tuo anello. Io lo vorrei con una pietra pi vistosa, per esempio: uno smeraldo. Ma hai sentito raccontar duno incantato che fa diventare invisibile chi se lo mette in bocca? Sta attenta, ora provo se questo... Uhm!
Sei pazza! Da qui.
Oh, di che hai avuto paura? Un tal anello piacerebbe anche a te! Voleresti subito a raggiungere Antonio, specie ora ch lontano, per spiar se mai non faccia troppo caso delle ragazze forestiere. Lo trovi in compagnia? E tu ti mischi alla compagnia! Sta solo e sospira? E tu conti con gioia ogni sospiro e pensi Mio caro, quella per cui ti struggi, son io e sto qui! Ma tu forse, per il troppo intenerimento, al primo sospiro ti leveresti lanello di bocca.
Mametta non sapeva se sorridere o imbronciarsi, mentre le saliva in viso un piccolo rossore. Aveva torto a mostrarsi sempre indulgente con la sorella: ora, per esempio, le veniva a mente che la sera prima aveva taciuto un giusto, necessario rimprovero: forse sarebbe stato ancora a proposito. Ma gi quellera corsa via, nellorto; e non ebbe animo di richiamarla. Bruna and cogliendo i fiori pian piano, per dar tempo al mattino dinoltrarsi e agli ospiti della locanda dessere in piedi nelle loro camere. Gli odiosi cavoli, le ridicole pestilenti cipolle non bruttavano, poi, tutto lorto; molte erano ancora le rose, e le pi belle si tenevano superbamente discoste dal vicinato indegno, alcune perfino arrampicate sulla cresta del muro, dovera pi alto.
Con gli occhi lieti e vigili sul grosso fascio che teneva abbracciato contro il petto, sal al piano degli ospiti e sarrest in mezzo al corridoio, dinanzi agli usci ancora chiusi. Questo era di Rosalinda, questo di Minna, quello, muto di mistero... Ben sapeva chera di lui, ma cercava di non fissarvi lo sguardo, per non cedere a unattrazione immediata. Le conveniva cominciar lofferta da qualcun altro, esclusa Minna, che altrimenti, servendosi da s, le avrebbe levato il meglio. Per Scandibbio, invece, un gruppetto di tre o quattro rose era gi abbastanza; glielo poteva tendere senza entrare in camera, allungando il braccio attraverso uno spiraglio. A voi.  la Pasqua dei fiori.
Ma nel punto di battere, lo sent tossire, e si scost bruscamente come se avesse avuto il colpo di tosse sul viso; allora le accadde di trovarsi giusto dinanzi allaltra porta che aveva voluto non guardare. Stette in ascolto, col respiro sospeso, e un movimento di passi dal di dentro la riemp duna straordinaria commozione, che saccrebbe fin quasi a soffocarla, quando ud domandare con forte voce Chi ? prima ancora che si fosse accorta daver bussato.
Son io, Bruna, la figliuola...
Segu subito il rumore della serratura, la porta si spalanc: egli le stava davanti alto e sorridente, in un nimbo di vertigine. Allora smarr lidea di ci che disse e fece. Certo, a un tratto i fiori le sfuggiron dalle braccia e si sparsero in mezzo alla camera; mentre si chinava a raccoglierli, le piovve sul collo qualche cosa come una falda di fuoco, che sattaccava e bruciava, eppure era leggiera e dolce; appena la scosse, ne piovve unaltra; fece per alzarsi, e incontr con la sua bocca la bocca di lui. Non saccorse desser lasciata se non dopo che lo sent ridere allegramente, come a persuaderla chera uno scherzo amabile e invitarla ancora; no, no, ora correva via, inseguita da quel riso.
Invece di scendere, infil di furia, allaltro capo del corridoio, la scaletta di legno che metteva nella soffitta, pass frettolosa e curva sotto le travi basse, si arrampic con un salto nellangusto abbaino. Era il luogo dove piccola andava a nascondersi quando voleva sfuggire a una punizione o quando la cercavano per darle lolio di ricino. Vi mancava da anni; subito giunta spi, per antica abitudine, se la ricercassero, come quelle volte, con voci lontane.
Poi rivenne a s, per darsi tutta alla sua nuova tumultuosa commozione. Dal suo strano sgabello, chera una trave di ferro, alzava e rialzava la faccia sul grembo, in unansia tra felicit e vergogna. Tre baci! Erano stati tre baci! Ma come mai? Oh, cos allimprovviso! Tre baci di lui! Ed era proprio certa di non averne reso nessuno? Dio, che fatto!
Ma pian piano cess di agitarsi e tenne la faccia alzata, nel vano dellabbaino. Il sole veniva a colpirla quasi negli occhi, vedeva gi case, alberi, vie, in un mezzabbaglio, e tutta Belmonte, tutta la terra, pareva girarle attorno, mentre i pensieri le si riempivano dun suono vago, persistente, chera lo scampanio a festa della chiesa. La sua ansia sfumava cos in una festosit tremula di capogiro, che pure le dava il senso giusto desser finalmente nel reale, non Giulietta, ma proprio lei, Bruna, che aveva avuto tre baci da Astolfo. E la realt aveva preso a correre per suo conto, come un cavallo di cui non potesse pi tener la guida.
Tre baci! Tre baci! E quei fiori cheran rimasti tutti nella camera di lui! Dopo, che sarebbe stato? Chiss! Ora tutto girava; e dallalto dovera, come dalla cima duna torre, le veniva voglia di sventolare il suo fazzoletto, in segno di saluto al mondo.
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CAPITOLO 4.
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Scandibbio, dolcemente confortato nella sua infermit dalle visite di Bruna, aveva messo un po di proposito nella lentezza della miglioria che gli vietava la soglia della camera. Ma da qualche giorno ella mancava, la loro lettura era rimasta a mezzo dellamoroso poema. Tornarono, allora, la malinconia, la sfiducia e anche la febbre. Larrivo di Astolfo lo trov pi che mai mal disposto a un colloquio che doveva aver per oggetto lavvenire. Per cercar di schermirsi e dar segno che bisognava risparmiargli il calore e laffanno di un dibattito, si costrinse di nuovo a letto, ove rimase tutta la giornata.
Lindomani, chera appunto Pasqua delle rose, si svegli con la stessa repugnanza ad affrontar la discussione, e col desiderio di guadagnare almeno un altro giorno, prima di risolversi riguardo al partito cui gi lanimo si volgeva vagamente da tempo.
Lo scampanio mattutino lo sorprese nella camera ancora buia, incuriosendolo della festivit che annunziava: la ramment allimprovviso; e con attenzione un po sbigottita, ma tenera, quasi che quella festa gli venisse al cuore in un ritorno inaspettato dagli anni della fanciullezza, si mise dal guanciale ad ascoltar le campane. Mentre era in ascolto sempre pi assorto e pi svagato insieme, Rosalinda irruppe risolutamente nella camera, seguita dal figliuolo.
Luce! Luce! e and difilato a spalancar le imposte della finestra.
Oh! Vi sentirete meglio, ora!
Egli si lasci sfuggire un gemito, chera una mezza imprecazione; sbatt gli occhi, e per ottener grazia, si mostr inerte nel letto. Ma laltra saffrett a fargli intender che il riparo della malattia non gli valeva.
Avete unottima cera, stamattina. Ora vi porteranno una tazza di caff. Lho ordinato io, raccomandando che fosse carico.
E chinata su di lui, gli accarezzava i capelli come a un bambino da persuadere amorevolmente.
Su, su, stiamo bene, abbiamo la fronte fresca. E, dunque, non facciamo bizze.
Fu sollecita a porgergli il caff; e comegli salz a sedere in mezzo al letto, volle subito accomodargli i guanciali dietro la schiena e anche costringerlo a infilare una giacca, per impedire che scivolasse di nuovo supino sotto le lenzuola, in una posizione di cui avrebbe potuto trar vantaggio nella difensiva.
Ora che siete riguardato dallaria, apro i vetri. Una giornata splendida!
Eccomi qui. Ecce Homo!
No, caro Scandibbio, nessuno vuol flagellarvi. Voi sapete che vi amiamo. E sacrificheremmo tutto allamor vostro, se procurandoci il nostro danno non nuocessimo anche a voi.
Risparmiatevi le parole solenni, cara Rosalinda. In simili affarucci son fuor di posto. E anche il precipizio. Non c nulla che bruci sul fuoco.
Affarucci? Me li chiamate affarucci? In quanto allora che a voi par tanto incomoda, mentre a momenti son le nove, oggi  Pasqua e non voglio perder la messa. Daltronde, abbiamo avuto anche troppa pazienza. Che bisogna aspettar pi? Che tra qualche giorno la compagnia sia tutta riunita, la barca carica e di nuovo sballottata a vostro capriccio? Astolfo  arrivato da oltre ventiquattrore; aveste avuto almeno la compiacenza di chiedergli qualche notizia del viaggio! Di tu, se hai pensato a darti bel tempo... Ah! E parla tu, dunque!
Astolfo, voltandosi con un sorriso dalla finestra overa rimasto affacciato, le aveva fatto cenno di chetarsi.
Vedrai, mamma, che saremo tutti daccordo.
Egli teneva allocchiello uno dei fiori che Bruna gli aveva lasciati in camera. Lavventura di poco prima lo rallegrava ancora e glispirava il senso di possedere un superfluo di forze per il duello con quel povero matto di Scandibbio. Poteva, perci, senzaffanno, ridurlo a sua discrezione. Gli si accost adagio, e, sempre sorridendo, si chin a susurrargli:
Non darle retta. Sai che ha il vezzo di cantare.
Poi accomodandosi sulla seggiola che ella aveva situata proprio accanto al capezzale e tirandosi su i calzoni, esord con dolciastra tranquillit.
In fin dei conti, non desidero che informarti del mio viaggio.  vero che da esso mi  venuta qualche idea, meritevole, forse, di esame.
Rosalinda, che aveva battuto le palpebre nel vederlo bisbigliare allorecchio di Scandibbio, ora, a pie del letto, appoggiando le braccia sulla spalliera, subito si mise a fissarlo con la solita, incantata ammirazione.
Con la voce sottile ed eguale, falsa come il suo sorriso, i gesti puerilmente abbozzati, il linguaggio vezzeggiato da unabbondanza di diminutivi: un paesino, una letterina, una cambialina, egli cominci un diffuso racconto di ci che aveva fatto in tal luogo e tal altro; ci che avevan detto Caio, Mevio, Sempronio, e, soprattutto, ci che aveva detto lui, non senza far risaltar la cortesia, lamabilit, la fiducia di quei signori a suo riguardo.
Per bocca sua, pareva che tutti, da tutti i paesi, volessero convertir Scandibbio al loro illuminato giudizio; per bocca sua gli ripetevano chera piuttosto un sognatore, un poeta (intendesse pure: un pazzo!), anzich un vero uomo di teatro.
Due o tre volte Scandibbio, sul punto dinterrompere e contraddire, rassegnatamente si trattenne.
Le sue risposte, saccorse ogni volta, sarebbero state un moto di fastidio, uno scatto di quellinsofferenza che gli faceva stringere i pugni sotto la coperta. Per meglio contenersi, almeno fin a quando Astolfo non avesse sputato fuori le idee che diceva portar dal viaggio, volse ludito e, a poco a poco, anche lanimo alle voci della strada: grida di venditori, risa di bimbi, canti duccelli.
Scandibbio! url a un tratto Rosalinda, con una scossa al letto. Vi state addormentando?
No, sento tutto, sento benissimo.
Tuttavia non aveva visto entrar Cosimo, che ora scopriva nel cantuccio dove era appesa la chitarra. Cerc di incontrarne lo sguardo, e, ci non riuscendogli, sorrise.
Rosalinda aveva dovuto catechizzarlo ben bene; ma, eccolo l, egli aveva preso posto a egual distanza dalle due parti; e per non compromettersi nemmeno con la faccia, staccata la chitarra dal muro, ne osservava le corde.
Dunque... insisteva Astolfo.
Dunque....
Si raddrizz meglio sul letto e cerc dafferrare un filo di quellinterminabile discorso.
Bisogna svecchiarsi... obbedire allo spirito dei tempi nuovi...
Ci significava chiaramente:
Devi rimetterti a me. Lo spirito dei tempi nuovi son io.
Oh, i tempi nuovi! Trs bien! esclam Minna con uno schiocco di labbra, dalla soglia overa apparsa proprio nel punto di cos belle parole.
Andar con la moda, qui  tutto.
S, trs bien! la rifece Scandibbio. Anzi, correrle avanti! Cosimo che ne pensa? Sente anche lui nelle gambe il prurito di correre?
Ma Rosalinda non toller il tono di burla.
Cosimo ha ragioni pi serie...
E fissandolo come volesse tirargli su la faccia a forza docchiate:
Eh, Cosimo, dite voi, si possono canzonare i vostri numeri?
Lapostrofato, invece di rispondere, lasci sfuggire uno stridio dalle corde della chitarra.
Oh, Madonna Santissima! Levatevi di mano questarnese!
Gli strapp la chitarra, la mise ella stessa al muro, mentre il dispetto le traboccava in vernacolo dalle labbra frementi.
Minna, senzaspettar che laltra si chetasse, ripigli:
Non avrete mai fortuna se non permetterete alle vostre attrici desser chic. Mettetele in grado di non lasciarsi invecchiare una veste addosso, e voi sapete che le vesti hanno proprio la sorte dei fiori...
Avete preparato quella carta, Cosimo? Fuori la vostra carta!
Rosalinda per poco non lo frugava nelle tasche dovegli cercava comuno che non voglia trovare.
Date qui. Ora vedremo.
E sventol un foglietto sotto gli occhi di Scandibbio.
Che cos?
La prova di come vanno i nostri affari. Son numeri!
Li conosco. Abbiate pazienza, Rosalinda. Non  questo il modo di conversare tra noi.
Vorreste chiudermi la bocca? Non dimenticate che io ho il diritto di parlar qui come vostra socia.
Parlerete, parler ognuno, ma lasciate dir due parole anche a me. Vi confesso che non ho capito ancora lo scopo di tante chiacchiere. Che cos questaria di rivolta? Questo desiderio dinvelenir gli animi? Se c argomento serio per discorrere, discorriamo alla buona.
Minna e Astolfo assentirono col capo.
Mi si vuol forse rimproverare di non avere abbastanza a cuore questarte, o, diciamo pure, questo mestiere (a volte  proprio un mestieraccio!) per cui ho tutto sacrificato fin dagli anni della mia prima giovinezza?Tutto sacrificato, e assai sconsideratamente! E me ne rimorde lanimo, non fosse altro per il dolore che detti a mio padre e il rammarico dessermene andato lontano dalla madre mia! Astolfo mi ha chiamato poeta. Purtroppo non lo sono, e perci non mi  permesso rispondere con poetico sdegno a chi ha sempre sulle labbra le ragioni della pentola o della bottega. Dalla bottega vengo anchio, sebbene quella paterna fosse di libraio. Abbiatemi, dunque, per un povero diavolo, ma riconoscetemi amore e buona volont. Fin a oggi abbiamo camminato insieme alla meno peggio, e stando alla vostra testa, non credo daver mai avuto laria dun capitano altezzoso...
Non si tratta di ci interruppe Rosalinda Altezzoso o non altezzoso, vorremmo che ci faceste camminar meglio. Dio sa di questo passo dove ci condurrete!
Ebbene, chi vi dice chio non sia pronto ad ascoltar buoni consigli, da qualunque parte vengano? Se Astolfo...
Oh, benedetto il Cielo! Eccovi alla fine ragionevole.
Ma finora questi buoni consigli io non lho sentiti! Lunica che m parsa chiara  stata Minna. Per lei tutto il problema sta nel guardaroba. Datele sempre delle vesti nuove, e il problema  risolto. Ascoltiamo ora Astolfo. Badiamo, per, se non ci sia dellesagerazione nel trovar che le cose, come vanno ora, vadano proprio male.
Oh, daccapo! Certo che a voi i conti tornano; ma a voi solo. Siete fortunato, voi! Avete la vostra pensione...
Una bella fortuna!
Basterebbe senzaltro a farvi vivere.
Insomma, che si vuol da me?
Che non ci trasciniate tutti alla rovina.  in giuoco lavvenire di mio figlio. Mio figlio, capite? mio figlio  nato per andar lontano.
Parli, dunque, vostro figlio! grid a sua volta Scandibbio Ma che non mi rompa la testa con le solite chiacchiere!
Astolfo sorrise e ripet alla madre il cenno di chetarsi. Quindi, con studiata lentezza, cav il portafogli, ne trasse una lettera.
Ascolta che cosa mi scrive... e disse un risonante cognome dattore.
Che centra costui nei nostri affari?
Centra rispose pacato Astolfo. Egli accetta dassociarsi a noi secondo le condizioni che gli ho imposte. Sta a sentire la lettera.
Ma aveva appena cominciato a leggerla, quando le campane di Belmonte ricominciarono a sonare a festa e gli coprirono la voce. Come Rosalinda corse subito a richiudere i vetri, a quellatto Scandibbio si scosse dalla sua indignata meraviglia.
Ma che lettera! Non voglio sentir nulla.
Eppure  necessario.
Tu non avevi diritto di prendere impegno alcuno.
Questa  faccenda da discuter dopo. Pensa al vantaggio di tutti. Non conosci costui? Per noi  un acquisto davvero prezioso.
Oh, approv Minna  simpaticissimo, nonostante il vezzo di recitar sempre col cappello in testa!
Daltronde egli non pretende di toglierti il posto di direttore. Lo ripete anche nella lettera. Ascolta, dunque.
Ma Scandibbio non poteva contenere il suo sdegno.
Perch hai fatto questo? Qualunque accordo abbiate preso, non son disposto a riconoscerlo.
Astolfo rimase un momento interdetto.
E cos?
Leggi la lettera! gli grid la madre Che tutti sentano e giudichino! Ad accertare i nostri rispettivi diritti, consulteremo poi gli avvocati, e allora si vedr.
Non avendo Scandibbio ribattuto, Astolfo saffrett a riprender la lettura, e dal principio.
Collega carissimo, in seguito al nostro colloquio dieri mattina...
Intento al foglio non scorgeva la faccia dellaltro, perch altrimenti si sarebbe forse soffermato.
Scandibbio provava il senso di soffocar quasi sotto una violenza materiale, laria gli pareva irrespirabile, e latto di Rosalinda, che aveva chiuso i vetri, anchesso una sopraffazione, come quella lettura che non aveva potuto impedire.
Passando le mani sul suo sparso sudore, si ritrov stretto nella giacca ficcata a suo malgrado; se la strapp di dosso, con furia, e la scagli in mezzo alla stanza. Poi, comesausto da quello stesso impeto, si cacci gi nel letto e, voltatosi dalla parte del muro, non si mosse pi.
Finanche Rosalinda parve sconcertata.
Che modi! mormor Vieni, figlio mio, usciamo.
E con unultima occhiata al letto: Prima o dopo, una risposta dovr pur darcela!
Solo Cosimo, seduto nellangolo della stanza, rimase ancora e a lungo in silenzio, quasi aspettando che gli echi del contrasto si disperdessero; alzatosi infine, and a piegarsi sullamico, per osservar se si fosse addormentato, e volendo accertarsene senza chiamarlo, toss lievemente. Egli lo guard in un battito di palpebre. Allora, con aria di segreto, come se, per amor di Dio, badasse a non farsi udir da Rosalinda, gli susurr:
Caro Scandibbio, non prendete a male le chiacchiere e credete a me: essi sperano bene dal nuovo, ma io che ho visto tante novit diventar vecchie, son certo che le nostre cose andranno sempre a un modo, cio di male in peggio. Scacciate dunque la collera, e pensate alla salute, che solo importa.
Avendo quello risposto con un sorriso ma senza muoversi, rest ancora chino a guardarlo, poi, sospirando, usc anche lui.
Lindole di Scandibbio, che conservava un fondo di spontanea e talvolta passionale vivezza, ripagandosi in segreto del freno con cui egli la dominava in pubblico, spesso lo spingeva inavvertitamente a parlar solo, e quel linguaggio che accompagnava a tratti e, per dir cos, a guizzi, il colloquio interiore, pareva levargli dallanimo quanto vera di pi acceso, fin che non si fosse rasserenato.
Ora che tutti erano andati via, non dava nemmeno in tale piccolo sfogo, tanto, dopo il breve impeto di protesta, sera abbattuto anche nello spirito.
Il torto ricevuto aveva cessato di bruciargli, e non perch, riandando al contrasto, trovasse qualche ragione in discolpa di Rosalinda e Astolfo.
Senzagitarla in mente, teneva in cuore, gi definitiva, la risoluzione estrema, e questa che per linnanzi, anche prima della venuta a Belmonte, gli si era spesso proposta con lusinghe di pace, o, almeno, di rassegnata rinunzia, e poi, qui, nella compagnia schietta e riposata, nel luogo ameno, nella letizia della stagione, prendendo qualche bagliore da quel sole e uneco festevole dai canti di quelle ragazze, gli aveva perfino sorriso con la vaghezza di un caro desiderio, di uninclinazione dellanima, ora lo desolava come un disperato addio, che lo schiantasse nellintimo.
Poteva rimproverare ai suoi compagni di costringerlo a un distacco cos crudele? Oh, altri contrasti, e assai pi gravi, eran sorti prima dallora, ed egli li aveva saputi vincere, senza mai pensare a trarsi da parte come a un ripiego per uscir dimpiccio. Ma questa volta, al di fuori dellurto avvenuto, sentiva in s, in quella scoraggiata stanchezza, limpossibilit di trascinar pi oltre il peso della sua carriera fallita.
La sua carriera! Non meritava forse che la chiamasse con pi dolce e pi alto nome: il suo sogno? Il caro, il bel sogno giovanile, soprattutto amato e seguito, unica ragione del suo vivere dalla lontana fanciullezza a oggi!
E nel piangerlo con amarissima pena, ora che gli pareva di scoprirlo morto dun tratto, mentre davvero un tremito daddio gli moveva le labbra, dimenticava le degradazioni, i disinganni, tutte le avverse vicende per le quali esso era passato, umiliandosi, scolorandosi, sfiorendo di mano in mano, cos da ridursi, dallorgogliosa bellezza della prima immagine, a una povera vacillante ombra.
Un piccolo colpo di tosse, quella mattina, aveva impaurito Bruna innanzi alluscio di lui, impedendole dapparir con le sue rose, di cui ora una soltanto, messa sul comodino accanto al letto, sarebbe bastata a spandere col suo profumo e, pi col ricordo della donatrice, un gentile spirito di conforto in cos sfiduciata tristezza.
Ma a non lasciarlo troppo solo il caso provvide con unaltra visita, che, se da principio gli parve quanto mai malcapitata, lo dispose poi a un umore meno fosco.
Chiamato nei suoi pensieri dal vago sospetto che qualcuno stesse invano chiedendo dentrare, si volt dalla parte del muro a quella delluscio, e scorse, senza riconoscerlo subito, un uomo che, gi da un pezzo sulla soglia, stropicciando i piedi a terra aspettava pazientemente desser sentito. Come quello si decise a farsi innanzi, sorridente e cerimonioso, con due o tre inchini nei quali ondeggiaron dondoloni le falde dun lungo ammanto che teneva sul braccio sinistro, gli si svel nella bizzarra figura di maestro Gregorio, il sarto alla cui botteguccia sera compiaciuto dordinare un abito.
La naturale disposizione alla facezia sera cos effusa sul volto e in ogni movenza di maestro Gregorio, da divenire unespressione incorreggibile come un connotato, e se mai egli voleva assumere un contegno opposto, sia pure con la maggiore sincerit dellanimo, non riusciva che a sottolinear di burla anche quel contegno.
Ancora ammalato, signore! Ancora a letto! E in questo giorno, in cui tutta la bella giovent  in piazza!
Nel manifestare il rammarico, anzi il cordoglio, giungeva e scoteva le mani innanzi alla faccia compunta, per nulla preoccupato, nel gesto, dal fluttuante carico del braccio.
Ci fece sorrider Scandibbio, e il sorriso avvi la conversazione del sarto. Questo gli disse che doveva prendere il vestito nuovo in buon augurio, come sarebbe stato anche per lui, che dallaltezza dei pantaloni (unaltezza di cui a Belmonte non cera leguale, eccetto quella di Guglielmo il cacciatore) aveva cavato dei numeri per il lotto: non erano ancora sortiti, ma, una volta o laltra, sortirebbero certamente.
Dunque, un abito cos chiaro, cos leggiero e, da parte la modestia, cos felicemente riuscito nel taglio giovanile, non mancherebbe dapportar pace, sanit e allegrezza. Egli non era venuto prima a provarlo, perch lavevano informato che il signore non stava bene. Oggi, Pasqua, sperando di trovarlo in piedi, aveva pensato di far la prova e la consegna.
Se volesse lasciare il letto un momentino... No? Ebbene, lei forse  della mia stessa opinione, che, cio, gli abiti o simbroccano o non simbroccano. Questo  imbroccato, come so dal piacere che ho avuto a lavorarlo. E potrei dir chera gi fatto, dal primo momento che, da dietro al mio banco, ebbi lonore di alzarle gli occhi addosso.
Cos parlando, laveva tolto dalla lunga fodera con cui laveva portato coperto sul braccio, e ne spiegava e sventolava i pezzi dinanzi al viso di Scandibbio, adagiandoli, poi, lun dopo laltro, sulla seggiola che era accanto al capezzale, affinch, pur dal letto, quello potesse goderselo almeno con lo sguardo.
Voila. Mi perdoni il vanto, signore; ora che si metter di nuovo in giro per il mondo, mostrer addosso un lavoro che non fa del tutto scorno a questo piccolo paese. Sia tanto buono, qualche volta, da voler far leggere, nel rovescio del bavero, il mio povero nome.
Queste parole richiamaron lanimo di Scandibbio, dalla breve dimenticanza, alla risoluzione dolorosa; il sarto saccorse che sabbuiava nel viso, e, un po inquieto, chiss mai fosse una disapprovazione a lui o alla sua opera, aguzz le ciglia a osservarlo.
E quand che parte, signore domand poi, non ancora rassicurato.
Scandibbio indugi a rispondere, quasi non avesse capito la domanda che insospettatamente veniva a toccarlo nellintimo.
Doveva gi rivelare, e a quelluomo per il primo, e con lapparenza di una notizia qualunque, ci che per lanimo suo era una pena ancora tanto acerba?
Oh, per ora, vedete, sono a letto.
In quanto a questo, se permette un consiglio, gliene do uno buono. Si faccia portar del vino di Bellariva, ch forte e frizzante. Un mezzo fiasco di quel vino caccia dal sangue qualunque febbre, fosse pure la perniciosa.
E poich quello scosse la testa:
Comprendo, il signore  astemio. Allora il caso  un po grave.
Non voleva parlar subito del conto, ma sentito che Scandibbio aveva il danaro a portata di mano, sarrese volentieri, e laiut lui stesso a prendere il portafogli dal comodino.
La prego di non negarmi una soddisfazione. La prima volta chesce, e speriamo al pi presto, passi davanti alla mia botteguccia, per farsi vedere in questi nuovi panni.
Sorridendo del suo modo di dire come di unarguzia, retrocesse a passetti e inchini verso la porta, da cui sporse ancora al saluto, tra i battenti, il volto faceto e cerimonioso.
I nuovi panni dalla seggiola ove maestro Gregorio laveva lasciati, parevano a Scandibbio gridar stravagantemente nella stanza la nota troppo chiara della loro tinta. Che idea aveva avuta, di scegliere roba siffatta! Quel diavolo di sarto! Non era stato lui a saperlo ravvolgere tra moine e facezie? Ma a pensarci meglio, doveva ricordar che quel giorno, dinanzi a quella botteguccia, sera sentito un cuore scapricciato, quasi felice.
Anche prima dallora, forse dalla sera stessa dellarrivo, Belmonte aveva cominciato a illuderlo con risorgenti desideri di felicit. La leggenda dellalbergo splendente al sole come una promessa, il profumo degli aranci, la grazia modesta di Mametta e, sopra ogni cosa, gli occhi, le trecce, la fresca giovent di Bruna... Povero pazzo! Quali beni aveva vagheggiati in quel soggiorno, se non quelli che ormai per lui eran fuori dogni stagione e dogni luogo? Non per coglierli ora restava; anzi, per rammaricarsi di non poterli nemmeno sperar pi.
Stabilendosi a Belmonte, somigliava a uno che bussi alla porta dun convento e chieda di farsi frate, non per un trasporto di fede che gli riprometta in quella nuova esistenza la pace, ma perch non sappia pi che fare nel mondo, n dove buttarsi, coi suoi disinganni, la sua stanchezza e un timor di morte sempre addosso. Cos egli si riduceva a essere il pi disutile, il pi triste, il pi profondamente vecchio dei cittadini belmontesi.
Nel volgere tali pensieri, nel considerar la sua vita gi consumata, la frugava come un mucchio di cenere, in cerca delle poche gioie che potessero avanzare al ricordo, e mettendo lo spirito nero della sua attuale amarezza di contro allaltro veramente suo, che di quella vita era stato il fedele e candido consigliere, sollecito delle abnegazioni, dei sacrifici, delle rinunzie, che ora gli parevano altrettanti falli e occasioni perdute, credeva di giudicarsi con crudele pentimento, e imprecava alla sua stessa virt, come a un cattivo genio, alla fine, ma troppo tardi, smascherato.
Non sera, intanto, accorto che anche laria nella stanza sera fatta fosca e dalla finestra sera ritirato il sole, quasi che in quelloscurit lo avessero man mano avvolto i suoi pensieri. Il primo tuono, improvviso senza lannunzio della saetta, parve scoppiargli nel capo, e, rimbombando a lungo, scuotergli lanima avvilita. Non meravigliato, ma mosso dal repentino mutar del tempo, si sollev dal guanciale, e ud, quasi insieme con lo scrosciar della pioggia, gli strilli, lo scalpicco affrettato della gente che correva a cercar riparo. Poi i rumori dei tuoni, della pioggia, del vento sopraffecero ogni altra voce, se non quella delle campane che non volevano rassegnarsi a darla vinta, e, tuttavia, nella gara cominciavano a smarrirsi. La pioggia si precipitava a folate, urtando contro i vetri in ripetuti tentativi dirrompere, alle saette frequenti tutta la stanza soprassaltava, pavida ogni volta di sconquassarsi a un fracasso pi forte, e a ogni livido guizzo silluminava su duna parete un gentile quadretto di Madonna col Bambino, cui prima dallora egli non aveva mai badato.
Quella burrasca, che dal cielo del mattino di festa era scoppiata dun tratto su Belmonte e aveva colto le fanciulle per via, negli abiti allegri della stagione e della ricorrenza, fu per lui, da principio, come lo squarciarsi del suo addensato malumore, che con un impeto di castigo sabbattesse sul paese, colpevole di avergli ispirato troppo dolci e vane speranze.
Le gronde, che fin allora seran rallegrate di pispigli e di canti, ora gemevano percosse; sbattevano spauriti e imbrattati i vetri che avevan fatto specchio al sole e alla luna, turbinavano in aria disperatamente quelle foglie darancio che amavano cullarsi in lento trastullo sullali della brezza odorosa. E se ancora le campane insistevano a tentar di sparger la loro voce gaia, il negro vento la strappava loro di bocca, laffiocchiva, la disperdeva, confondendola al rombo del tuono.
Ma, in verit, nella burrasca soffiava lanima di quella primavera dal cui seno era nata. Pi che furia, aveva fretta di spandersi, passar via, svanire; pi che rabbia, voglia di far chiasso sonoro; e da dietro la minaccia era il riso, nei sibili del vento, nella grossa voce del tuono, uneco mal celata di scherzo. O se mai forze opposte eran venute a tenzone, di fosco e di lieto umore, quella benigna non si lasciava intimidir di troppo, sicura di riuscire in breve alla vittoria. Ecco i tuoni allontanarsi brontolando; e le campane, sempre le campane! inebriarsi del loro combattuto trionfo. La pioggia diradava stanca, gi si sentivan risa di gente uscita dai ripari.
Se i foschi sentimenti di Scandibbio, le nuvole dei suoi pensieri, non si diradarono e spensero tutti con la fugacit del maltempo, certo al finir dellacquazzone, al ritornar della quiete, egli divenne meno assorto in s, meno preoccupato di consultarsi col proprio cuore, ci che appunto era segno della serenit che cominciava a rinascere o, meglio, a ristabilirsi. Di nuovo torn ad ascoltar le campane, come nel mattino prima dellentrata di Rosalinda, forsanzi con pi piacere, quale un ricordo che andasse rinforzando sempre pi la sua voce confortevole. Mentre fuori della finestra larcobaleno pareva inalberar nelle sue fiamme, come uninsegna di festa, la variopinta gaiezza delle vesti femminili che riuscivano alla via, vedeva ora in luce calma sorrider dalla parete quel quadretto di Madonna che i lampi gli avevan mostrato.
Dun tratto il sole, riaffacciandosi dallalto, venne a cercarlo sul guanciale con un raggio diretto; si rivolt, e ancora ebbe il sole negli occhi, finch, non senza studio, trov per il viso una posizione meno esposta, compiacendosi, tuttavia, di tuffar le mani in quelliraggiato splendore e di sollevarvi il petto, col respiro, sotto la coperta sottile.
Era sicuro di non aver febbre: aveva fatto male a rimaner cos lungamente a letto, aggravando la malinconia con limmobilit e la solitudine. Poich la sua risoluzione era definitiva e necessaria, doveva pure portarla una buona volta in mezzo agli uomini!
Il desiderio dalzarsi gli ramment labito nuovo che stava sulla sedia, e che ora, nel brillar pi vivido dellaria primaverile dopo la breve burrasca, non gli parve, poi, duna tinta troppo pazzamente svagata.
Mettiamoci dunque, in questi nuovi panni, e assaggiamoli come la vestitura della mia monacazione belmontese.
O che fosse il ricordo burlesco di maestro Gregorio, o che lanimo suo si disponesse spontaneamente al meglio, una punta di scherzo entrava perfino nella similitudine che poco fa gli si era presentata con tanta, cupa desolazione.
Non c dubbio, a tenerli in luogo di saio, peccano abbastanza nellumilt.
Nel tempo stesso che se nandava vestendo, seguitava a scuotere un poco la testa.
Alla fine, trov che il sarto aveva davvero imbroccato quellabito senza prove. E, abbottonandosi la giacca, ripens allaugurio di pace, sanit, allegrezza. Una almeno delle tre cose, la sanit, era impossibile. Lallegrezza... s, vano anche augurarsi questa; ma, forse, la pace...
Sul punto duscire, torn indietro a prender la sciarpa per il collo che aveva dimenticata, e la strinse sullabito nuovo come il nodo severo e ben fermo di unaccettata rinunzia.
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CAPITOLO 5.
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In quella medesima mattinata, dopo la messa e prima dellacquazzone, Bruna e Astolfo sincontraron di nuovo, nellorto. Non soli, questa volta, ch sul muricciuolo stava seduta Rosalinda e per laltro viale passeggiavano Erminio e Minna.
Bruna, appena lo scorse, sappoggi smarrita a un albero, e indovinando che si dirigeva verso di lei, nellincertezza del contegno da prendere, si finse occupata a grattar con le sue rosee unghiette la gomma che brillava su quel tronco. I passi savvicinaron pacati, si fermarono, stettero, e a cos breve distanza! Ma nessuna parola segu. Pareva che egli, guardandola e sorridendo senza dir nulla, si divertisse ad aspettare in che modo si sarebbe sciolta dallimpiccio della sua finta occupazione. Un po indispettita, un po tentata a uno scoppio di riso, lanci alla fine un Ahi! e, agitando la mano come se volesse scuotere il dolore, si volt dun tratto.
Che cos? Dove vi siete fatta male?
A un unghia... Ahi!
Lasciatemi vedere! Lunghie delle donne meritano riguardo, e una ragazza deve pur conservarle per quando le potranno occorrere.
Ma ella non porse la mano: anzi port alla bocca il dito, che aveva alla punta una pallottolina di gomma.
Irraggiato spontaneamente dallanimo e forsanche dal sole che le batteva scherzoso e di traverso sul volto un po recline, il sorriso che credeva di nascondere le sfolgorava a dispetto degli occhi; n appariva se questi fossero chinati e sfuggenti per modestia o per timore di ferirsi a quel sole.
Venite dalla chiesa? Si sente che odorate ancora tutta di santit.
Oh, stamattina, messa cantata!  una cosa che par non voglia finir mai.
Si mise per il piccolo e stretto giro dei viali, con un indugio nel passo, che ogni poco, la tratteneva a strappare un filo derba, a scuotere un ramo, e, anche, a guardarsi il fiocco delle scarpine: ad Astolfo, che la seguiva assai daccosto e, talvolta, per starle a fianco, calpestava i margini dellaiuole, rispondeva senza voltargli mai tutta la faccia: aveva liberato le labbra dalla gomma dolciastra del pruno, ma non dal pi vischioso ricordo dei baci.
Rosalinda, seduta sul muricciuolo, era rimasta a lungo meditabonda del contrasto con Scandibbio. Ancora calda di propositi guerrieri, che lorgano e i canti della chiesa non avevan mitigati, pens chieder consiglio a quel giovane Erminio, uno studente di legge, gi quasi un avvocato.
Eh, signor Erminio... Abbi pazienza, Minna, se te lo rubo per un poco... Voi certo saprete, signor Erminio, quand che si pu sciogliere una societ in danno dun socio.
Erminio, chera accorso affabile e lieto, dinanzi allimprovvisa questione legale sbatt le palpebre.
Una societ... quando...
L, allaperto, tra mezzo al verde e ai fiori, in unaria cos festiva e in presenza di Minna, circonfusa di soavi lusinghe, per quanto si sforzasse di rievocarle, vedeva tutte le sue malcerte cognizioni giuridiche disperdersi e svanire come un timido fil di fumo contro il sole.
Che societ? Abbiamo tre specie di societ: in nome collettivo, in accomandita e anonima... Quella in nome collettivo... abbiamo che....
Subito, la sua voce prese il tono lamentevole e umiliato con cui nellesame cercava di rispondere ai professori.
Rosalinda aveva cominciato a esporgli il suo caso; ma dal volto inquieto di lui cap chera meglio rimandarlo a Minna. Lincontro di Astolfo con Bruna, la loro buona armonia nel passeggiare e conversare, specie laria felicemente turbata della ragazza, la volsero a un altro pensiero che le fece dun tratto alzar gli occhi a una delle finestre di contro, cio a quella della camera di Silvia. Accigliata, come ogni volta che pensava a sua nipote, stette a spiar se sintravedesse dietro i vetri chiusi.
Oh, certo doveva esser l, ma di soppiatto, subdola e furtiva secondo il suo solito! Guardasse, dunque, e si levasse di mente, alla fine, quellidea pazza e traditrice che ella aveva ben saputo indovinare, nonostante tutte le malizie per tenergliela coperta. Sperar di prenderle Astolfo! Ora si poteva persuader coi propri occhi: Astolfo era fatto per volar da uno svago allaltro, in attesa della buona sorte di cui era degno; e svago per svago, meglio valeva la graziosa figliuola del locandiere, meglio chiunque che non fosse lei, quella faccia pallida, quellavemmaria mal pregata.
Linfelice Silvia stava davvero dietro la finestra, nascosta, anzi da s stessa dimenticata nellangolo tra i vetri e il muro, a cui si appoggiava con una spalla. Le lacrime, il voto e le preghiere alla Madonna, di cui era il mese, non le avevan fatto aver la grazia; perch purtroppo la sua vergogna non la meritava. Eccolo laggi, sollecito a correr dietro ai nuovi capricci. Tornato da due giorni, senza darle il pi piccolo segno, non diceva damore, ma almeno di piet o di ricordo della colpa nella quale era stato lui... no, Signor Iddio, perdono! non aveva intenzione di scolparsi... Sventurata! sventurata!
Una vocetta, dalla porta, insisteva senza arrendersi.
Signorina Silvia...
La piccola Cesira veniva spesso a farle visita per vaghezza della bambola, dalla volta chella aveva ceduto al piacere di mostrargliela.
Un momentino appena! Le fo solo una carezza, ma in braccio a me...
Sera fermata a guardarla, rivelando infantilmente la curiosit per quello straordinario pallore.
Silvia si mosse, in silenzio, perch sentiva di non poter parlare se non coi singhiozzi, e affid la bambola alle mani impazienti della bambina, badando a non sfiorarle con le sue tanto gelide. Si preoccup tuttavia che la tenesse bene: non le restava che quella. Ne avrebbe fatto dono alla gioia di Cesira, e gi se lera proposto come in voto, se anche lei avesse avuto motivo di sperare un po di gioia. Ma ora!
Di tratto in tratto tornava ai vetri, tormentata e non vista ombra dinanzi alla luce sfolgorante del giardino.
Laggi le coppie, di Astolfo e Bruna, di Erminio e Minna, pur nella strettezza dei viali, riuscivano a non darsi fastidio una con laltra, a non confonder le note dei loro a due, n imbrogliar le fila delle loro ben distinte parti. Gli stessi vialetti le guidavano benevolmente, quella da un lato, questa allopposto, una dietro gli aranci, laltra ove la bassa verdura cresceva abbondante allombra del grosso ciliegio. Sempre che il loro diverso giro le avvicinava, Bruna e Minna si sorridevano come per una reciproca complicit, ma tanto Bruna quanto Erminio badavano a non scontrarsi mai, nemmeno con una fuggevole occhiata; e col volgersi ostentamente le spalle avevan laria di voler rinnegar quel piacere che, in altro tempo, ancora assai prossimo, avevan trovato nello star faccia a faccia.
La cagnolina di Minna si scapricciava anchessa, e in una gaia voglia di abbaiare e forse di mordere, correva da questa a quella coppia, saltellando poi su due zampe attorno alla padrona, chiss tra le tante parolette sfarfallanti che uscivano dalla bocca di questa potesse acchiapparne qualcuna vezzeggiativa per s.
Re, il barbone, la guardava dalla soglia della locanda, scotendo insieme la testa e la coda, in segno di rassegnata sfiducia.
Non gli giovava pi perseguire un favore, gi concesso, ieri e in sua presenza, a un cagnaccio qualunque, un misero, vagabondo cane che non si chiamava Re come lui, non era come lui di nobile razza, ma un volgarissimo bastardo, senzaltro pregio di quello trascurabile dun giovane pelo.
Scommettiamo che se maccosto io, scappa.
Qui diceva Bruna ad Astolfo i giorni si assomigliano tra di loro... Non arriva mai nulla dimpreveduto. C da morir di noia. Da ragazzina vi si sta bene, ma per una giovane Belmonte  troppo stretta.
E Astolfo:
Invidiate, dunque, chi pu partire? Seguite coi sospiri le rondini, quando volano via?
Un s ripetuto col cenno del capo; poi, con occhi vaghi, voce di sogno:
Ma partire per qualche cosa di bello... qualche cosa... Oh, scusatemi...
Prego...  il bottone della mia manica che non so come ha fatto a impigliarsi nella vostra treccia.
Dallaltra parte Minna rassicurava Erminio.
Ritrovarmi, in citt, vi sar facile. Cercherete il mio nome nei giornali. Queste vacanze son fuggite cos rapide!
Le cose divertenti finiscono sempre troppo presto; le noiose... al contrario! Ma, credetemi, io rivedo assai volentieri in citt gli amici di campagna, a differenza di certune che hanno laria di non riconoscerli pi.  un amico come voooi...
Bruna and a seder dimprovviso accanto a Rosalinda.
Cara farfalletta, vi  venuta voglia di posarvi?
Anzich rispondere, ne recinse con un braccio il copioso fianco, attirandola cos che laltra credette a un bacio e porse amabilmente la guancia: quelle labbra cercavano invece lorecchio, ove bisbigliarono a lungo.
Oh, che idea! E come  possibile? Prima di tutto sarebbe necessario il permesso di vostro padre.
Lo stupore la faceva parlare a gran voce, ci che mise il cuor di Bruna in tumulto.
No, zitta, per carit,  una sciocchezza e guard spaurita Astolfo, che, in piedi dinanzi a loro, le guardava a sua volta interrogativamente.
Pu darsi che abbiate lattitudine, sebbene anche in questo, figliuola mia,  facile illudersi... ma... comunque...
Zitta, zitta, vi supplico... Debbo turarvi la bocca?
Astolfo sorrise:
Non vagitate per me, ho gi belle capito.
Davvero? Che avete capito? domand Bruna con trepidazione.
Il vostro capriccio.
Ella rispose gravemente, con gli occhi allingi:
Non  un capriccio.
Un trasporto, forse? Non nego. Quando si ha la vostra personcina, il vostro visetto... eh, s,  gi abbastanza, se ci sia chi sappia trarne il partito migliore. Di spirito, mi pare, non ve ne manca.
Aveva uno strano modo di fissarla, come se la stesse osservando per la prima volta, lui che poco fa, in camera... Da quelle parole, tuttavia, le veniva un incoraggiamento che le faceva battere il cuore. Per lo meno non trovava che fosse impossibile.
Ammettiamo pure che vostro padre voglia, non  a noi, ma a Scandibbio che toccherebbe esaminar la cosa. S, Scandibbio (e qui Rosalinda sospir), il capo  ancora Scandibbio.
Il nome triplicemente ripetuto rievoc a Bruna limmagine che gi le era apparsa indulgente come quella di un altro fra Lorenzo; e allimprovviso sent, senza spiegarsi la ragione della sua certezza, che egli avrebbe disapprovato.
Nemmeno un cenno, per amor di Dio, a mio padre o a Mametta. A nessuno, anzi! Ho detto per ridere, e non ci penso pi.
Ma tutte tre con diversa mente seguitavano a pensarci.
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CAPITOLO 6.
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Erminio e Minna dalla porticina dellorto seran messi a guardar fuori, e pian piano, un passo luno, un passo laltra, si trovarono sulla via, che sugger a entrambi lidea duna passeggiata.
Per il desinare c tempo. Rosalinda mi ha detto che oggi si mangia alle tre. Ma voi, signor Erminio?
No, lui non aveva ancora appetito, potevano andar senza fretta fin in capo al paese, o anche oltre, se a Minna piaceva, dove la solitudine dei campi, la bella veduta e la bellaria facevano sentir meglio lallegria della stagione.
Ho un gran desiderio di coglier fiori selvatici sospirava Minna Tra pochi giorni, addio campagna! E questa passeggiata, ahim, sar forse lultima!
La via molto frequentata per il giorno di festa, glincontri, gli sguardi, i saluti che venivano loro anche dai pianterreni, davano a Erminio il lusinghiero senso di richiamar con quella compagnia lattenzione di tutti, e il sospetto che la gente alla loro vista facesse congetture maliziose gli accarezzava in particolar modo la vanit.
Come gli aveva ammiccato Ortensia, staccandosi dal braccio di Brigida per la vivezza di quel furbo saluto!
Ecco un giovane che sa il fatto suo! pensavano, forse susurravano intorno.
Da un tal animo sempre pi insuperbito, giunto in piazza, simpett, e pass tra mezzo alla folla con la fronte e lo sguardo cos eretti, da impedirsi perfino lo spettacolo dellimpressione che simmaginava di destare.
Quando per labitato cominci a diradarsi, la via a divenir campestre, e il loro passeggio volt le spalle allapatica faccia del doganiere, inoltrandosi, cio, per quella solitudine alla quale aveva convocato in immaginazione gli spiriti della sua audacia, non solo saccorse che questi, infedeli al convegno, erano rimasti indietro, in mezzo alla gente, ove gli erano apparsi intorno agguerriti e spavaldi, ma fu preso anche dalla preoccupazione che nei suoi obblighi di cavaliere fosse quello di svagar Minna con un bel discorrere, mentre proprio non trovava in mente nullaltro allinfuori della sua stessa preoccupazione. E, purtroppo, pi sandava preoccupando, pi spiava timoroso sul volto della compagna se mai le labbra accennassero al deprecato sbadiglio, e pi metteva nel suo silenzio un che di grave, di cupo, quasi di fatale, che gli appesantiva la testa e il passo. Minna, che lavanzava un po nel cammino per la striscia di via ombreggiata da un filar dalberelli, continu gran tratto a rompere quel silenzio, oltre che col cadenzato tintinnar dei suoi molteplici braccialetti, coi forti sospiri onde voleva far credere al compiacimento dellanimo suo per la pace agreste; poi la lena dei sospiri, troppo usata, langu, e il suono dei braccialetti scossi divenne, o parve a Erminio, secco e nervoso come uno scatto di mal trattenuta impazienza. Richiamando indispettita la cagnolina che sindugiava a rivoltarsi nellerba, non intendeva forse incolpar lui di volgere al tedio una passeggiata intrapresa con tanta aspettazione di piacere?
Che terribile caldo! mormor, a una brusca fermata E il cielo si rannuvola. Sta a vedere che ci coglie un acquazzone in queste parti!
Tuttavia non propose di ritornare; anzi, ripigli a camminargli avanti, con affrettata risolutezza, quasi avesse una meta inderogabile.
La gonna di lei cominci a sventolar davanti agli occhi di Erminio in un disordine e una furia sempre crescenti, in lotta con le gambe su cui ora savvolgeva troppo stretta, ora salzava troppo libera.
Egli affrett il passo, e le fu a fianco per mormorarle come una scusa:
Chi lavesse detto! Una cos bella giornata!
Sapete almeno se in vicinanza ci sia un rifugio... un riparo? O Dio,  un vento che acceca!
S, un riparo cera, e non molto lontano. Anzi Minna doveva rammentarsene, perch vi avevan fatto unaffacciatina nella loro prima passeggiata: una capanna che aveva perfino una porticella di legno, e, dentro, un focolare improvvisato con due pietre, del quale, a volte, si serviva Guglielmo il cacciatore.
Ebbene, cerchiamo questa capanna.
 di qui. Chi non conosce il luogo, per, non la trova.
Spero che mi ci saprete guidare.
Oh, in due minuti!
Avendo ora un compito da assolvere, Erminio si sentiva pi sciolto.
Subito annunzi:
Ci siamo.
Dov, se non vedo nulla?
Dietro quella siepe. Rammentate ora?
Ma Minna, invece di rispondere, lanci un piccolo grido, che sebbene assai simile a quelli con cui di solito additava una fragola, un fiore o un punto del paesaggio, un quadretto incantevole come lei diceva, significava questa volta la meraviglia di una dolorosa scoperta.
Uno dei miei braccialetti! Il migliore di tutti! Oh, ci mancava anche questa!
E ad Erminio che la fissava con un immobile volto di condoglianza:
Oh, correte a cercarmelo, vi prego, prima che qualcuno passi e lo rubi! Certo mi  caduto dove mi sono fermata ad aggiustarmi la calza. Fate presto!
Spronato da quel fate presto egli si avvi senzaltro ragguaglio; ma appena spiccato la corsa, un tuono formidabile gli scoppi sul capo: quel primo tuono dellimprovvisa burrasca che riscosse, nel letto, Scandibbio dal triste abbattimento.
Si volt, allora, per farle un cenno con la mano che la capanna era di l, di l...
Poi, pur non sicuro chella avesse capito, riprese a correre tra linfuriar del vento e delle saette, e sotto lo scroscio dacqua che gli fustigava le spalle. Ad aver piet di s stesso non pensava nemmeno; bens cercava di ricordare ove mai ella si fosse fermata ad aggiustarsi la calza, cosa che gli era tanto pi dubbia, in quanto gli pareva che la furia della tempesta andasse sconvolgendo e mutando laspetto dei luoghi. Forse il suo dovere di giovane galante sarebbe stato, anzich correre a quel modo (e in quel momento!), dire a Minna Permettetemi che in cambio del perduto vi faccia io dono dun braccialetto , e lasciarle intender che nel cambio avrebbe avuto largo vantaggio. Purtroppo a Belmomte non cerano gioiellieri, e, per di pi, egli non aveva quattrini.
Cos andava avvolto e sbattuto tra le raffiche tempestose da cui i panni erano gi ammollati fin nel loro pi intimo.
Tuttavia, ove un sospetto larrest, ebbe la fortuna di trovare senza lunga ricerca.
Si rinfranc allora, e si mise al riparo dun albero, in attesa, per il ritorno, che la forza del temporale scemasse. Certamente Minna non sarebbe uscita dal ricovero fino al suo arrivo, e a vederlo, avrebbe potuto misurar con uno sguardo solo leroismo del suo sacrificio.
Ma il pensiero di Minna nascosta al mondo nel seno duna capanna, mentre ancora guizzavan le saette e scrosciava lacqua, gli dest a un tratto un rammarico doccasione perduta, per il quale tutti quegli spiriti daudacia, che prima lavevano abbandonato, accorsero pentiti e si svelarono gagliardi nella vivezza del loro rimorso.
Forse era in tempo ancora... Linvitava perfino una riminiscenza scolastica di Didone ed Enea, riportandogli i versi a fior della memoria:
Interea magno misteri murmure caelum
incipit: insequitur commista grandine nimbus...
....................................
Speluncam Dido, dux et troianus eandem
deveniunt....
Di tutti quelli imparati avanzavano essi soli, come per una predestinazione. Non si trattenne pi, e di nuovo via, nella burrasca; ma fosse per limpazienza troppo tesa dei suoi desideri o per la stanchezza della corsa fatta allandare o anche per il peso dei panni ammollati, la lena gli si fiacc, e dovette arrestarsi pi volte col sopraffiato, mentre, proprio a farla apposta, cadeva il vento, cessava la pioggia, appariva finanche larcobaleno.
Quando giunse presso la capanna, il sole era tornato a splendere.
Ma Minna stava ancora l dentro ed egli poteva sperare che, in alterna mutevolezza, ricominciasse la tempesta.
In quel punto, luscio di legno sapr: indietro a Minna era lalta persona di Guglielmo il cacciatore.
Che bellezza! Gi il sole! Oh, voi! Avete trovato il braccialetto? Dio, non cera ragione di conciarvi a questo modo!
Guardandolo non riusciva a frenar le risate.
Davvero, signor Erminio disse Guglielmo che lavete presa bella! Date una scrollatina al vostro abito, e attento ai raffreddori di maggio!
Fece un gran saluto a Minna, sorrise allintontito Erminio, e a lunghi passi, comera suo costume, scomparve.
 stata una buona compagnia nella mia gran paura per i fulmini. Potrei dire che mi ha fatto gli onori di casa. Ma voi! Un vero pulcino! e continuava a ridere.
Camminandole a fianco per la via del ritorno, lungo la quale ella si mostrava assai pi loquace che nellandata, egli si ripeteva con balorda insistenza:
Speluncam Dido, dux et troianus eandem
deveniunt....
Dopo tutto, se loccasione era sfuggita a lui, non aveva nessun segno che laltro lavesse saputa o potuta ghermire.
Quando arrivarono alla locanda, sulla cui soglia Erminio si disimpegn del suo sfortunato ufficio di accompagnatore, Scandibbio era da poco apparso nella sala, e ancora riceveva complimenti per la sua levata, da Paolo, da Mametta e anche dalla serva Agnese.
Si trovava che aveva un ottimo aspetto, laria dessersi rimesso proprio per bene, e perfino un certo non so che (Paolo cercava la parola) un certo non so che di... insomma, di fresco, di riposato.
Non vedete che ha un abito nuovo? grid Minna che fu la prima ad accorgersene.
Quel grido di scoperta gli chiam addosso con gli altri anche lo sguardo di Bruna; ed egli si scherm un poco, dando un lieve segno dimpaccio.
Ebbene, che avr risoluto? pensava Rosalinda Oh, di tirare a lungo la risposta, senza dubbio! Ma noi non ci presteremo al suo giuoco.
E seguitava a fingere, per corruccio, di non notarlo nemmeno, come se non fosse l.
Intanto apparecchiavan la tavola, dove il posto abituale di lui era proprio in faccia al suo.
Un bel desinare, se fa la pensata di prendervi parte! Il Signore mi tenga la pazienza!
Stavano appunto per mettersi a tavola, quando nella sala entr Giovanni, barcollando per una felice ebbrezza.
Signore e signori,  maschio! Lavevo detto io!  maschio!
E accompagnava collagitar del cappello lesaltato annunzio, non atteso per quel giorno a Fermatevi qui dagli stessi parenti dOrsola.
La sua voce non si lasci sopraffar dal coro delle congratulazioni.
Chi sincaponiva a sostener che questa  luna di femmine? Oh, sar gagliardo, perch  nato coi tuoni di maggio.
Come lo chiamerete?
Sul nome disse grave e pacato allimprovviso sul nome bisogna che mi consulti col signor compare.
E, inchinandosi a Scandibbio:
Tocca a voi fissare il giorno del battesimo. Per mio conto, ho aggiustato le cose in anticipo, in modo che nulla venga a guastar la festa.
Nel segreto del suo pensiero si riferiva alla faccenda della cambiale, al cui riguardo credeva di poter star tranquillo per una strappata promessa.
Dunque, dite voi il giorno.
Io? Ma, caro Giovanni, sar quando voi vorrete.
Non partono alla fine del mese?
Scandibbio esit un momento.
Partiranno certo, sebbene non sappia che data avr la loro partenza e nel dir loro indic Rosalinda che si fece subito attentissima ma io... ho deciso di non partire. Mi trovo bene qui, e voglio rimanerci per sempre.
Il sorriso, la voce, il volto cercavano di persuadere che la risoluzione, di cui ora dava notizia, gli riuscisse facile, quasi lieta allanimo.
Tuttavia, la meraviglia fu grande come per cosa incredibile. Tra domande, rammarichi, proteste che no, che era lidea dun istante o uno scherzo, dov ripetere il gi detto, indugiare in qualcuno dei suoi motivi, cui badava a togliere ogni spirito di tristezza, o, almeno, a temperarlo con sorridente garbo. Ma allesortazioni tanto pi premurose quanto meno sincere di Astolfo, perch ci ripensasse meglio, tagli corto col fare intendere che ci aveva gi pensato abbastanza e irrevocabilmente.
Giovanni, tra lo scontento di vedere a questa nuova smarrirsi leffetto della sua e il dubbio subito sopraggiunto che la figura di Scandibbio soscurasse come in unabdicazione, proprio mentre egli se ne prometteva lustro per s, era rimasto taciturno e confuso in mezzo al rimescolio generale. Questo sedandosi, si sforz di far tornare a lui lattenzione, con dei dunque, ed allora, ma, signori miei, stabilite.
Qualunque cosa egli decida gli disse Rosalinda, la pi rimescolata di tutti, per la gioia di sentir gi sul capo la corona deposta da Scandibbio e di poterne disporre a favor di suo figlio qualunque cosa decida, pur augurandoci che non pensi sul serio dabbandonarci, il certo  che non potremo trattenerci a lungo qui. Perci, se volete anche noi al battesimo, fissatelo al pi presto. Daltronde, quando non si  solleciti a togliere dallo stato di bestia una propria creatura, sincorre in grave peccato!
Ma per carit, signora Rosalinda, mi credete forse un turco? Non desidero di meglio che far quanto prima il battesimo, e avervi tutti, quel giorno, a casa mia, felicissimo, sebbene non degno, dun onore cos grande. Non oltre la settimana... sabato, per esempio, va bene sabato? Orsola, che s tolta dimpiccio senza nemmeno bisogno della levatrice, pu rimettersi in piedi da oggi stesso.
E a Mametta, che accennava di volere andar subito a festeggiar la cugina:
No, no, ora bada a questi signori. Dopo che tutti avranno mangiato. I baci non si raffreddano come le minestre.
Uscito Giovanni, ci fu un po di silenzio: Scandibbio sera messo tranquillamente al suo posto e spiegava il tovagliuolo; Rosalinda, di faccia, stava a guardarlo senza farne mostra.
Scandibbio! invoc a un tratto.  proprio deciso, Scandibbio?
Una pausa al cenno affermativo di lui; poi, mettendo qualche lacrima nella voce:
In coscienza non posso darvi torto, ma per me  troppo triste! Vi abbiamo sempre voluto bene, e se stamattina qualche parola vivace  sfuggita... oh, datemi la mano, vi prego!
E gli stese la sua al di sopra della tovaglia.
Nondimeno, durante il desinare, nella speranza di liberarsi da certe piccole ombre di preoccupazione che in tanta luce di gioia le restavano nellanima, non si astenne dal cercar di sapere, con abili domande, quali propositi egli avesse riguardo al modo di scioglier la loro societ. Egli, su questo, volle ancora mantenerla in dubbio. Da parte sua, Bruna, che aveva bevuto avidamente la notizia, ne rest inebriata, e, senzaspettar che Rosalinda si levasse da tavola, riusc a bisbigliarle:
Ora non dipende che da voi.
Benedetta figliuola! rispose quella, pi tardi Piacerebbe anche a me. Ma se vostro padre non vuole, non so come potremo aggiustar la cosa.
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CAPITOLO 7.
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Voleva Giovanni che il decoro della fausta cerimonia apparisse anche fuor della sua casa e si spandesse per gran raggio allintorno, invidia e piacere ai riguardanti, secondo il loro diverso animo, richiamo ai belmontesi tutti, avviso ai passanti forestieri duna novella che porterebbero lontano.
Aveva ideato di appendere, tra il muro dirimpetto e il suo, una gala di lampioncini veneziani, prestatigli di buon cuore da maestro Gregorio, ma tutti senza moccolo e con molti buchi da medicare.
Prendeteveli, se vi piacciono aveva detto il sarto non posso per assicurarvi che portino fortuna. Sono lunico bene che ottenni per via di sequestro da un cliente insolvibile, dopo quattro anni che sera vestito e incappottato a sbafo.
Essi ammiccavano giocondamente a Giovanni, nellimmaginazione dei suoi preparativi. Sospesi in leggiadro dondolo, con la loro luce blanda e multicolore, sarebbero rimasti l, sulla strada, tutta intera la notte, per dare allalba del giorno dopo gli ultimi palpiti della festa trascorsa.
La piccola Cesira teneva la scaletta, dalla quale egli aveva fissato un capo del fil di ferro al muro di contro, e ora, zufolando, picchiava il chiodo nel muro suo.
Bene, ci siamo.  piantato giusto a segno, di? Non giuocare coi lampioncini...
Nel rivolgersi dallalto a guardar la bambina, scorse a pie della scala quattro persone, e particolarmente una faccia che salzava burbera verso di lui da sotto a un cappello dalle fosche falde. Col martello sospeso in mano, il pensiero sospeso in mente, rest a bocca aperta.
Siete voi Catani Giovanni fu Giacomo?
La terza volta, si scosse. Diavolo! perch domandargli se lui era lui, dal momento che lo conoscevano tutti e stava l ad attestarlo anche il giovane Piscopo?
Cambiale... sequestro...
Ah, questi lampioncini! Maestro Gregorio maveva avvisato!
Dalla cima della scaletta sent la testa girargli, e forse dovette vacillar davvero, giacch quelli di basso saffrettarono ad aprir le braccia. Tuttavia, come si trov coi piedi a terra, riprese almeno tanto danimo, quanto bastava a protestare, a supplicare, a protestar daccapo, chera un equivoco, un grosso equivoco, che sera gi inteso con lavvocato Quintadino.
Appena luomo dalla faccia burbera fece segno di volere entrare, salt sulla soglia a vietargliela.
Oggi? Per amor di Dio, oggi proprio non  possibile... lasciatemi tranquillo per questo giorno almeno. Oggi mi rovinereste. Voi, signor Piscopo, non dite nulla? Vi giuro che c sbaglio; e se pur non ci fosse, la preghiera dun galantuomo...
Il giovane Piscopo balbettava risposte incomprensibili, affranto come per una sciagura propria, ma inetto a tentare un soccorso qualunque, sia pur con una parola.
Noi siamo qui per eseguire diceva luomo burbero Per farci recedere, occorrerebbe unopposizione valida. Se lavete, mostratela. Non lavete? Eseguiremo...
Per carit... un momento!
Senza guardare alle sue spalle, dove temeva laffacciarsi di sua moglie o della suocera, sbarrava luscio con le braccia, da sentinella disperata; e ora supplicava, ora sadirava, cos che lesaltato gesto della mano, con la quale stringeva ancora il martello, a volte appariva implorante, a volte minaccioso.
Abbiate visceri di cristiani... Mi capisca chi  padre! Oggi ho da battezzare il mio figliuolo. Vi ripeto ch un dannatissimo equivoco, se pure non  un nero tradimento. Sequestrar che cosa? Il mio bambino in fasce? O volete avvelenargli il latte della madre? Per carit!
Cesira, sbigottita nellimmaginazione, era scoppiata a piangere; non potendo rifugiarsi nella sua casa, di cui Giovanni sbarrava lingresso, scapp tra singhiozzi e strida alla vicina locanda, dove incontr per il primo Scandibbio. Alle domande di lui non rispose che con un pianto pi forte; egli usc sulla strada, scorse il gruppo e Giovanni che gli faceva cenno daccostarsi.
Venite... oh, venite a veder la birbonata che si vuol fare a un poveruomo! e, cos dicendo, butt via il martello. Io so di assassini a cui i carabinieri han lasciato un giorno, due giorni di respiro per una circostanza di famiglia, e a me, onesto lavoratore...
Pi pietosamente di quel linguaggio e di quel volto, parlavano allanimo di Scandibbio quegli apparecchi di festa ingenua, colpiti dallimprovviso rovescio. Simmagin la pena delle donne, che non erano apparse ancora, e dal cuore stretto gli venne subito il suggerimento dadoperarsi per un rimedio.
Questavvocato Quindatino? domand, dopo averne sentito ricorrere il nome pi volte nel commosso rapporto di Giovanni Volendo parlargli, dov che si trova?
Oh, bravo! Che qualcuno tenti di persuaderlo! rispose Piscopo, risorto dun tratto alla speranza Bisogna cercarlo nella bottega del dolciere. Di solito, si trattiene l, la mattina. Se vuole, laccompagno subito.
Andar io?
Esit un momento, mentre Giovanni lo fissava con muta, supplichevole ansia.
Ebbene, s, maccompagni.
Oh, caro signore, caro signore! Iddio vi benedica! Avete capito le mie ragioni; e io mi affido a voi. Non trascurate per di rammentargli che la gente onesta non si rimangia le sue promesse.
Ma Piscopo saffrettava tanto, che Scandibbio, per tenergli dietro, non poteva voltarsi ad ascoltare altro.
Luomo dal piglio di capitano, cio lufficiale giudiziario, smise subito la grinta ostile; e i due che sera portati appresso limitarono come a un comando di riposo. Ora sinteressavano bonariamente dei preparativi di festa, curiosando, anche con le mani, intorno ai lampioncini; qualcuno chiese del bimbo a Giovanni e augur: Cento di questi giorni , senza pensiero dironia.
Ma Giovanni sentiva chera una tregua darmi, non la pace; e per prudenza non si allontanava dalla soglia.
Ansioso nellaspettativa, tra speranze e timore, si sforzava dapparir tranquillo in viso, mentre si rivolgeva con tutta lanima al Cielo perch Scandibbio riuscisse; e a meritar quella grazia, che gli pareva chieder soprattutto per amor della povera Orsola, offriva promessa, immancabile promessa, di non mettersi mai pi in tali strettezze, rinunziare allimprese arrischiate, starsi contento del poco ma certo guadagno del lavoro.
Scandibbio riapparve, questa volta dinanzi a Piscopo, che andava facendo segni di vittoria.
 fatta.
Cio?
Potete celebrare in pace il battesimo.
 gi un gran guadagno, ma domani?
No, vi accorda un altro mese di tempo.
Un altro mese! Qua un abbraccio, caro signore! E com andata? Ha ceduto subito? S fatto coscienza?
Occorre che domani mattina passiate da lui, per rinnovar la cambiale.
Come fosse andata egli non voleva dirlo in pubblico, ma Piscopo, che la buona riuscita aveva inebriato addirittura, lo additava alla gratitudine di Giovanni.
Sapeste che garbo, che tatto! Quintadino simpuntava; diceva di non avervi promesso che una minorazione, e per quella avervi atteso anche troppo.
Va bene, or  fatta. Badate, per, a non mancare domani. Anzi, giacch mi son messo nella faccenda, verr con voi. Di che mi ringraziate? Il comparatico  quasi una parentela.
Altro che parenti! Si vede come maiutano, i parenti! e Giovanni accennava con la mano a Fermatevi qui.
Per quanto Scandibbio cercasse dimpedirlo, Piscopo non si tenne dal mettere in luce il particolare che aveva assicurato la vittoria.
Lavvocato Quintadino, gi informato dalla voce del paese che Scandibbio non sarebbe partito, e, per di pi, che era provvisto di pensione, laveva a un certo punto interrotto, per domandargli: Ebbene, lei mi darebbe la sua garanzia, per la persona in favor della quale mi premura? E laltro: Perch no? Se la crede necessaria...
Ora non era pentito, ma un po pensoso dellobbligo in cui era incorso allimpreveduta, e non voleva che il fervor dei ringraziamenti glielo facesse parere un impiccio.
Gli occhi di Giovanni brillavan di lacrime; non lasci la mano di Scandibbio se non per stringer quella di Piscopo.
Grazie anche a voi. Comprendo che vi siete adoperato con il vostro meglio. Fatemi il piacere di venire oggi al battesimo. Siamo intesi, dunque, che non dovete mancare. Oh, me la piglierei a male!
Poi di nuovo a Scandibbio, ma a bassa voce: State tranquillo, che vorrei morire piuttosto che farvi trovar pentito. Tremila lirette, quando non mi prendono per la gola, sono ancora buono a pagarle, io! E ho in mente un disegno, che se non mi fallisce...
Ritiratisi gli uomini venuti per il sequestro, il giovane Piscopo sallontan anche lui, ma senza pace.
Linvito al battesimo gli aveva messo lanimo in un procelloso contrasto di lusinghe e speranze, timidezze e paure, che tra le sbattute onde in urto non gli lasciava un momento di calma da permettere alla ragione di salire a galla.
Andare ove troverebbe Bruna! Averla a lungo dinanzi agli occhi, non pi, come ogni giorno, nella trattoria, legato al suo posto di cliente povero! Ma quale terribile guadagno, se la scorgesse lontana col cuore, lieta nel rivolgere ad altri i sorrisi, il piacer della conversazione, gli atti gentili invano da lui ricercati!
Mentre, curvo a tavolino, costringeva la penna restia al solito lavoro di copia, il notaio, gi col cappello in capo, gli disse:
Chiudete voi lo studio. Arrivederci a domani.
Veramente... se lei permette...
Volete uscire anche voi? A vostro piacere; tanto pi che oggi mi sembrate molto distratto.
Egli divenne di fuoco.
Non ho deciso ancora.  una mezza idea; anzi, a rifletterci meglio...
A vostro, piacere, ripeto.
Di su, di gi, volteggi fino a stancarsi nello studio solitario; venne alla finestra, si mise a guardar sulla via deserta.
S, se il primo che passa poggia da questo lato... No, al contrario...
Il primo ad apparire fu il mendicante scemo, che camminava a grandi zig-zag come un ubriaco.
Forse  proprio alla casa di Giovanni che savvia. Ha fiutato loccasione dallaria e vuol collocarsi dinanzi alla porta.
Agli altri non bad; richiuse i vetri, e dopo una perplessa sosta accanto al tavolino, pens dinformarsi dellora precisa dallorologio del Municipio.
Guardando, a pie della scala, la scatola delle lettere, vide sul tetto dessa un giornale ripiegato. Il notaio aveva dovuto metterlo fuori con laltra corrispondenza e dimenticarlo l. E se lavesse lasciato per lui? Possibile? Saccost, lo prese: era il Risveglio di Fontanabianca.
Dalla seconda pagina ansiosamente ricercata subito gli balz agli occhi il miracolo. Oh, felicit, quello era il suo nome, quelli i suoi versi!
Autore, autore stampato!
La vista sinebriava, sempre pi avida; e per la sua stessa brama confondendosi, inseguiva invano le sillabe sfarfallanti in un gioioso abbaglio.
Sotto larco del portone, con le gambe aperte, il cappello di sghembo e il viso chino sul giornale tutto spiegato, visse il pi folle momento della sua giovent.
Ripieg infine il giornale, e sempre tenendolo in mano, usc dal portone sulla via. Il portamento sera sciolto, tesa la fronte, gli occhi fatti audaci di fissare intorno; camminava come se avesse allocchiello un fiore di straordinaria bellezza. Che incantevole pomeriggio! Che serena allegria da per tutto! Quante facce di brava gente! Quelli che lo salutavano gi parevano promettergli la lode: la cara, dolce, benefica lode, di cui aveva cos antico e inconfessato bisogno, non per vanit dorgoglio, ma per dare un po di calore alle sue oneste speranze, da troppo tempo nellombra, sostenere il cuore troppo volte umiliato.
Ma perch corro a questa maniera? Dove vado? Ah, da lei! In casa di Giovanni.
Sarrest un attimo.
Cos?
Fece un rapido dietrofronte, e si diresse spedito alla bottega del barbiere.
Capelli?
Capelli.
Li sfoltiamo? In verit, ci vuole.
Le sforbiciate subito saccanirono; le dita fredde del barbiere gli presero il mento, per volgerlo in su e gi, qua e l, a loro brusca possa. Prov di spiegare il giornale sul grembo e tenerlo sotto gli occhi: impossibile. Si mise allora a ripeter tra s quei versi, dalla cui pena era pur venuta la gioia.
Tu, solamica, giovinetta luna,
che al ciglio stanco in lento bacio vieni,
dimmi se tra i notturni astri sereni...
A mano a mano ritrovava nellanimo lispirazione che glielaveva dettati.
...dimmi se tra i notturni astri sereni
vedesti un raggio de la mia fortuna...
E la sua memoria era pi commossa, sempre che arrivava allaggettivo bruna, adottato in timido scambio.
Ah, pur nei luoghi del tuo riso ameni
ogni strada m greve e al pensier bruna
Avrebbe lei saputo, letto, capito?
Ma alla commossa memoria il barbiere non perdonava, e a lui pareva daver consegnato la testa tra le mani di un destino rigido, che con frequenti, dolorosi strappi volesse distoglierla dalle rime e dallamore.
Oh, eccovi divenuto un altro!
Fuggevolmente guard nello specchio: no, purtroppo era sempre lui.
Di che mai sattristava? Del suo viso? Del suo abito frusto? Coraggio! Quel tal fiore era ancor fresco allocchiello.
Per la via della fatale inclinazione, bad a camminar sempre dalla parte del sole.
Giunse quando la casa era gi piena di gente, subito la scorse, e sbigottendo di quella vista, quasi gli riuscisse impreveduta, and a cercar rifugio nel gruppo pi lontano da lei, per dar tempo al cuore di riprendersi.
...
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CAPITOLO 8.
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Delle tre stanzette a pianterreno cheran tutta la casa di Giovanni, ammucchiata in una sola la roba abitualmente disposta per ciascuna, telai, letti, tavole e quanto di simile avrebbe fatto ingombro, le due altre accoglievano glinvitati. Nulla, n dallaria n dalle persone, lasciava indovinar la calamit che per un buon quarto dora era stata dinanzi alla porta, a minacciar linterno: lunica che vi pensasse ancora era Orsola, alla quale Giovanni non aveva potuto nascondere il pericolo corso. Perch questa faccia bianca, dal momento ch passata? le aveva rimproverato lui. S, lode al Cielo, non cera ragione di temer pi; ma un po di quel pallore cagionatole dallinaspettata notizia continuava a velarle i sorrisi con cui ora rispondeva ai complimenti delle amiche. E stando in ascolto, tra un sorriso e laltro, abbassava a tratti le palpebre, o apriva a un piccolo sospiro lanima grata a Dio, pensosa e pregante per lavvenire, timorosa di non essere abbastanza provvida nelle cure che la leggerezza di Giovanni lasciava a lei. Cos, mentre che da vigile padrona di casa passava da questo a quel gruppo, ancor giovanile ma lenta nel viso e tutta la persona, su la quale la veste di velo ridondava un poco, pareva conservar pur nella letizia una traccia di stanchezza, quasi fosse stata troppo sollecita a levarsi dal letto dal suo parto.
Labito chiaro di Scandibbio aveva naturalmente ricercato la compagnia di quelli, pi chiari e vivaci, delle ragazze, ma la nota grave della sciarpa non isfuggiva al pensiero di Brigida, rammaricata che nessuno gli avesse detto ancora dellerba sacra di Fontanabianca, miracolo contro tutti i mali di gola, e sempre sul punto di parlargliene lei stessa, senza poi trovarne il proposito o il coraggio. Tra i complimenti che gli si facevano per la sua qualit di padrino, quei di Belmonte scoprivano, non senza un po di maraviglia, che egli si chiamava Luigi, come in suo onore si sarebbe battezzato il figlioccio; giacch non lavevano mai sentito nominare altrimenti che Scandibbio; e, in verit, a lui stesso il nome proprio non tornava se non come un accorante ricordo, quasi fosse spirato con la cara voce di sua madre.
Degli ospiti di Fermatevi qui era stata costretta a venire anche la pi solitaria e restia, cio Silvia, che Cesira, per suggerimento altrui e con ostinazione propria, era andata a strappar dal rifugio della sua camera.
Antonio aveva fatto ritorno giusto in tempo, la sera prima: felice di ritrovarsi tra persone e cose familiari, che per lui sirraggiavan tutte dalla presenza di Mametta, seguiva attento ogni discorso, chiss mai accenni, racconti mal comprensibili gli rivelassero un piccolo vuoto nella sua intesa con la cara gente del luogo; e si rallegrava che no, che lassenza non laveva spaesato per nulla. Egli aveva condotto al battesimo la sorella Venanzina, con la piccola Laura e il nonno Andrea.
Giunse il prete, Ortensia corse la prima a baciargli la mano, che egli alzava alle labbra di tutti, anche di chi, come Scandibbio, aveva solo intenzione di stringerla.
Sissignore, conosciamo questa buona e pia giovent, sissignore... Ma, a proposito, c tra voi una tale... Dov che si nasconde? Ah, eccola! S, lho proprio con voi.
Scorta Bruna, dopo aver girato gli occhi a cercarla, col cenno di due dita la chiamava a s. Ella dovette obbedire.
Voi, voi, forse pensavate di scapparmi?  inutile fingere di non comprendermi. La coscienza non vi rimprovera nulla? Una cattiva coscienza!
Nel cos dire, la prese per un orecchio.
Siete figlia di Maria, voi? S? E non conoscete, dunque, i sacri obblighi che hanno le figlie di Maria? Che cosa? Vi fo male? Oh, non sperate che vi lasci! Ho visto, mhanno riferito, insomma non vorrete negare che alla chiesa, per le funzioni di maggio, non accostate nemmeno pi col pensiero. La Madonna non ha che farsene di figliuole che la dimenticano.
Astolfo rise, le ragazze bisbigliavano; Mametta cerc di soccorrer la sorella esposta a una troppo grave mortificazione.
La colpa non  tutta sua. In questi giorni, alla locanda abbiamo molto lavoro.
Non giova suggerirle scuse. Non  il tempo,  la buona volont che le manca. Povera lei, se non riporta subito il pensiero alla chiesa da cui s allontanata!
Padre, disse Scandibbio il Cielo  indulgente amico della giovent.
Sempre che essa si ravveda, egregio signore!
E lasciando infine lorecchio, del quale il viso della vittima non era meno rosso, aggiunse:
Promettete almeno di non mancare alla chiusura del mese? Ricorderanno tutte che avete promesso.
Poi saccost a Scandibbio, che per metter Bruna a miglior agio tentava di volger la cosa allo scherzo.
Riverito signore, nei nostri paesetti quanto pi piccola  la greggia, tanto pi ci  cara. E se vediamo che una pecorella zoppica...
Ella zoppica cos graziosamente! stette lui per rispondere; ma disse invece:
Una buona ragazza, padre.
Siamo daccordo. Si capisce che per far pi effetto ho calcato la mano.
E, ridendo, aggiunse:
Questo in confidenza.
Sulleffetto singannava. Il rossore che cospargeva le guance di Bruna non era vergogna, ma lavvampar pi forte della fierezza offesa, e mentre quelle due vampe le stavano come a sfida sul volto, nellinterno fuoco le si andava ravvivando un proposito, che doveva portarla assai lontano dalla chiesetta a cui il prete avrebbe voluto ricondurla.
Nel veder quel tanto leggiadro orecchio tra le ruvide dita del prete, il giovane Piscopo aveva sofferto quasi si fosse sentito tormentare in egual modo il lembo pi tenero dellanimo suo.
Pur non osando muovere in aperta difesa come Scandibbio, dalla parete ove si teneva addossato fece un passo avanti e apr perfino le labbra a un confuso fremito di protesta, di cui nessuno saccorse. Quando, alla fine lasciata, ella gli pass dinanzi, egli non si tenne dal lanciarle uno sguardo di raddoppiato amore, anchesso sventuratamente non raccolto.
Il cicaleccio sinterruppe, lattenzione si volse al bambino.
Nelle fasce laveva accomodato Matilde, alla cui tradizionale pratica Orsola, bench ora madre per la seconda volta, aveva dovuto ceder la mano. Ma al di sopra delle fasce portava la bella veste di seta bianca, nella quale Agata aveva messo lavoro, studio, tenerezza e anche qualche punto di sogno. Or ella vagheggiava il nuovo nipote e la sua nuova opera, che sinauguravano tutte due.
Mal rassegnata verso Giovanni, che le aveva tolto la giusta soddisfazione di presentarlo lei cos vestito al pubblico, lo seguiva accosto accosto, spiando con gli occhi e riparando di continuo con le mani una piega, un nastro, un niente che non le paresse figurar come doveva.
Il bimbo, uscito allora dalla pace del sonno, si mostrava, pi che meravigliato, annoiatissimo di tutta quella gente, in una smorfia di broncio sdegnoso che non cedeva n alle lusingatrici moine dei vecchi, n aglinnamorati sorrisi di tante leggiadre e amabili fanciulle.
Scandibbio laveva preso, anzi ricevuto dalle braccia del padre, e dondolandolo tra le sue amorevolmente timorose, cercava di chetarne unidea di pianto, che, sorta allimprovviso da quel broncio, ora gli spaventava il mobile visetto.
Le ragazze corsero tutte intorno a lui, che lungo comera lo teneva troppo in alto per la loro vista, finch, a uno scherzoso monito di Rosalinda, di non volerlo alzar tra le nubi, si chin a mostrarlo con una premura che chiedeva scusa.
Il prete, in violacea stola, era pronto. Mentre tutti si disponevano in circolo, apr il suo libro e attese per cominciare che lassistente gli si mettesse vicino.
Dalla socievolezza alquanto pettegola di poco prima era passato a unaria tra solenne e severa, non senza un che di macchinale e quasi dattediato.
In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti...
Quid petis ab Ecclesia Dei?
Buon Dio pensava Scandibbio a te certo non dispiacerebbe un po di letizia in questo sacro ministero, un po di dolce, tenera giocondit che dal tuo sacerdote scendesse come un augurio e una carezza su questo piccolo capo innocente. Sembra invece che col suo latino voglia rimbrottarlo, e ora, a forza di scongiuri, me lo far pianger davvero.
Exorcizo te, creatura salis... exorcizo te, immunde spiritus, in nomine Patris et Filii et Spiritus Sanctis, ut exeas et recedas ab hoc famulo Dei.
Chinando il viso sul bimbo, Scandibbio non cessava dal guardarlo, e seguiva le smorfie di quella faccina appena abbozzata, glimpacci di quelle mossette non ancora sciolte, come cenni dun linguaggio misterioso dai quali volesse trovar la ragione del suo vago intenerimento.
Abrenuntias satanae?
Abrenuntio.
Et omnibus operibus eius?
Abrenuntio.
Ma non era lui a rispondere, bens per lui la levatrice e Matilde a due voci, dopo avergli suggerito invano le risposte. Egli non riusciva nemmeno a secondar gli atti del prete, al cui pollice crocisegnante pareva talvolta contendere il figlioccio. Mai in nessuna delle sue molteplici parti sera mostrato cos assorto e distratto insieme, come in questa che pure aveva accettata senza sospetto dimpegnarvi il cuore.
Quanto di puro, di candido, di schiettamente affettuoso pu conservare ancora in s un uomo che la fortuna abbia a lungo e crudelmente provato, un bisogno damare fatto casto dagli ardori spenti o leniti, una piet resa previdente e delicata dallesperienza dei propri dolori, lattrazione, non invida, ma pur sospirosa, duna vita al tramonto per unaltra che appena albeggia, tutto ci ora gli scaturiva impreveduto dallintimo, in onda commossa e gentile.
Sulla testolina di quel piccolo ove non era il suo sangue, posava speranze e voti suoi, che riuscisse qual egli non era riuscito, godesse e facesse il bene chegli non aveva goduto e fatto; dalla pia fiammella della candela, che ora accesa si rifletteva sulla breve fronte ancora suggellata, auspicava ad essa lo splendor della virt e dellingegno.
Mentre il prete, rivoltata gi la stola dalla parte violacea alla bianca, recitava lAccipe lampadem aeternam, dalla commossa tenerezza gli sorse lestro un po bizzarro che avrebbe dovuto formulare i suoi voti in parole, compir lui il battesimo col rito dun pensato ma non detto discorso.
Le parole cominciarono a passargli rapide per la mente, in una facondia, anzi una magniloquenza interiore, che egli poi volle corregger fin nel segreto, con una punta di celia; della quale in pubblico non si sarebbe servito per timor di ferire:
Sarebbe vano augurargli, come dice il poeta per il pargolo divino, che sul suo capo non osino strider le tempeste. Abbia pure la sorte pi felice, il dolore non mancher di visitarlo. Quanti qui siamo, ognuno gli preghi dal Signore, che in questo momento ne tocca la piccola fronte, quella virt la cui mancanza in s stesso pi lamenta o dovrebbe lamentare. Giovanni, suo padre, gli faccia il primo voto, di fermezza nei buoni propositi; seguano man mano gli altri, tutti guardandosi nel profondo del cuore. Rosalinda, per esempio, gli auguri umilt e sopportazione.
Io, suo compare, tra i molti altri auguri gli fo soprattutto quello di ardimento, ma ispirato e assistito dalla voglia del bene. Qualunque sia il mestiere, la professione o larte a cui lo volger il volere paterno o, meglio, una vocazione sincera (le false non vengono da Dio, ma dal diavolo), per arrivar lontano e alla vetta gli giover ci ch nel mio voto, unito allamore dello studio, che, penso, gli  augurato dal giovine Erminio, e lossequio ai maestri e gli anziani, che, credo,  nellauspicio dAstolfo.
Come sciolto da quelle guide, che tra non molti mesi lo reggeranno, muover prima a passetti vacillanti tra le braccia tesegli, e poi meno incerto, e poi sicuro del tutto, alle galoppate della fanciullezza, alla baldanza della giovent, al fermo cammino degli anni virili, cos possa il suo spirito sciogliersi dal freno delle regole, e lanciarsi avanti sempre pi ardito, per trovar solo in s stesso la sua forza e la sua legge.
Qui giunto Scandibbio, quasi a riprendersi dun trascorso, si disse: Che mai vado pensando? Amore, amore, e serenit!
Il battesimo era finito: il prete sera gi tolto la stola, Matilde soffiava sulla candela. Sollevando un po le braccia col delicato carico e senza accorgersi dello sguardo con cui la levatrice cercava di richiamarlo alluso, si dispose a far lui il giro dei presenti, per porgere il bambino al loro bacio.
Voleva cominciar da Mametta e Antonio, ma gi gli si stringeva intorno una piccola folla; incontr poi Rosalinda, che lo fece attendere un pezzo prima di esaurire i suoi rumorosi sbaciucchiamenti; e, alla fine, pot accostarsi ai due fidanzati.
Nel tenerlo sotto i loro volti avvicinati, sindugi sorridendo per favorire il dolce, comune sogno chessi vagheggiavano su quelle piccole sembianze.
Poi cerc di Bruna, proprio mentrella gli passava a lato distratta.
Ebbene, non lo volete baciare anche voi?
Senza rispondere, Bruna si chin ad aggiustare il bavaglino che sera ripiegato, e prima di dare il bacio, parve studiar dove posarlo.
Ella sogna ancora fiori che non diano frutti! pens lui.
La levatrice lo seguiva di passo in passo, Giovanni cap, e venne a dirgli allorecchio:
Veramente, questa volta non ha fatto proprio nulla, ma cos  luso; e se non vi dispiace...
Oh, scusatemi! e fu sollecito a deporre il bimbo in quellaltre braccia, che da tempo attendevano.
Allora la levatrice cominci da capo il giro, durante il quale molti misero tra le pieghe delle fasce la moneta o il biglietto chera il loro dono.
Il bimbo levatogli lasci Scandibbio in una commozione pi vaga ma non meno tenera, come nelle braccia il senso del piccolo corpo che avevano a lungo sostenuto. Sullabito gli era rimasto una macchiolina di latte.
Il nonno Andrea, cio il vecchio nonno dAntonio, per seguir da presso la cerimonia non sera tenuto al suo posto, ma cacciato in mezzo sulle gambe non troppo ferme, dove pi folto era il circolo; ora tornava a sedere, e l, dal suo cantuccio, si voltava ai vicini, desideroso di comunicare i suoi pensieri, che nel loro primo risveglio gli scuotevan la testa e confondevano un po le labbra.
Eh, i begli usi dun tempo! Son finiti i begli usi. Una volta qui a Belmonte, e non solo qui, i fanciulli si portavano a battezzare in portantina. Quando la portantina passava per la strada, tutti venivano alle finestre o agli usci, le donne gettavano baci e auguri, i monelli facevano capriole attorno, e perfino tra le gambe dei portatori. Eh, signore? Che dite? Anchio fui portato alla chiesa cos. Mio padre, che era un pezzo duomo, andava a piedi, superbo nella sua divisa da sergente degli usseri, calzoni bianchi, giacca scarlatta, cos vestivano gli usseri dei passati re... Nella portantina infiorata stava maestosa la levatrice, che mi teneva in grembo. Una domenica, giusto di questo mese...
E parlava di quella sua trionfale apparizione al sole del mondo, come se fosse un proprio ricordo I begli usi finiscono. A nulla giova sospirare.
Ma dun tratto ammutol; poi, rivolto a Cosimo che fin allora laveva sentito volentieri:
Eh, ci aspetta tra poco ben altro viaggio! Saremo ancora portati per la via, ma in una cassa chiusa, questa volta. S, caro signore,  questo il viaggio che ci tocca.
Cosimo salt dalla sedia.
Volete star zitto? Che bisogno c di gridarmi allorecchio una cos bella notizia?
Da qualche tempo quella deprecata idea non lo lasciava nemmeno dormire. Diavolo, occorreva proprio che gli fosse rammentata in mezzo allo svago dun battesimo!
Piantando in asso laltro che non aveva capito se non la vivacit della protesta, corse verso uno dei gruppi ove pi si rideva, simbatt in Agata che offriva da un largo vassoio bicchieri pieni di vino bianco, ne tolse lui stesso e ne tracann tre, senza prender fiato. Alla malora il vecchio!
Era appunto il momento dei rinfreschi, deglinviti allallegria, delle conversazioni in circolo o saltellanti da un gruppo allaltro, e anche degli appartati colloqui a due, che favorisce lo svago generale; quel momento che nei suoi preparativi Giovanni aveva tenuto soprattutto innanzi al pensiero, ideando e disponendo per esso il meglio possibile, e che ora, bene allerta, andava invigilando: a somiglianza del capo che, nel culmine della battaglia, pur vedendo lazione corrispondere ai piani da lui predisposti, non trascura di tenersi pronto alle occorrenze impensate, alle modificazioni e ai ripari suggeriti dal caso, onde far la vittoria pi certa o pi grande. Qua e l, uno e molteplice, mentre tempestava dordini i suoi luogotenenti, cio le sue donne, si preoccupava che nessuno mancasse a rinvigorire sempre pi il fuoco della festa, sovreccitando i molti infervorati, ravvivando i pochi fiacchi, rimenando questo o quel disertore. E come, per accrescere il coraggio con la virt dellesempio, in una parte del fronte si fa nota e sesalta la prodezza compiuta in unaltra, cos rapportava nel circolo intorno ad Astolfo gli scherzi e le diavolerie di quello overa Ortensia, e viceversa. Primo a ridere, primo a correre, primo a sentire e a veder tutto, godeva non senza un po daffanno.
Chi aveva chiesto una chitarra? Non cera, ma presto rimediato, col permesso di Scandibbio.
Su, Cesira, un salto alla locanda.
Ecco la chitarra. Oh, quale fortuna! Silenzio, ragazze! La signora Rosalinda ci vuol far gustare il suo canto.
Una mano sul petto, in piedi presso Cosimo seduto e accompagnata da lui, Rosalinda si mise a cantare unaria patetica, che si levava dal suo tronfio busto in fioca riminiscenza di tenerezza; ella stessa la seguiva nel vacillare e svanire, con un che dacceso e di dolce negli occhi, quasi lacrime dei bevuti rosoli.
Intanto Cesira, dopo aver trascinato Silvia dallombra della camera alla luce della festa che ancora le spauriva il viso, sostinava a volerle far compagnia, credendo che tutti gli altri le avessero lasciato di proposito questincarico per la sua particolare amicizia con la signorina dalla veste scura, e sentendo da ci crescere i suoi doveri, il suo zelo, finanche la sua et.
Se mai era costretta a levarsi per una fugace assenza, si scusava col promettere che subito sarebbe stata di ritorno e, tornata infatti, appena rassettatasi con pensosa cura la vestina sui ginocchi, ritrovava continue ragioni di bisbigliare allorecchio della signorina, non contenta dottenere in risposta una carezza, ma adoperandosi anche con le mani per farla chinare e voltare dal suo distratto silenzio.
Signorina Silvia, perch sospirate? Non vi piacciono i suoni e i canti? Avete mal di testa? Anche mia sorella Orsola lha spesso.  forte, il vostro? Oh, non come quelli di Orsola, che si deve perfino bendar gli occhi! Sentite che sogno ho fatto stanotte: la vostra bambola...
Accarezzandola, Silvia tentava dolcemente di chetarla. Pur penetrati da quel bisbiglio infantile, i suoi erranti pensieri non cessavano dal ripetere allinfinito una parola, sempre la stessa, chera un nome, quel nome, e in un accento solo riusciva insieme grido, preghiera, rimprovero, carica nelle poche sillabe di tutta lanima. Lavrebbe mai detta?
Oh, se egli per un momento, con un cenno, uno sguardo, un atto di semplice cortesia (non poteva venir lui a toglierle il bicchiere di mano?) le fosse apparso meno distante, meno chiuso al ricordo, alla piet...
Ma a toglierle il bicchiere gi si teneva pronta Cesira; e lui... lui...
Dal suo posto Silvia riusciva a vederlo; tendendo lorecchio, quando lo poteva sottrarre allaffettuosa petulanza della bambina, ne seguiva anche il parlare.
Dintorno ad Astolfo non sudivano grandi risate, essendo la sua belt di quelle che con loccupare i sogni delle ragazze ne tengono in soggezione lo spirito. Appunto la sicurezza, la disinvoltura di lui, e quellaria di fascino allingiro, sparsa con pi grave ombra sul viso di Bruna, sbigottivano Silvia nel profondo del cuore. Se i loro sguardi sincontravano, trasaliva lei, ma egli voltava il suo, tranquillamente, come si volta la pagina dun libro.
Renitente agli appelli, fuggiasco alle ricerche di Giovanni, il povero Piscopo saggirava per le tre stanze tutte piene, dovunque dando ingombro, dovunque trovando intoppo.
Sera illuso di incontrar l, tra mezzo a tanti, un lettore abituale o casuale del Il Risveglio, un belmontese, un forestiero, unanima qualunque che mettesse in giro la voce di quel sonetto, per farla arrivare a Bruna. Aveva perfino vagheggiato lincontro, il riconoscimento e la lode in presenza di lei.
Piscopo? Giuseppe Piscopo? Proprio stamattina ho ammirato nel Risveglio... Troppo modesto, signor poeta! Mi lasci dire la verit: bellissimo. E chiss quanti sospiri di fanciulle!
Purtroppo questo provvidenziale personaggio non si fece nemmeno intravedere.
Col suo giornale afflitto nella tasca, come lamor suo ripiegato nel cuore, egli contava i minuti fuggenti delloccasione. I bei propositi gli esalavano a uno a uno dallo spirito, e insieme con la parola non detta di Silvia ascendevano qual tenue fumo verso il misterioso pianeta, dove si vanno a perdere in eterno tutte le parole, i disegni, gli atti, che le creature timide e appassionate accarezzano febbrilmente nelle lunghe vigilie e lasciano poi spegner con spaurito tremore al giunger del momento. Ma, a parer suo, li scacciava unondata di sdegno, della quale ora si sentiva ribollire allimprovviso: odio, collera, anzi furore, che s, voleva gettar sferzanti, sebbene sempre in pensiero, sul capo di lei.
Signorina, troppo dolce  stato con voi il prete. Meritereste ben altra pubblica mortificazione. Che fanno vostro padre, vostra sorella? Vi lasciano correre a vostro pazzo talento. Ah, signorina, voi non ricercate che il frivolo e il vano, e volgete in burla un amore virtuoso.
Lapparir dei rinfreschi lo turb: ricusarli non poteva senza sgarbo verso la cortese Agata che landava offrendo, prenderli non voleva sotto lo sguardo di Giovanni, per non aver laria dessersi intrattenuto apposta. Unico scampo era luscio che dava sulla via e dal quale per caso non si trovava distante. Non pens di partire, ma di rimaner l, allaperto, sotto i lampioncini non ancora accesi, fin al termine del trattenimento.
Gi era calato il sole; appena sulla soglia della casetta in baldoria, laria della sera veniva in faccia come un refrigerio di quiete e con un dolce presentimento di luna. Respir, alz la fronte al cielo che gi palpitava alla prima ispirazione della notte, e naturalmente si mise a mormorare:
Tu, solamica, o giovinetta luna,
che al guardo stanco in lento bacio vieni
dimmi...
Dalla strada deserta anche il mendicante scemo sera ritirato; egli camminava innanzi e indietro, con le labbra mormoranti allaria battuta dai pipistrelli. Saccorse dun tratto che unombra, una figura, saffacciava dalluscio; guard con una paurosa speranza: no, non era lei.
Infatti era Silvia, che sfuggita a Cesira andava in cerca dun po di fresco e di solitudine.
Tutte due si scoprirono con unesitazione di contrariet, e stettero poi a lungo preoccupati dalla convenienza di scambiarsi qualche parola.
Piscopo si risolse per il primo.
Un gran caldo, l dentro. Fa sudare come a luglio.
C molta gente.. Ma che bel sereno!
Bellissimo. Abbiamo avuto un maggio incantevole... e dopo un momento di silenzio, aggiunse: tranne la breve burrasca di Pentecoste.
Silvia si fece pi fuori, Piscopo pi avanti. Loscurit crescente alleggeriva loro la timidezza, ma non suggeriva nullaltro per una conversazione.
E quelle furono tutte le parole che si dissero, quello tutto il loro solitario incontro, fin quando Giovanni usc ad accendere i lampioncini.
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CAPITOLO 9.
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La compagnia part al cader del penultimo sole di maggio, diretta a Fontanabianca, dove si sarebbe ricomposta, riformata e, dopo qualche giorno di preparazione, rimessa in giro sotto il nuovo comando di Rosalinda e Astolfo. La data del convegno rimaneva la stessa gi stabilita da Scandibbio, cos pure il luogo; e furon le sole disposizioni della direzione precedente che la nuova non disdegn di riconfermare, mentre saccingeva a innovar da capo a fondo ogni cosa.
Quel ragazzo del carro, che passava tutto le mattine dinanzi a Fermatevi qui, vi fece unaltra sosta, tolse le valige, le scatole, il baule di Minna, ma non le persone, questa volta, e nemmeno la preziosa cassetta di Rosalinda.
Il ricordo dellaccidentato arrivo e lalta idea che Astolfo aveva del suo decoro, specie ora nei nuovi fastigi, vollero per la partenza due carrozze: vennero, nel fatto, due belmontesi carrozzelle, che dallantica rimessa evocate al sole apparivano assai intontite e ancora traballanti di sonno.
In una ascesero e sassisero Rosalinda e Astolfo, designandola con ci al comando del passo, nellaltra montarono Minna, Silvia e Cosimo, proprio in questordine, per cui la povera Silvia era costretta in mezzo, a disagio. Schioccarono le fruste, la folla degli accorsi sapr a fare ala, le ruote cigolarono e con la spinta di Dio si mossero. Seguirono saluti a estremo volo di voce, finch Paolo inchin profondamente i mantici che scomparivano alla svolta.
Ma congedi meno frettolosi erano stati gi fatti prima, quando i partenti indugiavano a porre il pie sulla predella appunto per rinnovar lo scambio degli auguri, delle strette di mano e dei baci. Tra questi suon con maggior forza quello duplice che Rosalinda dette alluna e allaltra guancia di Scandibbio.
Oh, non vi chiedo di ricambiarmelo. Serbatelo per mia memoria, amico carissimo. E non vogliate negarci, anche da lontano, lassistenza dei vostri consigli.
Egli stava per rispondere con un frizzo, ma si distrasse allimprovvisa vista di Silvia che attendeva di poterlo salutare.
Subito voltandosi a lei, venne incontro a quello sguardo e a quegli atti esitanti, che non seppero pi reprimere la vivezza della loro penosa commozione; le prese la mano, che ancora cercava liberarsi dallimpiccio della borsetta, la scosse a lungo, e alle poche parole chella balbett, mentre quei grandi occhi ingenui e dolorosi gli si rivelavano in un luccicar di pianto, meravigliandolo quasi prima dallora li avesse ignorati, si confuse anche lui in una pena di piet e di rammarico.
Ma di che mi dite grazie? Addio, cara Silvia. E buona fortuna.
Stette a guardarla salire con affaticato ginocchio nella carrozza, sedere, chinare il collo, mezza nascosta tra Minna e laltro.
Mentre i compagni partendo labbandonavano alla sua rinunzia, egli rimaneva pensoso solo di lei, lunica da cui aveva avuto un commosso cenno di gratitudine, lunica da cui sentiva di non meritarlo. Come mai, in tutto il lungo tempo della loro quotidiana vicinanza, le era stato cos poco attento? Stupiva ora di questa sua imperdonabile colpa, n poteva giustificarsi di non aver saputo, allet sua, scorgere sotto il velo della timidit una creatura affettuosa e sofferente, bisognosa damorevoli sollecitudini, che la rinfrancassero dalloppressione di Rosalinda e, forse, dun segreto affanno del cuore. Lultima immagine glielavrebbe rammentata per sempre come un rimprovero, con quello sguardo, quel viso, nellatto della partenza che la portava via al suo tardivo ravvedimento.
Intanto la povera Silvia seguiva il cammino anchessa col pensiero di lui, e non per accusarlo dalcun torto, ma, al contrario, per rimpiangerne la gentilezza, la bont, tutto lo spirito generoso, che, se non le si era mai volto in aperta amicizia e protezione, le aveva sempre fatto confidare in un rifugio, in un soccorso, che a un implorante richiamo non le sarebbero venuti meno. Perdeva ora anche questo; e presentiva i pi aspri e pi amari tempi verso i quali la carrozza la trascinava, nonostante la soffusa vaghezza di quel crepuscolo, nel cielo, nellaria, per la campagna allintorno.
Al paese, in alto, di cui gi lombra mite accarezzava i tetti, non poteva rivolger gli occhi se non quando lo permettevano il suo disagiato posto e il girar della via in declino, ma, sola tra Minna svagata e Cosimo sonnolento, dava a esso con lanimo un caro inappagabile addio.
Addio alla piccola locanda, ove Scandibbio era rimasto, addio alla camera, chera stata sua, dove maggio le aveva fatto durar la speranza pur tra le pene crudeli e le aveva terso le lacrime coi sogni irraggiati dalla visitatrice luna; addio alla chiesetta, dove a quellora le fanciulle cantavano tra fiori e luci soavi, e dinanzi alla gentile Madonna una sua ultima preghiera confidava ancora in ginocchio; addio a Belmonte che lass savvolgeva nella rosea nuvola della sera, ancora con qualche sfavillar di sole: estremo e oramai perduto soggiorno della sua giovanile illusione.
La discesa fin; le vetture, rintronando sul selciato una dietro laltra, incontrarono i fanali e le genti dun fastidioso borgo, mentre quei cari luoghi, pei quali Silvia era trascorsa fuggevole come il rumor delle ruote, smemoratamente felici aspettavano la luna. N molto aspettarono che la videro infatti spuntare, levarsi pi bella al congedo di maggio di quanto era stata allarrivo, variar le care immagini delle ombre, svelar le acque, ispirar tra i rami i cantori solitarii e, giunta al sommo del colle, sospendersi su Fermatevi qui.
La locanda era tranquilla, ma non silenziosa; partiti quelli che per lintero mese lavevan messa in faccende, si riposava e tornava alle abitudini di prima, con laria fidata duna casa ove i familiari sintrattengano pacatamente tra loro, indugiando a darsi la buona notte.
Il solo rimasto dei forestieri, Scandibbio, seduto accanto alla tavola era accolto nel domestico alone della lampada che rischiarava il cucito di Mametta e la partita alle carte di Paolo e Antonio.
Il giuoco a cui questo si piegava per compiacenza non lo toglieva dalla conversazione; ma non dur molto, ed egli rialz gli occhi lietamente solleciti a Mametta e anche a Scandibbio, al quale voleva rallegrare, con le pi promettenti idee, le previsioni della dimora stabilita a Belmonte.
Tal gentile desiderio entr in tutti i discorsi che quella sera gli si rivolsero.
Aveva conosciuto Belmonte a maggio, il pi bel mese, ma finanche linverno l non incrudeliva mai, e i giorni di freddo si contavano sulle dita.
Lautunno vi aveva, poi, una grazia particolare, i grappoli duva sindoravano su dogni terrazza, in ogni cortiletto; e tutte le case erano festanti alla vendemmia. In quanto agli svaghi, ai discorsi con gente istruita, ai piaceri, insomma, duna societ scelta, certo che no, non se ne trovavano. Ma sera visto che il signore non sdegnava la compagnia alla buona, anzi era cos gentile, da mostrarsene compiaciuto; e dunque...
Una festa grande per il paese disse Antonio  quella del Corpus Domini, la pi vicina a venire.
Che vai rammentando? linterruppe Paolo Credi che al signor Scandibbio possano far specie quattro ceri in processione e due mocciosetti vestiti da angeli? Quel giorno, se non gli dispiace il mio consiglio, far bene ad andarsene in campagna, con un buon libro da leggere allombra, fin che qui dureranno la baldoria e le stecche dei musicanti. Alloccorrenza i libri non mancano, perch lavvocato Quintadino ha in casa una vera biblioteca, e alle persone di riguardo non pu negarsi.
Non ho detto che quella festa sia lottava meraviglia rispose Antonio un po mortificato ma per un paese piccolo come il nostro... del resto, il signore compatir. A proposito, Bruna, questanno il Corpus Domini capita il giorno della tua nascita. Eh, Marzolina, senti... Non dimenticarti che tra noi c uno scambio di promesse.
Bruna, chera stata fin allora col braccio posato sulla tavola e la fronte sul braccio, rialz un viso sorridente.
Hai gi pensato al regalo? Forse lhai preso in viaggio?
Chiss! Aspetta il quattordici, che non  lontano. Anchio laspetto per assaggiare il tuo dolce; e se lo farai bruciar nel forno, o incapperai in qualche altro sproposito, mi ripiglier il regalo, come sta nel patto.
Ella sorrise ancora, assentendo col capo.
A me ne toccher una fettina? disse Scandibbio.
Temo che se ne amareggerebbe la bocca. Deve sapere che quella volta ogni secolo che la nostra cara Bruna si attenta di fare una torta, le riesce una grossa corbelleria e in ogni caso la caccia fuori bruciata. Appunto lanno scorso, il giorno della sua nascita, io misi il patto per il mio regalo di questanno. Giudicher anche lei, se d parola di non lasciarsi prendere dalla misericordia.
Gi Bruna aveva poggiato di nuovo la fronte sul braccio, dispiacendo un po alla sorella, per quel troppo confidenziale abbandono in presenza di Scandibbio, ma pi che mai piacendo a lui, che, nel guardarla, ricordava di averla vista cos proprio la sera dellarrivo e daverne accolto in cuore un vago, sereno augurio.
Tra tutte le immagini che gli adornavano in idea la sua futura vita a Belmonte, quellera la pi cara e gradevole, quella gli era entrata nellanimo fin dal primo momento e aveva cospirato in segreto, meglio dogni altra, a farlo rimanere per sempre.
Qui cantava Giulietta e qui egli sera fermato: se la fortuna non gli consentiva chella cantasse per lui, non poteva ormai pi toglierlo al sereno conforto di starle vicino e sentirla cantare. E nel riposo di quella testolina reclinata vagheggiando gi in boccio le letizie di domani, laccarezzava con teneri sguardi, senza sospetto del risoluto pensiero chessa nascondeva con la fronte sulla tavola.
La pendola suon a lungo; Antonio, che aveva dimenticato un quarto nel conto dei tocchi, come vide Mametta appuntar lago nel cucito, obbedendo a quellusato segno si alz, ma prima dandar via si trattenne a rammentar lappuntamento che aveva gi stabilito con Scandibbio per la mattina dopo.
Dovendo questo provvedere che la pensione gli fosse pagata a Belmonte, egli sera offerto per accompagnarlo da un suo amico, factotum del Municipio, il pi bravo a sbrigar presto faccende di tal genere; inoltre lavrebbe guidato e assistito, nel giro di certe spese, per le quali, a farle bene, bisognava conoscere a fondo le botteghe e i bottegai del luogo.
Non le rincresce che io venga di buona ora? Se non cogliamo il mio amico in casa, a prima mattina, chiss poi, una volta uscito, dove potremmo pescarlo!
Guid ancora la pendola, poi di nuovo Mametta, dette un leggiero strappo alle trecce di Bruna, che non si mosse, e a malincuore usc, non senza annunziar dalla soglia che cera la pi bella luna che si fosse mai vista.
Dietro a lui Paolo, mentre anche Scandibbio si ritirava, sprang sollecitamente luscio della locanda, e dopo la buona notte alle figliuole che fin in un sbadiglio e un stiracchiamento di braccia, savvi subito a letto masticando un numero, chera il non troppo grasso ricordo lasciatogli dalla compagnia albergata per un mese intero.
Sempre col capo sulla tavola, Bruna pareva dormire, e Mametta che sera voltata ripetutamente a guardarla nel radunar le carte da gioco, abbandonate dal padre in uno sparso e fallito solitario, sindugi per un momento china su quel sonno che doveva interrompere.
Che piacere riposar cos! Ma, povera ragazza, neppur per lei poteva durare a lungo! Come presto era trascorso quel mese di maggio, col piccolo svago dei forestieri, egualmente passerebbe la bella stagione delle grandi risate e delle grandi dormite. E qualche suo grillo che ora dava un po da pensare, sincaricherebbe il tempo di farlo andar via.
Bruna, su! Bada che spengo.
Ella alz subito il viso.
Fa pure, c la luna. Oh, ci si vede meglio di prima!
Salt in piedi e con gli occhi erranti per la stanza invasa dal chiaror lunare, si mise ad agitar la sua stessa ombra, dilettata dalle varie figure e movenze che questa gettava da terra alle pareti; ma poi, a poco a poco, sincant alla vista delle cose domestiche disegnate dalla luna come da una pi affettuosa memoria, e dallaspetto di quelle girava lo sguardo a ricercare anche laltre che rimanevano adombrate, scorgendole o indovinandole tutte.
La sorella, tra spazientita e scherzosa, la spinse leggermente verso luscio.
Andiamo. Che cos questaria balorda?
Salirono insieme la scala, lei avanti e adagio come una bambina svogliata dandare a letto; e come facevano ogni sera, si salutarono con un bacio.
Dopo tanti pensieri per gli altri, Mametta si compiaceva dintrattenersi in qualcuno per s nella tranquillit della sua camera, quando infine a Fermatevi qui tutto era riposo.
E siccome il s stesso pi vero duna persona innamorata, non  poi essa medesima, cos Mametta pensava ad Antonio. Non che questo pensiero per sorgere aspettasse quellora e quel ritiro; ma tacendo la voce dogni altra cura, levava subito pi forte la sua, a somiglianza del rivo che, pur assiduo tutto il giorno, allo stabilirsi della quiete notturna volge il mormorio in canto.
Quelle parole, quei tratti di lui, onde lamore si rivelava con pi schietta e quasi fanciullesca vivezza, buono sempre, ma un po restio a persuadersi delle necessit ingrate, quei momenti, insomma, in cui lamor dAntonio pi era amore, e, comegli diceva, non sapeva parlar che il linguaggio delle canzoni, ma per i quali, tuttavia, ella era costretta a far richiami di saggezza, a scuotere il capo, talvolta a velare il viso con unombra di broncio, cos da render poi afflitto e scuro il caro viso che la spiava; quelli venivano particolarmente al suo ricordo, tanto pi cari e graditi quanto pi aveva dovuto mostrare a lui di non approvarli.
Sinteneriva, e la tenerezza le spandeva un sorriso dolce e continuo in tutti gli ultimi atti della sua veglia coi quali rassettava le cose dintorno e la sua persona per la notte, liberandole dal cuore una letizia frescamente giovanile, che pur nel segreto si svelava vereconda come per la camera lodore della riposta gaggia. I suoi occhi, cos sorridendo, non badavano a cercarsi nello specchio dellarmadio, ma come vi simbattevano per caso, brillavano anche pi; si chinavano poi tranquilli e attenti, ma non senza qualche fuggevole riaccendersi di quel sorriso, allorch nello spogliarsi cominciava le consuete devozioni.
Quella sera, penultima di maggio, riandava con la mente al principio del mese, anzi a prima ancora, quando era sorta la necessit del viaggio di Antonio ed egli aveva subito mostrato di non volerne sapere, per non separarsi da lei. Ora che, lode al Cielo, ci che bisognava fare era stato fatto, la gratitudine che gli volgeva per tanta amorosa resistenza e per il caro sproposito del primo imprevisto ritorno, non era certo minore di quella con cui lo rimeritava dessersi alla fine persuaso. Se anche non avesse dato altro guadagno, il viaggio avrebbe gi reso abbastanza col bene di quella gioia; ma era riuscito proprio al profitto che si sperava; e per quella buona fortuna un altro caro sproposito sera fisso nella testa o, meglio, nel cuore dAntonio: cio che le loro nozze si potessero far nella vicina estate.
Giusto oggi, appena solo con lei nellorto, sera sforzato di provarle che pensava seriamente e saggiamente, sullappoggio di ragioni e calcoli precisi, a cui non cera nulla da rispondere; e aveva infatti cominciato subito a svolgere dinanzi, l sul muriociuolo doveran seduti, un lungo disegno, anzi tutta una bella tela ricamata, ma mostrandogliela dalla parte ove il rovescio del ricamo formava tanti numeri, luno sotto laltro, invece che da quella overa istoriata una vaga favola di speranze e sogni. Un po ella aveva sorriso, un po finanche assentito, ma poi, con amorevole garbo, aveva fatto un gesto, e prima che si fosse svolta tutta, la bella tela era cascata a terra, rivoltandosi dalle mani del confuso Antonio.
Ed ora... ora Mametta se la ritrovava dinanzi, e si compiaceva di guardarla a suo comodo, da tutte due le parti, n sapeva se fosse pi incantata dai numeri gravi delluna o dalle figure allegre dellaltra, ora che dovunque vedeva buchi nella trama e attraverso i buchi accennar persuasivi, oh, non per frode, ma per tenera lusinga! i dolci occhi dellamore. Povera, cara tela dAntonio! Forse egli la credeva del tutto spregiata; e invece...
Ferma nel mezzo della camera, sindugi come in un affettuoso congedo allimmagine di lui; poi venne alla finestra, per socchiuderla, e invitata dalla notte lunare sporse la testa.
Subito dalla finestra accanto fu chiamata.
Mametta...
Ah, stai l. Non hai pi sonno?
Guardavo appunto il tuo lume sul muro di faccia, aspettando di vederlo spegnere.
Mametta volse un rapido sguardo allingi e alla casa di contro: questa aveva tutte le persiane chiuse, la via era deserta.
Come indovinando il pensiero della sorella, Bruna disse: Tutto dorme, anche i miei canari.
E, dunque, buona notte. Andiamo a dormire anche noi.
Un momento! Si sta cos bene, che non mi dice il cuore di addormentarmi. E se spegni, si star meglio ancora.
A far che?
A tenersi compagnia senza dir nulla, sotto locchio della luna, oppure a dirsi piano quelle cose che pi stanno a cuore e il giorno non si dicono mai.
Quali cose? Son qui a sentire. Per esempio?
Per esempio... ah, ora me ne son dimenticata! e si mise a ridere No, aspetta un poco. Mi sono affacciata da qui e nel cortile; da l odorano i gelsomini e da qui i fiori darancio. Gelsomini di Spagna! Gi a nominarli si ha piacere. Ma non  di queste cose che volevo dire.
Cercala, una di quelle altre disse Mametta con voce di celia, e tra s rimproverandosi di quel primo sguardo col quale le aveva fatto torto.
A cercarle di proposito rispose Bruna non si trovano pi.
Ebbene, buona notte. Sar per domani sera.
Domani sera ripet laltra, e sinterruppe, anzi sospese la voce nellaria, con una gravit che trattenne un momento in attesa la sorella. Questa poi, richiamata a unidea per lindomani, soggiunse:
Domani verrai con me da Venanzina, se non ti dispiace. Tutto questo mese mi  mancato il tempo di farle una visita, ch tra landare e il venire da I due cavalli simpiega un intero pomeriggio.
Bruna non rispose nulla, ma appena Mametta fece per ritirarsi dalla finestra, preg ancora:
Un altro momento... S, ora qui c finanche troppa pace, con uno solo ch rimasto e saccontenta di poco. Ho sentito pap lamentarsi che il guadagno non  stato quello che saspettava. E di questo passo chiss tu e Antonio, poverini, fin a quando dovrete sospirare!
Laffettuosa, quasi materna accoratezza con cui furon dette queste parole, meravigliando alla prima Mametta, le imped di mostrar subito che sulle labbra di una sorella tanto pi giovane non eran convenienti. Ma come Bruna accennava a continuare, le dette sulla voce.
Che discorsi vai facendo! Se  la luna che ti suggerisce queste sciocchezze...
Scusami, non credevo di farti dispiacere.
E dopo un momento piuttosto lungo di silenzio, chiam anche pi accoratamente:
Mametta! Stai ancora l? Non voglio che tu mi tenga il broncio. Da qui non posso baciarti. Ora vengo a trovarti.
Scomparve sollecita dalla finestra, e, mentre la sorella si voltava, gi era ricomparsa sulluscio.
Che vuoi?
Un bacio.
Se questo  tutto...
No, anche altro. Vorrei farti capire quello che ho qui dentro e si punt un dito sulla fronte.
Oh, l dentro disse la sorella non senza sorridere il sonno s appiccicato alle idee e vi ha sparso una voglia di bizza. Dammi retta, va a schiarirle con una buona dormitina.
Qualche cosa di strano appariva veramente fin nel suo aspetto, dalle trecce di cui una sola aveva ancora il nastro, ma gi col fiocco disfatto, ai moti del viso che erano or pi vivi del consueto, ora insolitamente stanchi, in una mutevolezza pi rapida e continua, e alla voce che anche nel parlar basso alternava fremiti di riso e di pianto.
Ma che questi e altri piccoli segni fossero indizi di una coscienza commossa, dun pensiero turbato, non tanto forte da far tacere altri pensieri e affetti, n tanto debole da darla vinta; che tra ritegno e abbandono, infingimento e sincerit, sappiattasse un segreto desideroso di lasciarsi indovinare, ma determinato a non scoprirsi da s; che nellinterno di quel cuore, ove la passione conservava ancora molto dellinfatuazione fanciullesca e la malizia della birichineria innocente, un proposito audace, giunto allimminenza deseguire, si fosse per met sciolto, a somiglianza di quelle trecce, cos che in quel momento ci sarebbe voluto ben poco a disfarlo del tutto: ci non era divinabile per chi non stesse gi sullavviso, e purtroppo Mametta al di sotto di quella vaga stranezza non riusciva a scorger nulla.
Mentre la stava appunto guardando, Bruna dalluscio spense con un lungo soffio la candela chera sul comodino.
Cos fuggono le zanzare ed entra anche qui la luna. Non ti muovere. Ti dir io...
Le corse addosso, e abbracciandola la riport di nuovo vicino alla finestra.
Tu non mi hai capita, ora che ho parlato del tuo matrimonio. Io pensavo a me stessa. Che parte ho io nella locanda? Non giovo. E chiss se a qualche altra cosa non potrei esser buona, e non potrei dare il mio piccolo aiuto!
Ma non preoccuparti poi troppo per certe parole che sfuggono talvolta a pap. Fermatevi qui ha conosciuto tempi assai pi difficili disse Mametta, la quale credeva che la sorella si fosse per un caso qualunque tanto bambinescamente impensierita, quanto di solito era bambinescamente spensierata.
Sai che idea mi torna spesso? Che se non mi aveste levata presto dalla scuola, mi sarei potuta avviar per maestra.
Mametta rise.
Oh che maestra! Ma se ricordi bene, dalla scuola ti abbiamo levata perch non mostravi troppa voglia e ne facevi qualcuna proprio grossa.
Gi,  vero, continuando per...  un pensiero tra gli altri rispose Bruna, che prima dallora non ci aveva pensato neppur alla lontana Una cosa ci deve essere al mondo, una cosa dove riuscirei. Se brucio le torte nel forno, come dice Antonio, significa che alle faccende di casa non son buona, al contrario di te; e in cambio dove tu forse non sapresti, perch, scusami, non puoi esser buona a tutto...
Vuoi proprio scherzare, stasera!
Niente affatto.  un discorso serio. Di un po, quanto credi che possa guadagnare una come Minna?
Minna? E che so io? Ma non credo che le vada troppo bene!
Io credo invece che s, e senza molto lavoro, nonostante che non sia poi una gran bellezza. Certo non mancano le pi fortunate. E le soddisfazioni che si hanno! Dopo tutto, chiss quante riuscirebbero, se avessero lanimo di provarsi!
Per un momento solo, unombra del vero sfior la mente di Mametta, cos vaga, cos labile, che svan senza far nascere un pensiero determinato.
Da parte sua, Bruna, che le aveva preso una mano, aspettava ora ansiosa una risposta allidea che le pareva daver svelata pi che con un mezzo accenno per aria. Era il minuto propizio in cui quel tal nodo, gi lento, si sarebbe lasciato sciogliere senza resister troppo; un minuto che il cuore di lei cont con indecisi battiti. Ella simmaginava di dover sentire una disapprovazione vivace, un giudizio severo, parole che la contraddicessero in modo da non permetterle di replicare. Ahi, Mametta aveva sviato il discorso!
Accarezzandole la mano che sera messa tra le sue, cercava di persuaderla che si faceva torto da s col non credersi adatta alle faccende domestiche; che quando volesse sul serio, certamente imparerebbe meglio; tutte cose che non rispondendo al segreto pensiero di Bruna, lo indispettivano e lo eccitavano. Pi assentiva col capo, pi sandava rammaricando che quella loro cos intima e solinga vicinanza, quel chiaro di luna per la camera, la notte intorno, il palpito singolare di quel colloquio, si perdessero irrevocabilmente, insieme col suo vano desiderio di reclinar la faccia sul seno della sorella e gridarne il nome in un dolce, piccolo pianto.
Oh, perch non mhai indovinata? pensava Il tempo passa; tra poco sarai tu a mandarmi via.
Come le avveniva sempre con Bruna, Mametta era stata vinta da unindulgenza affettuosa, e non le reggeva il cuore di accomiatarsi da lei, dopo avere sfiorato argomenti un po gravi, senza finir con qualche accenno tenero.
Sii pur sicura che non brucerai pi le torte nel forno, quando ci sar qualcuno a cui ti piacer davvero di addolcir la bocca; qualcuno che forse hai gi sognato, con un confetto di sposa sotto il guanciale.
Ma queste parole richiamarono imprevedutamente al ricordo di Bruna loroscopo avuto un anno prima, la notte di San Giovanni, quando anche lei, tra le altre ragazze, aveva gettato il piombo sciolto nellacqua della catinella.
Allora quella forma di corona, apparsa in fondo allacqua, era stata un soggetto di burla per le compagne: Vuol dire che sposerai un titolato, un conte, un duca, se non proprio un figlio di re.
Ora pens che infatti un attore figura tante volte da conte, da duca, da re; e sotto il segno della corona vide la seducente immagine di Astolfo.
Tale ricordo dette lultima e definitiva stretta al nodo. Ritir adagio la mano che la sorella ancora tratteneva, e si scost da lei rispondendo:
A Belmonte i confetti di nozze non li sanno fare, i tuoi dovrai ordinarli a Fontanabianca. Buona notte. E sul serio questa volta.
S, sul serio,  proprio ora di dormire. Ma giacch sei qui, mi torna a mente una cosa.
E al solo lume della luna Mametta cerc con un po di stento sul tavolino, overano vari pezzi di cucito.
Questa camicia per te... Le tue misure bisogna sempre provarle da capo. Lasciami vedere se cos le spalle vanno bene.
Mentre era ancora in atto di misurare, Bruna, che sera prestata immobile, si volt dun tratto a baciarla. Come il bacio le fu subito reso, ripet la buona notte e si decise ad andar via; ma, prima darrivare alluscio, ci ripens e in un rapido dietrofronte si lanci al collo di Mametta, abbracciandola e baciandola di nuovo con tanto e ripetuto impeto, da farla strillare.
Oh che testa! Per poco non mhai soffocata.
A chi lo diceva? Gi Bruna non cera pi.
Gli affettuosi pensieri di Mametta, anche dopo che si coric, rimasero a lungo e gentilmente mossi per quella ventata; poi, a poco a poco, si chetarono tutti, tranne uno, pi delicato e sottile, che gli altri fin allora avevano nascosto. Non era nuovo, n veniva mai senza un intimo rossore: il pensiero che un giorno non lontano al bacio della sorella fanciulla porgerebbe una fronte non pi verginale. Quella sera tornava con maggior commozione, e sbigottiva laugurio segreto dellamor suo, che pure era sempre e cos schiettamente pudico.
Promise allora con tutta lanima di raddoppiar tenerezza e cura alla sorella, della quale pregava il Cielo che la conservasse custode non indegna; ma quella promessa non bastando a confortarla, continu a volger tra s un sospiro, quasi un larvato desiderio di rinunzia, finch proprio in questo commosso spirito, chera il suo non menomabile candore, trov una dolce persuasione e tranquillamente saddorment.
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CAPITOLO 10.
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Quella medesima notte, poco lontano da Fermatevi qui, cera un poveretto che di chiuder gli occhi al riposo non tentava neppure. Infatti, il giovane Piscopo aveva ucciso il sonno, sebbene col gesto innocente di far scivolare un giornale nella buca delle lettere.
Ma il giornale era proprio quel tal numero del Risveglio e, per di pi, era indirizzato a Fermatevi qui, anzi a Bruna, a Bruna in persona, col nome e cognome di lei, e, per di pi ancora, col sonetto contrassegnato da due grandi croci del lapis.
A quellora giaceva, senza chegli potesse pi ritirarlo, nel segreto notturno dellufficio postale, gi sotto linesorabile custodia del destino, che domani, in veste di portalettere, lavrebbe recato allinfallibile segno.
Non sapendo egli stesso giustificarsi di un tratto cos audace, pareva chiederne sbalorditamente ragione alla luna, che, senza muover le labbra, teneva sulla candida faccia una sempre eguale risposta: Io? E che so io? Questa bella idea non t venuta col mio lume, ma quando durava ancora la vampa del sole.
In verit, la sua audacia sera spinta a tal estremo, perch laveva esacerbata il fallimento dun primo, assai pi cauto disegno. Per quattro giorni aveva giuocato a pari e dispari col cuor suo, se lasciare o no il giornale sulla tavola del suo desinare, dove qualcuno della locanda o il pietoso dito di Dio avrebbe potuto indicarlo allideale destinataria; ma impattando le partite ogni volta, aveva sempre rimesso la decisiva alla volta prossima. Sera alla fine risoluto in quel pomeriggio (e con qual animo!), parendogli che le cure ai forestieri in partenza distraessero da lui tutti gli occhi, e appena fuori della locanda, maledizione! sera sentito rincorrer da Paolo: Eh, signor Piscopo, il vostro giornaletto...
Allora, invasato dallaltra idea, non ci aveva riflettuto nemmeno un momento, fino a che il Risveglio non era sparito nella buca, dinanzi alla quale poi era rimasto attonito, col pensiero fisso daspettar luomo che doveva venir per la levata e scongiurarlo di rendergli quel giornale, permettendo a lui stesso di ricercarlo nel sacco. Ma come quello, con gran ritardo, era giunto alla fine, sera scostato, anzi riparato per non esser visto, n altro aveva osato fare che guardarlo andar via, col sacco in ispalla, e ascoltarne lallontanarsi dei passi fatidici.
Luna, luna, oramai ch fatta, sai tu dirmi che nascer?
Povero figliuolo, stanotte  misericordia chio sia con te pi silenziosa che mai.
Eppure avrebbero continuato chiss fin quando, lui dalla finestra a interrogare, la luna dal cielo a risponder sibillina, ma compassionevole, se questa non fosse stata costretta a trascorrer via pel consueto viaggio; allora il giovane Piscopo, non reggendo pi alla smania del buio della sua unica stanza, apr luscio, attravers a tastoni e non senza intoppi landito ingombrato dalle opere del suo padron di casa falegname, scese nel cortile ove per poco non gli dette addosso il mastino, che non lo aveva subito riconosciuto, e, scavalcando un muretto, si trov alla fine sulla strada, in libert di muovere incontro a quel sole che invocava e temeva.
Ma appena uscito dal vicolo sulla via dellIncoronata, comentrando nel cuore stesso della notte chera gi oltre il mezzo, una grande impressione si fece nellanimo suo, e larrest su due piedi: quellalto silenzio, quelle case addormentate, la sua propria solitudine, e, al disopra, limmenso cielo. Poi da quello sbigottimento solenne, si distrasse con la vista di cose particolari: i due o tre fanali che poteva scorgere, un mucchio di spazzatura in un canto, lombra dun gatto che, fuggendo obliqua, si dilegu. Mentre girava gli occhi allintorno, lorologio del Municipio con suono improvviso lo fece sobbalzare, e appena leco del secondo tocco si spense, dalla notizia dellora fu subito spinto a muoversi.
Tra mezzo alle oscure facciate su cui le sagome delle finestre apparivano qual un vago abbozzo, non gli riusciva di non pensare alle persone dormenti, cio a tutti gli abitanti, che vedeva giacere in immagine, al loro respiro, alla loro vita sospesa e supina, mentre la sua si teneva in piedi; e, proprio come se passasse tra lunghe fila di letti, andava, sebbene spedito, con una certa soggezione. Continuando sempre la via principale, gettava di qua e di l unocchiata a ogni traversa: dovunque pace e solitudine, dovunque ombre senza insidia; e si fosse anche inoltrato nelle pi recondite viuzze, a nessuna finestra lume alcuno, neppure uno di quei torbidi lumi che ammiccano per tutta la notte dal fondo di certi obliqui e viscidi vicoletti, essendo Belmonte un paese ove lamore non si vende.
Di passar dinanzi a Fermatevi qui gli venne meno il coraggio, proprio sul punto darrivarci; e dalla via dellIncoronata svolt a sinistra, raggiungendo cos la campagna per un tortuoso e insolito cammino.
Da principio, distratto a mirar la luna che appena fuori del chiuso aveva subito ritrovata, ma gi bassa laggi, tra alberi lontani, non riconobbe le scure, diritte forme degli alberi pi prossimi; finch, come per un avviso segreto, non vi fece attenzione, e saccorse desser dinanzi al piccolo camposanto di Belmonte, il quale, pure a quellora, non dava se non riposate immagini, quasi una vaghezza di pace, e poco fa, quando il raggio lunare sindugiava a visitarlo, si sarebbe potuto credere un bel giardino in dolce dormire. Il giovane Piscopo, ricettando nellanimo lamore, non poteva accogliere senza gentilezza il pensier della morte; poggi quindi la fronte sul cancello, e si raffigur la morte in sembianze di pietosa giovinetta che lo trarrebbe per mano a confidarsi nel pi intimo di quei viali, forse su uno di quei marmi. Ebbe poi voglia di gettare un sospiro attraverso il cancello, ma subito il suono e lidea di quel sospiro che gli parve trascorrer per l dentro come una folata, lo fecero dare in dietro con gran turbamento; rammentandosi, insieme, delle novelle udite e dei racconti letti ove il volgo e i poeti concordano nel parlar dapparizioni, allung il passo quanto poteva, e non rivenne alle immagini di soave mestizia, n mai senza unombra di quellaltre, se non dopo che fu molto lontano, tra gli ulivi e i castagni.
Aveva ormai raggiunto la via serpeggiante intorno alla collina, e la seguiva sotto le stelle, che, nel cielo senza pi luna, luccicavano a miriadi. Da una parte e laltra stormivan lente le foglie, le lucciole uscivan perfino sulla strada, qualcuna saccendeva dun tratto innanzi a lui, come per tentarlo a stender la mano. Se avesse scostato quei rami, alla sua diritta, e fosse salito su quella balza, avrebbe potuto intravedere allestremo dello sguardo il rimescolarsi del mare dove la luna si stava tuffando. Prese, invece, un sentiero dal lato opposto, chera sempre il prescelto per le sue passeggiate del giorno, e savvi al luogo solito delle sue soste e meditazioni, scrutando quegli aspetti come un viso ben conosciuto, ma prima dallora mai visto nellintimit del sonno.
In questo vario andare e impressionarsi non aveva gi distratto le preoccupazioni sotto il cui assillo era uscito di casa, ma laveva tanto sbattute e confuse, da non poter pi risentirle una per una con le loro diverse punture, sibbene tutte in una puntura sola, affannosa e frequente, come quella che il corridore sfinito cerca di comprimere con una mano sul fianco.
Giunto al posto dove si metteva dordinario a sedere, a pie dun albero, sopra un mucchio derba, che non vide, ma che sapeva esser l, prima di pensarci gi sera buttato, e dopo aver fatto ciondolare un po la testa, la cal pian piano fin a toccar terra, stendendosi a giacere sul suo cuore in pena.
Di chiuder gli occhi non saccorse, anzi credeva di tenerli aperti e fissi su uno di quei castagni, e quello precisamente dal quale, non era neanche un mese, aveva sentito cascare una certa indimenticabile risatina. Con questo gli pareva dandar discorrendo che il sole non tarderebbe molto a sorgere, e che perci voleva tenersi pronto a saltare in piedi, per non lasciarsi sfuggire il primo bagliore.
Oh, non sar cos presto come tu pensi accennava lalbero.
Quanto tempo? Io mi metter a contare i minuti, uno, due, tre quattro...
Dovrai arrivare a un numero ben grosso, come uno di quelli che ieri hai scritti nella stipula dei Capaldo. Non hai paura desser qui solo, a questora?
Dinanzi al camposanto, non nego; ma qui... Di che dovrei aver paura?
Sei pur sempre in una selva, e di notte, e il solo cristiano per quanto  grande la selva!
Cominci allora a sentirsi inquieto; forse a temer che tutti quegli alberi, i quali gli stavano intorno in quadrato, nascondessero qualche cosa sotto i loro manti dombra. Le stelle lo vedevano voltarsi e rivoltarsi da un fianco allaltro, e senza requie, col cappello che gli scivolava dal cocuzzolo, ma non riusciva a cascare. Allora pregarono il vento di dar esso un colpettino, cos che potessero leggere i sogni sul viso scoperto.
A guardarlo, si conosceva tutto il segreto del suo amore, ma come in un libro che si andasse sfogliando frettolosamente da s, innanzi e indietro, nella ricerca vana duna pagina, a cui gli sarebbe stato men triste fermarsi. Passavano sospiri, passavano lacrime, passavano amarezze, e di tanti punti esclamativi non ce nera uno che fosse di gioia!
Le stelle simpietosirono, e prima di spengersi, gli vollero far dono di un breve sogno felice; per il quale corse un bisbiglio di concerto tra loro e gli alberi, che tenevano il poveretto in conto di fedele amico. Quel suo continuo rivoltarsi a poco a poco sacchet; la faccia, rasserenandosi, cominciava ad irraggiarsi dun sorriso, mentre le palme si alzavano da terra e saprivano lente come nel gesto che accompagna un oh! di gioiosa meraviglia. Forse era la felicit di trovarsi, con sua madre ancor viva, in una casa chera la loro, e di veder Bruna affacciarsi cantando nella stanza. O forse quella di credere che per amorevole scherzo ella gli stesse cingendo il collo con le sue vezzose trecce, laddove era il nodo della cravatta che sera storto e lo serrava.
Le stelle, che gi tramontavano, i castagni, che stormivano al primo soffio dellalba, dopo avere invano tentato di destarlo con lento garbo, per compassione del suo cuore, attendevano che quelleffimera felicit volasse via da s, proprio come una farfalletta antelucana. Essa, invece, nel piacere dindugiarsi oltre lora, attir lattenzione di uno spregiudicato soggetto, che se ne veniva innanzi col muso allaria, un orecchio cascante, laltro arrovesciato, e la coda sbarazzina. Subito la scorse, la punt tenendosi alla distanza dun palmo e non si mosse, finch non sopraggiunse il padrone.
Oh, diavolo! Il giovane del notaio! Amico, potete fregarvi gli occhi, ch  suonata la sveglia. Ma che avete litigato con le materasse di casa?
Quello sera alzato a sedere sulle gambe, e guardava il cane, Guglielmo il cacciatore, il cielo dellalba, con laria daver dormito cento anni.
Su, questo non  letto di sposo. Nottata a terra, soldato in guerra. Volete dirmi per amicizia a che razza di guerra siete andato stanotte?
Ma... veramente...  stato per via del caldo... tra quelle quattro mura non ci reggevo... E allora... Non  da molto che son qui.
Sta bene, non avete lobbligo di narrarmi i fatti vostri. Che forse i giovani di notaio non sono giovani come gli altri?
Il povero Piscopo accennava che no, che non credesse a misteri; e nella sua grave confusione non riusciva a trovare il suo cappello. Eccolo l, tutto ammaccato per averci dormito sopra. Lo raccolse, laggiust; e intanto pensava: Trentuno di maggio... il giornale a Fermatevi qui, nelle mani di Bruna!
Tuttavia, tali pensieri non lo punsero nel modo che saspettava, perch cera in fondo al suo animo un vago conforto, la traccia inesplicabile degli ultimi sogni che Guglielmo aveva rotti.
Avviandosi con lui, comera convenienza, si ferm un momento chiss potesse raccapezzar qualche cosa di quel che aveva sognato. No, ma certo era stato un che di delizioso.
Forse un avviso, un presentimento! Volesse il cielo!
Purtroppo il cielo non volle. Guglielmo, nel tirarselo dietro al trotto delle sue gambe, che, come sapeva maestro Gregorio, eran le pi lunghe di Belmonte, linvitava a fargli compagnia nella caccia e pagarsi della cattiva nottata con lassistere a qualche buon colpo. Sui rami cominciavano a svegliarsi gli uccelli e cantavano senza sospetto al passaggio di loro due, cos che Piscopo avrebbe voluto avvisarli con un segno da dietro a quella spalla su cui vedeva il fucile; come per nemmeno sarebbe stato bene, poich Guglielmo laveva preso per compagno. Ma Guglielmo li lasciava cantare, non essendo buoni ad altro, tutti passeri e fringuelli, e non sprecava cartucce per essi se non quando lo prendeva larrabbiatura di non trovar di meglio. Or invece passavano ancora le quaglie, e poco discosto cera un certo posticino, che valeva la pena darrivarci; tuttavia un volo dallodole non lo avrebbe lasciato scappar franco. E giusto il caso, ecco qui... Pum! Pum!
Sebbene le stesse aspettando da parecchio, quelle due prime botte parvero a Piscopo troppo improvvise, e ancora pi male gli fece la vista dellallodola in bocca al cane e poi spenzolante dalla mano di Guglielmo col capino inerte: cos conciata e imbrattata lallodola, luccello che salza sulle nubi a salutare il sole!
Dite la verit, vi si legge negli occhi la voglia di tirar anche voi una schioppettata. Senza cerimonia, servitevi pure.
Questa cortesia non lusava proprio con nessuno, e appunto perch tanto straordinaria, simpermaliva a vederla ricusata: laltro dov quindi rassegnarsi a prendere il fucile e per non renderlo subito si mise a maneggiarlo come se volesse stimare il peso.
Vengono... su, da questa parte. Oh, malora! Date qua.
Glielo strapp di furia e tir lui: a vuoto, questa volta. Siccome a far cilecca non era avezzo, dette la colpa a Piscopo, e cominci a pensare che il giovane del notaio fosse di quelli che portano sfortuna al cacciatori.
Mi possano impiccare se in vita vostra ne azzeccherete mai una. Il peggio  che fate guasto anche agli altri.
Fin allora avevano camminato nella selva, e non per i sentieri, ma tirando di traverso, per il pi folto e il pi intrigato dei cespugli, a disegno di Guglielmo che andava innanzi, e trovava sempre facile il passare, in virt di quel gran paio di gambe. Ora dalla siepe sbucavano sulla via della collina, diretti al di l, dove si trovavan le quaglie.
Quale fu il tratto della via, il posto preciso in cui avvenne lincontro, Piscopo non pot mai pi dimenticarlo; e vi torn poi mille volte per doloroso sfogo del cuore, a guardare e a riguardar lalbero storto che stava a sinistra, il cespuglio delle more di faccia, allaltra riva della strada, tutti i segni che eran rimasti i medesimi come i suoi sventurati pensieri; sol che al mutar delle stagioni, quando quellalbero si sfrondava o ricominciava a metter le foglie, la sua tristezza piangeva pi forte.
Gi era apparso il sole, ma la strada stendeva tutto al fresco il suo nastro bianco, con le tracce rassettate dal riposo notturno. Dalla svolta superiore, non lontana, era spuntato un carro e veniva gi per la discesa senza affrettarsi troppo, nonostante gli schiocchi di frusta del conducente.
Ecco Pietruccio disse Guglielmo Ora che schiara sempre pi presto, egli fa pi tardi.
Era quel tal ragazzo che passava ogni mattina dinanzi a Fermatevi qui e il giorno prima era venuto a prendersi le valige dei forestieri. Ora da Fermatevi qui portava via un bene di assai maggior prezzo, ma lui non ci aveva colpa, poich non aveva potuto dir di no, come a un uccello sceso a posarsi sullerba di cui era pieno il carro: cos portava Bruna, che quasi in coda, ma messa di sponda, stava tutta accoccolata sui morbidi fasci di gramigna, con una sciarpa intorno alla testa e fin sopra gli occhi, e pensosa di non far scorgere neppur la punta delle sue scarpette.
Chi avesse scostato pian piano quella sciarpa, avrebbe potuto sorprendere una fronte un po accesa, ma china e assorta, a specchiarsi nella propria trepidazione. Sollevando poi con un dito quel mento che posava sul petto, se per miracolo fosse riuscito a non spaventarla, le avrebbe visto negli occhi uno sfolgorio cos vivo, da parer che il sorriso e le lagrime avessero congiunto e raddoppiato i loro raggi in un solo.
Guglielmo, con le sue gran sopracciglia da sparviere, avvist la selvaggina a cento passi, e si ferm dritto sullargine della strada.
Guarda! Pietruccio se ne viene in compagnia! Mi ha tutta laria di portare un contrabbando.
Nel dir questo, gi gli era nato il desiderio di far lui da doganiere, e non come quelli belmontesi, che tenevano sempre le mani in tasca.
Ehi, Pietruccio, ferma!
Da qui nel ricordo di Piscopo tutto era seguito come baleno e folgore, quando non c tempo di farsi neppur il segno della croce, che gi si  paralizzati dallo scoppio, e se ne trema ancora in tutte le membra, molto dopo che laria non ne trema pi: Guglielmo che si parava dinanzi al carro, il carro che cercava di scansarlo, con uno scatto, il fuggevole voltarsi di quel viso (ahi, lampo!) e lui... lui che tramortiva, ma safferrava al braccio di Guglielmo, e lo tirava indietro e lo teneva stretto, pur sentendo con oscura comprensione che il passar di quel carro era la sua condanna mortale.
Che vi piglia? Perch mi tirate a questo modo? Lasciatemi, oh, lasciatemi, pezzo dasino!
Alla fine lasci, perch il carro era gi alla svolta, e correva.
Ma che accidente vi  venuto? Avete la faccia dun morto. La forza di stringere, per, non vi mancava. Che diavolo dimbroglio c qui sotto? Oh, dico a voi, chi era? Non si pu saper chi era?
Il povero Piscopo voleva risponder qualche cosa, ma non gli usciva che un balbettio da bambino in fasce; perci Guglielmo, dopo averlo guardato ancora un poco, lanci a terra uno sputo di sprezzo, fischi al cane, e scomparve dietro la siepe.
Egli non aveva ravvisato la passeggiera neppur per idea, ma and poi sempre affermando il contrario, e ripetendo che se non ci si fosse immischiato quel gran pezzo dasino, lavrebbe ricondotta a casa per un orecchio, come voleva la coscienza: perci al povero giovane si ribad in testa anche questo chiodo, dessere stato lui, proprio lui, a far riuscire la fuga di Bruna.
Ma, signor Iddio, tanto lamava, che pure a saper tutto, quel momento, come avrebbe potuto comportarsi in altro modo?
Allora non seppe se non quello che gli diceva lo stesso tremor dellanimo: che Bruna andava via sul carro, in segreto, e mentre egli rimaneva l fermo, colle gambe che non gli reggevano, quel cavallo continuava la sua via come nulla fosse (un cavallo, a che cosa pensa un cavallo se non a camminare?); e cos il carro scomparso se lo sentiva sempre rotolar sul cuore.
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CAPITOLO 11.
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Antonio venne a rilevar Scandibbio anche pi presto dello stabilito. Dopo una visitina a quel tale, che doveva prender su di s la faccenda della pensione, si misero in giro per le spese mentre ancora le botteghe non avevan finito daprirsi: lora in cui si compra meglio, diceva Antonio, perch si  accolti dai venditori come il buon augurio. Egli era lietissimo di far da guida allamabile forestiero, diventato oramai uno del luogo: senza nemmeno il ricordo del suo malanimo dei primi giorni, molto somigliante alla gelosia, camminandogli a fianco per le stradette di Belmonte, gli si sentiva sempre pi accosto col cuore; e tra un passo e laltro non cessava dal parlargli spontaneamente, anzi premurosamente, delle cose pi care, pi intime, che mai aveva confidate ad amico alcuno, fosse stato pure un amico dinfanzia.
Gli pareva un invito perfino labituale modo con cui quello, nel camminare, si porgeva al discorso, cio inchinando un poco la sua alta spalla; lo persuadevano quegli occhi leali, quel viso che da sotto al ciuffo non si mostrava mai fermo nellet di mezzo, ma ora al di qua, ora al di l, ora avvivandosi di un calor giovanile, che faceva sentire una partecipe simpatia, da fratello, ora svelando le rughe e lavanzata canizie, ma adornando di esse medesime il sorriso, che indulgeva con unespressione paterna.
A questa attrattiva, di tener la persona sospesa tra giovinezza e vecchiaia, aggiungeva quella di apparire egualmente mobile tra due condizioni, la rustica e la signorile, tal che Antonio, nel confidarsi, provava insieme una sciolta domestichezza da pari a pari e il lusinghiero compiacimento dessere ascoltato e inteso da uno che non era un povero e ignorante figliuolo come lui, ma stava al di sopra dei migliori di Belmonte, non eccettuando neppure quel superbo avvocato Quintadino.
Il loro piano camminare, lora mattutina sparsa di sole e di brezza, lombre rapide di colombi e di rondini che ogni tanto facevano alzar gli occhi al cielo, la soavit con cui maggio diceva addio e gli spirava attorno in dolce soffio, come la bont di Scandibbio, tutto invogliava Antonio a quelle confidenze, cheran poi anchesse allegrezze e sospiri damore, del suo sempre fervido e ammirato amore; e lodi di Mametta, lodi che gli facevan trepidar le labbra come unonda di canto appena trattenuta.
Sono sette anni, signore, sette anni che siamo fidanzati e ci vogliamo bene come al primo giorno; anzi, che dico? ogni giorno di pi, nonostante che il pi, quando cominciammo, a noi stessi pareva impossibile.
Di tanto in tanto si levava il cappello, lo guardava da un verso e laltro, sorridendo, e se lo calcava poi in testa con mani infervorate, che non badavano ad assestarlo.
Son sette anni, e mi deve credere, caro signore, ancora non son persuaso di come abbia potuto meritarmi questa fortuna, che Mametta si sia innamorata proprio di me. C stato un tempo, che non avevo coraggio neppure di sperarlo; come per un sogno che fa dire: Non pu essere, sarebbe troppa felicit! ma non si rassegna il cuore che non ascolta ragioni.
E, dando unocchiata a Scandibbio per il piacere di vederlo assentire:
A lei posso parlar cos, senza farla ridere, perch son sicuro che lei gi la conosce. Eppure ha finanche pi giudizio di quanto si pensa, assai pi di me, che non sarebbe dir molto, e anche di Paolo, suo padre, che da solo non saprebbe condurre la locanda. Ed , grazie a Dio, un giudizio... Mi scusi se le porto un paragone da stupido. Il pregio  che il sale e lo zucchero non si contrastino tra loro, come nelle ciambelle di SantOnofrio, che perci son tanto rinomate.
Le poche e modeste spese, quali le permettevano le bottegucce di Belmonte, cheran di quelle mercerie ove c ogni cosa tranne proprio la cosa che si cerca, non attiravano certo tutta la cura di Scandibbio, ora, anzi, gli parevano un pretesto al passeggiare insieme; si compiaceva perci di secondar glindugi del compagno, da cui lamore traboccava al sole della via, come qua e l, dai muretti degli orti, un colmo e felice rosaio.
Appariva, dalle parole dAntonio, Mametta quasi ancora fanciulla, al tempo in cui egli le volgeva i primi, segreti sospiri; egli, un povero figliuolo di diciotto anni, con una fascia di lutto intorno al braccio per la recente morte della madre (ch a farsi labito gli mancava il danaro) e mestizie e preoccupazioni che gli fasciavano pi stretto lanimo, dovendo sostener da solo le sorelle e il nonno. Anche lei, a quel tempo, bench fossero trascorsi i due anni prescritti, conservava ancora segni di lutto sul vestito, per una disgrazia eguale che lobbligava a far da mamma a Bruna bambina, e quella comunit nella sorte pareva metter tra loro una specie di parentela.
Lavesse vista, caro signore, in su let che ha Bruna ora, e anche pi giovane, con le trecce girate intorno alla fronte. S, laltra ne d unidea, ma solo nelle sembianze; ch fin da allora ella aveva quellaria tutta sua...
Unaria, cio, di dolcezza e gravit, cos gentilina, cos aggiustata, proprio cos soave; e in quella delicata primizia di giovent gi un cuore che non savviliva, un cuore, diceva Antonio, fidato e chiaro come questo sole di maggio. Era un incanto, nellentrare a Fermatevi qui, vederla volgersi a sorridere, con il viso sempre un po chino e le mani nelle tasche del grembiale, ove accarezzavano il ditale o la matassa. Ma che quelle mani potessero affidarsi alle sue e promettersi per sempre, oh, egli non osava neppure dimmaginarlo! Non gi che gli si mostrasse disdegnosa, ch tale, poi, non era con nessuno; anzi, nel parlargli aveva sempre una nota di benevolenza nella voce, come quando, richiamata nellorto dal chiasso di Bruna e vedendo chera proprio lui ad aizzar la bambina, per un innocente diletto che gli faceva dimenticare un po labituale malinconia, Vi prego gli diceva non eccitate questa monelluccia, che ne fa gi troppe da s, senza bisogno di solletico; il qual ammonimento, se poteva chiamarsi cos, pareva proprio una carezza, tanto che ogni volta gli veniva voglia di provocarlo. Ma questo lattribuiva alla piet per la sua disgrazia, alla simpatia dun cuore egualmente provato; e la speranza daltro gliela levava la sua stessa immaginazione: che cio, come lui, nellaccostarsi alla locanda, la vedeva seduta oltre la soglia, col lavoro in grembo, cos un giorno lavrebbe vista e si sarebbe fermato uno assai meglio di lui, assai meglio dogni giovane di Belmonte; chiss, un principe pellegrino, di quelli che arrivano nelle novelle. E invece! invece! qui, nello scuoter la testa, Antonio sorrideva quel gran personaggio, quel principe... dovevo esser proprio io! Una domenica che sera sparsa la voce duna disgrazia, e cio che sulla strada poco fuori del paese una frana della roccia avesse sepolto uno che si trovava a passare, e non si sapeva ancora chi fosse, quella domenica sulluscio stava lei ad aspettarlo, e ancora tutta sommossa dallansia sofferta non si tenne dal sospirare: Oh, grazie a Dio, eccovi! E come nel domandarle: Ma davvero? Siete stata in pena proprio per me? le vide chinar gli occhi con una lacrima che vi spuntava, subito sincoragg a prenderle una mano, e far con un fil di voce unaltra domanda, a cui venne quel s che non aveva creduto possibile, un s non detto con le labbra, ma con un piccolo cenno delle ciglia che appena poteva scorgersi; e che pure fu un accecante bagliore di felicit, da rischiarar tutta la vita.
Da questo punto delle sue confidenze, Antonio rimase per un poco in silenzio, godendo a indugiar col pensiero sulla vetta dei felici ricordi; e col pensiero indugiava anche il sorriso, cos da fargli dimenticare, nella bottega ove Scandibbio compr il sapone, il suggerimento solito che tirasse sul prezzo.
Lei forse, caro signore disse dun tratto, fermandosi in mezzo alla via lei forse pensa che ci sia un po di lentezza nostra in questo rimandare da un anno allaltro il matrimonio... Se avessi potuto portar Mametta a I due cavalli! Ma alla locanda ne hanno bisogno, e dovr io venire a viver qui... io che neanche posso lasciar la mia famiglia. Ora che il mio commercio s meglio avviato, le difficolt si spianano:  deciso che i miei cambieranno la casa de I due cavalli con una nel mezzo di Belmonte, cos che, se non proprio uniti, saremo vicini. E, al pi tardi, per linverno venturo... Il corredo di Mametta  pronto, io ho insieme qualche risparmio, e anche Mametta, da parte sua, un po alla volta... In verit, Paolo avrebbe dovuto...
Ma qui Antonio ebbe una reticenza; e anzich raccontare in che modo Paolo, a parer suo e comera vero, abusava un po della bont della figliuola, appoggiandosi troppo sullopera di lei, saccontent di qualche mezza parola, un accenno in aria ai difettucci del futuro suocero.
Un buon uomo, non nego, e rimasto vedovo in et ancora verde, s comportato secondo il dovere. Ma sarebbe migliore se non ci avesse in testa una soverchia idea di s, per la quale il mestiere gli pare al di sotto dei suoi meriti e lo fa con una sdegnosa fiacchezza. Forse  un difetto che gli viene dalla sua prima occupazione, chera di parrucchiere a Fontanabianca. Questo non lo dico gi per critica, ma per la meraviglia che Mametta sia riuscita proprio allopposto. Forse, se si vuol cercare in famiglia, chi d segno di un po di somiglianza col padre  la pi piccola.
E siccome gli parve che Scandibbio non approvasse, aggiunse subito:
Ma, se anche  cos, chi la vorrebbe diversa quella cara Marzolina?
Antonio parlando, Scandibbio ascoltando, avevan fatto pi duna volta in un senso e laltro lintera via dellIncoronata, e oltre che nelle botteghe in cui dovevan comprare, seran fermati anche dinanzi a quella di maestro Gregorio, subito affacciatosi a salutar cerimoniosamente il forestiero che portava il suo abito e intrattenerlo con i suoi motti faceti. Per quella sosta, che interrompeva le sue confidenze, Antonio cominciava a impazientirsi un poco, quando si sent chiamar da lontano e vide Cesira che arrivava correndo.
Cesira era sempre l, dove bisognava chi sincaricasse duna imbasciata premurosa, e purch lincarico le richiedesse di correre dando apparenza di zelo al suo naturale piacere, si faceva, con egual leggerezza danimo e di gambe, messaggiera del lieto e del triste.
Subito, Mametta ti vuole.
Mametta? E ch avvenuto? simpensier lui, sapendo che senza una ragione urgente Mametta non lavrebbe richiamato dalla compagnia di Scandibbio.
Subito; devi venir subito.
Ma come ti ha detto, proprio preciso?
Va in cerca dAntonio, che  in giro per le botteghe con quel signore, e dove lo trovi, digli che venga subito.
Col permesso del signore, non avr mancato di aggiungere e Antonio guard Scandibbio Lei mi scusi, se vado a sentire un momentino.
Nel breve ritorno, in cui Scandibbio volle seguirlo, egli ripeteva di continuo: Purch non sia accaduto nulla di male e affrettava sempre pi il passo.
Senza pensare a complimenti, si cacci innanzi nelluscio, e non incontrando subito Mametta, la chiam forte con inquietudine crescente. Quella gli usc incontro cos pallida da fargli smarrir sulla labbra la domanda Che cos? mentre appunto gli accennava di star zitto; accorgendosi, poi, di Scandibbio, che cercava di trarsi da parte, da pallida arross tutta dimprovviso, volt gli occhi e lo lasci passar nellorto.
Ho un sospetto... non trovo Bruna e temo una pazzia.
Abbassava la voce, perch il padre non sapeva ancora niente, ma anche perch proprio le mancava, quella povera voce, non meno pallida del viso.
Antonio tremava senza capir bene.
Bruna! Come non la trovi? Che puoi sospettare?
Oh, altro che sospettare! Aveva detto cos per non spaventarlo troppo; ma ora doveva rivelargli la verit; e bisbigliando, non senzaffanno, linform dei segni che non le avevano consentito nemmeno un momento di dubbio: la roba mancante nella camera, dove si vedeva dal letto che non sera coricata, finanche, fuori la finestra, la gabbia dei canari lasciata aperta; e qui non riusc a frenare un singhiozzo.
Il Signore le perdoni, ma questo fa male al cuore peggio di tutto: che abbia pensato ai canari, a lasciarli fuggire, e a sua sorella, a suo padre, no.
Antonio non aveva animo se non per scuoter la testa e balbettare:
Ma perch? Ma dov andata? Che ci abbia voluto fare una burla?
Che burla, povero Antonio!
Una cosa simile da Marzolina egli non se la sarebbe mai e poi mai aspettata!
S, ma ora devi aiutarmi...
Saper dove disse lui dove pu essere.... non gli veniva la parola Tu che pensi?
Mametta non era di quelle che nei momenti difficili si buttano su duna sedia con le braccia penzoloni. Tutto limmaginabile, dal peggio al meno male, non aveva messo tempo a pensarlo, finanche che in quella scappata avesse parte lo studente Erminio. Ora, senza intrattenersi a esporre le varie supposizioni, disse subito ad Antonio la pi credibile: che, cio, Bruna fosse dovuta scappar dietro i commedianti.
E non avrebbe lasciato un rigo, un avviso qualunque? No, Mametta, come puoi crederlo?
Non chiamarmi pi Mametta, ti prego! Non voglio pi sentirmi chiamar cos. Ho saputo far da madre, io? Se avessi saputo... e per un poco sabbandon tutta alla sua pena, facendo spuntar le lacrime anche negli occhi dAntonio. Non comprendere neppure ieri sera! Come mai ho avuto il cuore cos addormentato?
Poi, rimettendosi, gli narr della visita che Bruna le aveva fatta in camera, la sera innanzi, e gli rifer quanto di quelle parole e quel contegno si rimproverava di non aver inteso come avvertimento, neppure alla lontana.
Pensarono insieme dinformar Scandibbio prima ancora di Paolo.
S,  un buon signore, potr consigliarci ma di nuovo ella arross. Va, diglielo tu.
Scandibbio, gi messo in preoccupazione dal viso di Mametta, indugiava ancora nellorto; e pi duna volta aveva guardato proprio la finestra di Bruna, che insolitamente non si lasciava vedere n sentire. Non appena dalle mal spiccicate parole dAntonio seppe ci chera avvenuto, gli parve che la primavera fosse dileguata via per sempre e dun tratto, con il suo sole, le sue rondini, tutta la sua allegrezza.
Fuggita, scomparsa! Nel primo sbalordimento, rialzando gli occhi a quella finestra dalle persiane spalancate e inerti, aveva il senso che era vano cercar dinseguirne o di formarne il volo, perch fin a non sentirsi stanco, a Fermatevi qui quel cuore non sarebbe pi ritornato. Voleva cos il tempo: a lei il felice anelito dellillusione, a lui il rammarico la mestizia, la nuvola che viene quando la rondine va.
Ma come Antonio gli disse che Mametta desiderava parlargli, con la spontanea sollecitudine dadoperarsi per quelle anime in ansia, sent anche dessere in debito verso di loro, anzi in colpa, per aver portato lui a Fermatevi qui il miraggio che aveva sedotto Bruna.
Innanzi alla pena, cos composta e pur cos profonda, della povera Mametta, cerc di non fare apparire affannoso il desiderio chera seguito al suo primo sentimento: far presto, accertarsi che Bruna fosse davvero a Fontanabianca, riprenderla, ricondurla.
Conosco bene Rosalinda le disse subito mettersi a un rischio, tirarsi sopra una responsabilit come questa, non  affar suo. Non solo non penser a nascondere la ragazza (se davvero  l, come credo anchio), ma non le parr lora di consegnarvela.
Ci avesse lasciato almeno un rigo! ripeteva Antonio, che di ci non poteva proprio darsi pace. No, Marzolina questo non lo doveva fare!
Ma Scandibbio, intendendo lanimo di Mametta, e da quel rossore, che di tratto in tratto le saliva al viso, la pena che non si potesse pensar se non male della sorella, trov pronte e spontanee le buone parole.
Un cuore molto giovane  cos, che, come nel caso di Bruna, pu esser teneramente sollecito di aprir la gabbia ai canarini, prima dabbandonarli e, insieme, volar via dalle persone pi care senza nemmeno un saluto. Non bisogna prender ci per un segno cattivo, ma appunto per un tratto destrema giovinezza.
Daltronde, quella stessa fuga non aveva quasi del fanciullesco? non era un ingenuo trasporto dimmaginazione? Per fortuna, stava in loro dimpedir che dalla favola non cascasse nei pericoli.
Mametta gli rivolse uno sguardo di gratitudine, facendo supplichevole voto al cielo che fosse proprio cos; che la sorella non le tornasse col cuore sviato. Ma, pur confidando di riaverla presso di s quel giorno medesimo, saffliggeva che non era possibile tenerne segreta la mancanza o giustificarla in modo che ella non dovesse poi, al ritorno, abbassar la fronte sotto la pubblica taccia.
Gi prima, nel parlar con Antonio e ora, mentre arrossiva daver dovuto informare Scandibbio, aveva due o tre volte intravisto lombra della cugina Cesira che ronzava attorno alla locanda in ansia dapprendere; e di l stava in sospetto, se non in ascolto, la serva Agnese, sicch inevitabilmente la notizia sarebbe andata di porta in porta, per tutta Belmonte.
Ora lunico di Fermatevi qui a non dubitar proprio di nulla era Paolo, quella mattina occupato in camera sua dai misteri della cabala che gli aveva prestata maestro Gregorio.
Nel punto che Mametta pensava di avvisarlo senza pi ritardo, arriv il portalettere col giornale Il Risveglio.
Era straordinario che ci fosse posta per Bruna, e un giornale, e in quella circostanza! Il giornale fu subito aperto, apparvero i segni del lapis, i versi, la firma.
Giuseppe Piscopo! Non  il giovane del notaio? domandava Antonio a Mametta, non meno meravigliata. E queste croci! Ma ci dica lei, signore; guardi un po se non c da insospettirsi.
Oh, quel sonetto non nascondeva il suo amoroso segreto; e Scandibbio pur in quel momento non riusc a leggerlo senza un sorriso.
S,  un sonetto damore, fatto proprio per Bruna, ma il pi innocente che si possa immaginare.
Il giovane del notaio innamorato di Bruna! Ci meravigliava anche pi che scoprirlo poeta.
Antonio volle vedere coi suoi occhi, esaminar da vicino quelle croci a lapis, che nonostante la spiegazione di Scandibbio continuavano a preoccuparlo, e lesse perfino i versi, come avevan fatto Scandibbio e Mametta: sicch il povero Piscopo ebbe a Fermatevi qui tre lettori, che per una poesia sono gi un bel numero.
Alla fine il giornale fu ripiegato e deposto come un falso indizio; Mametta si fece animo di recarsi a informar suo padre, che sarebbe dovuto partire per Fontanabianca senza perdita di tempo.
Paolo prese la notizia in gran furore, con urli che si sentivano fin da gi, dimprecazione e di minaccia; e anche alla presenza di Scandibbio non si tenne dal lanciare allindirizzo della fuggita epiteti che gonfiavano di pianto gli occhi dellaltra povera figliuola.
Andare io a Fontanabianca? Ma nemmeno per sogno! Avviser la polizia.
E a Scandibbio, che cercava di rabbonirlo: Lei parla bene, egregio signore, ma  una figlia che mi scappa di casa! Oramai la vergogna me lha gi fatta; e tocca a lei darrossire, tornando in paese tra due angeli custodi.
La rozzezza di quella collera, che offendeva la gentile pena di Mametta, diede a Scandibbio uno scatto insolito: lafferr per un braccio, e tirandolo da parte, gli disse allorecchio:
Non  tempo durlare, adesso. Non  da buon padre. La vergogna vi verr dalla gente che farete accorrere.
Subito allora sammans, ma rimase egualmente fermo nel suo parere, che si mise a spiegare in tono ragionevole: sapeva, da uomo esperto, che quando una ragazza scappa  sempre un ragazzo a farla scappare, non credeva perci che fosse stata sedotta dalla fantasia del teatro; e gli pareva inutile ricercarla presso quei signori. Andasse a Fontanabianca qualcun altro; in mezza giornata si va e si torna, sicch prima di sera saprebbero se Bruna era l. E se non era l, che altro gli restava da fare, a lui, un padre, che avvisar la polizia?
Antonio, il quale camminava innanzi e indietro per trattener lo sdegno che gli avevano messo in corpo i modi e le parole del futuro suocero, e lo tratteneva appunto per amor di Mametta, come per amor di Mametta gli era sorto, rispose che s, che andrebbe lui e subito. Aveva afferrato il suo cappello; e gi faceva atto di uscire, mentre la fidanzata gli diceva di non avviarsi a piedi, ma di prendere il baroccino, e anche di attendere ancora un po, chiss mai il padre si persuadesse, quando con Cesira sopraggiunsero Orsola e Agata, cheran parenti, e bisogn metterle a parte dellaccaduto. Si perse del tempo, si ventil qualche nuova supposizione, Mametta, che da sola aveva saputo subito indovinar la verit, cominciava a smarrirsi tra ombre vaghe e perci pi paurose, e avrebbe voluto chiuder luscio della locanda, dove oramai erano gi in troppi a congetturare.
Chi non si decideva a mostrarsi, ma passava e ripassava dinanzi alla soglia, era il povero Piscopo, non certo spinto prima del solito dallappetito, che si pu immaginar come fosse mancante dopo quella notte e quellincontro, ma attratto con forza di calamita dalla paura stessa dapprendere il peggio delle cose crudeli che si figurava, e anche dal pensiero del suo giornale, che gli pareva unala dellamor suo caduta vana dentro Fermatevi qui.
Alla fine, mentre savvicinava il mezzogiorno e Paolo non cedeva alle sollecitazioni e alle preghiere, Antonio apr egli stesso la stalla per attaccar lasino al baroccino, non essendoci a Fermatevi qui altro tiro.
Non temere che lo scordi disse nel montare a Mametta, che gli ripeteva il nome dellalbergo overano i commedianti ma non aspettarmi troppo presto, ch la via  lunga e lasino non ha la nostra premura.
Non appena si mosse, ella fece un gran sospiro di sollievo, ma a Scandibbio, chera venuto anche lui sulla porta, quegli arri, quei colpi di frusta, quel trotto, parvero uno sforzo vano, come se con lasinello si volesse correr davvero dietro a una rondine.
Vano fu, infatti, il viaggio dAntonio, ma non per la poca lena del corridore.
Circa tre ore dopo, cio nellavanzato pomeriggio, un ragazzo trafelato e scalzo arriv alla locanda, con in mano una lettera.
Veniva da Fontanabianca, aveva ansia di bere e di tornarsene via.
Mametta prese la lettera, e mentre la portava al padre ancora chiusa, le anelava il cuore e sbatteva assai pi che al piccolo corriere.
Vediamo disse il padre vediamo... e mise tempo a strappar la busta col dito.
Grazie al Signore, ella era proprio l: Rosalinda ne dava notizia.
Mametta non fu in grado di intendere altro, se non alla seconda lettura, quando fu chiamato anche Scandibbio.
Non voglio badare a sacrifici cominciava Rosalinda per levarvi al pi presto di pena; e perci vi mando a mie spese un corriere, che vi porter questa mia assai prima di quanto farebbe la posta ordinaria.
Seguiva lavviso che Bruna era arrivata l di buonora, sul carro di Pietruccio; che naturalmente era venuta di sua volont e di sua testa, senza intesa precedente, e col proposito di farsi ammetter nella loro compagnia.
Lho accolta come una mia propria figliuola, e teneramente, maternamente, io la custodir, finch voi, suo padre, non mi avrete fatto conoscere il vostro pensiero. Qui lasciava intendere che, se egli approvava il desiderio della figlia, per una particolare amicizia acconsentirebbe a tener Bruna in prova, nonostante la grande giovinezza di lei, lassoluta impreparazione, la quasi certezza che per la compagnia sarebbe un peso inutile.
Se invece voleva riprenderla, venisse lui e non mandasse altri: a scanso di ogni responsabilit, ella non la consegnerebbe che nelle mani del padre, non riconoscerebbe che lui.
Dellanimo della ragazza non diceva, n se lo pregasse per il consenso, se chiedesse perdono o mandasse saluti; e concludeva a questo modo:
Con la presente lettera mi pongo in regola con voi e con la mia coscienza. Sar lieta di vedervi, come son lietissima di aver presso di me la cara e simpatica fanciulla sia pur per breve, e perci non vi preoccupate di darmi incomodo col frattempo forse necessario a maturare le vostre risoluzioni.
In un poscritto cerano i saluti a Scandibbio da parte di tutti.
Che buona signora! disse Paolo Troppo buona per una che meriterebbe... so io che cosa meriterebbe!
Il ragazzo della lettera sera dovuto incrociare a mezza strada col baroccino dAntonio; ora sera in attesa di lui, chiss, nonostante le dichiarazioni di Rosalinda, non fosse riuscito a farsela consegnare.
Invece torn non solo senza portarla, ma senza neanche averla potuta vedere.
Non me lhanno permesso. E non son valse n preghiere n minacce.
Ne risentiva tanta collera che, nel raccontare, gridava.
Che vogliano aspettar voi, suo padre,  troppo giusto; ma impedirmi perfino di rivolgerle una parola, una guardatina almeno! Col pretesto chera lei a vergognarsi dapparire! E a ogni mia osservazione dir sempre che avevano mandato una lettera, che la lettera questo, che la lettera quello! Per me disse a Paolo sono pronto a rifar subito la strada, e accompagnarvi a prenderla oggi stesso, dovessimo andare a piedi e arrivare a notte inoltrata.
Ma Paolo non la pensava cos.
Sarebbe uno sgarbo verso quella buona signora che sopporta lincomodo con tanta cortesia.
Mametta stava ad ascoltar con la faccia pallida di nuovi timori, mal rassegnata ad aspettar domani mattina.
Perch parli di pretesto, Antonio? Pu darsi che davvero non abbia avuto animo di venirti innanzi, e non  un segno cattivo.
Tuttavia si sentiva stringere il cuore, ch gi si faceva buio e stava per cader la notte, una notte in cui per la prima volta la sorella non dormirebbe nella stanza accanto alla sua, ma fuori di casa, fuori del paese, l dove non cerano che estranei. E la sua pena saccresceva con laccrescersi di quelle ombre calanti, mentre la campana aveva cominciato a suonare, chiamando laltre ragazze alla chiusura del mese mariano, e le ricordava che Bruna aveva promesso di non mancare in chiesa quel giorno, e non sera curata della promessa, come non sera curata di lei, di lasciarla in angustia.
Un timore segreto era sceso anche nellanimo di Scandibbio, che per non diceva nulla e stava a veder tramontare lultimo sole di maggio, a sentir la campana e poi, quando essa tacque, la voce dellorgano che arrivava come un sospiro.
L, nella chiesa, il suono erompeva pieno, ad accompagnar le lodi di Maria, che le fanciulle cantavano in ginocchio, sotto i veli che ne coprivano la fronte colorita tra le candele e i fiori.
Al tuo pie la luna incurva
il suo puro e bianco argento,
piega lali, bacia il vento,
O Regina, il tuo bel pie.
Ma tra una strofetta e laltra correvano bisbigli, riguardo alla compagna fuggiasca dalla chiesa e dal paese; gli occhi e le parole ricercavan particolarmente Agata, che era la cugina e che si sentiva mortificata, cos che avrebbe voluto piangere, e invece doveva ingoiarsi il dolore, n poteva rispondere a Ortensia, la pi malevola di tutte.
Ma molte, come Brigida, pregavano sinceramente la gentile Madonna che non volesse far volgere al male lavventura di Bruna. E i bisbigli tacevano, e il coro riprendeva, e lorgano si spandeva fuor della chiesa, e da per tutto, pur dove non giungeva agli orecchi, destava negli animi leco dellultimo canto:
S,  finito, peccato,  finito
questo mese si caro e si bello...
Scandibbio stava seduto sul muretto dellorto con la testa tra le mani, quasi davvero qualche cosa gli finisse dentro il cuore, vaporando tra le ombre e lo stormir degli alberi darancio.
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CAPITOLO 12.
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Mametta era assai timorosa che il ritorno umiliasse troppo lamor proprio della sorella, e la mortificazione pubblica, che scotta la fronte, anzich fargliela abbassare al pentimento, gliela sollevasse a sfida, con una rivolta, una baldanza, la quale, poi, non avrebbe ceduto mai pi.
Durante la notte, preoccupandosi appunto di questo pericolo, cerc il miglior modo di ripararvi. A figurarsela nel baroccino accanto al padre, per le strade di Belmonte, e la gente qui da un uscio, l da una finestra, si sentiva in faccia lei stessa una vampa bruciante. Gliela riportavano, s, ma con qual animo, dopo quella passeggiata?
Il meglio era farla scendere alla casa dAntonio, fuori del paese, e la sera poi ricondurla a piedi a Fermatevi qui, sicch nessuno potesse guardarla passare come in berlina.
Ne parl subito al fidanzato, che era venuto assai per tempo, non reggendogli lanimo di starle a lungo lontano in quella circostanza.
Io rester qui, alla locanda gli disse ch, sapendola tra di voi, potr aspettar la sera per rivederla. E sar Venanzina, ch tanto buona, a far la parte mia.
Anche Scandibbio sera levato presto, e approv il pensiero di Mametta. In verit, per una certa inquietudine che gli era sorta durante la notte, certe ombre di timore tra cui aveva visto affacciarsi vagamente il viso di Astolfo, avrebbe voluto accompagnar lui Paolo a Fontanabianca. Ma uno strano ritegno lo prese: quasi che quellidea gli paresse suggerita da un sentimento personale, da un interesse del suo cuore, che chiedeva Bruna per il proprio conforto e intrometteva nelle cure maternamente amorevoli di Mametta palpiti pi accesi.
Al posto di Scandibbio non sarebbe andato neppur Antonio: la miglior cosa, e appunto per non confonderla troppo, era che Bruna tornasse nella sola compagnia del padre.
Questo, in piedi dallaurora, sindugi non poco a farsi urbano, come diceva lui, cio in grado di non sfigurare per le vie di Fontanabianca, popolate di sue antiche conoscenze, tutte persone di mondo quali si trovano in una citt: volle radersi, stirarsi labito, sceglier la cravatta pi bella.
La figliuola gli ripet, fin dopo che era montato in baroccio, la preghiera di non trattar Bruna troppo duramente.
Voglio frustarla rispose lui, impugnando la frusta e facendola schioccare frustarla come si merita, sulla pubblica strada.
Per amor di Dio... avrai tempo per i rimproveri, quando sar tra noi; ma ti prego, durante il cammino lasciala stare e con una mano tratteneva lasinello.
Va bene, le dir brava, ma ora levati da mezzo.
No mormorava Mametta non ne avr poi il cuore davvero!
Non credendo a quella minaccia della frusta, temeva per grida o parole che potevano esser poco accorte.
Dopo la partenza di Paolo le ore a Fermatevi qui furono assai lente. Antonio, che era andato e subito tornato da I due cavalli dove aveva disposto Venanzina allarrivo di Bruna, si studiava di far parere a Mametta meno lunga lattesa; ma nonostante chegli stesse l pi amoroso che mai, gli occhi di lei dal lavoro o dal discorso fuggivano alla sfera dellorologio a muro; e non rispondevano ai suoi sguardi se non con quel pensiero che li distraeva dallamore.
Mametta! le disse a un tratto, non reggendo pi neppur lui a quella pena perch vuoi rimaner qui a struggerti, come inutilmente cerchi di non far vedere? Stammi a sentire, lascia la locanda e vieni a casa mia, da dove potrai subito uscirle incontro.
Non pot persuaderla: la sua assenza avrebbe messo chiss quali nuove fantasie in testa alla gente. Del resto, ancora un po di pazienza. E in segreto faceva il calcolo del cammino: son ripartiti da Fontanabianca... hanno passato Bellariva... a momenti arriveranno a I due cavalli.
Ma quando cominci a parerle lora, con una scusa sal allultimo piano, da dove si vedeva la strada fin oltre la svolta, e si mise a spiare il primo apparire del baroccino che doveva portarle la notizia certa. Non tardava gi? Forse il padre a I due cavalli era sceso anche lui a rinfrescarsi.
E da lass alla finestra, nascondendosi alla gente di faccia con unala della persiana, dinanzi alla strada soleggiata e deserta sentiva unansia, uno scoramento, che no, un parlar sbigottito del cuore contro la ragione; giacch per qual motivo avrebbe potuto dubitare del ritorno della sorella?
Non appena le apparve la nuvoletta di polvere e la scorse avanzare per la salita, divenne fredda e tremante in un attimo, e senza riuscire a staccarsi subito dalla finestra, mormor: Madonna mia, fa che me labbia riportata. N ebbe animo di scender la scala se non adagio, con quella preghiera spaurita tra le labbra.
Il baroccino era l, fermo dinanzi alla porta; Paolo smont in silenzio.
Ebbene? Com arrivata?
Ancora non rispondeva, n guardava in faccia nessuno, occupandosi dellasinello. Si volt infine alla figlia:
Non aver paura. Sta benissimo. Ora ti racconter.
Ma quel modo, quelle parole bastavano a far capire che non laveva riportata.
Veramente egli stesso era un po confuso; in cospetto della figlia e di quegli altri non pi sicuro di aver fatto bene, laddove, a sentir gli argomenti della signora Rosalinda, sera subito lasciato persuadere, anzi sedurre dallo splendore della sorte promessa a Bruna, una sorte doro, un lustro e un guadagno per la famiglia tutta. Ora voleva persuader gli altri come era stato persuaso lui; e non riuscendogli facile, aveva laria di scusarsi.
Ma al pallido grido di Mametta, che gli interruppe le prime spiegazioni, alle sue lacrime, allo stupore di tutti, subito sadir e si mise a gridare.
Niente storie! So ben io quello che ho fatto, son io il padre. Che fortuna potevamo darle qui? Doveva far la serva anche lei?
Poi chebbe gridato un pezzo, senza pi curarsi di rimetter nella stalla lasinello, sal in camera sua; e ancora riscaldato in viso, l chera solo, mentre si mutava labito parlava da s, con altra voce: Ho fatto forse una sciocchezza?
Nonostante quel dubbio, sincapon a non ritornar sulla risoluzione presa: e non solo resistette, allora e poi, alla pena della figlia, non solo non permise mai ad Antonio di venire in discussione con lui a tal riguardo, ma non dette ascolto neppure a Scandibbio, ripetendo sempre che non si sentiva in diritto di negare a Bruna una buona sorte, in cambio di quella assai meschina che avrebbe avuta in paese.
E siccome Scandibbio accennava ai pericoli cui era esposta, in quella vita, linesperta giovinezza di Bruna, volle rispondergli, una volta per sempre, in modo da chiudergli la bocca.
Egregio signore, pericoli ce ne son da per tutto, e da per tutto una ragazza pu guardarsene o cascarvi dentro, a seconda di com fatta.  sicuro lei che qui Bruna non ne correrebbe? Una locanda non  un collegio, sebbene si sappia che siano poi i collegi o i conventi! Lei mi dir che qui stava sotto locchio della sorella. E che perci? La sorella forse ha potuto impedirle di scappare, quando gliene  venuto lestro? No, non era natura sua di rassegnarsi a voltar le pentole; e chiss chella non sarebbe scappata di nuovo, o in che altro modo le si sarebbe storto il cervello!
Scandibbio dov chinare il capo, egli a cui gi, fin dal primo momento, quella scappata era parsa un volo che non si poteva arrestar pi.
Nel paese ci fu da principio una grande meraviglia, e si commiserava Mametta, e saccusava Paolo, un vanesio, che non capiva nei panni per avere una figliuola attrice, senza pensiero di mandarla cos alla perdizione. Ma poi si fin col trovare chegli non aveva tutti i torti; anzi il torto si cominciava a vederlo nel non rassegnato dolore di Mametta; e, senza dir delle ragazze, delle quali parecchie invidiavano sospirosamente il volo di Bruna, anche la gente posata ripeteva le parole di Giovanni: che cio Belmonte doveva smetterla una buona volta con i pregiudizi; che appunto per essi qui nessuno cavava un ragno da un buco, e uomini e donne avevan tutti unegual sorte di miseria; che alla fine per la figliuola di un povero locandiere era un bel guadagno, un gran salto arrivar dun tratto sul palcoscenico; e se riuscisse, darebbe decoro a tutto il paese natio.
Che poteva da solo il povero cuore di Mametta? Oh, certo non si lasciava persuadere, n si metteva in pace, ma un po alla volta si rassegnava a tener la pena nascosta.
Una prova assai crudele fu di dover fare ella stessa il pacco della roba di Bruna, toglier via ogni cosa di lei dai cassetti di quella camera abbandonata e mandargliela, tranne i grembiali, glinnocenti grembialini che non le servivano pi. E peggio ancora, quando gi era quasi una settimana che la sorella era fuggita, e nellorto, dopo un giorno di pioggia, trov tra le zampe del cane uno dei canari a cui ella aveva aperto la gabbia; povero uccellino che certo sera sbigottito di non saper dove andare, e chiss quanto tempo sera aggirato intorno a Fermatevi qui, fin a cader gi cos mal ridotto, che tutte le pi amorevoli cure non valsero a rimetterlo in vita. E col pensiero dellaltro, anchesso sperduto o forse ancora errante in affanno intorno alla casa, Mametta non riusciva a cacciar via dalla mente immagini tristi come un presagio.
Ma arrivavano invece notizie che Bruna stava bene e di lieto animo, e la gente si rallegrava con lei, la sorella.
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ULTIMA PARTE.
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Egli sera fermato, ella era partita!
Veramente Scandibbio avrebbe potuto adoperarsi assai pi per farla ritornare, e non solo presso il padre, ma presso i suoi antichi compagni, che avevan con lui ancora legami dinteresse, se non damicizia. Si rassegn invece a non far nulla, nonostante il dolore di Mametta che pure limpietosiva; n avrebbe saputo dire se nella sua inerzia avesse pi parte il ritegno di contrastar la ventura di Bruna per un desiderio suo, troppo particolare e appassionato, o il sentimento di non poter mutar la sorte che voleva cos.
Chin, dunque, il capo, ormai col pensiero di rimanere a Belmonte solo per non sapere in qual altro luogo recarsi: ogni paese sarebbe stato per lui la stessa cosa, cio una stessa malinconia, una stessa sofferenza e giorni oziosi e deserti, fin allultimo che non poteva tardare.
Ma continuando in quella dimora appunto con lanimo che doveva esser perpetua, vivendo in quella compagnia, e ricercandola come nera ricercato, cominci a meravigliarsi di non sentire il vuoto, lo sconforto, tutta la tristezza che temeva, anzi di occupare i suoi giorni di cure e daffetti che gli seran fatti abituali, quasi a sua insaputa; la nuvola, che gli pareva scesa sul cuore, sapr, e come nuovo cielo gli apparve la consolante certezza che il destino sera servito dellillusione per fermarlo a Belmonte non nello sconforto, ma nella pace, duratura quanto la vita che gli avanzava.
Cos riandando al primo mese del soggiorno, allalternarsi di quelle luci e quellombre cherano state la vicenda del suo cuore dallarrivo a Fermatevi qui alla scomparsa di Bruna, poteva riconoscere sotto le mobili, illusorie apparenze di allora lo stabilirsi della serenit; le illusioni erano scomparse, e la serenit era rimasta, spoglia dogni lusinga, al sicuro dogni rapina, poich egli la custodiva dentro di s.
Di questi pensieri si rallegrava nel sole della sua camera, una mattina di domenica, che si compiva lanno della sua venuta, e di nuovo a Belmonte era maggio.
Gi, tra poco, cio dopo la messa, si sarebbe radunata la solita, gradevole compagnia del giorno di festa, con risa di bambini e ragazze, che, quella domenica, la prima del bel mese, egli simmaginava, nel desiderarla, anche pi svagata e festiva. Cera, per, alla locanda, e se ne rammentava dimprovviso, un ospite nuovo, un vecchio arrivato la sera innanzi con un suo carrozzino, e assai di malumore per aver fatto inutilmente il viaggio da SantOnofrio fin a Fontanabianca.
Per il suo broncio richiamava alla mente Cosimo, ma oltre ad avere una lunga barba e una grossa statura, era anche assai pi vecchio, con un che di comando nei modi burberi, che forse gli veniva dallessere stato capitano di mare. Ma a dir broncio o dispetto non si capiva del tutto lanimo di lui. Nel parlargli, Scandibbio aveva indovinato del peggio: uninquietudine, quasi un terrore destatogli dallaver trovato morto lamico di Fontanabianca presso cui si recava col proposito di un lungo soggiorno in compagnia, cosicch era tornato indietro con immagini fosche, spaurito per s medesimo che aveva gli stessi anni, e sera arrestato a mezzo cammino, trattenuto dal presentimento di accrescere nella solitudine della sua casa quellaffannosa paura che gi gli toglieva il sonno.
Certo pensava Scandibbio non perdoner a questa giovent dessere allegra.
E si sentiva un po curioso di lui, tra la commiserazione e il rimprovero che non riuscisse a sopportar le ombre della sua tarda vita.
Da parte sua, anche quel forestiero era curioso di Scandibbio, lunico col quale aveva un po discorso la sera prima, mentre con gli altri era rimasto in taciturno disdegno. E appena lo vide apparir nella sala a pianterreno, e sedere a una delle tavole, a prender il suo latte, gli saccost, salutandolo con un piccolo cenno della mano.
Segga, segga linvit Scandibbio amabilmente; ma il vecchio rest in piedi, e dopo averlo fissato quasi in cipiglio, disse:
Beato voi, che avete tanto appetito!
Quel tanto non andava a proposito per cos modesta colazione: un po di pane inzuppato nel latte; Scandibbio tuttavia ne sorrise e gli assicur che laria di collina avrebbe messo appetito anche a lui. La stessa cosa era stata detta al vecchio anche dal locandiere, a cui per egli aveva risposto con uno sgarbo Non crediate che sia venuto qui a buttar via il mio danaro; invece a Scandibbio faceva soltanto segno con la testa, che no, non era possibile, mentre finalmente scostava la sedia e vi accomodava la sua grossa persona, ancora dapparenza gagliarda e dai moti vivaci.
Nacque una piccola conversazione, o, meglio, fu Scandibbio a conversare, parlandogli di quel suo soggiorno, perfino della sua invalidit, della quale abitualmente taceva.
Se si trattiene, mi vedr spesso quaggi; son pensionato, e ho tempo da perdere.
Il forestiero stava ad ascoltarlo, attratto non solo da quellimpressione che Scandibbio faceva a tutti, per cui era difficile fissar gli anni sul suo mobile aspetto, ma anche da unaltra mobilit che sentiva passar sul viso e nella voce di lui, tra malinconia e buonumore, gravit e scherzo; cos che quando, per esempio, aveva detto io sono invalido era parso di non affliggersi per questo, mentre nellaccennare al suo non far nulla aveva messo nelle parole un senso da voler persuadere che quellozio non fosse poi spensierato o riprovevole.
Uno strano tipo! pensava il forestiero; e non sapeva se prenderlo in simpatia o corruccio, con un vago sospetto che tentasse di insinuargli in cuore persuasioni contrarie alle sue, il che lo metteva in guardia.
Nella stanza cominciava a venir gente, che, trovando Scandibbio in conversazione col forestiero, prendeva posto in disparte, per timor di disturbarli, e sintratteneva tra s.
Queste che vede diceva Scandibbio e ne vedr pi tra poco, son tutte brave persone, solite daffacciarsi qui dentro almeno una volta alla settimana. Tutte le vie di Belmonte portano a Fermatemi qui e, prima o dopo, ognuno vi mette il piede. Ma non simmagini che la gente di queste parti ami lozio o i bagordi; in genere, vengono a goder della compagnia chessi stessi si fanno, e proprio innocentemente, con la buona volont di dimenticar per un poco le cure moleste, che non mancano mai.
Il vecchio, senza contraddirlo, anzi assentendo, non gli credeva. Sapeva bene, per i suoi ricordi che non eran solo di spettatore, quale fiducia riporre nellamabile tranquillit dei conversari dinanzi ai bicchieri colmi.
Quel giovane che parla con tanta foga seguit laltro s, proprio quello che lei sta guardando,  un po visionario e leggiero, ma nessuno potrebbe incolparlo di volere imbrogliar la gente:  sempre nella miglior fede di questo mondo.
E rivolto a lui: Eh, Giovanni chiam forte noi vorremmo approvarti, ma non abbiamo sentito abbastanza.
Giovanni sorrise e fece col capo un segno dossequio al vecchio, come dopo una presentazione. Uno che gli sedeva accosto avvert: Promette il cento per cento a chi gli affida i suoi capitali.
Non cominciamo con le sciocchezze grid Giovanni, forse in mente sua gi attaccando il filo duna speranza al nuovo forestiero; e spost la sedia in modo da rivolgersi meglio a Scandibbio, perch anche laltro potesse ascoltarlo Voi lo sapete, che le idee non mi difettano; ora, per esempio, ho un disegno che si poggia su calcoli certi, su numeri che tornano come quattro e quattrotto. Da Bellariva a Belvedere per un gran raggio intorno al nostro paese, non c una sola fabbrica di pasta, e noi dobbiamo farla venir da Fontanabianca. Se simpianta, il guadagno  sicuro; io mi sentirei di avviar bene questa impresa, purch avessi i mezzi.
Ma il vecchio non stette a lungo in ascolto; del resto, non reggeva a lungo in ascolto di nessuno, anche che non fosse stato quel giovane, il quale a uno come lui, che aveva girato mezzo mondo e visto gente dogni specie, rivelava subito la sua irrimediabile impotenza a concretar mai niente di serio.
Intanto, finita la messa, entravano nella stanza le fanciulle di Belmonte: Agata, Ortensia, Brigida, che aveva il solito fiore sulla povera vesticciuola, tutte quelle che nel mattino della domenica non mancavano mai a Fermatevi qui. La stanza fu piena di voci allegre; a far qualche servizio intorno si prestava Cesira, con una gaia vivezza che al cuore di Scandibbio rammentava Bruna, ora che ella aveva salito lo scalino di un altro anno verso la prossima giovent.
Mametta e Antonio parlavano appartati su luscio dellorto. Non erano ancora sposi; ma speravano di non aspettare oltre il mese venturo o, al pi tardi, la fine dellestate. Quel matrimonio sera dovuto rimandare per una ragione di cui il povero Antonio non poteva far nemmeno lamento: gran parte dei risparmi della fidanzata eran fuggiti via, cio erano occorsi a Bruna lontana, ed egli non era stato in grado di sopperire col suo, prima dadesso.
Quella domenica soccupavano appunto dei preparativi per le nozze, e Antonio mostrava alcuni campioni di carta da parato per la camera matrimoniale. La scelta del colore e del disegno lavevano gi fatta, e da molto tempo, in idea; ma venuto il momento di scegliere in effetto, quello preciso che volevano, Antonio a Fontanabianca non laveva trovato. A un dipresso s, ma il dipresso, osservava Mametta, rammenta sempre ci che si desiderava e non si  riusciti a ottenere, senza dir che quasi sempre travisa proprio lidea che era la ragione della scelta: meglio, dunque, rinunziar senzaltro, e cercar qualche cosa di diverso, che non abbia nulla della transazione o del ripiego. Cos, per esempio, quel parato rosa, a causa dei disegni che volevano esser fiori e parevan maggiolini, avrebbe fatto sempre pensar con rimpianto allaltro simile, ma tanto pi bello chera in casa dello zio Raimondo. Meglio prender quello color malva, un po grave, ma assai ben riuscito nellimitazione del damasco.
Mentre erano in questi discorsi, entr Venanzina, la sorella dAntonio, col nonno Andrea e la piccola Lauretta. La compagnia si ravviv anche pi: mai Fermatevi qui aveva avuto tanto pubblico come in quella prima domenica di maggio.
Scandibbio non aveva lasciato il suo posto.
Certe parole delle ragazze, e gi il loro spettacolo, gli avevan messo il sorriso sulle labbra, ed egli si volse al vecchio forestiero per vederne la faccia. Saccorse che su quella cera fastidio e forsanche lombra di quel tal pensiero pauroso che aveva indovinato: e nella piet che nebbe entr un po di contentezza per s stesso, di trovar conforto in beni semplici, offerti a tutti che li vogliano.
Salz, venne vicino a Orsola che teneva in braccio Luigi, il suo figlioccio, e glielo porgeva a vedere come cresceva florido. Sedette di nuovo; subito invitata dal suo sguardo, profittando che la madre le aveva lasciato la mano, gli saccost Ninuccia, laltra figliuola di Giovanni, la quale gli si volle arrampicar sui ginocchi, per vaghezza di tirargli il ciuffo.
Deponendola a terra, ancora animato in faccia dalla scherzosa lotta con lei, guard di nuovo il forestiero, che sulla sedia sagitava un poco, facendola scricchiolare.
Non le piacciono i bambini, signore?
A me? I bambini? Non molto, anzi niente affatto. Voi invece vi ci divertite?
S, mi rallegrano.
E aggiunse dopo un momento: Eppure, i bambini ci tirano a sorridere anche quando abbiamo idee nere per il capo.
Per quelleppure che andava a lui, laltro lo guard come a rimproverarlo: che cos questaria di volermi a forza persuadere? Credi di poterci riuscire?
Socchiuse poi gli occhi; e parve che il suo malanimo fosse cresciuto.
Le ragazze chiamavano Scandibbio. Gi Cesira era venuta a susurrargli qualche cosa allorecchio, ora savvicinavan Brigida e Agata, a ripetergli un invito che il vecchio non comprese.
Aspetti e sapr disse lui, alzandosi Non si paga nulla ed  permesso anche di fischiare.
Di che si tratta?
Dovrebbe essere appunto un divertimento per i piccoli, ma in verit sono i grandi a chiederlo. Ogni domenica, prima che qui si preparino le tavole...
Non fin, perch i richiami si fecero pi insistenti. Venite, Scandibbio! Presto, Scandibbio. Qui dentro o nellorto?
La fantasia delle ragazze era stata un po accesa dalla ventura di Bruna, che, secondo le notizie chella ne dava, era lieta e con la promessa di sempre meglio ( al principio del suo volo!  pensava Scandibbio); da ci forse era sorto il loro desiderio davere un teatrino a Belmonte, accontentandosi che fosse di burattini, perch altro non era possibile, e pur tale, con lingenuo divertimento, tra le risa svegliava nel loro cuore la voce del sogno. Da principio Scandibbio aveva esitato ad appagarle, col pensiero che a una spettatrice di Fermatevi qui, cio a Mametta, il piccolo teatro da scherzo avrebbe potuto far pi presente e viva la pena di cui pareva rassegnata, ma non guarita. Ma siccome, non rinunciando al loro desiderio, le ragazze seran messe da s allopera per soddisfarlo, cos gli parve meglio esser lui a guidar quello svago e quasi vigilar sui sogni che dallingenue scene sarebbero volati intorno alle fronti giovanili.
Chiss poi se allacconsentire non linvitasse anche pi una nostalgia dellanimo suo, come un ricordo tenero damore perduto, che volesse spargersi in sorriso e sospiro tra le vicende delle marionette!
Quella domenica si scelse nellorto un luogo in ombra a ridosso della locanda, e abbastanza spazioso per raccogliere tutto il pubblico. I giovani trasportarono l una delle tavole, le ragazze ci posarono sopra il teatro di legno e cartone. Lo avevano portato come in trionfo da uno stanzino di Fermatevi qui sorreggendolo in quattro, di cui due camminavano allindietro, e tra le facce attente era venuto allaria aperta in cospetto degli alberi, con londeggiar del sipario e il vacillar delle quinte. Era costruzione di Scandibbio, che aveva fatto anche lui i burattini, giovandosi per vestirli dellopera delle ragazze e specialmente di Agata e Brigida. La maggior parte degli spettatori saccomod a terra sullerba: le ragazze avanti con le gambe incrociate, e in continuo movimento, ora ad assestarsi meglio, ora a voltarsi ai giovani che si tenevano in piedi alle loro spalle. Nel centro del circolo si misero Lauretta e Ninuccia; il piccolo Luigi, tranquillo come se capisse, stava in braccio alla madre, e per lei, come per nonno Andrea e il vecchio forestiero, furon portate le sedie.
Pur nellombra era il tepore di maggio insieme con gli odori dellorto; quando si fece silenzio, si sent come preludio il cinguettio degli uccelli e il verso dei colombi, di cui uno pass rapido, ma basso, sul teatrino pronto.
Dietro di esso, dellalta persona di Scandibbio poco si scopriva.
Alzatosi il sipario, il primo oh di meraviglia and alla scena. Rappresentava un giardino, assai simile allorto della locanda, ove passeggiavano, sincontravano e sinnamoravano in un intreccio tra il serio e il burlevole marionette dambo i sessi. Le ragazze avevan gran parte nella commedia, come l nel pubblico, e sul palcoscenico passava qualche grazia, qualche vezzo, anche qualche difettuccio delle spettatrici, ma in un accenno che rallegrava, anzich ferire, ognuna che nera indicata. Tra i personaggi appar poi un folletto, che era Puck, dal misterioso bosco dAtene adattatosi senza disdegno allorto e alla compagnia di Fermatevi qui. Egli aveva cambiato il nome nellaltro nostrano di Farfarello, eppure a questo sera prestato di buona grazia, come a farsi bambina e rustica larte di Scandibbio. Per i suoi motti e i suoi tiri luditorio non poteva tenersi dal ridere. Le risate di Lauretta e Ninuccia salivano al cielo come grida felici, nascendo dimprovviso, e a volte da un nulla, una parola o un gesto che toccava soltanto loro; anche nonno Andrea, che finalmente poteva udire, perch il folletto lanciava i suoi motti senza risparmio di voce, rideva di tratto in tratto, nelle pause degli altri, con una risatina a bocca chiusa che pareva il verso dun bimbo solleticato.
Le fanciulle, ridendo, si guardavano tra loro o si voltavano ai giovani, alcune accorte a sottolinear la malizia di Farfarello anche quando non cera.
Perfino il giovane Piscopo, arrivato ultimo, sera accostato al gruppo, e pure indietro a tutti, stava attento alle piacevolezze del folletto.
Solo il vecchio forestiero non dava segno di divertirsi, e dal teatro girava lo sguardo alluditorio, come a domandare:  possibile rallegrarsi di queste sciocchezze?
Ora sentiva uno strano animo contro Scandibbio, vedendo nella cortese, benevola facilit con cui si prestava a tener di buon umore la compagnia, il proposito, anzi lo studio di imporsi agli altri, quasi una prepotenza perch si piegassero al piacer suo. Ma dimprovviso il folletto arrest i suoi scherzi, una tosse aspra e lunga scosse le quinte del teatro, scopr poi Scandibbio che si chinava da una parte invano cercando di vincere quellaccesso ostinato.
Basta, Scandibbio! Riposatevi. Volete un bicchier dacqua?
Egli, ancora curvo e tossendo, fece con la mano ripetuto segno che non si movessero: infatti, vinse la tosse, si raddrizz, e stringendosi meglio la sciarpa al collo, sorrise, sebbene un po pallido, alla compagnia che lo guardava. Poi si nascose di nuovo dietro il teatro.
Subito si vide Farfarello, che era rimasto esanime sulla scena, risorger dun tratto e riprendere, con le parole e i moti, la sua vivacissima vita di folletto.
Ma il vecchio forestiero non volle assistere al seguito della commedia. Levatosi da sedere nellintermezzo inaspettato, non torn al suo posto, chiam a s il locandiere per il conto, e mentre la recita durava, part.
Pi tardi Scandibbio, ricercandolo senza trovarlo, ne chiese a Mametta.
 andato via dimprovviso, col suo carrozzino disse Antonio Un vecchio assai di malumore, ed  meglio che non si sia trattenuto! Nemmeno la sua giumenta stava bene qui; non ha fatto altro, nella stalla, che tirar calci al nostro povero asinello.
Ma Scandibbio rest un poco rammaricato di quellimprovvisa partenza, quasi avesse avuto in mente una parola per lui e non fosse riuscito a dirgliela.
La sera, al tramonto, sedette innanzi alla soglia della locanda, con la sedia sulla strada.
Dal di dentro oramai non venivano che poche voci; il sole che indorava il muro di rimpetto, la strada tranquilla, gli orti vicini, il dolce sospiro con cui finiva quel giorno di festa, il suo stesso pacato volgersi per rendere un sorriso o un saluto, lo tenevano in pensieri un po vaganti come i suoi occhi; dai quali, per, insieme col senso del riposo, discendeva allanimo una tenue e anchessa vaga malinconia.
Facendo attenzione in s, ramment il vecchio forestiero e insieme il colpo di tosse che la mattina gli aveva fatto interrompere la recita; cos tra le riposate immagini della sera ritrovava quella della morte.
Di solito, incontrandola, cercava di non farla indugiare, ora volle trattenersi con essa. Sapeva bene che non era guarito, che forse al volger di un altro anno, se non anche prima, al volger duna stagione...
Ma pure a guardarla come vicina, davvero non ne aveva spavento.
Certo s, non voleva far credere a s medesimo che non ne sentisse malinconia; e come non sentirne? Maggior malinconia gliene sarebbe sicuramente venuta, se fosse stato un uomo operoso, un uomo che attende a unimpresa, a una lotta, a un compito degno e alto, ed al pensiero che la sua opera dovr arrestarsi, sente scendere un velo di gran mestizia sulla fronte. Tuttavia, cos comegli viveva, la vita gli era pur dolce; n si sarebbe rassegnato allidea del suo sparire senza un altro pensiero che veniva a confortarlo: che cio, dopo, anche di lui solitario non mancherebbe al mondo chi potesse dire: non era un cattivo uomo, Scandibbio; anzi, un buon amico!
E cara gli era la compagnia di Belmonte, gente dal cuore semplice, e cui gi vedeva affidato il ricordo sia pur breve di s, e non si rammaricava che fosse una piccola cerchia, sembrandole cos la sua famiglia.
Sulla porta era uscita Cesira e, nel trovarlo l, sera fermata. La presenza della bambina gli fece svanir limmagine malinconica.
Stese la mano, lattrasse pi accosto, a farsela sedere sui ginocchi. Ma Cesira, pur sorridendo, ci stava con una certa ritrosia, e come egli se naccorse e la lasci libera, fu pronta a levarsi. Guardandola, cap che oramai cominciava a sentirsi non pi bambina, e subito anche a lui apparve nella sua primizia di giovinetta, colla personcina ancora sottile, ma che gi drizzava le spalle come ali nuove. Pens a Bruna; ed ebbe il senso delleterno circolo del vivere, della giovinezza e della vecchiaia, di chi spicca il volo e di chi ripiega le ali. Leterno che sentiva nella vicenda era anchesso una serena persuasione al cuore.
Gi, scomparso il sole, eran passate le capre e si ritiravano facendo dondolar lente le loro campanelle; i lumi saccendevano uno dopo laltro, e quello della casa di Giovanni svelava il domestico interno, ove Orsola camminava innanzi e indietro, scuotendo il piccolo per farlo addormentare. Da lontano veniva la voce dun venditore dolive, stesa dolce come un canto.
Dove non poteva arrivar con gli occhi, Scandibbio spingeva lidea, col passo morbido della sera: vedeva tutti i lumi, tutto il paese, e gli alberi degli orti ove si raccoglievano i passeri, e oltre labitato, per le campagne della collina, il primo accendersi delle lucciole.
Tra queste immagini sentiva il suo cuore come una nave allncora, che si dondolasse dolcemente in acque serene. Gli torn di nuovo il ricordo del vecchio straniero, partito allimprovviso, e lo pens ancora in viaggio, come una nave sbattuta, con la sua paura, il suo affanno, il suo malanimo. Il Signore desse pace anche a lui!
Poi si distacc da quei pensieri che avevano unimpressione dinfinito, e si volse ad altri, di cure grate e prossime: il dono che stava fabbricando con le sue mani, un cofano intarsiato, per le nozze di Mametta e Antonio; linsegna di Fermatevi qui a cui voleva ravvivar le lettere un po sbiadite della leggenda.
...
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...
FINE.